06/12/2008

IL BIG BANG DELLA VITA

http://media.focus.it/allegati/182574.JPG

Forse quella foto al microscopio del concepimento
è come un'istantanea dello sguardo di Dio su di noi

di Marina Corradi
Sfogliando il quotidiano francese La Croix ti imbatti distrattamente in una immagine al microscopio dell'istante di un concepimento. La guardi, giri la pagina, ti fermi, torni indietro. Nella foto ingrandita migliaia di volte l'ovulo femminile è una sfera porosa, rossastra, come un Marte ferrigno, attorno a cui uno sciame infinito di spermatozoi danza, ciascuno spasmodicamente teso alla conquista. (Sembrano meteoriti impazzite, scagliate il giorno della creazione addosso a un mondo che da quell'urto verrà generato). Uno, uno solo di quei milioni di candidi girini espugnerà la cellula, che fecondata si chiuderà come una fortezza alle pretese di altri invasori. Uno, uno solo dei pretendenti penetrerà nello sferico pianeta inerte, in attesa; un solo figlio nascerà, diverso da ogni altro e dai suoi stessi fratelli. Vertigine: nel buio, in una frazione di istante, inizia un uomo.
Non sei più distratta ora, quella immagine ti ha come risvegliato. Ti resta in mente come un sacro rito la danza frenetica dello stormo di semi bianchi dalle sottili code nervose. Che ansia di vita nel loro avventarsi sulla superficie calma della cellula femmina. Chi, tra i milioni, vincerà e uscirà dal nulla?
Vertigine. Un universo nascente in un decimo di millimetro si affaccia nella foto. Ignara anche la madre, in quell'istante; nessuno sa, e che silenzio nel buio del grembo, solo attraversato dal sordo eco del battito del cuore. Nessuno vede. Un attimo prima era soltanto un incrociarsi di pura materia: ossigeno, anidride carbonica, proteine. Un momento dopo lo zigote ha già scritta dentro l'eredità di suo padre e sua madre, e comincia i suoi nove mesi di cammino. Un momento prima non c'era nulla, ora c'è il preciso disegno di un uomo: maschio, biondo, gli occhi scuri, uguale a nessuno. Così è stato ogni volta, per miliardi di volte. Così siamo stati tutti. Eroi e assassini, santi, poeti, poveracci, criminali, e tuo padre e tua madre: tutti, un giorno, invisibili pianeti circondati da schiere ardenti di invasori. Vertigine: una frazione di secondo decide. Sarà. Quello e non un altro, e uguale a nessuno.
Ma, ancora, non è tutto. L'immagine del segreto individuale Big Bang non ti abbandona. Cosa ti meraviglia tanto? Di foto così con i moderni strumenti se ne fanno a milioni. È che ti viene in mente un verso dell'Antico Testamento: «Prima di formarti nelle viscere di tua madre, Io ti conoscevo». Il Dio del profeta Geremia parlava di questo stesso istante colto da un microscopio, nell'anno 2008.
Prima che tu prendessi forma, io ti avevo già visto, io ti sapevo. Quella foto potrebbe essere il modo in cui ci guarda Dio, nell'attimo del principio. Della vorace danza dei semi già sapendo l'esito, e guidando il destino. Sarà, vivrà, "questo" uomo – come lui, nessuno.  
Grazie a Tempi

14:28 Scritto da: ritina5 in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cultura, bioetica, persone, società, politica | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

02/12/2008

IL "CONTAGIO" DELLA CARITA'

Nonostante la crisi reale in cui anche il nostro Paese è immerso, l'esito della raccolta cibo nella giornata nazionale della Colletta Alimentare è stato di 8.970 tonnellate, +1% rispetto l'anno scorso.
E' ancora possibile sostenere il Banco Alimentare inviando un
SMS al numero 48589

UN GRANDE RISULTATO CHE MOSTRA QUANTO PUO' FARE IL "CONTAGIO DELLA CARITA'"
Gianluigi Da Rold IlSussidiario

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l'impatto e l'importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l'intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.
Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l'autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.
Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.
E poiché l'importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l'ultimo "sabato di novembre" è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L'atto di carità vale quasi un piccolo "peccato di disobbedienza civile", perché malgrado le avverse condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.
Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell'altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.
Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in
atto per tutto l'anno, sono da "premio Nobel", come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l'amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.
Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell'uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l'aspetto prevalente che si coglie nell'attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C'è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.
Ieri c'erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell'immagazzinamento. Ecco come si può dare "qualcosa in più". Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.
Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c'è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.
Ma per cogliere lo spirito dell'iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della
cintura milanese evedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.
Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch'io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di "contagio" benefico, come
se l'esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all'aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l'autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo "spettacolo della carità". Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.
Se in tutti i mesi dell'anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.
Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.
O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".
«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli

Sguardoleale socio di SamizdatOnLine

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26/08/2008

CHIESA, UN POPOLO CHE FA STORIA

Fantastico incontro inaugurale del Meeting, a cura di S.E. Card. Bagnasco. Qui potete trovare il testo integrale dell'incontro.
Grande incontro davvero, degno prologo di un'edizione del Meeting che si prospetta come ancora più radicale - nel senso che tenta di andare alla radice del muoversi del cristiano - nel quale Bagnasco ha effettuato sottolineature precise alle condizioni pericolose di deriva laicista che si osservano in molti Paesi, in modo sempre più preoccupante, in particolare nella Vecchia Europa. Ma son tanti i passaggi degni di nota del discorso del Cardinale.
Si parte dal riconoscimeto della Chiesa come casa: "La Chiesa è la nostra “casa”, l’ ambiente familiare dove rigeneriamo le forze e la speranza si alimenta. Ma è anche il nostro “mondo” dove il cuore impara a pulsare oltre se stesso, e l’intelligenza è chiamata ad aprire gli orizzonti superando meandri e ottusità, particolarismi e divisioni". Insomma, tutt'altro rispetto a come i Grandi Intellettuali vorrebbero farla apparire. Bagnasco sottolinea un'esperienza originale, che cioè andando a fondo alla vita cristiana ci si spalancano le porte del mondo; altro che clausura mentale! Infatti - prosegue - "il mondo è presente nel cuore della Chiesa anche oltre la sua dilatazione geografica e temporale: se – per ipotesi – la presenza della Chiesa dovesse contrarsi e ridursi ad un punto ristretto della terra, ugualmente il suo respiro porterebbe l’eco dell’umanità intera, l’universalità del mondo".
A proposito del 'fare storia', che è il tema principe dell'intervento, dice "
Tradire l’anima di un popolo – magari con processi corrosivi e subdoli – vuol dire sgretolare, in nome di qualche ideologia o disegno politico- economico, ciò che consente ad ognuno di sentirsi parte di un tutto; significa derubarlo di ciò in cui crede, che gli appartiene, che gli è stato tramandato come patrimonio, che è la sua forza unificante. Un patrimonio ideale che, nella pluralità delle forme ma nell’unità fondamentale del pensare e del sentire, permette di percepirsi “famiglia”. Per questo motivo, intaccare direttamente i valori spirituali e morali di una comunità e di un Paese, è attaccare la sua integrità e fare cattiva storia". Un monito per ciascuno e dal quale nessuno Stato deve sentirsi escluso, ma mi è sembrato di intuire un preciso riferimento alla situazione spagnola, dove uno sfrenato laicismo sta privando un intero popolo della sua cultura, delle sue tradizioni, del suo 'sentirsi famiglia' in nome di una (presunta) necessità di 'sterilità di Stato''.
Una vera perla, a mio avviso, è contenuta in un passaggio successivo, a proposito di 'custodia e memoria': "
A partire da questa memoria custodita e amata, lo storia ruota attorno alla concezione dell’uomo, che nel Cristianesimo giunge alla sua pienezza e che sta alla base dell’umanesimo europeo. Si può giustamente rilevare che ciò non ha impedito errori e orrori in Europa; ma, a ben pensare, se ciò è accaduto non è stato perché sia stata troppo cristiana, ma perché lo è stata troppo poco". Sua Eccellenza sottolinea ciò che i laicisti guardano con disgusto e fanno finta di non capire, che cioè ciò che siamo ora lo dobbiamo al Cristianesimo (e infatti a tal proposito afferma che "solamente una cultura cristiana avrebbe potuto produrre un Voltaire e un Nietzsche"), e che gli orrori che son venuti ad opera di persone della Chiesa si son verificati non per una appartenenza ma proprio per una mancanza di fedeltà all'incontro cristiano stesso, alla missione che Cristo stesso ha affidato alla Sua Sposa.

