27/09/2010
Il dramma di Federica
Su segnalazione della mia amica AnnaVercors, pubblico questo accorato appello che sfida la nostra umanità.

E' per me intollerabile leggere i resoconti minuziosi su facebook del dramma che sta vivendo Federica Cannas, affetta da una rara malattia che si chiama MCS e che da mesi sta cercando di raccogliere i fondi necessari per potersi curare in una clinica londinese , l'unica che potrebbe salvare la sua giovane vita di mamma che non può contare sull'aiuto della sanità italiana perché la malattia non è ancora ufficialmente riconosciuta.
A me sembra proprio impossibile che in tutti questi mesi non sia riusciti a raccogliere la somma necessaria.Lo dico con un grande dolore perché mi rendo conto di non poter fare granché per aiutarla. Già una volta, appena conosciuta la sua situazione pubblicai un post. Ed ora ritento nella speranza che gli amici del blog facciano qualcosa per Federica.
Basta andare al link suindicato e avrete tutte le notizie necessarie, oltre alle indicazioni concrete per sostenerla finanziariamente: credo che se ognuno fa il poco che gli è consentito forse possiamo aiutarla.
Chi proprio non può contribuire con un'offerta aiuti con la preghiera, quella preghiera che è davvero onnipotente se fatta con il cuore.
Grazie a tutti coloro che prenderanno in considerazione questo appello.
11:19 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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28/07/2010
Notti brave: ognuno si prenda le proprie responsabilità
Chiediamo a chi condivide il nostro giudizio di sottoscriverlo. Lo faremo arrivare ai giornali. Se volete potete diffonderlo anche voi.
Ci sarà – anzi, certo c’è – del vero nell’inchiesta di Panorama sulle «notti brave dei preti gay». E lasciamo tutta la responsabilità agli autori del servizio, come anche all’Editore, nel pubblicizzare questa sporcizia, questa nefandezza, questo disgustoso spettacolo (a volte pare che cresca il gusto “macabro” di comunicare il male, con un compiacimento che ha, forse, del patologico).
Ma c’è un disgusto – e un’ira – nei confronti di quei soggetti che vivono quelle situazioni. Non è in gioco la misericordia: questo è affare di Dio, e della coscienza di quei disgraziati.
È che non se ne può più di questi tipi che usano la Chiesa per nascondere le loro fragilità, che vivono di quel “carrierismo” denunciato da Benedetto XVI, senza alcuno scrupolo morale.
Non se ne può più di quel “marcio” che vive nella Chiesa e che la infanga, senza poi che chi lo compie ne paghi le conseguenze. Quelle le paghiamo noi, sacerdoti e laici, che cerchiamo di vivere la missione nei vari ambienti in cui operiamo. Quelli non vanno certo a scuola o nei luoghi di lavoro a difendere la Chiesa da quelle ferite e offese che l’hanno infangata. Noi sì!
Noi siamo fieri di quella Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e siamo stanchi di sopportare chi «rema contro», in un gioco al massacro che distrugge sempre più la speranza negli uomini (e nei giovani, in particolare. Ricordiamo il detto terribile di Gesù a proposito di chi «scandalizza uno di questi miei fratelli più piccoli»).
Siamo stanchi della derisione – provocata da quei comportamenti – che si ritorce non sui colpevoli, che comunque sono disprezzati (come gli «utili idioti») ma su coloro che sono fedeli.
Abbiamo già detto più volte che la soluzione sta nel riconoscere e dare spazio alle tante esperienze di Chiesa vera che mostrano ancora oggi il fascino del cristianesimo vissuto, e che sono presenti in tanta parte del nostro popolo italiano. La nostra appartenenza ecclesiale non è un affare privato, una questione insignificante: il Papa continuamente ci ricorda che è la ragione di una speranza che continuamente si rinnova.
Gesù diceva di «vincere il male col bene»: la vittoria su quello squallore umano (prima ancora che cristiano) sarà nel rifiorire di autentiche esperienze ecclesiali dove una carità vissuta nel quotidiano e una fede amica della ragione si uniranno per mostrare la convenienza vera del cristianesimo.
Non una formula ci salverà, - ci ha ricordato Giovanni Paolo II - ma una Presenza, e la certezza che essa ci infonde: «Io sono con voi!» Non si tratta, allora, di inventare un «nuovo programma». Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Quello stesso Gesù che vive nella sua Chiesa, testimoniato dal grande magistero pontificio.
E chi non condivide questo magistero farebbe bene a togliersi di mezzo. E chi lo condivide e lo sostiene trovi il coraggio e la fierezza di comunicarlo.
Quanto a noi, condividiamo il giudizio del Vicariato di Roma, e chiediamo di ripartire da qui. Non lo scandalo costruisce, ma una novità di vita, qui e ora.
Se condividi, sottoscrivi, indicando il tuo nome e cognome, con la tua mail QUI
12:16 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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08/07/2010
Minacciata di lapidazione!
Ho ricevuto questo drammatico appello che prontamente pubblico, invitando gli amici ad aderire!
la mia amica Marina Nemat, esule Iraniana che vive in Canada (scrittrice del libro “Prigioniera di Teheran” – www.marinanemat.com ), con la quale sono in contatto da alcuni mesi, mi scrive.
Una sua conoscente, Sakineh Mohammadie Ashtiani, accusata di adulterio in Iran, sta per essere uccisa mediante lapidazione.
Marina invita ad aderire ad un appello al seguente link, per chiedere che Sakineh sia risparmiata: http://freesakineh.org/
Vi prego di considerare la fonte come ASSOLUTAMENTE attendibile, e di dare la massima diffusione possibile a questo messaggio, coinvolgendo anche giornalisti, personalità, politici che conoscete."
Grazie!
Paolo Fava
19:25 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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13/05/2010
Appuntamento in Piazza San Pietro domenica 16 maggio
Il gesto di domenica 16 maggio con il Papa in p.za San Pietro, contiene il desiderio di affermare qual è il vincolo che ci introduce al reale: una Presenza storica, guidata dal successore di Pietro. Vogliamo affermare che cosa ci impedisce di soccombere alla confusione e a tutte le interpretazioni possibili e immaginabili cui inevitabilmente noi cadremmo, se non ci fosse un punto storico di riferimento che ci dice la verità su Cristo. Senza Pietro noi saremmo nella confusione più totale! Questo non è un gesto per incoraggiarci a vicenda ma un gesto che in questo momento particolare della storia afferma con chiarezza dove è l'àncora della nostra fede. don J. Carron SamizdatOnLine
23:08 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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19/01/2010
EMERGENZA HAITI: RADDOPPIAMO GLI SFORZI, IL BISOGNO E’ ENORME.

Cari amici degli AVSI Point,
di fronte alla situazione di emergenza ad Haiti, AVSI, presente nel paese ininterrottamente dal 1999 con numerosi progetti in ambito socio - educativo, diritti umani e formazione, già operativa nell’emergenza uragani 2008, in cui molte vite umane erano andate perdute, sta ora realizzando un intervento di “prima emergenza”, caratterizzato dal soccorso alla popolazione colpita dal terremoto e dalla fornitura di beni utili di prima necessità.
Naturalmente rimarremo anche dopo, quando l‘attenzione cadrà e il vero lavoro sarà ricostruire, anzitutto l’umano.
