15/09/2009
Intimid-Azione
Era stato annunciato sui giornali, ora sono arrivate. Sto parlando delle denunce promesse dal padre di Eluana Englaro, qualche mese fa, nei confronti degli audaci che avevano osato parlare della morte della ragazza come di un omicidio legalizzato. In effetti un uso assolutamente sbagliato e strumentale dei termini: non si può chiamare "legalizzato" ciò che legale non è stato mai, ma voluto pervicacemente come un unicum inteso a fare male, a dividere, a colpire, a spezzare. (continua)
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12/09/2009
Colpirne 10 per educarne 100

Di fronte alla vicenda di Eluana Englaro si è mossa l’Italia, e non solo i cattolici. Quanti si sono ribellati all’idea di far morire di fame e sete una persona, ancorché in “stato vegetativo persistente”! Forse i toni sono stati aspri, ma come essere “educati” quando si tratta di difendere una vita innocente?
Ebbene, che cosa è accaduto? Non solo si è fatta morire Eluana, ma ora, con una iniziativa che ha dell’incredibile, si vogliono perseguire coloro che hanno definito questa azione “omicidio”, sia pure legalizzato. E sono partite le denunce a 30 (trenta) (più o meno) siti che hanno usato questo termine. L’Italia si muove, e 30 siti vengono incriminati? Forse Beppino o i suoi Legali sono rimasti ai tempi delle Brigate Rosse: colpiscine uno per educarne cento! Beh, sono finiti, speriamo, quei tempi e credo che chiunque abbia a cuore la difesa della vita dirà: «C’ero anch’io».
Beppino, abbi il coraggio di guardare la realtà, non spaventarti se in molti, in Italia e nel mondo, (certo più di 30 siti) hanno giudicato il tuo gesto. Del resto la tua presenza continua sui vari mezzi di comunicazione ha voluto significare “parliamone!” (spero non solo “datemi ragione”, ma anche “datemi le ragioni”).
Ora, se chi ha cercato di dare delle ragioni, diverse o discordi dalle tue, deve “pagare” questo affronto, allora mi pare che si sia perso il senso del dialogare tra uomini.
Sono cattolico e sacerdote: e so per esperienza che mostrare la faccia ed esprimere le proprie opinioni va incontro a incomprensioni e giudizi (a volte anche malevoli): ma per questo non ho mai preteso di chiedere alla giustizia di “fare giustizia”. Preferisco, da sempre, la “forza delle ragioni” alle “ragioni della forza”. E questo mi ha fatto incontrare molti uomini, anche su posizioni diverse dalle mie.
Coraggio, guardiamo la realtà!
Don Gabriele Mangiarotti
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Pandolfi, M - La vita in gioco. Eluana e noi
Fonte: CulturaCattolica.it
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08/03/2009
MADRE ANNALISA NAVA RICORDA ELUANA
Dopo un mese che Eluana Englaro è morta, l'eco degli avvenimenti che hanno preceduto e poi seguito tutta la vicenda immediatamente dopo la sua dipartita non si è ancora dissolto. Non foss'altro che è in corso una difficile discussione sul disegno di legge relativo al testamento biologico o fine vita come più semplicemente si vuole dire, allo scopo di mettere dei paletti giuridici affinchè un altro caso Eluana non ripeta più. Ma soprattutto dopo un mese è Madre Annalisa Nava superiora dell'Istituto Misericordine di Lecco, dove Eluana è stata accudita con grande amore e affetto in tutto e per tutto per ben diciasette anni, a ricordarla. Anche con discreta sofferenza e malinconia, ma come se Eluana fosse ancora tra noi. Anzi Eluana sarà per sempre con tutti noi che non l'abbiamo conosciuta ma che comunque ci ha scosso-paradossalmente e provvidenzialmente- coscienza, intelligenza e libertà personali.