Questi sono solo alcuni spunti dall'incontro. Vi consiglio vivamente di leggerlo per intero, ne vale davvero la pena!

ps: alcuni link interessanti sul Meeting
- Il saluto del Santo Padre al Meeting
- Lo Speciale Meeting 2008 de "Il Resto del Carlino"
- Il blog di Massimo Pandolfi, con alcuni interessanti post e curiosità dal Meeting
- La Rassegna Stampa del Meeting

Grazie all'amico GADDURA

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25/08/2008

LA STRANIERA

 


Ho riletto il testo che mi piace molto, per l`ennesima volta. Avevo appena terminato,quando, in Val Badia, dove ero in vacanza con la comunità di Cl del mio paese, Carate, si sparse la voce della visita del Papa, l`indomani, 5 agosto, a Ojes, città natale di San Giuseppe Freinandemetz, missionario in Cina e lì morto di tifo nel 1909, dopo essere scampato a persecuzione. Decidemmo immediatamente di andare tutti, partendo per tempo, come è conveniente in questi casi.

 

Abbiamo atteso il Papa per qualche ora, insieme a persone di ogni età, donne incinte, bambini e anche malati, cotti dal sole di montagna, che per fortuna ogni tanto se ne andava. La miscela di entusiasmo e di fatica mi faceva venire in mente la domanda dei Cori, che don Giussani ha eletto a motivo di fondo del suo magnifico testo, «La coscienza religiosa nell`uomo moderno» (ne «Il senso di Dio e l`uomo moderno», BUR): «È la Chiesa che ha abbandonato l`umanità o è l`umanità che ha abbandonato la Chiesa?». Il fervore dell`attesa di chi mi circondava contrastava evidentemente con la freddezza, l`ottusità, se non l`indifferenza, con cui troppe volte è accolto il messaggio del Papa.

 

D`altra parte, non infrequentemente, la domanda di verità del popolo o delle persone si scontra con un discorso degli uomini di chiesa, preti e laici, difficile, soggetto alla mentalità dominante, incapace di far percepire l`abbraccio del mistero. Giussani ci leggeva e commentava i "Cori della Rocca", proprio perché desiderava trasmetterci, oltre che la novità, la drammaticità unica del fatto cristiano che, dalla sua origine fino al presente, sfida credenti e non credenti a essere veri.

 

Si dice che il testo di Eliot è profetico della secolarizzazione che ha colpito le società occidentali, a volte definite anche post-cristiane. É certamente così, ma non solo, perché, se fosse solo così, la profezia sarebbe una diagnosi ideologica e il suo apprezzamento una compiacenza intellettuale. La profezia è percezione del dramma presente. "Il deserto non è così remoto nel tropico australe (...) è pressato nella metropolitana presso di voi (...) è nel cuore di vostro fratello (...). La nostra è un`età di virtù e di vizio moderato in cui gli uomini non deporranno la croce perché mai l`assumeranno". L’ età è quella di oggi, oggi del 1934 e oggi del 2008; del futuro conosciamo solo la promessa o la maledizione del presente. «Rendete perfetta la vostra volontà», cioè amate, è l`appello che pervade i Cori sin dalle prime pagine. È la mancanza di amore il vero deficit di conoscenza - «tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza» - che fa percepire la Chiesa rocciosa, la "Rocca", e "Straniera", lontana, se non ostile all`uomo, perché apparentemente ostacolante la sua libertà.

 

É la mancanza di amore che rende il mondo quel «buio esterno e interiore» da cui evadere «sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno di essere buono». La Chiesa stessa deve edificare di continuo, perché il passato, la sua gloria e la sua storia, non trovano senso se non in una novità di vita presente. «Se il sangue dei martiri deve fluire sui gradini, dobbiamo prima costruire i gradini». Non si tratta solo dei gradini del tempio, ma delle pietre vive di cui è fatto il popolo cristiano. E amore non è semplice sentimento; è affermazione di ciò che fala vita e la morte, di ciò che gli uomini vorrebbero scordare, ma non possono, perché c`è. In «un momento predeterminato nel tempo e del tempo» è stato dato il senso di tutto. «Bestiali, carnali, egoisti, interessati e ottusi come sempre (...), sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando», gli uomini, in fondo, non potranno rinnegare la Straniera, perché essa non cessa di rendere presente la realtà, per cui «visibile e invisibile, due mondi si incontrano nell`Uomo», Cristo e la sua Chiesa.

 

In un libro uscito in questi giorni («Uomini senza patria», Rizzoli), a proposito di questa pagina di Eliot, don Giussani commenta: «Tutto cambia se questo fatto è il centro della mia vita (...) se è riconosciuto come presenza (...). Una Presenza che penetra tutto il tempo, come il significato penetra ogni istante e ogni brandello di cosa». Una "luce invisibile" ci ha colpiti, conclude Eliot; luce che non acceca, ma si propone discretamente, "frantumata", appellandosi alla nostra libertà e suggerendoci che saremo protagonisti seguendo la luce (la verità) e non pretendendo di possederla. «Eppure nulla è impossibile, nulla, agli uomini di fede e convinzione». «O protagonisti o nessuno», recita il titolo del Meeting di quest`anno.

 

(Giancarlo Cesana su Avvenire del 23-8-2008)

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23/08/2008

TUTTI AL MEETING!

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19/08/2008

MEETING: TUTTI PROTAGONISTI

VERSO IL MEETING/ Tutti protagonisti, si può e si deve

L'uomo cerca una risposta al desiderio di verità, giustizia, bellezza che abita il suo cuore e capisce che non può trovare risposta dentro di sé a questa domanda più grande di lui. Tale insopprimibile desiderio di felicità non è riducibile al soddisfacimento di bisogni contingenti, e l'inquietudine per la mancanza di un compimento non è mai acquietata da nessuna ideologia che vorrebbe che ciò che si fa e si pensa bastasse. Da qui la domanda di un significato, da cercarsi nella vita e nel reale, come l'apice dell'esperienza della ragione. La ragione esprime la natura dell'uomo, in continuo rapporto con la realtà circostante, secondo quanto dettato dalle sue esigenze profonde e irriducibili.