Vi chiediamo di continuare a sostenere i progetti della Campagna Tende in corso con gli eventi già in programma e di raddoppiare gli sforzi già in atto, favorendo anche la realizzazione di gesti ed iniziative di raccolta fondi per Haiti e la diffusione dell’appello che AVSI ha lanciato, per aiutarci a sostenere la speranza di un paese in ginocchio, stremato dalla povertà e da questa catastrofe.
Concretamente significa che per le iniziative già programmate per la campagna tende ed in corso di realizzazione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane chiediamo un aiuto ancora più grande, perché il bisogno è grandissimo: sostenete l’emergenza di Haiti e anche la campagna tende!
Operativamente Vi chiediamo di:
- Diffondere ovunque l’appello per Haiti, in allegato il pdf del volantino. Inviatelo via mail a tutti i contatti, amici, colleghi e conoscenti. Stampatelo e portatelo in luoghi pubblici, da usare per le iniziative.
- Usare il progetto delle attività in corso da proporre ad aziende e conoscenti per sollecitare donazioni (secondo allegato).
- Usare lo stesso progetto da sottoporre a Comuni, Province e Regioni e trasferite le informazioni a Pier Paolo Bravin (cooperazionedecentrata@avsi.
org) - Favorire la possibilità di sostenere a distanza i bambini di Haiti, prendendo i nomi degli interessati (nome, cognome, indirizzo e importantissimo la e-mail) e farli avere subito a Cesena a Franco Argelli (franco.argelli@avsi.org) per ricontattarli appena possibile.
Siamo a completa disposizione per chiarimenti per tutti gli eventi già in programma e qualunque tipo di supporto per la realizzazione di iniziative a sostegno di Haiti, che vi preghiamo di comunicarci per tempo.
Grazie infinite
Segreteria Rete sostenitori
SOSTIENI ANCHE TU L'APPELLO DI AVSI PER HAITI - indicando nella causale “terremoto Haiti”:
Credito Artigiano - Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000
Per bonifici dall'estero:
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000
BIC (Swift code) ARTIITM2
Conto corrente postale n° 522474, intestato AVSI
Donazioni online qui o dalla home page del sito
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13/01/2010
TERREMOTO in HAITI – EMERGENZA UMANITARIA
| TERREMOTO in HAITI – EMERGENZA UMANITARIA | ![]() |
| Una catastrofe. Mai un terremoto di tale portata aveva devastato Haiti, anche se per ora è impossibile valutare appieno le conseguenze del sisma che ieri sera, martedì 12 gennaio 2010, le 16.53 ora locale, quasi le 23 in Italia, ha colpito l’isola di Haiti e in particolare la capitale, Port-au-Prince, dove AVSI lavora dal 1999 con tanti progetti e attività. Si teme che i morti siano centinaia e centinaia. L’ennesima catastrofe che ha nuovamente messo in ginocchio la popolazione, quella sopravvissuta, già stremata dalla povertà. La buona notizia per AVSI è che tutti i 6 espatriati (5 italiani e 1 francese) sono fortunatamente vivi. Mentre stiamo cercando di rintracciare anche tutti i 100 collaboratori nazionali. Difficile anche avere notizie in breve tempo di tutte le famiglie che AVSI sostiene in Haiti attraverso i vari progetti, come il sostegno a distanza. “Chiediamo a tutti gli amici che ci hanno aiutato di continuare a farlo per questa emergenza, di avere tanta pazienza e di pregare.” Per chi volesse fare una donazione – indicando nella causale “terremoto Haiti”:Le comunicazioni sono quasi impossibili, manca corrente, si è spento tutto, i generatori sono merce rara. Anche per la sede operativa di AVSI a Milano non è semplice comunicare con la sua équipe. Dalla capitale di Haiti, Port au Prince, Fiammetta Cappellini, rappresentante di AVSI in Haiti, scrive via chat utilizzando skype: “cerco di essere breve perrchè cerchiamo di fare economia di batterie Come sapete il terremoto è avvenuto alle 17 ora locale, mentre ci accingevamo a chiudere gli uffici. La prima scossa è stata fortissima e durata sicuramente più di un minuto. Appena psosibile abbiamo lasciato i locoali. Constatato che non c’erano danni rilevanti, siamo andati tutti a casa. Le strade pero si sono rivelate una trappola. Io e la seconda macchina con Jean Philippe e un collega haitiano siamo rimasti bloccati per ore. Alla fine abbiamo deciso di far ritorno all’ufficio. Ci siamo riforniti di acqua potabile e cose simili e ci siamo diretti verso la ex acsa di Carlo Zorzi (ex rappresentate di AVSI in Haiti, prima di Fiammetta, e ora in Costa d’Avorio), unica meta raggiungibile. Qui però ci ha sorpresi la seconda scossa, al che abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere casa mia, abbiamo chiesto ospitalità in una struttura dell’ambasciata brasiliana di Port au Prince. Quando la situazione nelle strade si è un po’ normalizzata, verso le 10 di sera, ci siamo avventurati verso casa mia. Abbiamo praticamente attraversato la città. Il panorama è devastante. I più importanti edifici sono scomparsi. Danni ingenti si registrano ovunque. Solo da quello che abbiamo visto noi, i morti non possono che contarsi a migliaia. Interi edifici di diversi piani sono completamente rasi al suolo. Gravissimi danni ha subito un noto supermercato che a quell’ora non poteva essere che pieno di gente. E’ praticamente ridotto a niente. Verso mezzanotte ho potuto ritrovare mio marito, al che abbiamo fatto un giro a casa di jean philippe, il francese che lavora con noi, che e’ gravemente danneggiata e chiaramente non più abitabile. Quindi per ora sta da me. La casa dove vivono i “nostri edoardo-alberta non sembra apparentemente aver subito gravi danni. Il nostro ufficio principale della città è integro. Fortunatamente i nostri colleghi stanno bene. Attraversando la città abbiamo visto scene di devastazione terribili. Abbiamo notizia di almeno due colleghi che hanno trovato la casa rasa al suolo. D’altronde anche quella di fianco alla mia non esiste più. Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili. Il nostro viaggio verso casa è durato oltre 2 ore per fare meno di 10 chilometri. E per fortuna avevamo la jeep. Abbiamo cercato di portare aiuto come potevamo per trasportare i feriti, almeno i bambini non accompagnati, ma ci siamo presto resi conto di quanto poco servisse rispetto alla dimensione di questa tragedia. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è rimasto sotto e i parenti impotenti si disperano. Mancano luci per illuminare la scena e continuare a scavare di notte. Non possiamo che attendere la mattina, ma anche questa notte è veramente nera per tutti noi. Il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani, non esiste più. Sul posto la Minustah ha montato luci a grande potenza per poter continuare l’opera di soccorso. L’hotel Montana, dove oggi ho pranzato è semidistrutto e conta 200 dispersi. Non ho più notizie della mia ospite di oggi.. Spero per lei. Tutti i mezzi della missione ONU sono mobilitati per portare aiuto, ma le Nazioni Unite stesse hanno subito gravi danni, con il loro quartier generale semi distrutto e diversi impiegati civili dati per dispersi. In tutta la città la gente resta in strada: chi non ha più una casa, ma anche chi teme nuove scosse. Della maggior parte dei colleghi haitiani non abbiamo notizie, come anche di moltissimi amici e colleghi. Abbiamo incontrato in strada il capomissione di Action contre la faim. Ci ha raccontato che il loro edificio e’ interamente distrutto e che per ore hanno cercato i colleghi vittime del crollo. Un loro collega haitiano manca e all’appello. Lo stesso capo mmissione era leggermente ferito e cercava a piedi di raggiungere la propria abitazione e avere notizie della famiglia. Ciò che abbiamo visto col collega Jean Philippe nell’attraversare la città è spaventoso. Non so davvero da che parte potremo ricominciare, ma lo faremo. E’ terribile. Penso ai 4 bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, 4 fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: “come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c’è più?”. Pregate per questo paese sfortunatissimo. Ciao, Fiammetta” Aiutateci ad aiutarli. | |
14:29 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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27/09/2009
Per i principi etici gran brutto segno

In Europa iniziata la VII Legislatura
PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA APERTA Giovedì scorso, 17 settembre 2009, esaminando una recente legge lituana, che prevede tra l’altro l’assenza di propaganda omosessuale dai luoghi abitualmente frequentati dai minori, il Parlamento Europeo ha ritenuto, a larga maggioranza, questa norma una riprovevole “discriminazione in base all’orientamento sessuale”, chiedendo alla Lituania di emendarla. Ogni commento, anche di semplice buon senso, è superfluo.
