05/10/2010
E la chiamano medicina
Il Nobel a Edwards e i corifei del Mondo Nuovo
Può sembrare irriguardoso ricordare che la tecnica di fecondazione umana in vitro, che ha guadagnato al pioniere britannico Robert Edwards la punizione del Nobel per la Medicina, altro non era che il perfezionamento di un procedimento veterinario già largamente usato su conigli e mucche. I corifei della provetta, che ieri hanno celebrato il loro festival della banalità e della menzogna (la Fiv non guarisce affatto la sterilità. La aggira in un numero tuttora modesto di casi, visto che, a trentadue anni dalla nascita della prima bambina concepita in vitro, la percentuale di successo delle tecniche non si schioda dal trenta per cento), glissano sulle illusioni, le mitologie, i sogni di padroneggiare i meccanismi della creazione che rappresentano la vera “ragione sociale” di quelle tecniche.
Il big bang antropologico inaugurato da Edwards è quello che oggi ci fa parlare di “prodotto del concepimento” e non di figlio. E’ l’idea della “creazione” della vita in laboratorio, materiale biologico tra gli altri; è la separazione della procreazione dal sesso, dopo che il sesso era stato separato dalla procreazione con la contraccezione; è il cambiamento nel modo di rappresentare la generazione, i rapporti di parentela, il venire al mondo. Dalle provette di Edwards sono uscite le anticipazioni di quel Mondo Nuovo alla Huxley che oggi vive lautamente di compravendita di ovociti, di uteri in affitto, di fabbricazione di embrioni umani a fini di ricerca, magari ibridati con embrioni animali, di invenzione di coppie di genitori dello stesso sesso, di embrioni sovrannumerari conservati nell’azoto liquido e poi distrutti, o selezionati in provetta per ottenere un figlio dal corredo genetico “ottimale”. E la chiamano anche medicina.
Fonte
12:00 Scritto da: ritina5 in Biologilandia | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala
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21/05/2010
E l'uomo finalmente sarà come Dio
Riporto un annuncio dell'Ansa
"L'annuncio su Science della costruzione della prima cellula batterica artificiale dal gruppo americano di Craig Venter: ''E' capace di autoreplicarsi''. Il punto d'arrivo sarà una forma vivente interamente costruita in laboratorio."
Al colmo dell'entusiasmo ho dato la "Buona Novella" ad alcuni cari amici, perchè potessero condividere con me, e con tutto l'orbe terraqueo, la strepitosa notizia! Un caro amico, Berlicche, mi ha risposto raccontantomi una storiella sfiziosa e ironica, che vi propongo. Buona lettura!
"Un gruppo di eminenti scienziati si raduna e giunge alla conclusione che ormai la tecnica umana è così avanzata da potere fare a meno di Dio. Così scelgono la persona più rappresentativa tra di loro e la mandano da Dio a dirgli che può farsi da parte. Lo scienziato va da Dio e gli dice: "Dio, abbiamo deciso che non abbiamo più bisogno di Te. Adesso cloniamo la gente e facciamo cose miracolose, quindi perchè non ti ritiri e basta?" Dio ascolta con pazienza e poi dice: "Va bene, però prima facciamo una gara di creazione dell'Uomo". Al che lo scienziato replica, "Ok, ci sto!" Ma Dio aggiunge, "però facciamo come ai vecchi tempi della creazione di Adamo". Lo scienziato dice "Nessun problema!", si china e raccoglie una manciata di terra. Dio lo guarda e dice, scuotendo la testa: "No, No! Va a procurarti la TUA terra!"
11:24 Scritto da: ritina5 in Biologilandia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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31/10/2009
Come può la scienza partorire come se fosse Dio le sue creature?

L’ultima scoperta annunciata nel campo della genetica è una vera diavoleria. Proprio in senso etimologico. Diavolo viene da “dia-ballein”, separare, dividere, spezzare. E che cosa c’è di più distruttivo, frantumante della natura umana che separare completamente il nascere di un bambino da qualsiasi padre o madre umani?
Questo è quanto annuncia il tabloid Mail citando la rivista Nature: la ricerca condotta alla Stanford University darebbe la possibilità di ottenere sperma e ovuli dalle cellule staminali. Insomma, questa scoperta implicherebbe la possibilità di generare bambini con macchina e alambicchi, cioè facendo a meno dei genitori. Naturalmente, per il momento, tutto questo è troppo scandaloso per essere digerito dall’uomo comune. Ed ecco allora all’opera, dopo il genio delle staminali, il genio del marketing. Si cerca di mostrare come tutto questo in fondo sia buono e giusto, perché - in attesa di arrivare a quell’esito favoloso (e orrendo) ma un pochino eticamente dubbio - intanto grazie a queste tecniche si può coadiuvare la terapia contro la sterilità.
I ricercatori avrebbero individuato il giusto mix di vitamine e componenti chimiche da far interagire con le cellule staminali per trasformarle in ovuli e sperma. Gli spermatozoi così ottenuti, dice la rivista, hanno la testa e la coda più piccola di quelli naturalì ma sembrano comunque in grado di poter fertilizzare un ovulo.
Interessante: per aiutare la lotta contro la sterilità si usano cellule da embrioni. Si ammazzano esseri umani sia pur microscopici per consentire a qualcuno che è sterile di sperare di generare lui embrioni che magari invece di vagire dopo nove mesi, saranno anch’essi fatti a polpette per la salute di un altro pirla di maschio.