"Dopo la morte di Eluana è stato chiesto un rispettoso silenzio: abbiamo sperato che questo potesse dare a ciascuno la possibilità di riflettere senza condizionamenti massmediatici. Purtroppo il silenzio è stato continuamente, e a volte brutalmente, infranto per dire falsità sulla stato di Eluana e per accusare di violenza e di disumanità chi per anni l'ha curata con l'affetto tenero e con la doverosa professionalità e si è reso disponibile a continuare a farlo nel silenzio e con semplicità". Così inizia la lettera di Madre Annalisa, con un tono misto di amarezza e desiderio di ristabilire la verità di quello che è stato in questi anni nel rapporto con Eluana. "Affetto tenero e professionalità". E' il realismo cristiano di chi non vive sulle nuvole, non fa proclami astratti di massimi sistemi, che coniuga esperienza e responsabilità. Ricordando, poi, come anche per "Giuda il traditore", era "uno spreco" il fatto che "una donna cospargesse i piedi di Gesù di olio profumato prima della sua crocifissione", non è vero che sia spreco dare amore ad una "persona ritenuta morta".
"Noi suore-continua la Madre Superiora-siamo state chiamate per vocazione a continuare la missione di versare l'olio sulle sofferenze dei fratelli, come ha fatto e insegnato Gesù durante tutta la sua vita". Andando per città e villaggi, confortando e curando ogni infermità del popolo, Gesù "non ha mai detto a qualcuno 'la tua vita non è degna di essere vissuta' oppure 'lasciatela morire', anzi ha persino resuscitato i morti". E poi un invito : "Forti di queste convinzioni i cristiani dovrebbero invadere la società di solidarietà per condividere situazioni simili a quelle della famiglia di Eluana, e questo dovrebbe essere visto come cosa buona". Non manca un'altra amara considerazione ma chiara nei termini, che esprime preoccupazione perchè "si fa strada nell'opinione pubblica il capovolgimento dei valori e la falsità che presenta come 'violenza disumana' il prendersi cura delle persone più disagiate mentre chiama 'eroi della libertà' coloro che assistono una persona umana per condurla alla morte di fame, di sete e di solitudine, senza un minimo di pietà".
Ma quello che interessa alle Suore Misericordine più di tutto è "continuare a prenderci cura delle persone in condizioni di gravi difficoltà che la società non ritiene sia utile mentenere in vita. Noi vogliamo sperare che nel protocollo della morte di Eluana sia stata prevista anche qualche carezza".
Mi viene in mente Giovanni Paolo II, qualche anno dopo la sua elezione ad un raduno di Comunione e Liberazione alla Certosa di Pavia ricordando San Benedetto, quando ad un certo punto espresse una frase rimasta scolpita nella memoria di tanti, e che calza alla perfezione per descrivere la bellezza dell'esperienza di queste suore: "Era necessario che l'eroico diventasse quotidiano e il quoditiano diventasse eroico". Grazie Madre Annalisa, perchè avendo curato Eluana e raccontato la vostra sofferenza ma non priva di speranza, state continuando a curare "noi" che vi guardiamo con meraviglia e commozione.
Ringrazio il Quotidiano Nazionale, in particolare La Nazione di oggi dove è stata pubblicata la lettera di Suor Annamaria Nava
Grazie all'amico POLITICUS
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16/02/2009
RIPOSI IN PACE! NOI ALTRI NO!

Suo padre, Beppino, chiede di essere lasciato solo, in silenzio. E non ha l'obbligo di leggere quello che scriviamo. Ma noi non possiamo tacere, come se fosse calato il sipario alla fine di un lungo spettacolo drammatico: chi piange, chi applaude, chi commenta... E tutti a casa, per tornare alla vita reale. No, quello che abbiamo vissuto tutti, è vita reale. Anzi, morte reale. Più precisamente: omicidio reale.
I significati e le conseguenze di questi fatti e dei fiumi di parole, argomentazioni, slogan e imprecazioni che hanno invaso tutto il paese intorno a questa vicenda, sono enormi. E vanno ancora al di là della vita preziosa di Eluana Englaro. Toccano più o meno direttamente altre 2500 persone che si trovano in stato simile al suo. Si ripercuotono poi inevitabilmente su tante altre persone che soffrono o possono soffrire situazioni mediche in base alle quali qualcuno tenderà di nuovo a dire: "È già morto... E' solo un vegetale... È una vita indegna di essere vissuta... ". Ed eventualmente spingere per una fine simile a quella di Eluana.
Non possiamo riposare in pace. Abbiamo l'obbligo morale di "tormentarci", di riflettere, di imparare e di trarre le dovute conclusioni, etiche e legali.
In questo sforzo di riflessione, possiamo per esempio chiederci: chi era Eluana? Non: chi era quella bella ragazza bruna, sempre sorridente, che abbiamo visto mille volte e che abbiamo imparato ad amare.
Chi era la Eluana sul cui destino abbiamo tutti discusso appassionatamente: a casa, nel bar, nei tribunali, nelle radio e le tv, e alla fine, troppo tardi, anche al Senato. Chi era, come si trovava veramente, qual era la sua immagine reale?
Possiamo forse ricordarla? No, non ci hanno fatto vedere nemmeno un solo scatto. Sembrerebbe la cosa più logica: il padre voleva custodire giustamente la sua intimità. Possiamo, però, ricordare l'immagine di Terry Schiavo, la donna americana fatta morire nel 2005 perché si trovava, anche lei, in stato vegetativo persistente? Certo che ci ricordiamo!
Quelle immagini, non potremo mai dimenticarle. Qual è la differenza? Molto semplice: in quel caso doloroso, qualcuno voleva che vedessimo. Nel caso doloroso di Eluana si voleva che non vedessimo.
I genitori di Terry (non il marito, Michael, che la portò fino alla morte) volevano che noi la vedessimo, affinché potessimo capire. Volevano che la gente, i giudici e tutti, potessero comprendere che Terry non era un vegetale; che era una persona viva che apriva e chiudeva gli occhi, che respirava perfettamente senza alcuna macchina, che reagiva sorridendo - solo meccanicamente? - alle carezze della mamma.
Il signor Englaro faceva bene a proteggere la privacy della figlia. Ma intanto, per 10 anni è andato in tutte le televisioni e radio di questo paese a parlare di Eluana, mostrando le sue foto - solo quelle anteriori all'incidente - e facendo diventare sua figlia un "caso pubblico". Un caso doloroso che ha toccato, anzi ferito, tutti noi. Ma noi non l'abbiamo vista. Evidentemente si voleva che non vedessimo, affinché non potessimo capire.
E allora, nel nostro doveroso sforzo di riflessione, dobbiamo tentare di vedere per capire. Conosciamo sempre più casi di persone che escono dallo stato vegetativo, anche dopo parecchi anni. Sappiamo di Salvatore Crisafulli, uscito dopo due anni. Ma chi ha seguito il tema da tempo, conosce anche tanti altri: Patti White Bull, dopo 16 anni; il polacco Jan Grzebski, dopo 19 anni; Terry Wallis, dopo 19; Massimiliano N., dopo 10...
In tutti questi casi, come in molti altri, gli interessati raccontano di aver sentito, capito, patito e addirittura di aver tentato di comunicare. Motivati da queste esperienze innegabili, l'equipe medica inglese guidata da A. M. Owen, ha voluto verificare l'eventuale attività cerebrale in una giovane in stato vegetativo persistente.
L'articolo scientifico pubblicato sulla rivista Science nel 2006 ha lasciato attoniti i più increduli: la Risonanza Magnetica Funzionale ha mostrato l'attivazione delle varie zone cerebrali, in corrispondenza con gli inviti da parte dei ricercatori ad immaginare di salire delle scale piuttosto che di giocare una partita di tennis, in maniera esattamente uguale a quanto evidenziato nel cervello dei "soggetti di controllo" sani.
Infatti, gli esperti si convincono sempre più - come riferisce un testo pubblicato due mesi fa dal President's Council of Bioethics degli Stati Uniti - del fatto che in queste situazioni "la valutazione clinica si limita a misurare la capacità di rispondere all'ambiente" e che "ci sono buone ragioni per essere molto cauti prima di assumere che la vita cosciente si sia estinta".
Certo, alcuni continueranno a dire, nonostante queste conferme sempre più numerose e schiaccianti, che comunque si tratta di vite "non degne di essere vissute", al punto che provocare la loro morte sarebbe una "liberazione".
In fondo si tratta di una profonda corruzione ideologica in relazione al valore della persona, di ogni persona umana. Corruzione che si esprime in quella che Giovanni Paolo II chiamò "Cultura della morte".
Con questa espressione non denunciava la nostra società come se fosse tutta assetata di sangue e di morte. La "cultura della morte" consiste in una mentalità - plasmata in una serie di realtà sociali - che, avendo perso di vista il valore intangibile di ogni vita umana, la considera come un bene relativo e disponibile per la libertà dell'individuo, così che considera la morte come la soluzione migliore davanti a certi problemi e l'opzione per essa un diritto che la legge deve riconoscere all'individuo.
Nel caso di una gravidanza non desiderata, pericolosa o problematica, la soluzione è la morte del nascituro; se si tratta di un malato in stato grave che non trova senso per la sua vita, la soluzione è anticipare "dolcemente" la sua morte; se si desidera portare avanti la ricerca per eventuali cure future con le cellule staminali pluripotenti, la soluzione passa attraverso la distruzione di embrioni umani. La morte, non come un bene desiderabile, ma sì come soluzione per la quale si può, e addirittura conviene, optare.
In verità dovremmo parlare, non di "cultura", ma di "anti-cultura". Cultura dice coltivazione dello spirito umano nella società. Qui stiamo tornando invece allo stato selvaggio, non coltivato. Stiamo tornando indietro. Le conseguenze, se andiamo in quella direzione, saranno abissali.
Non possiamo, dunque, tacere e chiudere gli occhi della mente e del cuore. Eluana riposi in pace. Noi no.
*Docente presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma
segnalato da Il Mascellaro
12:17 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala
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12/02/2009
ELUANA COME "LA BRECCIA DI PORTA PIA"

Una risposta interessante viene da un libro appena uscito che s'intitola «Il caso Eluana Englaro» (editore Pendragon, 244 pagine, 13 euro), scritto da Maurizio Mori, professore di Bioetica all'Università di Torino e presidente della Consulta di bioetica onlus. Il libro ha la prefazione di Beppino Englaro, il quale scrive che proprio grazie a Mori lui e la moglie hanno potuto «trovare un senso agli eventi che si succedevano». Che non si tratti di un testo medico, lo dice lo stesso Englaro, il quale lo definisce ben due volte «una riflessione filosofica». E allora vediamo qual è la filosofia che ha ispirato il professor Mori.
Già il sottotitolo, in copertina, lascia capire dove si vuole andare a parare: il caso di Eluana Englaro è definito «la Porta Pia del vitalismo ippocratico», ovvero «perché è moralmente giusto sospendere ogni intervento».
Se dalla copertina passiamo all'interno, tutto viene immediatamente chiarito. L'alimentazione e l'idratazione vanno sospese per il bene di Eluana? Per far cessare un'atroce sofferenza? Sembra di no, visto che il professor Mori scrive: «Più che di per sé (di persone ne muoiono tante, anche in situazioni ben peggiori), il caso Eluana è importante per il suo significato simbolico. Da questo punto di vista è l'analogo del caso creatosi con la breccia di Porta Pia attraverso cui il 20 settembre 1870 i bersaglieri entrarono nella Roma papalina». L'obiettivo comincia a ben delinearsi, dunque. Continua Mori: «Come Porta Pia è importante non tanto come azione militare quanto come atto simbolico che ha posto fine al potere temporale dei papi e alla concezione sacrale del potere politico, così il caso Eluana apre una breccia che pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e (soprattutto) alla concezione sacrale della vita umana».
Prosegue Mori: «Sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell'umanità e cambiare l'idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell'ippocratismo e anche prima nella visione dell'homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire».
E ancora: «Come Porta Pia segna la fine del papa re e di un paradigma del ruolo sacrale della religione in politica, gettando le basi di un'aurorale democrazia in Italia, così il caso Eluana segna la fine (sul piano teorico) del paternalismo in medicina e di un paradigma medico fondato sul vitalismo ippocratico, gettando le basi di un aurorale controllo della propria vita da parte delle persone».
Insomma Eluana usata per aprire una nuova breccia di Porta Pia. La vittoria pare certa: «Se vale l'analogia, allora si può anche azzardare una previsione: è facile che, prima o poi, anche sulla "breccia di Eluana" ci sarà la conciliazione», leggiamo nel libro. Si spiega che «i cattolici romani» dopo il periodo di scontro «verranno dapprima a più miti consigli e poi, forse, anche a riconoscere che l'autodeterminazione sulla vita è centrale per la realizzazione personale. Può darsi anche che in qualche modo riconosceranno di avere sbagliato». Insomma finirà con la Chiesa che alza bandiera bianca.
11:02 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala
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10/02/2009
CIAO ELUANA
Eluana è morta, Eluana è stata uccisa. Dio l’abbracci per l’eternità ed abbia pietà dell’Italia che vive uno dei momenti più bui della sua storia.
Di fronte alla tragedia di cui tutti siamo stati impotenti testimoni, il primo gesto umano è la preghiera. Ma proprio perchè della nostra umanità l’uso della ragione (così negato in tutta la vicenda) è dimensione fondamentale, non ci si può sottrarre ad un giudizio.

La verità nella carità. E la verità – poiché non coincide con il sentimentalismo e il politicamente corretto – può apparire scomoda, se non crudele. La verità nella carità. Altro che il silenzio invocato dai tanti sepolcri imbiancati che hanno contribuito alla fine tragica della vita di Eluana. Questo è il momento di parlare.
La prima operazione di verità è sapere cosa sia esattamente successo in quella stanza della casa di riposo di Udine. Ci conforta che sia stata disposta l’autopsia, che siano in corso accertamenti. Ma quanti avrebbero voluto Eluana ancora in vita devono vigilare contro i prevedibili tentativi di insabbiamento o di interessato silenzio.
La seconda verità da stabilire è da chi sia venuto il vulnus alla Costituzione. Non ci riferiamo solo alla questione di chi debba valutare la necessità e l’urgenza di un decreto: uno studente di giurisprudenza al primo anno sa che quanto è stato detto in questi giorni contrasta palesemente con quanto è scritto sul suo manuale. Crediamo che nella Costituzione, spesso trasformata in un feticcio, non ci siano articoli e commi che consentano la morte per fame e sete di una persona umana. Vogliamo dire una cosa vera? Il decreto salva - Eluana avrebbe fatto onore alla Costituzione italiana.
13:54 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala
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09/02/2009
ADDIO ELU...

Tutto è compiuto. Eluana è morta.
20:38 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala
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04/02/2009
“IF YOU TOLERATE THIS...
... then your children will be next". (E se potete tollerare tutto questo, poi i vostri figli saranno i prossimi). Il famoso manifesto della Guerra Civile spagnola, con il bambino sotto il volo mortifero dei bombardieri, descrive in una frase lapidaria "le conseguenze" della condanna a morte di Eluana, a cui pochi pensano. Quando infatti si varca una soglia o si sfonda una diga, quello che verrà dopo è inimmaginabile. E certo non è una bella pagina nella storia dell'umanità. Alla faccia del progressismo, dei diritti umani e della "hybris" dell'uomo che si fa da sé. Poi c'è chi si scandalizza se un branco di ragazzi strafatti di spinelli danno fuoco a un Indiano. E' la stessa logica, la vita può non aver valore. E i nostri figli saranno i prossimi.
Enrico Leonardi - Cultura Cattolica
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29/01/2009
MENDICANTI DI TUTTO
Pensando a Eluana ...
«Per quale ragione gli anni della prima infanzia ci sembrano tanto dolci, splendenti? Un bambino soffre come chiunque altro e in fin dei conti è del tutto disarmato contro il dolore, la malattia. L’infanzia e la vecchiaia estrema dovrebbero essere le due grandi prove per l’uomo. Ma è dal sentimento della propria debolezza che il bambino ricava umilmente il principio stesso della gioia. Confida nella madre, capisci? Presente, passato e futuro- tutta la sua vita è racchiusa in uno sguardo, e questo sguardo è un sorriso» (Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna, preso da OsteriaVolante).
Per superare la tristezza del vivere è necessario riconoscere di dipendere. Riconoscere di non essere quegli dèi che troppo spesso ci illudiamo di essere, e che abbiamo bisogno di altro. Meglio: che abbiamo bisogno di ogni cosa. Dall'aria, che respiriamo; al cibo che mangiamo; all'amore che diamo e che ci viene dato. Non possiamo amarci da soli, non possiamo essere da soli.
Da soli non abbiamo neanche la volontà. Quando velleitariamente pensiamo di potercela fare dobbiamo miseramente ripiegare, il più delle volte, con la coda tra le gambe. Quanti buoni propositi ci conducono a vergognosi fallimenti.
Riconoscersi bisognosi, riconoscere ciò che si è, non fa cessare il bisogno; può evitare però di farci rimanere delusi da noi stessi.
Pensate al bambino, bisognoso di tutto. Lui chiama, invoca, perchè gli sia dato.
Pensate a chi non può neanche domandare, perchè non ha più voce. Pensate ad un ammalato immobile in un letto. Bisognoso di tutto.
Eluana apre gli occhi la mattina, li chiude la sera, guarda, emette suoni. Non può nutrirsi da sola; occorre che qualcuno la imbocchi, o metta cibo nel sondino. Come una bambina di troppi anni.
Possiamo dare; possiamo decidere di non dare, per affermare ancora una volta orgogliosamente sulla vita altrui che siamo divinità che non hanno bisogno.
E non mendicanti di tutto.
Berlicche socio di SamizdatOnLine
Testimonianze: Tutta Sua, tutta Lui. Altro non mi interessa - Tracce-----------
ESPOSTI in favore di Eluana Englaro
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da Avvenire:
Forzature, discriminazioni, silenzi. Ma un giudice c'è a Milano? - Assuntina Morresi - Avvenire
Fine vita, ecco il testo base. Né accanimento né eutanasia - Avvenire
Eluana, Formigoni e Sacconi contro il Tar della Lombardia - Avvenire
La sentenza forza i termini della questione - Francesco D'Agostino - Avvenire
Capolavoro semantico e picco dell’ipocrisia - Francesco Ognibene - Avvenire
Speciale Eluana: una vita - Avvenire
Una serie impressionante di forzature giuridiche - Negrotti
Ma la Regione non può uccidere - Davide Re
Caro Veronesi, la vita non è una malattia! - Radioformigoni
Se Eluana può morire, allora l'eutanasia é già prestazione obbligatoria - Il Foglio
Caso Eluana: ecco i testimoni mai ascoltati - Luigi Santambrogio - Libero
La via italiana all'eutanasia - Il Foglio
Una decisione aberrante e ideologica - Formigoni - Il Giornale
La magistratura crea il dovere delle istituzioni di provocare la morte - Alfredo Mantovano
I "nuovi diritti", cavallo di Troia per distruggere la tradizione - Mario Mauro - IlSussidiario
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22/11/2008
ELUANA E NOI... PARLA L'ESPERTO

Eluana alla mattina si sveglia, viene lavata, vestita, se è bel tempo viene messa su una carrozzina per fare un giro in giardino. Respira, urina, viene aiutata ad andare di corpo e a nutrirsi. Come tanti disabili, vecchi, infermi. E' vigile di giorno, la sera si addormenta. Dei pazienti nel suo stato si dice che sono vigili, ma non consapevoli della realtà che hanno intorno. Pare, però, che Eluana come tanti altri, in qualche modo colga la voce e la presenza di una persona particolare rispetto alle altre, con impercettibili segni di maggiore o minore rilassamento e tranquillità. Con moderne metodiche di indagine, poi, si è visto che anche nei pazienti in Stato Vegetativo possono rimanere attive aree di corteccia cerebrale che consentono loro di recepire anche discorsi complessi o di immaginare luoghi e situazioni in modo del tutto simile a volontari sani. Tutti i dati più recenti ci dicono che il livello di consapevolezza dei pazienti in Stato Vegetativo Persistente, anche se variabile, non è certo nullo. Un altro riscontro scientifico è che la diagnosi di "Permanenza" di questo stato è probabilistica (più passa il tempo dall'incidente, meno probabile un recupero), ma non mai di certezza.
Lei, forse, avrebbe detto una volta da ragazzina di non volere vivere così, ed aveva uno stile di vita spensierato ed attivo, come tutti o quasi i ragazzi di quell'età. Ma chi di noi, interrogato in piena salute fisica e mentale, risponderebbe di "desiderare" di vivere in Stato Vegetativo, o di avere un infarto o un tumore? Però, chi vede come giorno per giorno si "aggiustano" le esigenze dei malati sul proprio livello di autonomia e l'attaccamento alla vita che emerge nel corso delle lunghe malattie, sa quanto è aleatoria questa "volontà" da sani. Forse la sfida di accettare che lei "è" ora, qui, bella a suo modo, più che per lei stessa, è la dolorosa necessità per altri, rimasti legati all'idea di come era prima di ammalarsi, come se quello potesse essere il suo solo modo di esistere.
La mia reazione alla sentenza è stata di tristezza, di paura, e di rabbia allo stesso tempo. Penso a tutti i pazienti nelle condizioni di Eluana, ai pazienti oncologici inguaribili, alle persone dementi, agli anziani fragili, ai sofferenti psichici. E a tutti quei familiari che tenacemente, amorevolmente, fedelmente, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, li stanno assistendo. Oggi sono tutti un pochino più esposti, meno garantiti, meno "di valore" perché c'è chi li ha giudicati meno umani di quelli che stanno bene. Ma c'è anche chi continuerà a riconoscerli come l'espressione più alta, ancorchè misteriosa, di un'umanità degna di essere accudita da una responsabilità affezionata. Eluana è data alla nostra realtà di uomini come possibilità di verifica che dal dolore nasca un amore, un bene, una crescita di relazione umana; non un male, un astio, un'utopica autosufficienza. Anche vicino a noi ci sono esperienze di cura amorevole a pazienti in Stato Vegetativo persistente, come per esempio la "Casa di Accoglienza San Pietro" a San Pietro in Campiano. Entrando lì, si entra in un luogo di pacificata e attiva dedizione a questi pazienti. Fra l'altro, la Casa si trova proprio di fianco all'asilo, e ciò consente un bellissimo scambio fra gli ospiti e i bambini della scuola materna.
Purtroppo non vi sono elementi per credere che questa morte procurata per fame e per sete sarà indolore, come ha testimoniato anche un sacerdote presente alla morte di Terry Schiavo. E' molto più probabile che il destino che attende questa giovane donna sia quello di un progressivo processo di sofferente inedia e disidratazione. La situazione è talmente difficile e misteriosa che un prudente accudimento non avrebbe mai e poi mai potuto essere sostituito da un violento intervento attivo di interruzione di supporto vitale. Chi afferma con sicurezza che Eluana non sente nulla è vittima di una ideologia non confermata dai fatti. E comunque non si capisce perché chi afferma che Eluana non soffrirà sta già preparando tutti i farmaci per sedarla durante il processo: si dice una cosa, ma ci si prepara al suo contrario.
Mi atterrisce sia l'idea che Eluana venga fatta morire nel modo tribolato di cui abbiamo parlato, sia quella che qualcuno venga coinvolto per rendere farmacologicamente più tollerabile il processo di morte, divenendone in certo qual modo corresponsabile. Non si rimedia una situazione che depone per un arbitrio del più forte sul più debole. E' questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere e far vivere i nostri figli e i nostri vecchi?
L'hospice e le cure palliative, comunque, sono fatti per la cura della vita fino all'ultimo istante. Si cerchino altrove i luoghi di morte, in hospice c'è affettuosa e premurosa assistenza.
Marco Maltoni
Responsabile Associazione Medicina e Persona – Sede di Forlì
19:18 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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15/11/2008
ELUANA, E LE PAROLE
Il mio cuore è triste. Silenzioso come una casa quando si è seppellita una persona cara.
Ho bisogno di Riparare, Implorare con la faccia a terra, il perdono di Dio.
Abbiamo spalancato le porte alla Morte, non più Sorella ma brutale Legge.
Faccio mie le parole di un amico, perchè solo degli occhi che ti sanno guardare e un cuore che ti sa amare
sapranno ridarci il gusto della Vita.
"Mi mancano le parole.
Quando il diritto è storto, quando si nega la possibilità della libertà in nome della libertà, quando si nega la speranza in nome della speranza;
quando si uccide chi non è considerato degno in nome della sua stessa dignità, quando non si chiama uomo ciò che uomo è, quando si chiama pietà la crudeltà;
quando l'uomo è fatto dalla legge ed è disfatto dalla stessa legge, quando si definisce civiltà ciò che nega la base della civiltà stessa, quando si pensa di essere padroni della vita solo perchè si è dispensatori della morte,
allora per definire tutto questo mi mancano le parole, perchè le parole si mostrano ingannatrici quando sono usate con malizia o ignoranza per deformare ciò che è.
Quindi starò in silenzio per un po', e pregherò."

GRAZIE, BERLICCHE
12:18 Scritto da: ritina5 in Eluana Englaro | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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