Neanche la realtà naturale può bastare: anche in essa si incontrano continuamente punti di fuga che rimandano a una sua origine misteriosa che la trascende. Quando l'uomo perde questa consapevolezza, quando concepisce la sua ragione come autosufficiente e se stesso come una monade in una società ridotta a contenitore di individui singoli e indifferenti, l'utopia prende il posto del realismo, Prometeo si sostituisce al Mistero. Negli Stati Uniti si può vedere una società in cui l'esistenza di Dio è fortemente tenuta presente, anche se è spesso considerata estranea a ogni questione che riguardi l'umano e il suo rapporto con la realtà, e quindi ridotta a fonte di superstizione o spiritualismo. Oppure, in Europa, dove ci si avvia a una sempre maggiore secolarizzazione, la rottura tra ricerca di significato e ragione porta all'oblio dei propri elementi costitutivi.

Esiste oggi, a fronte di queste generali tendenze, la possibilità di non rinunciare all'insopprimibile ricerca della verità che costituisce la radice più profonda della ragione umana e rende la persona non riducibile a un suo particolare, per quanto importante? Gli interventi della prima sezione di questo numero di «Atlantide» cercano di documentare alcuni tentativi di risposta a questa domanda.

Le enormi conseguenze di questa impostazione antropologica sulla concezione della società si capiscono nella seconda sezione. In un'epoca di incontro-scontro tra culture, molti modelli di convivenza che s'illudevano di poter eliminare astrattamente le differenze ed evitare ogni confronto sulla verità entrano in crisi. La pretesa di affrontare in modo parcellizzato gli aspetti economici, giuridici o sociali della convivenza non ha tenuto. Modelli che riducono la concezione e la prassi della razionalità a suoi aspetti particolari non tengono più: si pensi ad esempio al dibattito in campo finanziario, ben documentato in alcuni interventi ospitati in questo numero.

L'uomo è disponibile a non lasciare che i modelli di rappresentazione della realtà prendano il sopravvento sulla tensione a conoscere il reale per ciò che è?

Anche la scienza non si sottrae a questa sfida sull'uso della ragione che la pone nell'alternativa tra relativismo nichilista - umiliante per la ragione - e un prorompente desiderio di verità. Nella sua ricerca, la scienza segue un proprio metodo focalizzato sulla verifica delle ipotesi (cioè l'accertamento della verità), principalmente attraverso esperimenti che richiedono inevitabilmente delle precondizioni, cioè limitazioni alla realtà così come essa è realmente. È un modo di procedere necessario, altrimenti l'estrema complessità della realtà rimarrebbe inconoscibile. L'errore si origina quando si pensa che i modelli possano spiegare la totalità della realtà. Presi dall'orgoglio per gli indubitabili successi della scienza, si arriva a identificare la ragione esclusivamente con la razionalità scientifica e a concludere che una cosa è vera solo se scientificamente dimostrabile. Eppure, diceva Einstein: «La cosa più incomprensibile dell'universo è il fatto che l'universo sia comprensibile».

Nel mondo scientifico contemporaneo e in linea con la definizione di Einstein, c'è qualcuno che mostra come la natura nel suo complesso ha una struttura sorprendentemente unitaria, un ordine affascinante che faccia riscoprire alla ragione la sua originaria domanda sul significato della realtà?

È questo un aspetto dell'esperienza umana che spesso appare molto significativo nella vita di quelle persone che il consesso umano vede come “protagoniste” non perché siano famose, ma perché hanno vissuto a fondo la realtà in cui si sono trovate o che si sono scelte, hanno recuperato continuamente ciò che caratterizza al fondo il loro “io”.

Non è possibile essere protagonisti se non si ha una precisa coscienza di chi si è: solo a questa condizione si è liberi di affrontare la realtà per scoprirne il senso e perseguire così il proprio scopo. È un'esperienza possibile in ogni attività. I poeti, i musicisti, gli artisti ospitati in questo numero mostrano come sia possibile allargare la ragione al di là delle strettoie che una certa razionalità scientifica o tecnica vorrebbero imporre, e fanno percepire aspetti della realtà che aprono su spazi vertiginosi a partire da uno stupore per una realtà che trascende l'uomo e fa intravedere squarci sul Mistero.

Si è protagonisti, perché ragionevoli, perché non si vuole rinunciare all'unità della propria persona, irriducibile nell'esigenza di cercare e scoprire la Verità: questa la provocazione del Papa.

(Tratto da Il Sole 24 Ore del 19/08/2008)
 Grazie a Il Sussidiario

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14/08/2008

MEETING: I VERI PROTAGONISTI

 

Antonio Socci, quest’anno il tema del Meeting di Rimini, “O protagonisti o nessuno”, spinge innanzitutto a una riflessione sul vero significato della parola “protagonista”, andando oltre la concezione che il mondo ha di questo termine. Cosa significa secondo lei essere protagonisti?

L’apparenza dei fatti del mondo ci porterebbe a ritenere che i protagonisti della storia siano i potenti: una volta i faraoni o gli imperatori, oggi i governi e la grande finanza. Ma duemila anni fa è entrato nel mondo un fattore insolito e sorprendente, che fin dall’inizio ha capovolto questo sguardo sulle cose umane. Colei da cui è iniziata questa storia, Maria, nel suo inno di gioia quando incontra la cugina Elisabetta annuncia, anche come profezia sul futuro, che Colui che ha in mano veramente la storia “abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”. È un capovolgimento totale; e parrebbe, diciamolo pure, una cosa campata per aria. Ma riflettendo bene, quando effettivamente si sono visti i potenti abbattuti e gli umili invece glorificati? Proprio da duemila anni a questa parte. Quello che è accaduto nella storia da allora testimonia la verità di quella profezia di Maria. 

Eppure sembra di poter dire che la storia abbiano continuato a farla i potenti: in che senso questo stravolgimento si è attuato? 

Io ricordo di aver visto qualche anno fa quella terribile fortezza che l’imperatore romano Diocleziano fece costruire a Spalato all’inizio del IV secolo. Egli era il grande imperatore, era il potere, era colui che faceva la storia; e al contrario i cristiani sembravano i perdenti, i poveri perseguitati. Nell’arco di pochissimi anni di quel potere e di quell’imperatore non rimase traccia, mentre il cristianesimo andava dilagando, nonostante le persecuzioni: è infatti successivo di soli dieci anni l’editto di Milano. Questo esempio, che dà l’idea di cosa sia il potere umano, è ben spiegato in una pagina di Pascal, in cui il filosofo francese parla di Cromwell, uomo che nel suo momento di massimo potere aveva in mano non solo l’Inghilterra, ma anche l’Europa e, dice Pascal, stava facendo un solo boccone anche di Roma. Se non che “una minuscola renella andò a porsi nella sua uretra” e di Cromwell non si sentì più niente. Questo illustra la vera natura di quelli che noi definiamo potenti, che di fronte all’unico vero potente, che è Dio, hanno la consistenza della nebbia del mattino.

Don Luigi Giussani parlò del «mendicante» come vero protagonista della storia («Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo»): che valore e significato ha secondo lei questa intuizione? 

Dio costruisce la sua storia nel mondo attraverso presenze che apparentemente sembrano fragili e deboli. La frase pronunciata da don Giussani nel 1998 in piazza san Pietro è un’affermazione straordinaria, che lancia una provocazione analoga a quella del Magnificat. Da una parte parla del cuore umano che mendica Cristo, ed è un po’ come quello che San Paolo annunciava all’Areopago: tutti i popoli umani, tutti gli individui, inconsciamente, si agitano, si muovono e muovono la storia alla ricerca di questo ignoto che dà senso alle loro esistenze e che dà tregua alle loro inquietudini. Dall’altra parte ci ricorda la presenza del Signore della storia, che entra nel mondo – come dice Péguy – non con i suoi abiti regali e principeschi, ma quasi come un mendicante, un anonimo giovane predicatore della Galilea, che cerca i cuori umani, e che nell’apparente debolezza e sconfitta ha capovolto la storia e ha capovolto il mondo. 

