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31/08/2010

Caro Berlusconi, non "vendiamo" al patto Italia-Libia la libertà religiosa...

gheddafisalutaR375.jpgRenato Farina

Gheddafi in Italia è stato Gheddafi, nient’altro che Gheddafi, con le sue amazzoni e i suoi cavalli berberi. Però, com’è noto, è andato oltre il suo simpatico circo. Cioè si è fatto missionario dell’Islam, offrendo il Corano a uno stuolo di ragazze ingaggiate da un’agenzia per hostess e proponendo loro la conversione. Non si è fermato a questo appello semi-pubblico.
Da Roma, che lui sa di certo essere la sede del Papa, ha scandito: «L’Europa scelga l’Islam». Francamente a me paiono, nel breve periodo, più pericolosi i predicatori del nichilismo, per cui tutto è uguale. Ma quella frase, nella sua semplicità, appare insieme una profezia e un invito alla resa. A questo punto molte considerazioni si impongono.
Se sia giusto che a un capo di Stato si possa consentire senza risposte adeguate simili contenuti sovversivi della tradizione di un popolo, di una nazione e di un continente. Se come capo religioso (un leader politico musulmano è sempre statutariamente anche un’autorità islamica) Gheddafi non si accorga che questo modo di fare e di parlare noccia alla pace e alimenti lo scontro tra civiltà. O forse è convinto che sia così debole il cattolicesimo da noi da potersi permettere questa imposizione del suo verbo senza il minimo rispetto di un certo altro capo religioso che qui risiede da millenni… Eccetera.

La mia risposta è che no, non va bene per nulla, e non è il caso di nascondere la testa tra le gobbe del cammello. Non è folklore il modo di agire del Colonnello: la forma di una visita fa parte dell’essenza dell’incontro. Ed è davvero paradossale voler giustificare con la ragion di Stato l’offesa alla costituente morale di questo Stato, che lo si voglia o no è il riferimento giudaico-cristiano. Questo non significa rinunciare ad accordi o all’amicizia, ma l’amicizia o è franca oppure è una finzione.
Un uomo come Andreotti, che più amico del Papa non ce n’è, ha avallato le stranezze di Gheddafi durante la sua recente visita sostenendo che non si possono non avere rapporti di amicizia con un popolo vicino, secondo lo schema degasperiano “dell’inclusione”. Sono d’accordo. Ma un po’ di schiena diritta non farebbe male. Continua Qui

21/08/2010

«Meeting di Rimini: è l'anno del cuore»

Trader_TrombettaR375.jpgIntervista a Emilia Guarnieri

sabato 21 agosto 2010


«Cuore e ragione non sono contrapposti, questo è il dogma del razionalismo moderno che “fa fuori” il desiderio infinito dell’uomo, riducendo la ragione a misura di ciò che già si conosce»: così il presidente del Meeting dell’amicizia tra i popoli, Emilia Guarnieri, introduce l’evento, spiegando in cosa consiste uno sguardo originale su politica, cultura ed economia.

Quattro anni dopo il Meeting della ragione Comunione e Liberazione propone quello del cuore. Nel frattempo c'è stata la battaglia sui Dico, la crisi è ancora lì, la Fiat ha “disdetto” il contratto dei metalmeccanici... La scelta di questo tema significa che le capacità concertative della ragione vi hanno deluso?

“La ragione è esigenza di infinito” suggeriva il Meeting del 2004, stesso contenuto del “cuore“ che “desidera cose grandi” del titolo di quest’anno. Cuore e ragione – ci risponde Emilia Guarnieri, presidente del Meeting dell’amicizia tra i popoli - non sono contrapposti, questo è il dogma del razionalismo moderno che “fa fuori” il desiderio infinito dell’uomo, riducendo la ragione a misura di ciò che già si conosce. In un momento così drammatico c’è bisogno di uomini capaci di desiderare cose grandi e di usare la ragione in tutta la sua capacità, non riducendo la realtà a partire dai propri istinti o dai propri interessi. Smettiamola di conformarci al coro relativista secondo cui ognuno ha la sua verità, il cuore è puro soggettivismo, il bene comune è un’utopia, i desideri non c’entrano con la politica o con l’economia…


Il Meeting, dite, è "un luogo dove la storia passa in anticipo": perché quest'anno fa tappa in Irlanda?


Quando abbiamo incontrato il presidente di Irlanda e ci ha colpito il suo accento sulle relazioni internazionali: la relazione tra persone, capace anche di andare oltre un puro rapporto istituzionale, può essere un fattore imprescindibile anche per affrontare i grandi conflitti . Il Meeting molto spesso è arrivato in anticipo proprio perché invita persone che abbiano qualcosa da dire, al di là della loro notorietà. Spesso per fortuna succede che “chi ha qualcosa da dire” prima o poi riesca a “dirlo” e conti nella storia. Per esempio nel 1981 è stato nostro ospite il giornalista Tadeusz Mazowiecki, che nel 1989 fu il premier del primo Governo non comunista della Polonia.

