05/12/2009

Era de Maggio






046 Ponti Rossi.JPG

Era de Maggio, La più bella canzone napoletana.

"
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana..."


Le ferite d'amore non guariscono...


Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria...e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe...
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce...
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce...
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse, io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose...
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá...
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."

E só' turnato e mo, comm'a na vota,
cantammo 'nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma 'ammore vero no, nun vota vico...
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana...

Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioja mia,
'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: "Core, core!
core mio, turnato io só...
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó!
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó "

Il video ci offre l'opportunità di riascoltare questo brano interpretato dalla struggente voce di Roberto Murolo.


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26/09/2009

La Banda!

Ascoltate e vedete se non vi scoppia il cuore di gioia e allegrezza!

 

http://www.prolocoserravallepistoiese.it/images/banda%20musicale%20serravalle%20pistoiese/banda%20musicale%20giuseppe%20verdi%20logo.jpg

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11/09/2009

Angelo o farfalla?

Una straordinaria immagine dal telescoio Hubble: la Farfalla del cosmo. Vola tutto intorno ai confini dell'universo.
Perchè farfalla, non potrebbe essere un Angelo?


Spazio, nuove immagini dal telescopio Hubble // Spazio, nuove immagini dal telescopio Hubble (Copyright ANSA Tutti i diritti riservati)

18/06/2009

DA NON PERDERE!

Non perdetevi questo interessantissimo appuntamento!

Sabato 20 giugno

SullaviadidamascoOre 10.15 circa RaiDue all’interno della trasmissione "La via di Damasco"

Cavallari -Riva 1

Intervista a Fabio Cavallari e Suor Maria Gloria Riva. Il Monastero, la vita, l’incontro, la strada, i libri. "Mendicanti di bellezza"

Grazie a Fabio Cavallari

 

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04/03/2009

MENDICANTI DI BELLEZZA

http://www.nicoli-sculptures.com/im/mendicante.jpg

Il mendicante è l’uomo assetato di desiderio, che riconosce di non potersi fare da sé, e per questo si affida e si lascia abbracciare dalla realtà del Tutto che lo precede, di cui si sente ospite inadeguato, sproporzionato, eppure irresistibilmente voluto bene. La sproporzione si spalanca proprio perché la povertà dell’uomo che vive nel bisogno è un dialogo aperto con un Tu da cui si scopre di dipendere: io sono “Tu che mi fai”, come tante volte abbiamo sentito ripetere. In effetti, è il senso di una oggettività che incombe quello che domina tutta la più genuina mistica cristiana, dalle sue prime scaturigini, neotestamentarie e patristiche, fino alle vette degli “spirituali” dei nostri tempi moderni. E un Tu oggettivo che suscita, accoglie e fa muovere l’io dell’uomo alla ricerca della sua pienezza(…)L’accento è posto sulla logica inesorabile di questa Vita che emerge dagli abissi del mistero di Dio, facendosi incontro al cuore dell’uomo, prima e anche al di là della piena lucidità della sua domanda lanciata verso gli orizzonti sconfinati del destino ultimo che salva la vita. Siamo resi spettatori del dispiegarsi di una storia di salvezza che non ci siamo creati da soli, che ci raggiunge nella terra di Betlemme della nostra condizione di uomini, e di cui l’avvenimento dell’incarnazione è il sussulto già trionfale che, dalla notte dei secoli, attraversa lo spazio del nostro universo(…).L’incarnazione di Cristo non è altro che il venire prepotentemente alla luce del movimento della grazia di Dio. È ciò in cui si riversa, per il suo interno dinamismo, senza che noi lo abbiamo voluto e tantomeno meritato, l’«amore gratuito di Dio», «invincibile e infinito», l’«amore misericordioso del Signore». Nel segno assolutamente fragile ed equivocabile del Bambino adorato dai pastori nella grotta del presepio, dentro il germe a prima vista insignificante di una realtà umana investita dal divino, si addensa la «manifestazione suprema della misericordia di Dio(…).

La bellezza di questa «relazione» coinvolgente sta nella positività umana che trascina con sé come promessa. Al fluire della grazia che raggiunge l’uomo attraverso l’offerta di Cristo per la nostra salvezza corrisponde l’eco perfettamente consonante del registro affettivo della «gioia»: la sobria e composta letizia cristiana. Lo sfondo su cui muove la dinamica del rapporto tra l’uomo e Dio è sempre e soltanto la «gioia di essere salvati»: la «salvezza è la nostra vera gioia». Leggi tutto Qui

( p. Mauro-Giuseppe Lepori: La vita si è manifestata. Omelie sull’attesa, l’avvenimento e la manifestazione dell’Incarnazione del Signore. Illustrate da acquerelli dell’autore, Genova-Milano, Marietti, 2008 )