Scusate il linguaggio aspro. Ma la realtà deve pur essere comunciata con parole abbastanza furenti. Qui siamo ben oltre la fecondazione artificiale. In quel caso la riproduzione è semplicemente scissa dall’atto d’amore, ma il seme e l’ovulo restano comunque di un maschio e di una femmina identificabili, con un nome e un cognome. Qui siamo alla scienza che partorisce come se fosse Dio le sue creature.
Nella cultura classica, ben prima cioè del cristianesimo, questa pretesa di sostituirsi a Dio, di rubargli il fuoco della creazione, era chiamata “ybris”: ossia l’empietà, la rinuncia alla pietà che nasce dal rapporto tra un padre e un figlio.
Noi lo sappiamo bene cosa diranno gli scienziati di questa avanguardia mostruosa.
Sosterranno che l’uomo ha non solo il diritto, ma anche il dovere di andare oltre le colonne d’Ercole del vecchio sapere. In realtà questo non è un “andare oltre”, bensì un “andare contro”. Significa annichilire il senso della dipendenza che chi nasce ha dal padre e dalla madre. L’uomo diventa esperimento di se stesso.
Si sosterrà anche che poi resta comunque la libertà o meno di fruire di questi metodi, non sono mica obbligatori. Peccato che chi da questi strumenti eventualmente dovesse venire al mondo non l’avrà scelto. Nascerà non secondo natura, ma sulla base di protocolli di qualche imbecille gonfio di premi Nobel, e grazie a questi tizi diabolici gli sarà imposto un peso psicologico ed esistenziale che nessuno mai nella storia umana ha avuto. Ci sono stati molti casi infatti di bambini che non hanno conosciuto padre e madre, molti sono stati uccisi dal padre o dalla madre, oppure abbandonati. Non era mai successo che la fonte paterna e materna fosse occlusa in origine.
Resta un fatto però, quand’anche leggi assurde lo consentissero, o comunque qualcuno mettesse in pratica questi marchingegni diabolici per “fare un bambino”; resta il fatto che chi dovesse nascere anche in questa maniera abominevole sarebbe “fatto”, non costruito da sé, ma dipendente, bisognoso d’amore. Non un mostro ma pienamente uomo. E da uomo distruggerà quelle macchine che volevano sostituirsi al suo desiderio di essere figlio di una donna e di un uomo.
14:11 Scritto da: ritina5 in Biologilandia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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21/04/2009
CREDULONI
Che cosa buffa; pur di non ammettere che ci sia un Creatore, un Dio, all'origine dell'universo, si sfrena la fantasia inventando e proponendo ipotesi fanta-scientifiche che, per l'originalità e l'assurdità, fanno dormire sonni beati; il Mondo è ancora tanto giovane... c'è ancora tempo per vivere!
"Per indurre a riflettere coloro che si assumono la responsabilità di insegnare la religione cattolica, vogliamo trascrivere quanto abbiamo letto in un trattatello scientifico sull’origine della vita, adottato in una scuola cattolica: "L’uomo primitivo, scrive l’autore, impossibilitato a contrastare le schiaccianti forze della natura, tentava di esorcizzarle aggrappandosi a fantasticherie confortanti, nella credenza che buona parte di ciò che si immaginava potesse essere reale…
Questo ‘pensiero magico’, questa ‘fede nell’incantesimo’ rimase a lungo l’unica spiegazione dell’origine della vita ed ancora oggi molti preferiscono spiegare la comparsa dei viventi ricorrendo all’ipotesi di un atto creativo di un’entità onnipossente, piuttosto che utilizzare razionalmente e criticamente i dati scientifici di cui disponiamo".
La vita, il mondo, l'universo si sarebbero fatti da soli... per caso... in miliardi di anni, partendo da un protozoo da cui derivarono per innumerevoli passaggi tutti gli esseri viventi compreso l'uomo.
La materia vivente è costituita da proteine ed altre sostanze. Le proteine sono formate da aminoacidi.
Basterà dunque dire che in origine... vi era un brodo primordiale... nel quale si sarebbero formati per caso degli aminoacidi e da questi le proteine e da queste gli esseri viventi, piante e animali, compreso l'uomo....
La vera scienza dimostra che è una cosa semplicemente assurda che degli aminoacidi da soli… per caso… (posto che si siano trovati liberi… in quel brodo primordiale…) si dispongano uno dopo l’altro nell’ordine necessario a formare una proteina, a parte il fatto che è stato calcolato che sarebbero necessari due miliardi di anni, perché, per caso, si formasse un solo aminoacido! Gli aminoacidi sono una ventina e le proteine sono formate da centinaia di migliaia di aminoacidi....
Quanto poi ai "dati scientifici…utilizzati razionalmente e criticamente" si deve constatare che non portano a nessuna sensazionale rivelazione sull'origine della vita che rimane un mistero a meno che... la vita sulla terra non derivi da spore che verrebbero formate negli spazi interstellari e andrebbero poi ad inseminare i pianeti. E' questa infatti una ipotesi che viene oggi presa in considerazione senza che la gente si accorga quanto vada errando la mente umana nel proporre ed accogliere delle fantasticherie insostenibili pur di non prendere nemmeno in considerazione l'esistenza di Dio."
(Anna Maria Cenci, I sei giorni della Creazione, Progetto Editoriale Mariano).
Fonte: Il Covile
20:28 Scritto da: ritina5 in Biologilandia | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala
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