Questo capovolgimento della storia è visibile anche oggi, in un mondo così profondamente scristianizzato? 

Sì, perché non abbiamo visto solo l’impero romano crollare secoli fa; anche nella nostra generazione abbiamo visto crollare, proprio sotto i nostri occhi, imperi planetari che nessuno di noi mai avrebbe potuto immaginare che potessero finire. E questo è accaduto in una notte, senza un solo vetro rotto. Coloro che in quegli imperi erano stati fino a pochi giorni prima silenziosi e sofferenti perseguitati sono stati innalzati. Questo è quello che la storia umana da duemila anni a questa parte testimonia, anche oggi. 

Un argomento molto trattato quest’anno dai giornali è il quarantennale del Sessantotto, e anche al Meeting se ne parlerà: si può dire che anche quello fu un momento in cui un’intera generazione volle diventare protagonista, seppure in maniera confusa e violenta? 

Il Sessantotto è un episodio interessante, perché dice da una parte l’inquietudine dell’uomo che è abitato da un’ansia che non ha mai tregua e che non è mai appagata; dall’altra dice la fragilità di questa inquietudine, che immediatamente può diventare ideologia. Quell’inquietudine di per sé, proprio perché si sente insoddisfatta, cerca una risposta grande, infinita. Ma la natura umana è ferita e gravata da qualcosa che la induce a rifugiarsi immediatamente in un proprio potere. Allora è facile trasformare questa inquietudine in un progetto proprio, in un’ideologia. Il Sessantotto è proprio questo: una domanda, un’ansia bella e sana, che in qualche modo si sente insoddisfatta dentro la mentalità formalistica e autoritaria del suo tempo, ma che immediatamente diventa un’ideologia, più autoritaria e più ipocrita di quella che combatteva, e anche più violenta. 

Che cosa rimane dunque oggi del Sessantotto? 

Quello che colpisce è proprio il fatto che di questo grande sommovimento giovanile non è rimasto niente, se non storie individuali che sono finite o nella violenza del terrorismo in alcuni casi, o nel potere in molti casi (oggi tanta parte del potere mediatico e politico è in mano ad ex-sessantottini), o in normali esistenze borghesi, cioè esattamente quelle che prima si rifiutavano. È molto interessante  il fatto che nessuno faccia un bilancio serio e vero di quel sommovimento generazionale che sembrava dover sconvolgere il mondo. Un’altra cosa che colpisce è che l’unico movimento giovanile nato in quel periodo e rimasto ancor oggi è il movimento di Comunione e Liberazione: una realtà molto anomala, odiata e combattuta. Un movimento cattolico, che ha continuato a mantenere tutt’oggi la sua caratteristica di essere un movimento di giovani, oltre che essere cresciuto ed essere diventato anche un movimento di popolo. Questa sì sarebbe una cosa interessante su cui riflettere, perché anche il fatto che sia rimasta come realtà comunitaria mantiene vivo quel desiderio e quell’ansia inappagata, che era la cosa buona da cui il Sessantotto è nato. 

L’impressione è proprio che sui giornali questo “bilancio serio” sul Sessantotto non venga fatto, e si rimanga spesso nei termini di una semplice rievocazione: perché secondo lei c’è ancora questa resistenza? 

I giornali sono in mano a chi legge il mondo soltanto in termini di potere e di ideologie. Il fenomeno di CL non viene considerato a causa di quanto detto da Augusto Del Noce, secondo cui nei confronti del cristianesimo la mentalità dominante ha sempre avuto una profonda slealtà. Più in generale, sul Sessantotto c’è un duplice atteggiamento: da una parte non manca l’autocritica, perché gli ex sessantottini sono molto critici sul Sessantotto; ma dall’altra parte sono anche autocelebrativi, e amano definirsi come la “meglio gioventù”. Sarebbe interessante invece affrontare la vicenda in termini diversi, ad esempio andando a cercare certe storie parallele, magari dentro la stessa famiglia, con un fratello finito nel movimento studentesco e l’alto in CL. Queste sì sono storie interessantissime da paragonare, per capire ad esempio qual è stata veramente la “meglio gioventù”. 

Al Meeting si parlerà anche di un altro grande anniversario, quello di Giovannino Guareschi, al quale è dedicata anche una mostra. È forse giunto il momento in cui viene rivalutato questo grande scrittore a lungo trascurato? 

Il popolo non ha mai dimenticato Guareschi. Quelli che lo hanno dimenticato ed emarginato sono le élites, che sono sempre state fondamentalmente di sinistra. Il grande marchio d’infamia di Guareschi era di essere apertamente e francamente anticomunista, e questo in Italia è un peccato che non si finisce mai di scontare. Certo, negli ultimi anni c’è stato chi lo ha riabilitato – come ad esempio Michele Serra – ma lo si riabilita alla fine nel suo aspetto di bella narrazione popolare e un po’ folkloristica. Quello che non si riabilita mai sono le ragioni profonde del suo anticomunismo, che a quel tempo era questione di vita o di morte. 

Al Meeting, come ogni anno, c’è poi anche la politica… 

La interrompo subito. Nonostante l’argomento sia nelle mie corde e nella mia vocazione professionale, sono riuscito da due anni a questa parte a non parlare né di governo, né di opposizione. La ritengo un’obiezione di coscienza rispetto ai giornali, che parlano solo di questo; basta vederne le prime pagine. Io ritengo invece che non solo non tutto è politica – al contrario appunto di quanto si diceva nel Sessantotto –, ma che la politica non è affatto la cosa più importante. Vorrei dunque continuare a mantenere questa mia obiezione di coscienza. Continuo a dire e pensare che le cose importanti accadono altrove, e che la politica diventa ideologia, sorda, inutile e dannosa – in tutti i casi, sia a destra che a sinistra – se e quando non si accorge delle cose che accadono. La mia, comunque, è una ripugnanza soprattutto nei confronti dei media, che trattano ciò che accade fuori dal palazzo come subcultura informe. 

Allora le chiedo un ultimo sguardo sul Meeting: quali altre cose, incontri e persone andare a cercare?  

Per quello che io so del Meeting, la cosa che di certo passa inosservata ai media, ma che non passa inosservata a quelli che al Meeting ci vanno, è la quantità straordinaria di persone, storie ed esperienze eccezionali di grandissima umanità, di grande suggestione e di grande forza. Quelli sono veramente i protagonisti. Magari può essere il missionario che viene dal Congo, o la suorina che lavora nelle carceri, o il gruppo di giovani che ha dato vita ad un’iniziativa: sono tanti esempi, e sono quelle le storie grandi che vengono fuori in incontri grandi o piccoli, ma che comunque sono incontrabili ad ogni passo nel Meeting, negli stand, tra le persone che ci passeggiano. Questi, ripeto, sono i veri protagonisti. Senza nulla togliere a politici e ministri, che hanno la loro dignità e il loro spazio, ed è giusto che ce l’abbiano. Però diciamo che questi ultimi costruiscono e fanno qualcosa di buono se si rendono conto che devono servire questo qualcosa che c’è fuori dalla politica.


Grazie a Il Sussidiario

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05/07/2008

ASPETTANDO IL MEETING

http://www.riminibeach.it/var/news/storage/images-versioned/344579/2-ita-IT/meeting_rimini2_medium.jpg

Una "dritta" trovata da Natanaele. Aspettando il Meeting di Rimini. Quattro grandi attori per un grande Evento: I Cori della Rocca, di Eliot. L'Arte che onora l'Artefice!

 

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29/06/2008

PROTAGONISTI

E' nata l’Associazione 'Protagonisti per l’Italia, Amici di Magdi Cristiano Allam'. Oggi, 29 giugno, incontro a Montecatini
La prospettiva di un Movimento che metta gli italiani nella condizione di agire da protagonisti per realizzare l’Italia dei diritti e dei doveri, del bene comune e dell'interesse nazionale. A Montecatini, ore 17.30, presenterò il mio libro "Grazie Gesù" al Caffè Gambrinus in via Verdi. Domani, 30 giugno, ore 17, sarò all'Abbazia San Salvatore a Settimo, a Scandicci (Firenze)
Di Magdi Cristiano Allam
Cari amici,
E’ nata l’Associazione “PROTAGONISTI PER L’ITALIA , AMICI DI MAGDI CRISTIANO ALLAM (MOVIMENTO PER LA RIFORMA ETICA DELL’INFORMAZIONE, DELLA SOCIETA’, DELL’ECONOMIA, DELLA CULTURA E DELLA POLITICA)”. Si tratta di un passaggio qualitativo dalla realtà virtuale del sito “Amici di Magdi Cristiano Allam” ad una realtà operativa finalizzata a favorire l’incontro reale tra gli iscritti all’Associazione e l’avvio di un Movimento che ambisce a realizzare la riforma etica della cultura politica in Italia all’insegna del primato dei valori, dell'indissolubilità tra diritti e doveri, del bene comune e dell’interesse nazionale. Potete leggere il testo integrale dello Statuto dell’Associazione alla voce “Statuto”. Siete tutti invitati ad aderire all’Associazione integrando la vostra iscrizione al sito con i dati del nuovo modulo che troverete nei prossimi giorni alla voce “Registrati”.
Oggi, domenica 29 giugno, terrò un incontro pubblico a Montecatini, alle ore 17.30 presso il Caffè Gambrinus in via Verdi, nell’ambito delle presentazioni nazionali del mio libro “Grazie Gesù”. Domani, lunedì 30 giugno, terrò un incontro pubblico nell’Abbazia San Salvatore a Settimo, in via San Lorenzo 15, a Scandicci, alle porte di Firenze. Lì riabbraccerò il mio caro amico, don Carlo Maurizi, che ha già ospitato in chiesa la presentazione dei due miei precedenti libri, “Viva Israele” e “Io amo l’Italia”, accogliendomi con una fraternità cristiana e un calore umano che l’hanno reso ai miei occhi un autentico testimone della fede in Gesù che affascina e rende credibile la bontà della fede cattolica.

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26/06/2008

HAPPY BIRTHDAY TO YOU

Auguri Capitano mio Capitano!

Dal mio cuore rosso-nero un'esplosione di gioia per i tuoi favolosi  4O!!!

http://fotodelgiorno.quotidianonet.ilsole24ore.com/data/images/immagini/modified/2007/12/68855-maldini.JPG

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21/06/2008

MEETING: O PROTAGONISTI O NESSUNO

l’edizione 2008

Una “provocazione” in piena regola. Così si può definire il titolo dell’edizione 2008: “O protagonisti o nessuno”. Una provocazione che intende condurre per mano ospiti e invitati a riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista – è stato spiegato durante la conferenza stampa cui hanno preso parte anche il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi e il parlamentare del Pd Enrico Letta - è parola molto usata nella nostra società, e dunque occorre tenere nella giusta considerazione il momento storico in cui si è.

“E se infatti ci domandassimo chi è il protagonista di oggi, nel sentire comune, - ha spiegato il presidente del Meeting Emilia Guarnieri - si dovrebbe necessariamente rispondere che si tratta di persona il cui scopo principale nella vita è il successo. Senza di esso ci si ritrova privati di una identità precisa, o meglio di quella possibilità di essere riconosciuti e che dà l'illusione di 'esserci'.

Ma alla fine quest'uomo che insegue a tutti i costi ciò che lo fa distinguere dagli altri si ritrova schiavo delle circostanze, delle cose. Tagliato il rapporto con la realtà, prigioniero dell'esito del suo tentativo, l'uomo rimane in una condizione di passività umana che lo costringe ad esprimersi in un triste e vuoto formalismo”. Il risultato inevitabile di questo processo è “lo scetticismo e il cinismo”.

L'evento di quest'anno (24-30 agosto) vuole quindi aprire uno squarcio su tutto questo, evidenziare come ci si trovi di fronte “ad una cultura che non educa, che non comunica più il senso della vita”, ha continuato il presidente del Meeting - e se la vita è così fatta, si diventa passivi, si vive di rimessa” Di qui la provocazione “O protagonisti o nessuno”. E’ “un giudizio e una sfida positiva, ovvero chiediamoci se oggi esistano uomini capaci di paragonarsi con il reale, scoprendo, rischiando. Persone che attraverso la loro esperienza e il loro lavoro - ha detto ancora la prof. Guarnieri - sono in grado di offrire un’ esperienza umana generata dalla fede cristiana che induce speranza”.

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18/06/2008

GRAZIE GESU': MAGDI CRISTIANO E IL VESCOVO

http://www.fabopolis.com/public/magdi.jpg

Giovedì 5 giugno, alle ore 21, nel Teatro Parrocchiale di Novafeltria, Magdi Cristiano Allam presenterà il suo ultimo libro “Grazie Gesù”. Con Allam ci sarà anche il Vescovo di San Marino-Montefeltro Mons. Luigi Negri che parlerà ai presenti di questa conversione e di una amicizia, via via sempre più profonda e solida,  che lo ha visto come una delle figure che hanno accompagnato, anche se in maniera del tutto naturale e inconscia, il cammino che ha portato Allam ad abbracciare il cattolicesimo. Abbiamo scritto “in maniera del tutto naturale e inconscia” perché, diversamente da quello che si può pensare, la conversione di Magdi Cristiano Allam è venuta dalla “ condivisione di vita con questi testimoni della fede, religiosi e laici” . Fondamentali sono state le testimonianze delle suore comboniane, dei salesiani e dei numerosi credenti incontrati al Cairo” ha affermato Magdi Cristiano Allam che, ha aggiunto,  “mai hanno cercato di convertirmi né hanno mai fatto opera di proselitismo”. Da queste testimonianze Magdi ha tratto le basi della “formazione che  ha “permesso di sedimentare uno strato di fede cattolica che man mano ha messo radici dentro di me”. “La mia conversione al cattolicesimo-ha scritto Magdi Cristiano Allam- è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero”.

Questi e tanti altri particolari del percorso di vita e di conversione di Magdi Cristiano Allam si potranno conoscere giovedì sera quando a Novafeltria, in Diocesi di San Marino-Montefeltro, avrà luogo la presentazione del libro Grazie Gesù;  sarà il ritorno in una terra che Magdi conosce bene da tempo, essendo salito fin quassù più e più volte per sostare e riflettere e maturare, in compagnia di persone amiche con le quali si ritrova, nella semplicità di vita, sempre con grande gioia.

 

L’iniziativa si deve al Centro Culturale Walter Tobagi, al sito CulturaCattolica.it, al Centro Sociale S.Andrea, al Centro di Cultura e Spiritualità Maria di Magdala

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14/06/2008

DIFENSORI DELL'OCCIDENTE E DELLA LAICITA'


The Twin Towers

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09/06/2008

TRE ISLAMICHE IN PELLEGRINAGGIO

L'immagine “http://www.radiomater.com/images/Madonna2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

La moglie di Galliani, una imprenditrice e la marocchina aggredita in viale Jenner

 

Che bell'evento nella costruzione di ponti tra le religioni la partecipazione di tre musulmane al pellegrinaggio mariano di Macerata-Loreto. Specie se si scopre che sono donne particolari: Malika El Hazzazi, moglie del vice-presidente del Milan Adriano Galliani, che sin da piccola si fa chiamare Maria; Dounia Ettaib, protagonista della lotta per l'emancipazione delle donne immigrate che è nata con il culto della madre di Gesù; Rachida Kharraz, piccola imprenditrice, che custodisce una statua della Madonna a casa. Per chi come me ha partecipato negli ultimi due anni al pellegrinaggio da musulmano e ora, per la prima volta, vi prende parte da cristiano, è una grande gioia. Perché è come se la semina cominciasse a dare i primi frutti ed è come se si stesse realizzando un piccolo miracolo.

Malika, Dounia e Rachida hanno in comune la loro origine marocchina, sono diventate cittadine italiane, sono sposate con italiani e hanno figli nati e cresciuti in Italia a cui sono stati dati nomi cristiani. Tutti noi abbiamo in comune una particolare devozione per la Vergine Maria, figura venerata anche nell'islam, a cui il Corano dedica un capitolo ed è oggetto di culto da parte degli stessi musulmani che prendono parte, al fianco dei cristiani, al pellegrinaggio dei diversi santuari mariani presenti in Egitto, Turchia, Giordania, Siria e Libano. In Pakistan, stato islamico retto dalla sharia, la legge coranica, c'è addirittura una città dedicata alla Madonna, Mariamabad, dove il 3 settembre di ogni anno circa 500 mila fedeli partecipano a un pellegrinaggio mariano. Anche se certamente è diversa la figura di Maria nel cristianesimo rispetto all'islam, che non crede nella natura divina di Gesù, il culto della Vergine e la condivisione del mistero della Natività di Gesù sono un tratto unificante tra le due religioni. Ecco perché il pellegrinaggio mariano può rappresentare un momento di riflessione spirituale comune sul valore della sacralità della vita che proprio la Vergine Maria incarna.

Mi sono sempre domandato perché mai se negli stessi paesi musulmani si venera Maria e i fedeli delle due religioni partecipano ai pellegrinaggi mariani, perché mai ciò non potesse accadere anche in Italia, nella culla del cattolicesimo. Malika non nasconde la sua gioia: «In Marocco sin da piccola tutti mi chiamano Maria. Da sempre ho coltivato una venerazione per la Vergine Maria e nutro una particolare sensibilità nei suoi confronti. Non so come spiegarmelo. A casa ho una foto della Madonna che guardo tutte le sere prima di coricarmi. Nel suo volto c'è amore e rispetto, mi dà tanta forza e mi ispira tanta libertà».

Dounia, una donna coraggiosa che è costretta a girare con la tutela di due poliziotti dopo aver subito un'aggressione fisica nei pressi della moschea di viale Jenner a Milano, rievoca con il sorriso che «mia madre mi ha raccontato che durante la gravidanza si era affidata alla grazia di Maria affinché nascessi normalmente. E lei è sempre grata a Maria perché è andato tutto bene. Mia madre mi ha insegnato che Maria è sempre stata al fianco delle donne in difficoltà, delle donne sole, delle vedove e delle divorziate. Lei è sempre stata presente nella mia vita. Mi sono sempre rivolta a lei. Sono emozionatissima per la mia partecipazione a questo pellegrinaggio. La scorsa notte non sono riuscita a chiudere occhio ». Rachida ha una devozione particolare per la Madonna. A casa sua custodisce una sua statua ed ha un'immagine della Vergine affissa sulla parete della sua piccola impresa, un centro di Internet-Point. «Prego la Vergine Maria sin da piccola e ogni giorno il mio amore per lei cresce sempre di più. La Madonna mi è apparsa in sogno nei momenti di difficoltà e mi ha ispirato delle scelte di vita».

Rachida non nasconde che la sua devozione per Maria le ha causato dei problemi con gli estremisti islamici: «Mi hanno criticato e minacciato. Ma se il culto di Maria è prescritto nel Corano perché non posso amarla? Perché nelle moschee non si parla mai di Maria?». Il mio auspicio è che l'esempio di Malika, Dounia e Rachida sia contagioso e che il prossimo anno molti più musulmani partecipino al pellegrinaggio mariano di Loreto. A condizione che siano sinceri nella condivisione del valore della sacralità della vita di cui la Vergine Maria è l'emblema. Perché non deve trasformarsi in una passerella di quanti strumentalizzano il pellegrinaggio per affermare delle posizioni ideologiche in contrasto con quei valori che sono il fondamento dell'umanità e della civiltà di tutte le persone di buona volontà.

Magdi Cristiano Allam - Corriere della Sera di oggi

La Madonna a Fatima, disse ai tre Pastorelli, "Il mio Cuore Immacolata trionferà"! La Profezia si sta avverando... 

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08/06/2008

PELLEGRINAGGIO MACERATA-LORETO

 XXX Pellegrinaggio - Lo stadio di Macerata


 

 

Intervento di don Julián Carrón

Cosa ha portato qui ognuno di noi, questa sera? Soltanto il riconoscimento e l'aver preso sul serio il proprio bisogno umano, solo un momento di lealtà con se stessi, con la propria umanità. Perché ognuno di noi è proprio questo: bisognoso. È bello essere bisognosi, perché ci rimanda all'Unico che può rispondere a questo bisogno. Ma bisognosi di che cosa? Il Papa nella si domandava nella Spe salvi(n. 11): che cosa vogliamo veramente? «In fondo» - diceva il Papa citando sant'Agostino - «vogliamo una sola cosa: la vita che è semplicemente vita, semplicemente "felicità". Non c'è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient'altro ci siamo incamminati: di questo solo si tratta. Ma poi Agostino dice anche: guardando meglio, non sappiamo affatto che cosa in fondo desideriamo, che cosa vorremmo propriamente», e tuttavia «sappiamo che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti».

Non è scontato riconoscere che ognuno di noi ha questo bisogno e che deve esistere qualcosa che non conosciamo, perché - come ci ricorda il regista Tarkovskij - "da tempo l'uomo occidentale ha bruciato la bisaccia e il bastone del viandante, con la sua commovente attitudine alla domanda". L'uomo ha rinunciato ad essere pellegrino, vale a dire ha rinunciato a capire che la vita è cammino verso un destino infinito, e allora "la dimora dell'uomo non è più l'orizzonte, ma il nascondiglio, dove non incontra più nessuno e dove perciò comincia a dubitare della sua stessa esistenza". L'epoca contemporanea è una tragica documentazione di ciò cui l'uomo arriva nella pretesa di autonomia, di farsi da sé, di realizzarsi da sé, di crearsi da sé. Per questo la lotta è tra il mendicante, tra chi si riconosce bisognoso, e l'autosufficiente, chi pensa di non aver bisogno di niente e di bastare a se stesso. È una lotta fra due concezioni dell'uomo, fra chi appartiene a qualcosa di più grande e chi appartiene a se stesso.

Ognuno di noi sa di essere immerso in questa lotta: perciò la domanda più stringente è come venirne fuori vincitori. Per don Giussani è chiaro qual è il primo passo da compiere: l'uomo ritorna ad essere se stesso quando torna ad essere mendicante, a mendicare il suo traguardo, il suo destino, come un bambino che mendica la madre. Il pellegrinaggio che stiamo per compiere è un'occasione unica di ritornare ad essere mendicanti. Il mendicante è l'uomo vero, l'uomo che riconosce tutta la grandezza del suo desiderio: che è così grande che noi non siamo in grado di rispondere da soli. Per questo, Signore - come dice il salmo (Is26 8-9) -, "è al tuo nome e al tuo ricordo che si volge tutto il nostro desiderio". La cosa più stupefacente è che vedendoci così bisognosi il Signore è diventato lui stesso mendicante di noi: "Cristo mendicante del cuore dell'uomo". Chi guarda questa mendicanza di Cristo del nostro cuore non può non essere colpito: "Che cosa mai è l'uomo perché te ne ricordi, e il figlio dell'uomo perché te ne curi?" (Sal8, 5).

È la notizia arrivata a quella ragazza di 15/17 anni, a Nazareth, che la fa esultare di gioia, come esprime lei stessa davanti a Elisabetta: "Il Signore ha guardato l'umiltà" - il niente - "della sua serva". Il Cristianesimo è l'annuncio di questa notizia, di questo sguardo nuovo, pieno di compassione, di Cristo per ognuno di noi. Per farsi riconoscere Dio è entrato nella storia, nella vita di ogni uomo, come uomo, secondo una forma umana: e così il pensiero e tutta l'affezione sono stati "bloccati", calamitati, diceva don Giussani. Chi ha incrociato questo sguardo è rimasto segnato, investito di una gioia senza pari, come successe a quel pubblicano di Gerico, che quando Gesù lo guarda e gli dice "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua, in fretta accorse pieno di gioia. È questo sguardo che attraversa il Vangelo: quando Gesù, rivolgendosi alla gente, le dice - come dice adesso a ognuno di noi - "perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati"; o a quella donna che va a seppellire il figlio: "Donna, non piangere". Queste espressioni dicono tutta la tenerezza di Cristo nei nostri confronti.

Questo è il nostro valore: noi, che non siamo niente, siamo stati guardati - siamo guardati ora - così, e perciò chi ha incontrato questo sguardo non ha potuto non essere preso fino al midollo. Da allora tutti quelli che lo hanno incrociato sono diventati, anche loro, mendicanti di Cristo. "Cristo mendicante del cuore dell'uomo e il cuore dell'uomo mendicante di Cristo": come noi facciamo questa sera, cercando di immedesimarci nella Madonna, che lasciava entrare questo sguardo; come hanno fatto i discepoli, che appena hanno trovato quell'uomo sono stati così calamitati dalla sua presenza che non hanno potuto evitare di andarlo a cercare il giorno dopo; o di Paolo, il fariseo che dopo averlo incontrato dice: «Tutto quello che prima consideravo guadagno l'ho considerato una perdita, a motivo di Cristo; (...) non però che io abbia conquistato il premio: solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anche io sono stato conquistato da Cristo» (Fil.3). Anche noi siamo tutti stati conquistati da Cristo, e per questo oggi siamo venuti qua per correre, per conquistarlo ancora, perché tutta la nostra vita sia investita dalla sua presenza. Come succede a San Paolo: «Non più io, ma Cristo che vive in me».

Questa vita nella carne io la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Lasciare entrare questa presenza si chiama memoria: è quello che consente che tutte le nostre prigioni diventino luogo di respiro, che qualsiasi circostanza, anche quella più brutta, possa essere investita da un respiro e da una novità nuova. La vita ci è stata data per questo: per riconoscere sempre di più che cos'è Cristo. Che qualsiasi circostanza ci tocchi affrontare o vivere, che qualsiasi dolore, qualsiasi sofferenza, possano essere luogo, occasione in cui Cristo svela se stesso, ci fa capire di più fino a che punto Lui ama la nostra vita e vuole cambiarla, farla diventare grande.

Amici, percorriamo la strada verso Loreto coscienti del nostro niente, perché altrimenti saremmo formali, incoscienti del nostro bisogno. Non abbiamo altro, per sostenere la strada, se non questo nostro bisogno, con gli occhi fissi nella Madonna "di speranza fontana vivace" (Dante, Par./span> XXX 12), guardando Lei senza censurare niente. Ecco come la nostra vita può riempirsi di speranza. Qualsiasi sia il momento che attraversiamo, andiamo verso di Lei con tutto il nostro bisogno, perché Cristo possa riempire la nostra vita della sua Presenza.

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05/06/2008

PELLEGRINAGGIO MACERATA-LORETO

 

immagine da http://www.clonline.org/primait.htm

Quì il Manifesto e Depliant della 30ma edizione

Il Pellegrinaggio Macerata - Loreto

Il 30.mo Pellegrinaggio

Grazie all'amico Fontana Vivace 

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29/05/2008

PERCHE' E' UN BRAVO RAGAZZO...PERCHE' E' UN BRAVO...

Buon centrotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!


Un giovanissimo magrissimo diciassettenne Gilbert, in basso al centro.

Buon centotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!
Noi uomini che siamo qui in terra, noi che siamo la Chiesa militante e ancora facciamo i conti con gli anni, i mesi e i giorni, ci ricordiamo che centrotrentaquattro anni fa Nostro Signore ci fece un gran regalo, e questo regalo sei tu, carissimo Gilbert!
Un regalo inaspettato, come una pianta forte cresciuta in posti impensati e che ha dato frutti meravigliosi.
Come potevamo scordarcelo? Come potevamo scordarci di te?
Come possiamo esprimerti tutta la nostra gratitudine per quello che hai fatto per noi?
Mi viene in mente di dire: per quello che continui a fare per noi! Non solo con le tue bellissime opere, non solo con la memoria delle belle (e il più delle volte divertentissime) cose che facevi, non solo guardando le tue foto con la tua faccia simpatica, ma ci viene il sospetto che anche da lassù, dove -siamo certi- abiterai nella tua cara casetta con casella della posta rossa e lampione verde per cui combattesti tutta la vita, beh anche da lassù in qualche modo ci aiuti (noi che siamo cattolici, come te, crediamo fermamente nel contenuto del Credo degli Apostoli che tu ci hai così ben spiegato in Ortodossia, e lì c'è scritto: credo la comunione dei santi).
Ci manca molto uno come te (da almeno settantadue anni), ma noi stiamo lavorando indefessamente, educativamente, incessantemente, perché qualcuno possa sorgere tra noi e continuare il tuo buon lavoro (come direbbe Qualcuno) di operaio nella vigna del Signore (in fondo, questo mondo è tutto Sua vigna).
Intanto ti diciamo buon compleanno e speriamo (a suo tempo!) di incontrarci.
Credo di interpretare un intero coro di migliaia di persone dicendoti "grazie" di vero cuore per quello che continui a darci, e soprattutto a nome di tutti quelli che ti devono il bene più grande che hanno: la cara fede cattolica.
Nel frattempo parla con Gesù e diGli che di fede ce ne regali ancora un po', e con essa amore, buon umore, allegria e un'indefettibile amicizia con tutti gli uomini.

Evviva Gilbert, evviva la Chiesa!
Da Il blog Dell'Uomo Vivo
uomovivo.blogspot.com/
    
Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana

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27/05/2008

SAULO DI TARSO

Marta Sordi spiega la nuova cronologia della vita di Paolo e conferma l’autenticità del suo carteggio con Seneca

di Roberto Persico
Il 28 giugno il Papa inaugurerà solennemente un altro giubileo: la Chiesa festeggia due millenni dalla nascita di Saulo di Tarso detto Paolo, l’“Apostolo delle genti”, l’uomo che più di ogni altro ha diffuso il cristianesimo tra i popoli che abitavano le sponde del Mediterraneo; secondo i critici avversi, l’uomo che avrebbe “inventato” il cristianesimo, che senza di lui sarebbe rimasto un’oscura setta marginale del mondo ebraico. Un’occasione straordinaria per la Chiesa per riflettere sul proprio compito, sulla missione “ad gentes”, sul rapporto fra il suo annuncio e le culture dei popoli che incontra, questioni tutte che si pongono in maniera drammatica e affascinante in questo terzo millennio che si è appena aperto.
Un tema che affascina e riguarda da vicino Marta Sordi, professoressa emerita di Storia antica dell’Università Cattolica di Milano, che all’opera di Paolo ha dedicato una vita di studi, «dal punto di vista della storia romana – tiene a precisare – dello studio delle fonti, proiettando le notizie dei testi cristiani su quel che ci è noto dalla documentazione romana». Una conoscenza approfondita che presenterà e dibatterà nell’incontro del ciclo sul giubileo paolino promosso dal Centro culturale di Milano (vedi box nella pagina seguente) e che illustra con limpida chiarezza a Tempi.
Professoressa Sordi, ancora oggi qualcuno sostiene che il cristianesimo sarebbe un’invenzione di san Paolo, lui avrebbe trasformato il culto di un’innocua setta ebraica in una religione universale.
È del tutto falso. Tanto per cominciare, il primo ad aprire ai non ebrei non è Paolo, è Pietro. Gli Atti degli apostoli, capitolo 10, raccontano chiaramente la storia del centurione Cornelio, romano, battezzato senza essere circonciso; è Pietro che prende la decisione, che entra nella casa di un pagano sfidando le critiche degli altri apostoli, che nel primo concilio che si svolge a Gerusalemme si pronuncia contro l’obbligo della circoncisione: l’annuncio cristiano è per tutti, non solo per gli ebrei.
Sì, ma Paolo non aveva conosciuto direttamente Gesù, gli apostoli raccontavano dei fatti, lui invece ha elaborato una teologia...continua(  www.tempi.it/cultura/001244-saulo-di-tarso ) da Tempi

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15/05/2008

LA FEDE DI MARIA

La fede ragionevole di Maria

Nel prodigio dell’incarnazione la corrispondenza tra il disegno di Dio e le aspirazioni dell’uomo. Un’appassionata testimonianza di don Giussani e una mostra dedicata al santuario di Caravaggio

di Luigi Giussani

 

Pubblichiamo il discorso pronunciato da monsignor Luigi Giussani il 18 giugno 1988 all’arrivo dei pellegrini della diocesi di Milano al santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio (Bg). Il testo, come tutte le fotografie pubblicate in queste pagine, è tratto dalla mostra “La storia di un luogo, la vita di un popolo”, ideata e realizzata da un gruppo di amici caravaggini con l’aiuto dell’ex rettore del santuario, monsignor Roberto Ziglioli, ed esposta in questi giorni nel porticato che circonda la chiesa. Il 26 maggio ricorre l’anniversario dell’apparizione della Vergine Maria a Caravaggio, avvenuta, secondo le testimonianze, nel 1432.

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Io vorrei sottolineare
– è una cosa che mi ha sempre commosso – che la fede della Madonna è una fede innanzitutto ragionevole, secondo quello che l’Apostolo richiede: che la fede sia un ossequio ragionevole. In che senso la fede della Madonna è stata ragionevole? Noi non sappiamo come sia avvenuto quel grande momento che chiamiamo “Annunciazione”, possiamo immaginarcelo, ma non sappiamo come realmente avvenne. Tuttavia quello che è accaduto è certamente questo: che alla Madonna s’è resa evidente una corrispondenza tra quello che stava succedendo, tra ciò che le si stava dicendo, e l’attesa profonda del suo cuore. Questo è la ragionevolezza.
L’attesa profonda del suo cuore era che la promessa fatta da Dio ai suoi padri sarebbe accaduta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45). Beato chi ha creduto all’adempimento della parola del Signore, e l’adempimento della parola del Signore è il compimento della grande promessa: «Nascerà», Dio reso presenza umana.
Quello che mi ha sempre colpito dell’episodio del Vangelo è la frase che si legge dopo che la Madonna rispose di sì. C’è un punto e subito dopo l’evangelista scrive: «E l’angelo partì da lei» (Lc 1, 38). Chissà quante centinaia e centinaia di volte ci sono ritornato, immaginandomi la terribile situazione in cui quella ragazza doveva essere. Perché appena «l’angelo partì da lei», poteva dire: «È un’illusione?», «Me lo sono costruito io?», «Che cosa vuol dire?», «È stata una fantasia?»… In quel momento, la Madonna ha dovuto vivere tutta l’energia che occorre alla fede, e l’ha dimostrato in quell’istante in cui ciò che aveva dentro di sé non poteva essere constatabile, in quel grande momento – «E l’angelo partì da lei» – in cui lei rimase sola, sola di fronte al fidanzato, sola di fronte ai familiari, sola di fronte al mondo, ed è stata leale con quello che aveva sentito e visto. →

 

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  Da Tempi  ( www.tempi.it/cultura/001138-la-fede-ragionevole-di-maria )

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13/05/2008

GRAZIE GESU'

http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2008/03_Marzo/23/ALLAM/1_160216.JPG

   E' il titolo del nuovo libro di Magdi Allam nelle librerie dal 9 maggio.

Nella società occidentale post-moderna dominata dall'ipocrisia del "politicamente corretto" non sembra esserci spazio per un cristianesimo vissuto integralmente, alla luce del sole, ma senza cadute fideistiche o fondamentaliste, ben ancorato alla Ragione.
Trattare argomenti come la conversione da una fede religiosa ad un'altra, poi, è a dir poco disdicevole. Un attentato alla Pace e alla Tolleranza. Uno sfregio irreparabile al Dialogo Interreligioso. Soprattutto se la fede di provenienza è l'islam e quella a cui si approda è il cattolicesimo.
Magdi Cristiano Allam, però, non è tipo da lasciarsi intimorire da luoghi comuni e usanze consolidate. Dopo averci illustrato i rischi del fondamentalismo islamico e dei kamikaze "made in Europe", dopo aver lanciato il suo "Viva Israele", ora Magdi Cristiano ci racconta il percorso che lo ha condotto ad abbracciare la fede in Gesù Cristo.

Proponiamo alcune recensioni di "Grazie Gesù" e cogliamo l'occasione per ringraziare l'autore di questa bella dedica a SamizdatOnLine e all'amico Nando:

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo uno stralcio di “Grazie Gesù”

Le ragioni della mia conversione - Mondadori

Non poteva che essere così, Magdi Allam non è certo uno che si preoccupa di ciò che gli altri penseranno .. - Cultura Cattolica

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