 

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28/02/2009

RIPARTENZA

C'è una brutta aria in giro. La crisi, Eluana, gli attacchi sempre più frequenti a qualsiasi sicurezza, e il grande bisogno che si vede intorno a noi. Come affrontere tutto questo? Come superare questa tristezza che ti preme?
Poi .. uno parla con degli amici della montagna e del bello che vedono, poi .. uno legge un articolo di giornale che parla della bellezza e si riparte, si ricomincia: dal bello

Factum socio di  SamizdatOnLine

IL NOSTRO ENORME BISOGNO DEL BELLO
Marina Corradi, Tempi


È quasi scandalosa la risposta di don Giussani a quella missionaria che si sentiva impotente di fronte a tutta la sofferenza dei suoi bambini: non dimenticarti di ciò che ci meraviglia e commuove, è memoria di Dio

22:41 Scritto da: ritina5 in Bellezza | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arte, bellezza, cultura, vita, società | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

13/12/2008

IL FASCINO DI GESU'

…     http://sviluppo.centrodiascolto.it/2008/05/28/foto/264911.jpg   http://www.raucci.net/wp-content/uploads/2007/12/eugenio-scalfari.jpg 8
Giampaolo Pansa non finisce mai di stupire. E' appena uscito "Tracce" (il mensile di Comunione e liberazione) dove si trova una sua commovente confessione personale sul Natale. Prende spunto da due citazioni di Benedetto XVI e di don Luigi Giussani, la cui frase, scrive Pansa, "va dritta al cuore, non solo all'intelligenza. Mi ci ritrovo tantissimo, come mio modo di essere". Prima Pansa ha rievocato la sua infanzia, quando faceva il chierichetto. Poi è venuto al suo presente di grande giornalista laico. Confida: "Oggi, la sera, quando vado a dormire, con mia moglie preghiamo i nostri genitori". Diverse volte, negli anni scorsi, Giampaolo mi ha raccontato questo suo gesto di religiosità laica, compiuto da non credente. Da sempre i popoli hanno sentito i propri avi come intermediari col Mistero. Stavolta però, su "Tracce", Pansa ha aggiunto qualcosa di più e di stupefacente. Dice che con sua moglie parla di Dio, "ma non di un Dio anziano, col barbone. No, di un Dio bambino, buono, tenero. Penso a Dio con quelle fattezze, perché mi sembra più disposto a perdonare le mie sciocchezze, i miei peccati".
Già qui Pansa coglie, istintivamente, il cuore del cristianesimo. E aggiunge: "Ho sempre pensato che ci fosse il nulla dopo la morte. Ora ne sono sempre meno convinto. Preferirei che ci fosse il famoso giudizio". E ancora: "Natale è Dio che viene sulla terra, ma che resta perennemente bambino, che è buono". Ricordando quando faceva il presepio da piccolo, con la sorella, rammenta la tenerezza per quel fanciullo che nasceva da profugo, a quel freddo. Poi spiega: "Ecco, io sono rimasto a quel bambino lì, in quella capanna. Il Papa parla di ragione e ragionevolezza. Beh, io forse non sono un 'uomo ragionevole'. Lavoro molto con il cuore, con il mio bisogno. Non so se questa parabola mi porterà ad essere credente. Ma se dovessi riscoprire Dio credo che sarei guidato da quel bambino, dal Dio di Natale, dal Dio della nascita. E sarei spinto dal bisogno che ho di Lui. Lo avverto in un modo prepotente, soprattutto la sera, dopo aver lavorato tutta la giornata. Ho bisogno di Lui. Anche soltanto dieci anni fa non ci pensavo".
Confesso di essere ammutolito a queste parole. Pansa ci ha abituato al suo anticonformismo, alla sua totale libertà intellettuale: sia quella che traspare dai suoi articoli (dove dice sempre verità scomode), sia quella drammatica dei suoi libri storici con i quali ha demolito una retorica cinquantennale che esigeva omertà sul mare di sangue del nostro passato. Ma oggi la sua libertà morale supera l'ultimo tabù, quello che, nella società dei salotti senza tabù, nessuno mai osa violare: mettere il proprio cuore a nudo, confessare francamente l'immensa domanda di cui siamo fatti, lo struggente bisogno di perdono e di amore che "siamo". E il "bisogno di Lui" che abbiamo, come dice Pansa.
