19/09/2010
Manconi-Morresi a scuola
Dal verbale delle Regie Scuole Il Foglio, inizio d’anno scolastico 2010, classi speciali elementari per geni multitasking. In classe terza l’alunno Manconi s’è rifiutato come al solito di fare il compito di Bioetica Tecnologico- Razionale sul confronto (con dati) tra ricerca su staminali embrionali e staminali adulte. Appena la maestra ha dato il compito, ha sputazzato con una cerbottana fatta con la bic contro una compagna che subito l’ha aggredito spingendolo a terra: “Aaaahhh maeeeeeestra!!!! L’Assuntina m’ha dato una spintaaaaaa!!!!! E io non lo faccio il compito!” Maestra: “Assuntina va’ fuori!!! Manconi fai il compito!” Manconi: “No! sono indignato! E poi io so tutto, non ho bisogno di fare i compiti, non ho niente da mostrare.” Maestra: “Ma l’hai studiato il capitolo delle staminali o fai come sempre?” Assuntina (cantilenante): “Tanto non sa niente, Manconi non sa mai niente, Manconi non sa mai niente!” Maestra: “Assuntina va’ fuori t’ho detto! Dai Manconi, è un compito facile questo, è solo l’inizio anno… Non ti ricordi cos’è venuto fuori dalle ricerche? Dai è facile…” L’Assuntina (strillando trionfante): “…un cazzo di nulla!!!” Maestra: “Assuntina! Dal preside!” L’Assuntina: “No il preside no! mi fa paura il preside!” Manconi: “Ecco! brava maestra! Non si dicono le parolacce, brutt’Assuntina! (sottovoce) stronzina!” Assuntina: “Sei solo chiacchiere e distintivo, polletto, chiacchiere e distintivo!” Maestra: “Manconi, t’ho sentito! Anche tu dal preside! vi faccio sospendere tutt’e due!” Sono stati convocati immediatamente entrambi i genitori degli alunni dal preside Ferrara, che con la nuova riforma scolastica delibererà secondo coscienza ma solo dopo il viaggio di Benedetto XVI in Inghilterra, ma chiede a codesto ministero, tempestivamente e in conformità alla nuova riforma scolastica, indicazioni ulteriori sulle norme disciplinari inerenti alle scuole con classi speciali quale la scrivente. Corretti saluti.

21:56 Scritto da: ritina5 in Diavoletti e diavolacci | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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10/09/2010
La purezza del diavolo
Il primo avversario della Chiesa non è l’ateo», perché Satana non dubita di Dio né della sua dottrina. Intervista a Fabrice Hadjadj
Conosce alla perfezione le verità della dottrina cristiana e non ne dubita. È perfettamente casto e non ha mai commesso un peccato di lussuria in vita sua. Dona gratuitamente del suo senza esigere contropartite materiali. Eppure è il nemico assoluto di Dio e dell’uomo, menzognero, omicida e tessitore di inganni. È il diavolo, l’angelo ribelle. Questo ritratto geniale e sconcertante di Satana si trova nelle pagine di La fede dei demoni, l’ultimo libro di Fabrice Hadjadj tradotto in italiano (da Marietti).
Lo scrittore francese parte di qui per sviluppare una tesi suggestiva: l’ateismo e i peccati della carne, frutto dell’ignoranza e della debolezza umana, non sono i mali peggiori. Molto più gravi per le loro conseguenze sono gli spiritualissimi peccati propri del diavolo, soprattutto quando vengono compiuti dai cristiani: superbia, invidia, odio e disprezzo, vizi dello spirito, sono la base delle più grandi sciagure e di permanenti divisioni fra gli uomini. Per questo il diavolo li ispira continuamente. Dopo l’estate italiana dei giudizi sprezzanti distillati da tribune cristiane, delle gare di purezza e di sputtanamenti fra politici, difficile dare torto ad Hadjadj. Il quale indica anche la strategia per respingere l’assalto diabolico: affidarsi all’incarnazione, cioè alla carne di Cristo e alla carne di Maria, prefigurata nel Genesi come la donna che senza sforzo o paura schiaccia il serpente demoniaco sotto il proprio tallone. Contro ogni superbia, imparare da Maria l’apertura alla Grazia. Perché Maria è accoglienza della Parola di Dio che si fa carne, mentre il diavolo è il contrario dell’accoglienza. È orgoglioso, trae tutto da sé e non vuole ricevere.
Fabrice Hadjadj, il diavolo non è ateo, e perciò, lei dice, l’antitesi fondamentale non è quella fra teismo e ateismo, ma quella fra conoscenza e riconoscimento di Dio. Cosa vuol dire?
Anzitutto va notato che il primo riconoscimento di Gesù Cristo come figlio di Dio nel Vangelo non è quello di san Pietro o degli altri apostoli, ma dell’indemoniato di Cafarnao. Nella sinagoga di quella città un indemoniato incontra Gesù e il diavolo che possiede quell’uomo dice: «Io so chi sei tu, il Santo di Dio». Notare questo ci obbliga a rimetterci in discussione, perché forse non abbiamo le idee chiare sull’identità del nemico radicale e della natura della vera lotta: che non è quella contro l’ateo o il libertino, ma contro un’intelligentissima creatura spirituale. Un puro spirito, ovvero uno spirito impuro che è puro spirito. Pertanto non sarà appellandosi alla mera spiritualità che lo si potrà affrontare: quella è una specialità del demonio, che ha per progetto di ridurre il cristianesimo a uno spiritualismo. Lo scopo del mio libro non è soltanto di ricordare che la fede non è mera conoscenza, ma è riconoscimento che anima il cuore; è anche ricordare che la fede non è evasione in un mondo etereo, ma incarnazione. Dio ha voluto donarci la sua Grazia attraverso la carne, ed è nella carne e attraverso la carne che noi lo raggiungiamo. I grandi teologi ce l’hanno spiegato: il primo peccato del diavolo è stata l’invidia, scaturita dal fatto di sapere che il Verbo si sarebbe incarnato. Satana è inorridito all’idea che Colui che era spirito, e dunque aveva una connivenza speciale con gli angeli come lui, potesse farsi carne, e che gli angeli, puri spiriti, avrebbero dovuto adorare la carne, una carne umana.
Lei distingue fra la fede come dono di Grazia, che gli uomini sperimentano, e la fede come perspicacia dell’intelligenza naturale, che attribuisce ai demoni. In cosa sono differenti?
Gli angeli, compresi quelli caduti, hanno un’intelligenza più sviluppata della nostra. A loro i segni dell’agire di Cristo e della Chiesa sono sufficienti per ammettere che c’è qualcosa che viene da Dio. Per quanto attiene alla fede come dono di Dio, la fede che opera attraverso la carità, questa passa attraverso motivi di credibilità, perché l’atto di fede non annulla la ragione, non è un salto nell’assurdo. Ma i motivi ragionevoli non sono sufficienti a costringere l’intelligenza umana alla fede. L’uomo entra in essa attraverso una sorta d’umiltà, di abbandono. Al cuore della fede come dono c’è un atto di amore: non c’è semplicemente l’intelligenza che riconosce un fatto oggettivo, come nel caso dei demoni, ma un’intelligenza che chiama in causa il cuore e implica un atto di volontà. La volontà pone un atto di adesione, di fiducia, in una sorta di penombra. La fiducia, come ogni atto di amore, non si colloca né in piena luce né nelle tenebre, ma in una penombra. Nel Credo noi non diciamo: «Credo che Dio è così e cosà, è onnipotente e creatore». Noi diciamo: «Credo in Dio». Ed è l’“in” del modo accusativo del latino: «Credo in unum Deum». Cioè c’è un movimento per andare verso. Invece i demoni dicono: «Credo Deum», credo Dio. Cioè c’è l’intelligenza ma manca il cuore. E siccome è una fede prodotto delle sole forze del soggetto, è automaticamente orgogliosa. Lo si è visto a Cafarnao: il diavolo dice «io so chi se Tu». La prima parola è “io”. Continua QUI
13:33 Scritto da: ritina5 in Diavoletti e diavolacci | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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30/07/2009
Elogio dei viziosi
Avere piccole valvole di sfogo ci rende normali. Lo sapeva san Escrivá de Balaguer

«Se non fumi e non bevi, morirai sano». Pare a noi che dell’antica saggezza di codesto proverbio russo oggi si sia persa traccia. Lotta al tabacco (sulla copertina di Famiglia cristiana), lotta all’alcol (nelle vie milanesi), lotta all’amore (nel “lettone di Putin”), lotta alla flatulenza delle mucche australiane (come bucano l’ozono loro, non lo buca nessuno). Per i viziosi non c’è scampo. Eppure un mondo senza di loro sarebbe più inaffidabile. Perché il vizioso – se è tale, cioè consapevole di esserlo, ché altrimenti è solo un allocco – è la persona giusta da cui comprare un’auto usata. Il vizioso sa di avere una debolezza, non sa resistervi, ma ciò non gli impedisce di condurre positivamente la vita. Anzi, proprio perché la sua meschinità ha una piccola valvola di sfogo, si può star certi che non sarà capace di grandi frodi.
Chi ama invece presentarsi come irreprensibile – condizione umanamente impossibile – celerà le sue nere miserie nell’ombra per poter predicare la virtù in pubblico. Ma quelle, da piccole, si faranno grandi, fino alla frustrazione, fino alla tragedia (Hitler era un igienista vegetariano). Avere piccoli vizi allegri è auspicabile, come ben sapeva san Josemaría Escrivá de Balaguer che, avendo saputo che dei tre primi sacerdoti dell’Opus Dei nessuno fumava, ordinò che almeno uno cominciasse a farlo. «Perché – disse – su tre persone “normali” almeno una fuma». Solo uno dei tre obbedì: era Álvaro del Portillo, suo primo successore.
Da Tempi
14:13 Scritto da: ritina5 in Diavoletti e diavolacci | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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04/10/2008
CATTIVI MAESTRI - 2
Caro Malacoda, demonio e allievo mio,
L'educazione della gioventù non dev'essere assolutamente trascurata. Anzi, dev'essere una delle nostre massime priorità.
Se esamini le statistiche troverai impressionante il numero di peccati commessi da persone esasperate per i propri figli o per quelli altrui. Un pargolo opportunamente agitato è una bomba dirompente per i nervi degli sfortunati che gli stanno intorno. Ira; pensieri omicidi; odio; il pianto di un bimbo innocente, specie tra le due e le tre di notte, può essere più efficace della prima pagina di un quotidiano.
Sarà quindi tua cura fare sì che i genitori lascino i piccoli mostri più liberi possibile, che giudichino ogni educazione una corruzione della primitiva bontà dei frugoletti, che li considerino angioletti naturalmente buoni. E siano quindi pronti ad esaudire ogni capriccio per evitare i loro piagnistei. Quando quelle bestioline capiranno che basta lagnarsi e protestare per ottenere ogni cosa niente li tratterrà più. Cresceranno pieni di quell'egoismo che ci piace tanto. E, diventati a loro volta genitori e maestri, lo insegneranno poi alla generazione successiva.
E, dopo averli sopportati, c'è chi considererà il nostro inferno una vacanza.
Tuo zio Berlicche
P.S: vero che ti ho allevato bene?

Grazie al blog amico Berlicche
12:48 Scritto da: ritina5 in Diavoletti e diavolacci | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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18/09/2008
PER NOI DIAVOLI RATZINGER E' UN GUAIO

Mio caro Malacoda, ovviamente ti sarai perso il discorso di Benedetto XVI al College des Bernardins a Parigi, quello scambiato per una lectio agli intellettuali, mentre era, se lo leggerai attentamente, rivolto soprattutto al popolo di Dio e ai suoi pastori. Io ti ho detto di marcarlo stretto questo Papa, ma tu non mi dai retta. Cos’ha detto Joseph Ratzinger di così nocivo per noi? Non che l’Europa deve inserire nella sua Costituzione i valori cristiani su cui si è fondata, ma – affermazione molto più pericolosa – che la sua radice è di natura religiosa, tutto discende dal “quaerere Deum” cui si dedicarono i monaci senza «l’intenzione di creare una nuova cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato». Non è opera da intellettuali. Ma è «a causa di questa ricerca» che diventarono importanti le scienze, le lettere e il lavoro, «la ragione e l’erudizione». E se lo sviluppo della ricerca è conseguenza della preghiera (“ora”) ogni presunta opposizione tra Chiesa e scienza va a farsi benedire. Ma c’è di peggio, ed è la vicenda del canto. Dopo quarant’anni in cui la musica era assurta a simbolo del ribellismo o del disimpegno il vecchio teologo pretende di occupare anche questo territorio. Ricordo un prete che per spiegare la creazione diceva: «Dio era molto felice, così felice che si mise a cantare. Il creato è questo suo canto». Credevo fosse una sua fissa, ora dal pulpito più alto sento ribadire che è essenziale per un uomo e per una civiltà «riconoscere attentamente con gli orecchi del cuore le leggi intrinseche della musica della stessa creazione», pena il cadere nella «zona della dissimilitudine», smarrire se stessi. C’è chi individuò il tarlo della società occidentale nella “crisi del cappello” (gli uomini non lo portano più e quindi non salutano più con deferenza – togliendoselo appunto – i loro simili), ma era un sociologo, ben più serio è se un Papa dice che il vulnus del cristianesimo è la crisi del canto. È la morte del moralismo (e di tutta la rendita che ha significato per noi). Con la fine dell’eticismo imperante, da questo discorso potrebbe discendere anche il tramonto della Parola come idolo. La Parola – dice Ratzinger – è cosa troppo importante per essere ridotta a regola, la Parola di Dio è rapporto, quindi «legame e libertà», «ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana… attraverso gli uomini… e la loro storia». Per questo «il cristianesimo non è semplicemente una religione del libro». Capisco che il professor Schiavone (vedi Repubblica del 15 settembre) si entusiasmi e cerchi di approfittarne: il Papa ha detto che «tutto è storia». In realtà ha detto che «questa Parola crea la storia», «continua a lavorare nella storia e sulla storia degli uomini» dato che «in Cristo Dio entra come persona nel lavoro faticoso della storia». La conseguenza è quindi che la storia non è più autonoma (se mai lo è stata), non può censurare questo attore che opera al suo interno, perché «il fatto del Logos presente in mezzo a noi, è ragionevole». Infine, visto che di storia si parla, il giudizio storico che stronca le nostre velleità: l’Europa oggi è come il mondo greco-romano ai tempi di san Paolo, nel suo disordinato cammino a tentoni cerca il “Grande Sconosciuto”, nel cuore del suo dimenarsi e del suo bestemmiare «è nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto». Hai presente il guaio per noi se qualcuno si alza nelle accademie, nelle università, nelle chiese e (non come citazione) dicesse: «Io ve lo annuncio»?
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche - Da Tempi
18:09 Scritto da: ritina5 in Diavoletti e diavolacci | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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