I Rappresentanti di «World Youth Alliance» (Alleanza mondiale della Gioventù) hanno emesso un comunicato sulla Risoluzione in oggetto in cui dicono tra l’altro: «I giovani europei, specialmente gli irlandesi, sono convinti che la Risoluzione votata giovedì 17 settembre dal PE contro una legge lituana riguardante questioni di famiglia, comprometta i principi di sussidiarietà, già tutelata dalla legislazione europea ed, in particolare, nel nuovo protocollo del Trattato di Lisbona. Su questa Risoluzione deve rimanere aperto il dibattito, dato che gli irlandesi voteranno nuovamente il Trattato di Lisbona il prossimo 2 ottobre.» Ed è da notare, come sostengono i Vescovi irlandesi in una recente nota, che «la situazione è cambiata dal referendum del giugno 2008 con l’aggiunta di garanzie giuridiche per rispondere alle preoccupazioni espresse in quel momento.»
Perché è un gran brutto segno? Perché conferma che anche il nuovo Parlamento europeo ha ed avrà un deriva relativista, che cercherà di imporre uniformemente in tutti i 27 Paesi. Ovviamente nel nostro Paese, salvo mio errore ma non credo, di ciò non è stata data alcuna informazione. È un gran brutto segno perché ancora una volta non sarà possibile alcun accordo per promuovere, nell’interesse di tutti, la vita, la famiglia, l’educazione, come nelle precedenti legislature. Ci si troverà di fronte ad un orientamento prevalente ostile all’uomo, e ad una burocrazia arrogante ed invadente. Tra poco più di tre mesi sarà il turno della Presidenza spagnola!
I quattro Paesi tuttora “recalcitranti” a ratificare il Trattato di Lisbona sono Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca e, in misura minore, Germania. Almeno tre di questi (Irlanda, Polonia, Rep. Ceca, oltre alla Gran Bretagna) hanno negoziato ed ottenuto deroghe soprattutto per quel che riguarda la Carta europea dei diritti fondamentali e la giurisprudenza conseguente.
La Carta è un documento ambiguo, che, soprattutto per la difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione, prevede tutto ed il contrario di tutto. Il tristemente noto articolo 9 tratta del diritto di costituire una famiglia e, separatamente, del diritto di sposarsi. (Coppie di fatto, coppie omosessuali, ecc. tutto contemplato.)
Apparentemente comunque non dovrebbe sussistere alcun problema, visto che i Trattati riconoscono la competenza dei singoli Stati a proposito del diritto di famiglia; tutto vero, ma il Trattato di Lisbona recepisce al suo interno la Carta rendendola obbligatoria, così come la conseguente giurisprudenza della Corte di giustizia.
L’ambiguità della Carta e l’orientamento della maggioranza vanificano di fatto le competenze degli Stati e dell’Unione, previste dai Trattati. L’obbligatorietà della Carta prevede che i Paesi membri ne rispettino i contenuti, secondo l’interpretazione corrente in quel momento e secondo l’interpretazione giuridica della Corte di giustizia. L’Italia ratificando il Trattato di Lisbona senza eccezione alcuna, si è impegnata a questo.
Quale è la conseguenza pratica: possiamo smettere di accapigliarci per le coppie di fatto, per le unioni di persone dello stesso sesso, per il rispetto all’obiezione di coscienza: ci siamo solennemente impegnati a far decidere altri per noi, ed a rispettarne le decisioni.
Indipendentemente dagli orientamenti politici, quando recentemente il Governo ha preso posizione contro l’arroganza della Burocrazia europea, i nostri organi di informazione e le forze politiche, sapendo cosa c’è in gioco, come hanno appoggiato l’iniziativa? L’hanno strumentalizzata e asservita alle polemiche domestiche spesso banali e di “bassa cucina”, come per nessun altro Paese succede.
Questo, in un’atmosfera ovattata di retorico europeismo, ci dovrà capitare, probabilmente con l’accordo di parte della nostra opinione pubblica e delle forze politiche. L’Europa ci vuole, l’Europa la vogliamo, ma l’Europa dei popoli, rispettosa delle diversità culturali, e con una burocrazia che torni nell’ambito dei propri compiti istituzionali.
PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA APERTA AL MINISTRO ITALIANO PER LE POLITICHE COMUNITARIE, DOTT. ANDREA RONCHI
AL SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI, SER MONSIGNOR MARIANO CROCIATA
Cultura Cattolica
00:42 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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15/07/2009
WARDUNI: «Qui a Bagdad è l'inferno in terra, pregate per noi»
di Luca Pezzi
14/07/2009 - Il vescovo ausiliare dei Caldei racconta l'ultimo tragico attacco in Iraq. «Chiedo a voi di Cl, che credete nella preghiera, di domandare al Signore la pace e la sicurezza per il nostro popolo».
Monsignor Shlemon Warduni, l’ausiliare di Bagdad dei Caldei, ha la voce roca, stanca, parla al telefono lentamente. Domenica pomeriggio si è trovato nel mezzo di uno dei più violenti attacchi contro i cristiani iracheni. Da qualche minuto aveva terminato di celebrare la messa delle 16.30, nella sua chiesa, Santa Maria del Sacro Cuore: «Avevamo pregato per la pace e per la sicurezza. Ero uscito sul sagrato per salutare le persone; due ragazzi mi hanno chiesto di andare in ufficio. Appena mi sono seduto è venuto l’inferno sulla terra. C’erano urla di donne e bambini. Fumo e fiamme fuori dalla chiesa dove la gente si stava salutando. C’erano persone che si trascinavano fuori dalle fiamme. Ho voluto spegnerne un po’ e mi sono bruciato. Mi hanno detto di ripararmi perché c’era pericolo di una seconda autobomba… di solito fanno così. Il bilancio è di due morti e 25 feriti. I feriti stanno bene, la chiesa è distrutta, i vetri ridotti in polvere…non so come abbiamo fatto a dormire questa notte».
Perché questi attacchi?
«È difficile spiegarlo. Ci sono le ragioni politiche e le recenti elezioni, ragioni etniche… gli arabi, i kurdi, il problema della sicurezza. È impossibile sapere perché, non possiamo dirlo. Questo attacco è contro tutto l’Iraq, può essere una spinta per dividere il Paese».
Sapeva degli altri attentati?
«Domenica mattina avevo intuito l’eventualità di ulteriori attentati, avevo avvertito i sacerdoti e le forze di sicurezza di stare attenti per la possibilità di un attacco organizzato contro la Chiesa. Sabato sera, alle nove, due ordigni erano esplosi nella chiesa di San Giuseppe Operaio, poco prima mi aveva chiamato il parroco di San Giorgio dicendo che alle 16:30 un ordigno era esploso nella sua chiesa».
Si sono verificate altre violenze?
«Si, un altro ordigno è esploso alla chiesa di Santa Maria di Fatima a Mosul di fronte alla moschea sciita».
Gli attacchi sono legati al passaggio di consegne effettuato dagli Stati Uniti all'inizio di luglio?
«Non saprei dire. Ho sempre detto che la loro uscita sarebbe stata buona se nel Paese ci fosse pace e sicurezza, se fossero usciti senza queste condizioni sarebbe stato dannoso. Pregate, so che Comunione e Liberazione crede nella preghiera, pregate il Signore per noi, per la pace e la sicurezza. Per il nostro popolo».
Grazie a Tracce
11:58 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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07/06/2009
ACCADE IN VENEZUELA

Abbiamo ricevuto questa lettera dal nostro corrispondente in Venezuela. La pubblichiamo con speranza di essere in qualche modo di aiuto
Presidente Hans - Pert Pöttering e ulteriori membri del Parlamento Europeo
Rue Wiertz 60Wiertzstraat 60B-1047.
Bruxelles
Il mio nome è Iván Simonovis, di anni 49, di professione Ricercatore Criminale. Durante 23 anni ininterrotti ho lavorato presso la Polizia di ricerca Criminale del Venezuela e, per i miei meriti, nell’anno 2000 sono stato scelto per occupare la carica di Segretario di Sicurezza Cittadina del Distretto Capitale, mansione che ho svolto durante i fatidici fatti dell’11 Aprile 2002. La mia funzione era il coordinamento e supervisione delle politiche di sicurezza pubblica della città di Caracas, Venezuela.
Sono incarcerato presso la Direzione Generale Settoriale dei Servizi d’Intelligenza e Prevenzione del Ministero dell’Interno e di Giustizia (DISIP), a Caracas, Venezuela, dal 22 Novembre 2004, condannato a 30 anni di prigionia, vale a dire, una condanna a morte, dopo un processo di 3 anni (il processo più lungo della storia venezuelana) oltre che 4 anni e 6 mesi di reclusione, per il delitto di “complicità corrispettiva” della morte di 2 dei 19 deceduti a Caracas quell’11 Aprile 2002.
Mi trovo, in effetti, in una cella di 4 metri quadrati nello scantinato della sede della polizia politica di Caracas, senza ventilazione né luce naturale. Ho accesso alla luce del sole, 2 ore ogni 2 fine settimana. In totale 48 ore, [2 giorni] all’anno di luce naturale. Il luogo dove sono rinchiuso non è una prigione, è la sede della polizia politica del Venezuela e questa struttura non è disegnata per albergare, durante tanto tempo, una persona privata della sua libertà. Di conseguenza e date queste condizioni, le mie condizioni fisiche e mentali hanno subito un palese deterioramento, da meritare l’attenzione medica e, in alcuni casi, addirittura interventi chirurgici quando ne ho avuto bisogno. Inoltre c’é una severa restrizione dei miei diritti per ricevere visite di parenti, amici, rappresentanti di ONG nazionali e internazionali, giornalisti, violando così gli articoli della Convenzione Americana dei Diritti Umani di San José, Costa Rica.
Sono stato sottoposto a un processo senza senso e completamente privo di sostanza per la morte di solo 2 delle 19 persone che purtroppo sono decedute quell’11 aprile, durante 225 udienze. Tale processo è stato radicato in un Tribunale a 100 chilometri da Caracas, che è il luogo dove sono detenuto, fatto che ha implicato il dover viaggiare ammanettato per più di 39.000 chilometri.
Durante il processo, sono state ascoltate le dichiarazioni di 198 testimoni dei fatti e 48 esperti, sono state valutate più di 250 prove di perizia tecnico-scientifiche; sono state analizzate più di 5.700 fotografie e video. Nessuna di queste prove dimostra la mia colpevolezza in quanto ai fatti che mi sono stati imputati.
In quello stesso periodo di tempo, sono state identificate 67 persone, tutte simpatizzanti del Governo di Hugo Chávez, sparando con armi lunghe e corte contro manifestanti oppositori disarmati. Tutte queste persone sono state assolte o perdonate dal Presidente della Repubblica mediante una Legge di Amnistia dettata dall’Assemblea Nazionale su richiesta dello stesso, nel Dicembre 2007.
Il 3 Aprile sono stato condannato a 30 anni di presidio senza nessun tipo di attenuante o beneficio processuale per il delitto di “complicità corrispettiva” senza autori materiali. Insisto, è una pena di morte.
Quest’ abominevole sentenza non è nemmeno paragonabile alla recente sentenza dettata all’ ex Presidente peruviano Alberto Fujimori, condannato a 25 anni di carcere, per essere l’autore intellettuale, dalla Presidenza della Repubblica, di assassinii premeditati, sequestro aggravato e lesioni gravi in fatti accaduti negli anni 1991 e 1992 in Perù.
Signori: la mia casa è stata attaccata con bombe molotov; la mia famiglia, includendo i miei figli minori, è stata minacciata nella sua integrità fisica in modo pubblico da gruppi radicali armati, simpatizzanti del governo nazionale; mia moglie, che inoltre agisce come mio avvocato, insieme ai miei figli, è cittadina spagnola ed è stata sottoposta alla scherno pubblico, è stata minacciata nelle reti tv e stazioni radio ufficiali ed è stata attaccata nel suo onore come persona e come donna, in maniera sistematica da gruppi di accoliti al governo, che erano trasportati sino alla parte esterna della sede del Tribunale per proferire improperi e minacce mentre entrava e usciva dalle udienze.
Siamo accuditi presso tutte le istanze giudiziarie e abbiamo esaurito tutte le risorse che la legge venezuelana stabilisce, per ottenere la realizzazione di un processo giusto e che si attenga al rispetto dei diritti umani, ma tutto questo non ha dato frutti.
Questa lettera possibilmente provochi conseguenze negative per me e la mia famiglia, ma dinanzi al mio stato di indifesa e dinanzi alla sistematica violazione dei miei diritti umani, accudisco con tutto il rispetto a Voi per richiedere che, a conseguenza della risoluzione recentemente approvata dal Parlamento Europeo in riferimento alla situazione di persecuzione politica in Venezuela, esauriate tutti i meccanismi possibili perché una commissione del Parlamento visiti la nostra nazione e possa costatare l’uso della giustizia nella persecuzione politica.
Il caso che vi ho narrato, non è l’unico. In Venezuela esistono oltre 40 prigionieri politici, vittime del castigo e della dissidenza politica.
Vi sarò sempre grato su qualsiasi gestione che il Parlamento possa fare per proteggere i diritti umani ed evitare che casi come questi continuino ad accadere in Venezuela. Mia moglie e avvocato è a Vs completa disposizione per sostenere questa conversazione in modo personale con chiunque le sia da Voi indicato, per ampliare i mille dettagli, vessazioni e aggressioni che questa nota non riporta. Per portarVi tutti i documenti che supportano ognuna delle mie parole. Per fare le pratiche che fossero necessarie per ottenere dal Parlamento Europeo l’aiuto che richiedo in maniera e come misura disperata.
Distinti saluti
Iván Simonovis
Prigioniero Politico
10:35 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala
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07/05/2009
La speranza che nasce sotto le bombe
«Una Onlus per aiutare i bambini come faceva Nicola». Il ricordo diventa opera per la famiglia di uno dei militari uccisi in Iraq tre anni fa

Era il 27 aprile 2006 quando a Nassiriya persero la vita, per mano di un vile attentato, i militari dell’esercito italiano Nicola Ciardelli, Carlo Di Trizio, Franco Lattanzio, il maresciallo dei carabinieri Enrico Frassinito ed il caporale della polizia militare romena, Bogdan Hancu. A distanza di tre anni, dell’attenzione che i media riservarono allora all’attentato è rimasto ben poco. Eppure la memoria di quelle bare rientrate in patria avvolte nel tricolore è rimasta viva nel paese. A sostenerla, senza piagnistei, ma con forza, tenacia e opere, le famiglie degli uomini scomparsi in quella terra lontana. A Pisa, lunedì 27 aprile, giorno del terzo anniversario dell’attentato, Tempi ha incontrato Federica Ciardelli, sorella di Nicola, a capo di una associazione onlus nata in suo nome per aiutare i bambini provenienti da ogni parte del mondo e bisognosi di cure mediche. Con la collaborazione delle istituzioni e delle forze militari, Federica ha organizzato una giornata commemorativa, che ha segnato in maniera molto incisiva la sensibilità della città. «Il significato di questa giornata, che non a caso abbiamo voluto definire “giornata della memoria”, è quello di ricordare Nicola e gli altri caduti in un modo che non fosse sterile e fine a se stesso, ma concreto, mantenendo viva la memoria di un evento che ha profondamente scosso la vita del nostro paese attraverso la trasmissione di un messaggio di valore, speranza e solidarietà. Abbiamo voluto estendere a tutti la partecipazione a questa giornata, dalle più alte cariche dello Stato ad ogni singolo cittadino, non perché volessimo enfatizzare la figura di Nicola, ma perché ci è sembrato importante trasmettere in modo semplice, senza retorica, questo messaggio di speranza e di pace».
Ma chi era Nicola Ciardelli? Le cronache parlano di un maggiore del 185° reggimento Paracadutisti ricognizione e acquisizione obiettivi Folgore impegnato sul fronte iracheno nella missione Antica Babilonia. Taluni hanno contestato la definizione di “missione di pace” in riferimento a questo tipo di operazioni, ma l’esperienza e l’attività di suo fratello, non può altro che inserirsi in questo contesto. Ci può raccontare che cosa rappresentava per lui l’impegno in quella terra martoriata dalla guerra?
Nicola ha partecipato a numerose missioni di pace, sempre animato da una forte determinazione, un altissimo senso del dovere, ma soprattutto una grande sensibilità verso i più deboli e quindi verso i bambini. Le motivazioni che lo portavano ogni volta a partire non erano dettate da uno spirito di avventura o dalla ricerca di facili guadagni, ma dalla convinzione di portare un contributo utile per migliorare le condizioni di chi ogni giorno vive in condizioni estreme, a rischio quotidiano della propria vita.
Dopo la morte di Nicola, lei, altri familiari ed alcuni amici, avete deciso di fondare l’associazione Nicola Ciardelli Onlus per onorare la sua memoria e soprattutto per aiutare i bambini bisognosi di cure di quelle regioni e non solo. Cosa vi ha spinto a farlo? Molti di coloro che potreste aiutare potrebbero essere figli, parenti, amici, proprio dei carnefici di quella strage. Qual è stata la leva che vi ha permesso di superare il dolore e tradurlo in un’opera di solidarietà?
Il desiderio di tradurre il nostro dolore in atti di solidarietà è stato praticamente immediato. L’ultima volta che avevo parlato con Nicola, mi aveva molto impressionato il suo turbamento per le difficoltà riscontrate nel trasportare un bambino iracheno ammalato nel nostro paese. Nei giorni immediatamente successivi alla sua morte, ho potuto parlare con padre Mariano Asonis, capellano della Brigata Sassari, che ha vissuto gli ultimi mesi a contatto diretto con Nicola e da lì è nato tutto. Nella realtà, né io e neppure la mia famiglia, abbiamo mai covato sentimenti di odio. Dolore e sofferenza certamente, ma mai odio. È come se ricordare Nicola volesse dire alimentare la speranza. Abbiamo voluto collegare la commemorazione dell’attentato con le attività portate avanti dall’associazione che presiedo, proprio perché pace, speranza e solidarietà costituiscono il messaggio che con questo progetto e con questa giornata si vuole trasmettere a ciascuno, perché se un evento tragico e doloroso come la morte può strapparci una persona cara, non può però cancellare i sentimenti che quella persona portava nel cuore e dei quali è per noi oggi un dovere farci portavoce affinché si rafforzino sempre di più. Oggi l’istituzione militare si avvicina all’universo dei bambini con tante attività e tanti giochi, proprio come Nicola, nel corso delle missioni, si è avvicinato a questo meraviglioso universo. Io credo che se noi siamo capaci di guardare con il cuore agli eventi di Nassiriya, al sacrificio delle vite di tanti militari italiani, che costituiscono un grande patrimonio di pace per il nostro paese, allora possiamo vedere come, con la sua vita, Nicola ci ha indicato una particolare quanto straordinaria via per la pace, che ha avuto la vita dei bambini al primo posto.
Che cos’è la Casa dei bambini di Nicola?
La Casa dei bambini di Nicola è un centro che sarà destinato all’accoglienza dei bambini provenienti da ogni parte del mondo e bisognosi di cure mediche in Italia, che verranno qui accolti unitamente ai loro familiari. È un progetto nato in collaborazione con la Croce rossa italiana, con l’ospedale Meyer di Firenze, che si occuperà della cura di questi bimbi, della Regione Toscana e di altri soggetti, che si sono interessati più recentemente e che potrebbero portare alla possibilità di ampliare il progetto originario, consentendoci di garantire ospitalità ad un maggior numero di bambini.
Nello statuto della vostra associazione avete scritto: «Il nostro obiettivo è portare avanti il progetto di Nicola e far sì che anche da un evento tragico come quello del 27 aprile 2006 possa nascere un messaggio di speranza». In questi primi anni di attività, in che modo siete riusciti ad alimentare e rendere vivo questo anelito?
Io mi sono accorta di una cosa: parlando con le persone si ottengono grandi cose. Non servono discorsi pomposi o le prime pagine dei giornali. È necessario incontrare le persone, guardarle negli occhi. Tutte le volte che mi è stato possibile farlo, ho percepito sensibilità e genuinità che poi si sono tradotte in aiuti concreti. Sì, io dico che la speranza va alimentata continuamente con opere, coraggio e umanità.
Fonte Tempi
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06/04/2009
TERREMOTO IN ABRUZZO

DOVE RIVOLGERSI PER OFFRIRE AIUTO, SANGUE O CIBO
ROMA - Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) di Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha colpito l'Abruzzo possono contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, telefonando allo 085 2057631.
Chiunque fosse invece interessato a donare sangue, può farlo recandosi o presso il Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n.10.
Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.
Qui i riferimenti del Banco
Associazione Banco Alimentare Abruzzo - Onlus
Via Celestino V 4 - 65129 Pescara (PE)
Tel. 085-43.13.975
mail segreteria@abruzzo.
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08/02/2009
GRAZIA! UNA FIRMA!
7 febbraio 2009
Appello al Presidente della Repubblica italiana per salvare la vita di Eluana Englaro
Signor Presidente,
la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia.
Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del suo stato vegetativo.
Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio.
Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all'identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico.
Le chiediamo un intervento perché – di concerto con il Governo – sia data una moratoria alla sospensione dell'alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento – nelle cui fila si è già palesata un'ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese – possa pronunciarsi su un'adeguata legge.
Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello.
Primi firmatari:
| Roberto Formigoni Giancarlo Cesana Francesco Cossiga | Vittorio Feltri Mario Giordano Dino Boffo | Giorgio Vittadini Maurizio Gasparri Fabrizio Cicchitto | Rocco Buttiglione Paola Binetti Antonio Baldassarre |
Dal momento che questa vicenda non è delimitabile alla sfera politica italiana, chi volesse sottoscrivere questo testo - anche essendo di altra nazionalità -, può farlo qui
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03/02/2009
NON UCCIDETE ELUANA!

Vi giro questi messaggi da poco letti!
1) E' urgente che il popolo della vita si mobiliti il più presto possibile per salvare Eluana dall'ennesimo tentativo di ucciderla.
Per farci sentire abbiamo la posta elettronica e il telefono.
Per la posta elettronica scrivere a: segreteria@laquieteudine.it
Che cosa scrivere? Scrivete quello che volete oppure: “Per salvare la vostra anima e per impedire la morte di una civiltà non uccidete Eluana. Non mettetevi a disposizione di chi vuole spegnere una vita”.
Dato che la casa di riposo è convenzionata con il comune di Udine non sarebbe male scrivere e telefonare anche in comune. Stesse parole....
Per scrivere al comune: e-mail: urp@comune.udine.it
Per telefonare in comune: Ufficio Relazioni con il Pubblico Telefono: 0432-271616 - Fax: 0432 - 271355
PIU' GENTE SCRIVERA' E TELEFONERA'
E PIU' CI SONO PROBABILITA' CHE ELUANA NON VENGA LASCIATA MORIRE.
2) Oggi alle 15.30 a Roma davanti al parlamento ci riuniremo per dimostrare ai nostri politici che la vita di Eluana non è indifferente al popolo italiano che anzi soffre e prega per lei.
Pià saremo più faremo vedere alla classe politica quanto l'Italia sia vicina al dramma di Eluana e non vuole vederla morire di fame e di sete!
Grazie
19:17 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (5) | Trackback (0) | Segnala
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07/01/2009
IL PAPA E I POLITICI PER LA TERRA SANTA

Appello per la pace in Terra Santa – Si ascolti il Papa
Bisogna ascoltare sul serio il Papa. Invece si ha l'impressione che il suo Angelus di domenica sia già stato archiviato tra le dichiarazioni di routine. Errore tragico. Il pronunciamento morale di Benedetto XVI ha anche valenza di saggezza politica. Ci permettiamo di ripetere le parole di Ratzinger: "Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell'odio e della guerra. La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente".
Il riferimento alla "storia più recente" è una chiara citazione del mancato ascolto di Giovanni Paolo II quando invano implorò l'Iraq e la coalizione guidata dagli Stati Uniti di rinunciare alla guerra. Occorre – a nostro giudizio – che i gravissimi torti di Hamas, che tiene in ostaggio i Palestinesi e rende impossibile la vita agli Israeliani, non finiscano per convincere Israele che la forza delle armi risolva la questione della sicurezza e della giusta convivenza. In questo senso apprezziamo l'intervento del presidente Napolitano e diamo il massimo sostegno al ministro Frattini, che hanno fatto proprio l'invito di Papa Ratzinger al dialogo e al ripudio dell'odio. Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della Chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia
Mario Mauro, vicepresidente Parlamento Europeo
Maurizio Lupi, vicepresidente Camera dei deputati
E altri deputati e senatori:
Renato Farina, Giampiero Cantoni, Elena Centemero, Gabriele Toccafondi, Antonio Palmieri, Isidoro Gottardo, Manuela Di Centa, Santo Versace, Raffaello Vignali, Gioacchino Alfano, Valentina Aprea, Giancarlo Mazzuca, Nunzia De Girolamo, Giuseppe Romele, Laura Bianconi, Mariella Bocciardo, Maurizio Paniz, Adriano Paroli, Fabio Garagnani, Alessandro Pagano
fonte Il Sussidiario
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19/12/2008
APPELLO PER LA VITA
Sacconi, un ministro coraggioso
Ci vuole del sano coraggio, in tempi bui come questo, nel prendere posizioni controcorrente ..! E di tali ministri ha bisogno il popolo italiano.
Appezziamo la direttiva di carattere generale del ministro Sacconi - che ha risvolti anche sulla triste vicenda di Eluana Englaro - ed è un atto di indirizzo per garantire una uniformità di comportamento sul territorio nazionale. Si rivolge alle strutture sanitarie, nel pieno esercizio di una competenza che il ministro ha e giustamente esercita.
Anche il sottosegretario Roccella ha sottolineato fortemente la connotazione di politica sociale del provvedimento:"Si tratta dell’idea che la vita di Eluana e delle persone che vivono nella sua stessa condizione sia una vita di “serie B”, e quindi non degna di essere vissuta. Ma questo è un concetto umanamente e socialmente inaccettabile".
Condividiamo questo giudizio, e ci sentiamo totalmene a fianco di tutte le persone responsabili, politici, giornalisti o uomini comuni, che non abbiano timore nel chiamare le cose con il proprio nome ed agiscano di conseguenza; qualcuno sta cercando, consapevolmente o meno (!?) di strumentalizzare la vita di Eluana Englaro per porre in essere l'eutanasia.
Sosteniamo con forza l'operato del ministro Sacconi, chiedendo a tutti di far sentire la propria voce in merito.
Manda una mail copiando il testo sopraindicato, o scrivendone uno personale, ai seguenti indirizzi:
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affariregionali@palazzochigi.it
lettere@avvenire.it
lettori@ilgiornale.it
lettere@ilfoglio.it
direttore@ilriformista.it
ed anche a: (con un semplice copia-incolla)
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17/12/2008
ATTENTI ALLA PILLOLA RU-486

Appello
Cosa è la pillola Ru486 e perché bisogna fermarla
La Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita, la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia possibile realizzarlo. E' al contrario un sistema abortivo altamente controverso anche dal punto di vista della sua sicurezza ed efficienza clinica. Più importante ancora, la pillola abortiva tende a deresponsabilizzare il sistema medico, e a ridurlo a dispensario di veleni, e lascia sole le donne, inducendole a una sofferenza fisica e psichica prolungata e domestica, molto simile alle vecchie procedure dell'aborto clandestino. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla pillola Ru486 e alla sua introduzione in Italia, anche perché la sua utilizzazione è incompatibile con le norme della legge 194/1978. E pensiamo che occorra fare di tutto, ciascuno nelle forme pertinenti il proprio ruolo, per impedirla.
Lucetta Scaraffia
Roberto Formigoni
Giuliano Ferrara
Da Il Foglio
Per aderire basta inviare una e-mail con i propri dati all'indirizzo appelloRu@ilfoglio.it
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20/11/2008
PER ELUANA
Non ci stiamo. Ci sono fatti che non si possono ridurre ad una semplice contrapposizione tra chi ha fede e chi no.
Ci sono fatti che, nel momento in cui creano un limite tra un “prima” e un “dopo”, interrogano anzitutto la ragione: la sentenza del caso Englaro è uno di questi.
Un confine è stato oltrepassato in ciò che sta alla base dell’umana convivenza. L’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese (perché di questo si tratta) avrà ben presto le sue ricadute maligne sull’intera società. Il suo impatto sulla vita di un intero popolo sarà pesante, si pensi all’importante, quanto urgente, questione educativa; nel momento in cui si impedisce di esercitare gratuitamente la carità a chi, in tutti questi anni, si è preso cura di Eluana, di fatto si trasmette un’immagine distorta della realtà: con che coraggio si potrà chiedere ai giovani il rispetto della vita propria e di quella altrui quando una donna viene fatta morire di fame e di sete con l'avallo dello Stato?
Non ci rassegniamo, dunque. Soprattutto non vogliamo rimanere spettatori passivi di tanta barbarie e proprio per questo riteniamo estremamente condivisibili le riflessioni espresse dalla Cei: “Si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”. Una legge che sia tanto chiara quanto semplice. Una legge che oltre a vietare espressamente l’eutanasia, entri nel merito delle “dichiarazioni anticipate” chiarendo, in modo incontrovertibile, come la nutrizione artificiale sia un sostegno vitale e non una terapia medica (e quindi non può essere inclusa nelle “dichiarazioni anticipate”), e che tali “dichiarazioni” non devono essere vincolanti per il medico, ma solo indicazioni di cui tenere conto.
In funzione di tali ragioni SamizdatOnLine aderisce alla “Petizione per la vita e la dignità dell'uomo” lanciata da: Movimento per la vita italiano, Scienza&vita, Forum delle associazioni familiari e dalle associazioni per la vita e la famiglia di quindici Paesi europei.
INVITIAMO tutti gli uomini e donne di buona volontà a fare altrettanto:
- sottoscrivendo la “Petizione” online,
- aderendo all’iniziativa proposta da CulturaCattolica.it "Una candela accesa per Eluana"
- inviando una mail personale al Presidente della Repubblica ed a vari giornali.
20/11/2008
22:27 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala
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11/11/2008
UNA RETE DI PREGHIERA CONTRO IL TERRORISMO
Una rete di preghiera per sconfiggere il terrorismo che arriva a rapire due anziane suore
Riceviamo e con profonda parteciapazione pubblichiamo:
Carissimi,
vi so fratelli nella fede.
Oggi sul Giornale del Popolo in prima pagina è riportata la notizia del rapimento di due suore in Kenya alla frontiera con la Somalia.
Sono due suore italiane della Comunità ove dal '90 vado a fare ritiri spirituali e dove ho passato l'anno sabbatico di ricarica, prima di arrivare a Massagno.
Sempre siamo toccati e addolorati dalle notizie di violenze e minacce a cristiani. Ma quanto più sono vivi i legami personali con loro, tanto più si è addolorati e preoccupati.
Oso invitarvi ad una particolare preghiera di intercessione (e qualche rinuncia, che ciascuno saprà scegliersi) in favore della liberazione senza violenze di queste due sorelle, che da 35 anni spendono le proprie energie tra le famiglie povere, tra gli epilettici, i tubercolotici e gli invalidi del villaggione dove vivono.
Si Chiamano Rinuccia e Maria Teresa.
Maggiori notizie potete trovarle in www.centromissionario.org
Cliccando sull'immagine della chiesa grande si accede alle diverse notizie, compresa quella del rapimento.
Grazie della vostra fraternità.
Don Paolo
PS ovviamente non smettiamo di pregare per i fratelli in India: per padre Kurian e i cristiani dell'Orissa. Per don Rajesh e la sua comunità nella foresta, nello stato di Jarkhan, che confina con l'Orissa. E per i fratelli in Iraq, Afganistan, Pakistan, ecc.
Dal sito segnalato da Don Paolo riprendiamo questo scritto:
E' successo nella notte tra il 9 e il 10 novembre a El - wak, nel nord-est del Kenya, dove da 25 anni la Comunità Missionaria P. de Foucauld è presente con una piccola Fraternità. Le due sorelle che sono state rapite sono Rinuccia Giraudo, 67 anni, originaria di Boves (Cn) e Maria Teresa Olivero di 60 anni, nata a Centallo (Cn), entrambe missionarie in Kenya da oltre 35 anni.
La nostra presenza qui, come in ogni altra missione in altri paesi, è una presenza di preghiera e di condivisione di vita con gli ultimi, gli emarginati. La Fraternità di El-wak viveva un'accoglienza quotidiana di malati di tubercolosi, di epilessia, di mamme e bambini denutriti, casi di handicappati. Un'amicizia costruita nel tempo, con tanti legami di fiducia, ha costituito il sentiero percorso in tutti questi anni. Fino ad oggi la Fraternità non ha ricevuto minacce, nè ha corso particolari pericoli, nonostante la zona sia carica di tensioni tra diverse etnie.
L'ultimo contatto con Maria Teresa e Rinuccia è stato domenica sera, 9 novembre, alle 17. Hanno telefonato ad un'altra nostra Fraternità che vive nello slum di Mathare Valley (Nairobi), dicendo che tutto era tranquillo e non c'era nulla da temere.
Nella notte la drammatica sorpresa: un numeroso gruppo di persone armate ha attaccato la Fraternità con spari e lancio di bombe. Sono entrati e hanno rapito le sorelle, dileguandosi nella notte verso il territorio della Somalia.
Fin'ora nessun gruppo particolare ha rivendicato il gesto del rapimento.
Siamo riconoscenti alle autorità nazionali, internazionali e locali, agli anziani del posto che si stanno attivando per cercare sentieri di collegamento con i rapitori. Sentiamo molta amicizia e vicinanza intorno a noi, tra i cristiani, tra i poveri, tra gli islamici.
Non riusciamo a formulare ipotesi sulle motivazioni del rapimento. Chiediamo a tutti riservatezza per non creare interferenze dannose in una situazione così delicata.
Stiamo mobilitando una rete molto ampia di amici per chiedere preghiere.
Anche il Santo Padre ha già espresso un appello per la liberazione, facendoci sentire la sua preghiera e premura di Padre.
Vogliamo sperare, anche se la preoccupazione è forte. Dio è Padre sempre.
A Lui affidiamo le nostre due sorelle perchè non subiscano alcun male e possano tornare al più presto tra noi.
La Comunità
Dal Centro Culturale di Lugano
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09/11/2008
APPELLO IN DIFESA DELLA VITA IN URUGUAY

Abbiamo ricevuto questo pressante appello: anche in Uruguay si cerca di far passare l'aborto di stato ricorrendo a strategie fraudolente.
Fino ad oggi nel sito del Parlamento Uruguayo (http://www.parlamento.gub.uy) non c'era nessuna convocazione precedente la seduta, né un'informazione sul come e che cosa si è votato. Le notizie si sanno attraverso la stampa e i contatti locali.
http://www.aciprensa.com/
http://www.elpais.com.uy/08/
Il progetto deve ritornare adesso in Senato, non perché l'aborto sia stato bocciato, ma perché c'è stato un voto che non concordava con l'articolo che dichiarava che "i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani universali, intrasferibili e inalienabili".
Dopo che il Senato avrà concordato o no con questa osservazione della Camera, il progetto sarà inoltrato alla Presidenza della Repubblica, che ha promesso ripetute volte di bloccarlo, anche solo nella parte che riguarda la legalizzazione dell'aborto.
Oltre all'aborto, il progetto vieta ai genitori il diritto di decidere cosa sarà insegnato ai loro figli nella scuola in materia di sessualità, stabilisce l'educazione obbligatoria sull'esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi dalla scuola elementare, e il dovere dello Stato di "combattere qualsiasi pressione sociale o culturale" in materia sessuale, con il che si apre la porta a un maestro che, religioso o no, voglia insegnare qualsiasi cosa ad esempio sul tema della castità. Il progetto obbliga anche lo Stato ad adottare ufficialmente l'ideologia di genere, che è il presupposto ideologico appositamente introdotto non solo per scatenare le politiche che favoriscono l'educazione sessuale liberale, il movimento omosessuale, i modelli alternativi di famiglia e l'aborto come diritto umano, ma anche per impedire con base nella legge qualsiasi critica a questi temi sotto la rubrica della discriminazione ideologica. Nessuno di questi punti sarà bloccato dalla presidenza.
Secondo la denuncia dall'agenzia di notizie Aciprensa, ma anche abbondanti conferme dai gruppi locali che hanno seguito in loco tutti i fatti, c'erano alla Camera i voti necessari per far vincere la vita, ma i deputati che avrebbero votato contro l'aborto sono stati forzati dai loro colleghi a non presentarsi alla votazione, e a lasciarsi sostituire da supplenti a favore dell'aborto.
http://www.aciprensa.com/
Però il fatto peggiore di tutti, esaustivamente comprovato da documenti ufficiali che qualsiasi cittadino può scaricare da Internet, ma che è stato sistematicamente censurato dalla stampa ai cittadini dell'Uruguay, è che il progetto votato questo martedì 4 novembre 2008 era stato bocciato dal Senato nell'ottobre 2007 e non potrebbe più essere votato dalla Camera in questa legislatura.
Mediante varie frodi che non sono state divulgate al pubblico, la legge è stata votata come se fosse stata approvata dal Senato.
Nessun giornalista lo ha manifestato e nessun politico ne ha parlato.
Il bollettino di notizie SDV - Situación de la Defensa de la Vida (Situazione della Difesa della Vita) diffonde dalla metà dell'ultima settimana di ottobre la notizia che il progetto di legge finalmente votato martedì dai deputati era stato bocciato alla fine del 2007 dal Senato; ciononostante fu inviato alla Camera dei Deputati come se fosse stato approvato. Avvocati dei gruppi a favore della vita hanno presentato un rapporto dettagliato ai Deputati su questairregolarità, però la presidenza della Camera semplicemente ha fatto finta di niente.
Probabilmente a causa delle insistenti denunce dei gruppi a favore della vita, che anche se non hanno spazio nei mezzi di comunicazione, sono presenti e diffusi nella società, i giornalisti, nonostante tutta la documentazione ufficiale e pubblica contenga da tempo le medesime informazioni, solo nella mattina di questo martedì 4 novembre 2008 hanno cominciato a parlare timidamente di questi fatti e a riconoscere che effettivamente ci sono state due votazioni del presente progetto nel Senato. Però menzionano questi fatti come se si trattasse di avvenimenti completamente normali, invece di qualificarli come frode, disonestà e corruzione legislativa.
ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO.
Il vero motivo per cui vogliono legalizzare l'aborto in Uruguay è per spargere in seguito questo genocidio in tutta l'America Latina.
DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO.
NON SOTTOVALUTARE QUANTO È DECISIVO IL TUO INTERVENTO. È PROPRIO DAL TUO AIUTO CHE SPERIAMO LA VITTORIA DELLA VITA, COME SI È VERIFICATO TANTE VOLTE.
Scrivi, anche se in italiano, un messaggio elettronico a tutti i deputati, e anche ai senatori, che dovranno ora trattare, prima di inviare il progetto alla presidenza, di un particolare di una legge che era già stato bocciata da loro stessi. Di' a loro, rispettosamente, che le frodi che si sono verificate sono conosciute dappertutto.
Manda anche un fax, se non a tutti, almeno ad alcuni, altri lo faranno ai restanti. Il fax non si può cancellare con un semplice colpo di mouse senza neanche essere visto. Se puoi, fai anche una telefonata. Se parli lentamente, anche se non sai lo spagnolo, certamente capiranno cosa vuoi dire.
CHIEDI A MOLTI ALTRI CHE SCRIVANO.
Ringraziamo profondamente il grandissimo bene che tutti stanno aiutando a promuovere. L'umanità intera vi deve molto per l'attenzione che avrete dato a questo messaggio. Con l'aiuto di tutti, alla fine la vita dovrà vincere.
Alberto R. S. Monteiro
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20:18 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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21/09/2008
CONTRO LA SLA
Copio e incollo il post dell'amico Vino e Mirra. Siamo in tanti, siamo determinati, a rispondere all'Appello contro la SLA!

E’ forse la malattia più terribile che possa colpire una persona (pensate a Stephen Hawking), però, nonostante questo, esistono persone che lottano per trovare una soluzione dando un esempio di straordinario coraggio non solo agli altri malati, ma a tutti noi.
Perché l’uomo sarà pure un essere capace di orribili crimini (e non serve andare troppo lontano per immaginare abissi di crudeltà, basta la cronaca odierna), ma anche di gesti straordinari.
Gesti straordinari che oggi non sono nemmeno richiesti:
- quanto costa ad es. firmare questo appello? io ci ho messo 10 secondi (nome cognome, mail e indirizzo)
- quanto costa scrivere un post per pubblicizzare l’iniziativa? io ci ho messo 4 minuti (V&M anche meno: ho copincollato il post di Kagliostro...)
- quanto costa andare in piazza a comprare una bottiglia di Barbera? poi ve lo dico… (tra l’altro sono pure astemio: la regalerò a mio babbo)
Buona domenica!
13:18 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (1) | Segnala
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