E' rarissimo, soprattutto fra gli intellettuali, trovare un coraggio così. Nella mia generazione ricordo soltanto Giovanni Testori (e prima, in parte, Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini). Per capire il coraggio di Pansa nel demolire l'ultimo tabù del nostro tempo, si può leggere sulle stesse pagine di Tracce la risposta sul cristianesimo di Ezio Mauro, direttore della "Repubblica". Si vede che Mauro ha studiato, con una certa pignoleria, l'argomento. Ha una sua cultura teologica. Giustamente sottolinea "il fatto storico di Gesù Cristo". Aggiunge pure che "questa presenza e queste parole hanno segnato la civiltà occidentale. E hanno segnato il modo in cui siamo cresciuti ed educati ed è una presenza importante dentro la nostra società". Ma tutto questo è una constatazione – per così dire – politica o culturale. Di fronte alla quale, per Mauro, non ci sono gli incasinatissimi esseri umani che siamo noi, ma ci sono due categorie astratte di persone – credenti e "non credenti" – che sono costituite a priori. Sembra che si sia nati già credenti o già non credenti. Sembra che non esistano ragioni né per gli uni né per gli altri. Sembra che non vi siano domande, né cambiamenti possibili. Quello di Mauro è il mondo di oggi: il mondo del partito preso. Conclude dicendo che lui non crede. Ma non ci dice perché. Non ci dice niente delle sue domande, del suo cammino o – per dirla con Pansa - di cosa pensa la sera, dopo una giornata di lavoro. E' l'Italia dei giornali. Dove esistono destra e sinistra, juventini e interisti, romanisti e laziali, etero e omo (che han preso il posto di uomini e donne), laici e credenti: tutte marionette di un teatrino di ombre, tutti Gabibbi dei salotti televisivi. Ma dove è difficilissimo vedere o ascoltare uomini, cioè creature di carne, che non sanno chi sono, che cercano veramente, che fanno domande o che cambiano (idee e vita) e fanno un cammino e scoprono e si sorprendono e si commuovono.
Viviamo un mondo virtuale, ma non virtuoso: irreale. L'irrompere del "fatto" di Gesù è lo choc più forte che riporti alla realtà. Che è palpitante, viva, contraddittoria, dolente. Fra coloro che rispondono a "Tracce" colpisce il filosofo Pietro Barcellona, il quale prima fa una constatazione analoga a quella di Mauro, una constatazione culturale ("La nascita di Gesù per me, che non sono credente, è il più grande evento della storia dell'uomo. Questa nascita è di una portata immensa"), ma poi si mette in gioco, esce dalla contrapposizione ideologica "credenti/non credenti" e fa parlare la sua umanità: "La frase del Papa ('occorre l'umiltà dell'uomo che risponde al'umiltà di Dio') è di una portata immensa perché è un punto di partenza. Comunque, questa nascita per me rimane un problema aperto, anzi un problema di carne che brucia".
Oggi sembra venuto il tempo in cui l'urto del "fatto" di Gesù si fa più facilmente largo nei cuori. Cosicché capita di leggere sulla Repubblica di una conferenza tenuta alla Luiss da Eugenio Scalfari durante la quale, ad un certo punto, il fondatore del quotidiano "confessa di essere da sempre 'profondamente colpito e innamorato della figura di Gesù e delle sue predicazioni evangeliche, pur non credendo nell'Assoluto' ". E poi aggiunge che questo fascino per la figura di Gesù è un "terreno comune" su cui credenti e non credenti , laici e cattolici, "possono incontrarsi, dialogare", persino "collaborare".
Sarebbe interessante saperne di più, capire meglio. Si ha la sensazione che vi sia spesso, in molti, un'attrazione trattenuta, imbrigliata. Come di uno che sbarcasse su un bellissimo continente sconosciuto e, pur essendone incantato, affascinato, avesse paura di inoltrarvisi (paura di esserne travolto? Di dover ribaltare le proprie idee, la propria immagine di sé?). Così si fa un po' di violenza a se stessi e si rimane sulla soglia, ci si nasconde in un'etichetta.
Spesso questo fascino di Gesù Gesù ci raggiunge attraverso lo stupore per l'umanità eccezionale dei suoi amici. Uomini del nostro tempo che hanno nel volto la sua stessa Bellezza. Pippo Corigliano ha raccontato di aver ricevuto, quando è morto Karol Wojtyla, la telefonata di Antonio Ramenghi, vicedirettore dell' Espresso: "mi disse che la direttrice del settimanale, Donatella Hamaui e gli altri membri della direzione, desideravano vegliare brevemente la salma del Santo Padre ma per motivi di lavoro non potevano attendere in fila per una giornata intera… Come sono imprevedibili i sentieri della Provvidenza! Chi l'avrebbe detto, vent'anni prima, che mi sarei trovato con l'intera direzione dell'Espresso a pregare nella Basilica di San Pietro!".
Quel papa polacco aveva stupito i cuori di tutti. Anche all'Espresso. E, come dicevano i filosofi greci, "la meraviglia è l'origine del conoscere". Ma poi la conoscenza piena è un'avventura da sperimentare, un cammino che ha bisogno di andare avanti nella scoperta. Con il Natale entra nel mondo la Realtà. Solo facendosi violenza si riesce a chiudere gli occhi o a reprimere il suo fascino a un'emozione episodica.