Il cartellone è sempre stato il luogo dei messaggi forti: per restare al protagonista dello spettacolo di apertura, oggigiorno chi è Caligola e cosa significa avere "bisogno della luna"?

continua Quì

19:56 Scritto da: ritina5 in meeting | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: meeting, cultura, eventi, incontri, società, cuore | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

16/08/2010

Obama, sì alla moschea a Ground Zero

barack-obama-figurine.jpgL'Occidente si è completamente calate le braghe! Il luogo dove è avvenuta la strage per opera dei terroristi musulmani di al Qaeda, diventerà un luogo sacro per i seguaci di Maometto. Roba da pazzi incoscienti? No! Si persegue un disegno ben preciso; si attacca la Chiesa Cattolica su tutti i fronti, cercando di distruggerne la missione educativa, perchè è l'unico Soggetto, ormai, ad avere a cuore l'uomo e la sua vita nella sua concretezza. Si tenta di screditare i Sacerdoti, tutti, per poche, povere pecore smarrite; un "dàgli all'untore" sistematico, martellante, perseverante... diabolico! E nel contempo si favorisce una "religione" da sempre nemica del Cristianesimo, nata da una scheggia impazzita dei primi cristiani. Religione violenta e paurosa della libertà e della ragione; valori supremi dell'essere umano, gli unici che lo differenziano dalle bestie. Credevo che l'Occidente temesse i musulmani e la loro cultura, ma mi devo ricredere; la gente-gente sì, li teme, ma chi ha il potere no; anzi, a loro fa comodo un popolo che non pensa, che non reagisce, che non s'interessa della Res Pubblica... Capre e pecore ci vogliono! Prepariamo burka per coprirci e tagliole per farci mozzare mani e teste! Obama... Obama... Obama è un anticristo! Un caprone, un lupo vestito da agnello!

Questa la notizia letta su Avvenire: «I musulmani hanno diritto a costruire una moschea a pochi passi da Ground Zero». Lo ha detto Barack Obama alla comunità musulmana americana prima della cena Iftar che segna l'inizio l'inizio del Ramadan. «Come cittadino, come presidente, credo che i musulmani abbiano il diritto di praticare la loro religione come qualsiasi altra persona nel Paese», ha detto il presidente americano, aggiungendo che questo include il diritto di costruire un luogo di preghiera e un centro a Lower Manhattan.
«Questa è l'America - ha ricordato l'inquilino della Casa Bianca - e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile. Il principio che le persone di tutte le fedi sono benvenute nel nostro Paese e che non verranno trattate in maniera diversa dal loro governo è essenziale per quello che siamo. La volontà dei nostri Fondatori deve essere rispettata».

Obama ha ricordato che «gli attacchi dell'11 settembre sono stati un evento profondamente traumatico per il nostro Paese. È inimmaginabile il dolore di chi ha vissuto la perdita dei propri cari, Ground Zero per questo è un territorio sacro, per questo capisco le emozioni che provoca questa vicenda». Ma, ha spiegato il presidente americano, «la causa di al Qaeda non è l'Islam, è solo una volgare distorsione dell'Islam che fa capo - ha concluso - a terroristi che uccidono innocenti».

Fonte

15/08/2010

È il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità

assunta.jpgCari amici! Non ci limitiamo ad ammirare Maria nel suo destino di gloria, come una persona molto lontana da noi: no! Siamo chiamati a guardare quanto il Signore, nel suo amore, ha voluto anche per noi, per il nostro destino finale: vivere tramite la fede nella comunione perfetta di amore con Lui e così vivere veramente.

A questo riguardo, vorrei soffermarmi su un aspetto dell’affermazione dogmatica, là dove si parla di assunzione alla gloria celeste.

Noi tutti oggi siamo ben consapevoli che col termine «cielo» non ci riferiamo ad un qualche luogo dell’universo, a una stella o a qualcosa di simile: no. Ci riferiamo a qualcosa di molto più grande e difficile da definire con i nostri limitati concetti umani. Con questo termine «cielo» vogliamo affermare che Dio, il Dio fattosi vicino a noi non ci abbandona neppure nella e oltre la morte, ma ha un posto per noi e ci dona l’eternità; vogliamo affermare che in Dio c’è un posto per noi.

Per comprendere un po’ di più questa realtà guardiamo alla nostra stessa vita: noi tutti sperimentiamo che una persona, quando è morta, continua a sussistere in qualche modo nella memoria e nel cuore di coloro che l’hanno conosciuta ed amata.

Potremmo dire che in essi continua a vivere una parte di questa persona, ma è come un’«ombra» perché anche questa sopravvivenza nel cuore dei propri cari è destinata a finire. Dio invece non passa mai e noi tutti esistiamo in forza del Suo amore. Esistiamo perché egli ci ama, perché egli ci ha pensati e ci ha chiamati alla vita. Esistiamo nei pensieri e nell’amore di Dio. Esistiamo in tutta la nostra realtà, non solo nella nostra «ombra». La nostra serenità, la nostra speranza, la nostra pace si fondano proprio su questo: in Dio, nel Suo pensiero e nel Suo amore, non sopravvive soltanto un’«ombra» di noi stessi, ma in Lui, nel suo amore creatore, noi siamo custoditi e introdotti con tutta la nostra vita, con tutto il nostro essere nell’eternità.

È il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo»: Dio è così grande da avere posto anche per noi. E l’uomo Gesù, che è al tempo stesso Dio, è per noi la garanzia che essere-uomo ed essere-Dio possono esistere e vivere eternamente l’uno nell’altro. Questo vuol dire che di ciascuno di noi non continuerà ad esistere solo una parte che ci viene, per così dire, strappata, mentre altre vanno in rovina; vuol dire piuttosto che Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi siamo. E Dio accoglie nella Sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui purificata riceve l’eternità.

Cari Amici! Io penso che questa sia una verità che ci deve riempire di gioia profonda. Il Cristianesimo non annuncia solo una qualche salvezza dell’anima in un impreciso al di là, nel quale tutto ciò che in questo mondo ci è stato prezioso e caro verrebbe cancellato, ma promette la vita eterna, «la vita del mondo che verrà»: niente di ciò che ci è prezioso e caro andrà in rovina, ma troverà pienezza in Dio.

Tutti i capelli del nostro capo sono contati, disse un giorno Gesù (cfr Mt 10,30). Il mondo definitivo sarà il compimento anche di questa terra, come afferma san Paolo: «la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Allora si comprende come il cristianesimo doni una speranza forte in un futuro luminoso ed apra la strada verso la realizzazione di questo futuro. Noi siamo chiamati, proprio come cristiani, ad edificare questo mondo nuovo, a lavorare affinché diventi un giorno il «mondo di Dio», un mondo che sorpasserà tutto ciò che noi stessi potremmo costruire. In Maria Assunta in cielo, pienamente partecipe della Risurrezione del Figlio, noi contempliamo la realizzazione della creatura umana secondo il «mondo di Dio».

Preghiamo il Signore affinché ci faccia comprendere quanto è preziosa ai Suo occhi tutta la nostra vita; rafforzi la nostra fede nella vita eterna; ci renda uomini della speranza, che operano per costruire un mondo aperto a Dio, uomini pieni di gioia, che sanno scorgere la bellezza del mondo futuro in mezzo agli affanni della vita quotidiana e in tale certezza vivono, credono e sperano.

Amen!

Leggi per intero l'omelia di Benedetto XVI per la Solennità dell'Assunta  QUI

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

11/08/2010

La pornografia è essenzialmente sentimentale

flanney 'o connor 1.jpgFlannery O'Connor parla del "lettore cattolico medio" (in "La Chiesa e
lo scrittore di narrativa", citato da "Nel territorio del diavolo"):

Se si arrivasse a snidare il lettore cattolico medio attraverso le

paludi di "lettere al direttore" e altri luoghi dove esce per un
attimo allo scoperto, ci si accorgerebbe che è più manicheo di quanto
la Chiesa non gli permetta. Separando quanto più è possibile natura e
grazia, ha ridotto la sua concezione del soprannaturale ad un pio
cliché e ormai è capace di riconoscere la natura della letteratura in
due sole forme: il sentimentale e l'osceno. Sembrerebbe prediligere la
prima, pur essendo una vera autorità nella seconda, ma di solito la
somiglianza tra le due gli sfugge. Dimentica che la sentimentalità è
un eccesso, una deformazione del sentimento, più che altro nel senso
di un'enfasi eccessiva sull'innocenza, e che l'innocenza, qualora
eccessivamente enfatizzata, nella normale condizione umana tende - è
legge di natura - a trasformarsi nel suo contrario. Con la Caduta
abbiamo perso l'innocenza, e il nostro ritorno a quello stato avviene
attraverso la Redenzione determinata dalla morte di Cristo e dal
nostro lento parteciparvi. La sentimentalità, saltando a pié pari
questo processo nella sua realtà concreta, è un approdo prematuro ad
un illusorio stato di innocenza che evoca fortemente il suo contrario.
D'altro canto la pornografia è essenzialmente sentimentale, poiché
omette il legame tra il sesso e il suo scopo nudo e crudo,
disgiungendolo dal significato che ha nella vita, tanto da farne
semplicemente un'esperienza fine a se stessa.

07/08/2010

Dove eri Dio? Ma nella tempesta Tu ci parli

tempesta.jpgDov’eri ieri mattina, Dio? Non a Milano, in viale Abruzzi, dove le mani di Oleg, ragazzo di 25 anni, hanno spappolato la vita di Emilu, donna di 41 anni con l’unica colpa passare da lì. Te l’ho chiesto spesso in questi giorni, Dio. Dove eri quando l’impiegato in odore di licenziamento ha sparato ai suoi colleghi? E dove, quando il ragazzo laureato ha sparato alla fidanzata sedicenne che lo aveva lasciato? Tutte le volte che ti faccio questa domanda, Dio, mi ricordo il consiglio di un amico: «Chiediti piuttosto: dov’era l’uomo?».

Dov’era l’uomo in Oleg disperato per una lite con la fidanzata? Dove si era andato a nascondere il suo spirito, quella cosa che consente di vedere in un’altra persona qualcuno e non qualcosa, di sentirne la vita così come sentiamo la nostra e quella di chi amiamo? Non c’era l’uomo.
Ma questo non mi basta. Perché l’uomo sparisce e il male dilaga sull’innocente? Ritorno al sospetto di prima, divenuto quasi certezza: l’uomo non c’era perché non c’eri tu, Dio.

In viale Gran Sasso alle 8 non c’eri. Questa è la verità: dove Caino uccide Abele, tu non ci sei. Sparisci quando in noi si fa strada l’invidia contro qualcuno che ha qualcosa che ci è stato tolto o non abbiamo. Il male che crediamo di aver subito scatena una fame cieca di punire chi quel qualcosa ce l’ha ancora. Questa è l’origine della violenza, di ogni violenza: l’invidia primordiale del «sarete come lui se mangerete». Non ci sei Dio tutte le volte che do spazio a questa invidia primordiale, tutte le volte che tolgo la vita (fisicamente o moralmente) a qualcuno perché ha qualcosa che io non ho: salute, amore, soldi, lavoro... Quando diminuisco l’uomo, lì Dio non c’è. Il Dio che vorrei, interventista, quello che evita il male che l’uomo vuole compiere, non c’è, perché è stato cacciato già da un pezzo. Mi piacerebbe un Dio meno rispettoso della libertà umana, che salvasse Abele, invece di dire a Caino: «Il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo». Ma Dio non l’ho inventato io.

Però non mi rassegno e glielo chiedo di nuovo: dov’eri? Domandare è guardare meglio. E pensando ad Abele, scopro che c’eri, ma non dove guardavo. Non dal lato dell’onnipotenza, non dal lato della forza, ma dal lato meno visibile, dal lato fragile. C’eri in un altro modo: nella vittima innocente. Ecco dov’eri.

Emilu è l’innocente crocifissa dai pugni del suo carnefice, che incapace di guarire da solo dalla violenza primordiale, perdonando la donna che lo ha lasciato, punisce un’altra donna innocente in modo cruento. Non è la risposta che mi riporta indietro Emilu, ma è l’unica risposta che non mi lascia solo con il male cieco, il cui unico limite e argine è Cristo, che c’era, quella volta sì, sulla croce, faccia a faccia con il male, una volta per tutte e ha vinto.

Non ci sono soluzioni. In passato le cercavo usando la stessa moneta: cercando i colpevoli contro cui scagliarmi, riproducendo il gesto violento. Ma cercare dei colpevoli non è un bel modo di vivere. La vita non è un giallo, ma piuttosto un viaggio su una barca a vela: con dei bellissimi posti da vedere e a lieto fine. Ogni tanto ci sono le tempeste e la paura di affondare. Quello della tempesta è l’unico momento in cui Dio parla con noi: «Il Signore parlò a Giobbe da dentro il turbine». La parole che Dio dice non sono tanto convincenti, ma a Giobbe non interessano quelle. A lui interessa aver finalmente trovato ciò che il suo cuore cercava: parlare con Dio. I suoi amici e sua moglie non ci riescono. Solo lui che sta dentro il turbine vede Dio: «Allora Giobbe disse: Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Per questo mi ricredo».

Lo sgomento del male senza senso ci costringe al faccia a faccia con Dio e solo quel fiducioso faccia a faccia, seppur nel chiaroscuro della tempesta, ci ricorda che il bene è onnipotente. E questo ci salva da quel male.

Alessandro D'Avenia
Fonte

14:40 Scritto da: ritina5 in cronaca | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: società, cronaca, avvenire, delitti, fede, persone | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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