Antonio Socci
 
 
Indagine su Gesù

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24/10/2008

LA BELLEZZA CHE RISOLLEVA

Mi ha colpito positivamente leggere questa riflessione di Pupi Avati su Il Giornale di stamattina. Parla della bellezza. Si cita spesso la celebre frase di Dostojevski "La bellezza salverà il mondo", ma ci si dimentica che detta  così è monca; perchè, prosegue con; è la Bellezza di Cristo che salverà il mondo. La bellezza della "cometa nello spazio siderale" di Avati, è nient'altro che un'icona del Mistero che si mostra agli uomini, che sottente la realtà tutta. Ma questo Pupi lo sa.

"Ogni essere umano ha sperimentato la sconfitta nei suoi multiformi aspetti. C'è chi l'ha usata, con la nefanda complicità dei media, come alibi per imboccare la strada della resa, chi invece l'ha saputa sublimare, trasformandola in strumento di crescita. È comunque consigliabile non attribuire sistematicamente agli altri la responsabilità dei nostri fallimenti.

Cercherò di riassumere come io reagisca ai non pochi insuccessi che contrassegnano la mia lunga carriera essendo il mio mestiere ad altissima visibilità e quindi ad altissimo rischio. Un mestiere che ti costringe ad accattonare continuamente il consenso dei più. Queste le ragioni per le quali l'insuccesso nel nostro campo è difficilissimo da metabolizzare. L'età e quindi l'esperienza, anziché dotarti di quegli strumenti utili ad affrontare una sconfitta, ti hanno reso più fragile, più vulnerabile, più suscettibile.

La negazione di apprezzamento a un tuo film si estende così a tutta la tua carriera riverberandosi addirittura sull'intero contesto familiare. A ridosso di un insuccesso si cancellano viaggi, cene, acquisti. Ci si rende indisponibili alle effusioni così come non si cambia più la tappezzeria del salotto, si disdice la settimana bianca, non si risponde alla corrispondenza e ai fattorini non viene più data la mancia. L'insuccesso ammorba di sé tutto il tuo presente. Ti incattivisce. Sai bene che così esplicitamente sconfitto ti sarà difficile uscire per strada, sfigurato dai tanti cazzotti che ti hanno mandato al tappeto. Così malconcio ti sarà impossibile chiedere di essere messo nuovamente alla prova.

E allora cosa fare? Il mio metodo, da considerarsi del tutto personale, consiste nell'esporre il mio disappunto all'abbacinante bellezza del mondo in cui abbiamo lo straordinario privilegio di vivere. Riempirmi di quella profonda misteriosa serenità, che riesco a ritrovare nell'accedere a una situazione dove il tempo è più grande. Nel film «Ma quando arrivano le ragazze?» so di aver sufficientemente esemplificato cosa intendo con tempo più grande. In quel racconto la dolorosissima scoperta del giovane protagonista di essere privo del talento necessario per diventare grande musicista coincide con l'appalesarsi e con lo scomparire nella notte siderale di una cometa.

L'amara esperienza di quel ragazzo, esacerbato dal senso di fallimento, si compara con il manifestarsi di questo immenso asteroide, in un cielo più sconfinato di tutti i cieli. È nell'accadere di questi due eventi, assolutamente incommensurabili e tuttavia simultanei, che lo smacco riservato a quel giovane si riduce a un nonnulla, stemperandosi. E così si placa il suo rancore. Di queste contiguità così speciali a cui ricorrere ognuno di noi dovrebbe aver fatto provvista, per le giornate difficili.

Il Foro Romano è un luogo fra i tanti capace di esercitare su di me questo straordinario effetto terapeutico. È lì, nel sacrale silenzio di quelle rovine, di quei templi, di quei palazzi in cui la storia si perde nella leggenda, che ho trascinato più volte a viva forza le mie piccole, squallide, imbarazzanti sconfitte professionali. E lì, nel confrontarsi con la commovente bellezza della classicità, con quel tempo più grande, che le ragioni del mio risentimento divengono insostenibili. È quella stessa bellezza a travolgermi fiaccando ogni astiosità. E allora nel vagone della metro che mi riconduce a casa guardo le persone che lo affollano, che non mi sono più estranee e delle quali più non diffido."

Pagina  12 Il Giornale

13:16 Scritto da: ritina5 in Bellezza | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (1) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook