01/05/2010

Ave Maria, splendore del mattino

rosa-rosa.jpgNel mondo moderno che va alla deriva, il Cristianesimo ha un’ancora di salvezza: Maria. Nei secoli dove la Chiesa si trovava immersa dalle tenebre dell’eresia, una Stella luminosa ha sempre indicato la via da seguire: Maria.

Quando l’uomo moderno ha iniziato a percorrere le illusorie vie del piacere e della ricchezza, immerso nella delusione, sente una mano materna che lo sorregge: è Maria.

Se l’umanità sembra rifiutare Dio, c’è una mamma che non sopporta vedere i suoi figli incamminati alla perdizione: è Maria.

Prova personalmente il conforto, il coraggio, la serenità che soltanto Lei ti può dare: Maria.

Non sai più pregare? Guarda quel viso stupendo della Madre del Cielo: ti sorride, ti da sicurezza; è Lei, Maria.

Sei al limite della disperazione? Ripeti quell’espressione che certamente la tua mamma terrena ti avrà insegnato nei tuoi primi anni di vita: Ave Maria …

Non hai più fiducia in niente e nessuno? Provaci, non costa niente, e chiedi aiuto a Lei; è Maria …

In tutto il mese di Maggio, affidati a Lei, non dubitare, è una mamma che non delude mai; è Maria.

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con Te,
Tu sei benedetta tra le donne
E benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte,
amen.


17:42 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: chiesa, fede, santi, martiri, feste, vergine maria, preghiere | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

24/09/2009

La vera stoffa di un popolo

  • E' nei momenti di grande emozione che emerge la vera stoffa di una persona o di un popolo. Il lutto che ha colpito l'Italia qualche giorno fa con l'uccisione di sei soldati a Kabul ha mostrato che il popolo italiano c'e' ancora, sa stringersi intorno ai soldati impegnati in difficili missioni in terre lontane, è fedele alle tradizioni religiose dei padri, insomma, non e' quella massa di edonisti relativisti che la pseudoinformazione vuol far credere.


03/03/2009

COSTRUIRE

http://cronologia.leonardo.it/lazzari/cibo27.jpg

 

Un giorno un amico visitò un cantiere edile.

C’erano tre manovali che spingevano con molta fatica la carriola con i mattoni, la calcina, i detriti…

Il sole ardeva nel cielo e anche le teste degli operai bollivano.

Il mio amico si avvicinò al primo manovale e gli chiese: “Perché fatichi?” e questi, lapidario, “Per campare!” Si avvicinò al secondo e rifece la stessa domanda; “Perché ti affanni tanto a lavorare?”, risposta; “Tenco  famiglia, i figli devono mangiare, i vestiti, le scarpe, i libri…!” Si avvicinò infine al terzo; “Perché ci metti tutto questo impegno, chi te lo fa fare?” L’uomo si fermò un attimo, si asciugò il sudore col fazzoletto e con un sorriso lieto sulla bocca e nel cuore rispose con fiera certezza: “Per costruire la Santa Chiesa!”

Cammina l’uomo quando sa bene dove andare!

12:08 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | Tag: fede, certezza, cultura, lavoro | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

23/12/2008

UN GERMOGLIO SUL TRONCO SECCO

http://www.fidesvita.org/uploads/2007/09/natale2006.jpg

Caro Direttore,
sono stato colpito dalle letture che la Liturgia ambrosiana proponeva il lunedì della terza settimana di Avvento. Come devono essere rimasti sconcertati i membri dell'antico popolo di Israele davanti alle parole del profeta Geremia: «Divorerà le tue messi e il tuo pane; divorerà i tuoi figli e le tue figlie; divorerà i greggi e gli armenti; distruggerà le città fortificate nelle quali riponevi la fiducia» (Ger 5,17). Annunciava loro che un'altra nazione stava per sconfiggere il regno su cui avevano riposto fiducia. «Allora, se diranno: "Perché il Signore nostro Dio ci fa tutte queste cose?", tu risponderai: "Come voi avete abbandonato il Signore e avete servito divinità straniere nel vostro paese, così servirete gli stranieri in un paese non vostro"» (Ger 5,19).
È come se questo fosse detto per noi; oggi vediamo segnali che preoccupano tutti, come se quello che ha sostenuto la nostra storia non potesse resistere all'urto dei tempi: un giorno sono l'economia, la finanza e il lavoro, un altro la politica e la giustizia, un altro ancora la famiglia, l'inizio della vita e la sua fine naturale. E così, come l'antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?». Perché anche noi siamo stati talmente presuntuosi da pensare di cavarcela dopo avere tagliato la radice che sosteneva l'edificio della nostra civiltà. Negli ultimi secoli, infatti, la nostra cultura ha pensato di poter costruire il futuro da sé, abbandonando Dio. Ora vediamo dove ci sta portando questa pretesa.

Davanti a tutto questo che ci siamo procurati, il Signore che cosa fa? Ce lo indica il profeta Zaccaria, parlando al suo popolo Israele: «Ecco, io manderò», attenzione al nome, «il mio servo Germoglio» (Zc 3,8). È come se davanti alla crisi di un mondo, il nostro - i profeti userebbero per descriverla un'immagine a loro molto cara, quella del tronco secco -, spuntasse un segno di speranza. Tutta l'enormità del tronco secco non può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro.

Ma c'è un inconveniente: anche noi, quando vediamo apparire questo germoglio - come coloro che erano davanti a quel bambino a Nazareth -, possiamo dire scandalizzati: «È mai possibile che una cosa così effimera possa essere la risposta alla nostra attesa di liberazione?». Da una realtà così piccola come la fede in Gesù può venire la salvezza? Ci pare impossibile che tutta la nostra speranza possa poggiare sulla appartenenza a questo fragile segno, ed è motivo di scandalo la promessa che solo a partire da esso si possa ricostruire tutto. Eppure uomini come san Benedetto e san Francesco hanno fatto proprio così: cominciarono a vivere appartenendo a quel germoglio che si era inoltrato nel tempo e nello spazio, la Chiesa. E sono diventati protagonisti di popolo e di storia.
Benedetto non affrontò da arrabbiato la fine dell'impero, non protestò perché il mondo non era cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l'immoralità dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che divenne attraente per tanti. E fu l'albore di un mondo nuovo, piccolo quanto si vuole - quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente concreto che l'opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e ha trasformato l'Europa, umanizzandola.

«Egli si è mostrato. Egli personalmente», ha detto Benedetto XVI parlando del Dio-con-noi. E don Giussani: «Quell'uomo di duemila anni fa si cela, diventa presente, sotto la tenda, sotto l'aspetto di un'umanità diversa», in un segno reale che desta il presentimento di quella vita che tutti attendiamo per non soccombere al nostro male e ai segnali del nulla che avanza. È la speranza che ci annuncia il Natale, per cui gridiamo: «Vieni, Signore Gesù!».
Grazie.

di Julián Carrón
la Repubblica, 23.12.2008

09/09/2008

Je Vous Salue Marie

Moltitudini. Popoli interi. Processioni interminabili di uomini e donne, giovani, anziani, bambini; e malati. Una moltitudine di malati. I Principi, i Signori di questo luogo. Dove loro passano, tutti si fermano, come quando passano i Re.

È questa l’impressione: moltitudini bibliche. Ora ho capito cosa significhi la frase: “il Signore degli eserciti”. Eccolo, l’esercito di Dio: i generali, vescovi e sacerdoti, la cavalleria, i santi, i martiri e i testimoni, la fanteria, i malati, i sofferenti e i pellegrini.

In questo luogo, ogni giorno si combatte “la buona battaglia” e le armi sono i Rosari e le Messe, le fiaccole e le lacrime. Ogni giorno la stessa moltitudine, uguale ma diversa, ogni giorno proporzioni bibliche, ogni giorno eventi straordinari nella loro ordinarietà e ordinari nella loro straordinarietà. E nel mondo non se parla, o meglio non se ne parla come si dovrebbe: ci parlano di politica, di economia, di sport e di cronaca, ci dicono cosa pensare, cosa dire, come vivere, ma di quello che accade qui ogni giorno non si parla. Tutto è circoscritto a questo luogo; tutto si svolge in un silenzioso clamore, tutto è racchiuso in poche semplici parole: “Je vous salue Marie…”.


HPIM8671

Per quei pochi che non avessero ancora capito di quale luogo stia parlando, questa sera alle 23.30 su canale 5 verrà svelato l'arcano...

 

Grazie ad Ambricourt

maturin

17:33 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

04/07/2008

NON DI SOLO PANE...

http://www.ilquotidiano.it/userdata/immagini/foto/414/20070901papa2_25419.jpg

ASIA/CINA - “Dateci solo il sacco vuoto, senza più un chicco di riso, perché c’è lo stemma del Papa!”: la richiesta dei terremotati del Si Chuan commossi per la vicinanza del Pontefice

Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – “Potresti darci solo il sacco ? Anche se dentro non c'è più un chicco di riso porta impresso lo stemma del Papa”: è l'insolita richiesta dei terremotati fatta a responsabili e volontari di Jinde Charity che lavorano nella zona violentemente colpita dal sisma del 12 maggio, nella provincia del Si Chuan della Cina continentale. La donazione privata del Santo Padre è già diventato riso che è stato distribuito ai terremotati. Quando hanno visto la stemma del Papa impresso sui sacchi, tutti sono rimasti stupiti ed emozionati. Grazie al passa parola, in tanti sono corsi dai volontari di Jinde Charity e hanno fatto questa richiesta: “sappiamo che non c'è riso per tutti, ma possiamo anche rinunciare al riso, vogliamo solo il simbolo del Papa, vedendolo ci passerà la fame. Lo metteremo in cornice e lo trasmetteremo ai nostri figli e nipoti… per esprimere la nostra gratitudine, per sentici vicini al Papa. Per favore!”.
Sulla pagina che riporta la lista dei donatori per i terremotati, allestita dal sito di Jinde Charity (www.jinde.org/jinde-donor.asp?page=2) è stato messo bene in chiaro il nome di Papa Benedetto XVI. Secondo il responsabile del sito, “dopo la pubblicazione i nostri telefoni sono saltati. Abbiamo ricevuto tante telefonate, e-mail e fax dei cattolici cinesi e anche di non cattolici, che hanno espresso gratitudine al Papa e una grande emozione nel sentirlo così vicino”

15:55 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

03/07/2008

IL DESIDERIO E' AVVENIMENTO, NON PREMESSA DI MISERIA

Una conversazione di Maurizio Crippa con lo psicanalista, Giacomo Contri , del maggio del 2003 spiega, in modo originale ma realistico, come l'errata concezione del cristianesimo, diffusasi per troppo tempo, è  decisamente fuorviante e rende il cristianesimo stesso noioso e scarsamente interessante:

Conseguenza del peccato originale è la riduzione del desiderio e del gusto fino alla morte per anoressia. Cristo ha introdotto se stesso come “movimento”, ha rimobilitato tutto. Parola di psicanalista

«Secoli fa, i cristiani hanno osservato: il peccato originale, culpa sì ma felix. È stata occasione perché il Figlio si incarnasse, diventasse un compagno. Hanno dimostrato di avere la testa: anziché ragionare al ribasso, macerarsi nella colpa, hanno fatto ciò cui aspira un economista: rovesciare il destino della crisi economica».
Un sabato pomeriggio di Milano, piovoso ma non uggioso. Con Giacomo Contri ragioniamo di parole come desiderio, peccato, felicità, riecheggiate da poco agli Esercizi della Fraternità e che presto riecheggeranno ancora, al Meeting di Rimini: «C’è un uomo che vuole la vita...?».

Da dove cominceresti?
Dal marchio di fabbrica, inconfondibile, del cristianesimo: Dio ha pensato di fare un “ragionamento al rialzo”. Ha distinto colpa e senso di colpa. Perdono non condono. E la soluzione fu l’incarnazione. Soluzione nuova, inedita, ignota, impensata: non era venuta in mente a nessuno. Tanto nuova che è stata soluzione non solo per noi, ma anche per lui: infatti ha voluto risorgere da uomo. Dunque, non un’operazione pedagogica sia pure generosa, se poi lui si è tenuto così, uomo, e soddisfatto così. Andava bene per noi perché andava bene per lui. Chiamo “regime dell’appuntamento” il nuovo regime così introdotto nel mondo. Gesù significa appuntamento, perfino consultabilità, dato che ha fatto conoscere il pensiero suo e di suo Padre. Ripeto: a nessuno mai era venuto in mente di domandargli: «Vieni come uomo». Ecco il “Nuovo” Testamento. Dio ha agito in modo supplementare: ha messo più di quello che il nostro intelletto sapesse pensare. Supplemento vuole dire ricchezza, e ciò sovverte le correnti banali idee di desiderio come buco, e di felicità e soddisfazione come qualcosa che tappa il buco. Nell’enciclica Dives in misericordia l’accento è su dives, ricco: di pura misericordia ne parlano anche i musulmani. Dio non è un sovrano che colma il buco (panem) con tutt’al più un dessert sadico-ludico (circenses). Si differenzia dall’Imperatore.

Del desiderio abbiamo un’idea malaticcia: manca qualcosa. Dio non l’ha pensata né messa così.
Buono quel “malaticcia”. Proprio: Dio ha messo un supplemento (anche per se stesso), non un complemento, quello che riempie un buco. E insisto: ha supplementato anche se stesso facendosi uomo, e si è piaciuto così (resurrezione). Ha salvato l’economia rilanciandola, non turando falle, e lo ha fatto con un mezzo impensabile: facendo di se stesso un fattore dell’economia, essendo rimasto uomo. Niente faccenda di pance vuote, materiali o spirituali. Noi capiamo poco, perché tra noi e Dio facciamo come tra uomini e donne: facciamo pena. Esempio. Capita che uno telefoni dicendo: vediamoci stasera. Cosa sta domandando? Non di colmargli un desiderio che ha, ma di fargli venire un desiderio che non ha. Era lì fermo, depresso, senza idee né voglie, e chiede che un altro lo vivacizzi, lo rimetta in movimento. Se “rivoluzione” significa qualcosa, è questo. Krusciov era un controrivoluzionario quando diceva che il comunismo è “gulash per tutti”, il buco riempito e non il rilancio, nuova partenza. Facciamo nostro il concetto di aperitivo. Aperitivo significa che cerco l’appetito. Di cui siamo tremendamente a corto. Il desiderio è un avvenimento, non una premessa di miseria. E tanto più è avvenimento se è voglia di qualcosa di cui in precedenza non avevo né voglia né idea. Secondo me la preghiera è un aperitivo: modo di produzione del gusto. Volesse il cielo che concepissimo l’educazione come aperitivo. Di solito è un ossidante.

Quel gusto che avevamo perso, o il peccato originale…
Conseguenza del peccato originale è la riduzione di desiderio e gusto. Prima Adamo e Eva si piacevano e compiacevano senza obiezioni: poi si sono vergognati di loro (“nudi”), cioè sono cominciate le obiezioni. Meno desiderio. Ci ha resi anoressici: basta voglia, di cibo o altro. Cristo ha introdotto se stesso come principio di mobilitazione. Si parla di “Movimento”: ma ha senso se significa movimento. L’idea che il peccato originale produce la morte è semplicemente corretta: morte è “tutto fermo”. Allora cosa ha fatto Dio? Ha rimobilitato tutto. Storicamente diciamo “Chiesa”, ma il concetto è quello di movimento. Eravamo fermi e ci ha rimessi in moto! Ha lo stesso valore l’espressione “Città di Dio”: movimento secondo ogni fattore e possibilità.

Nella mentalità comune, invece, “essere religiosi” viene inteso come essere disinteressati alla realtà, “starsene quieti”.
Buddha è stato un genio. Non condivido nulla, ma genio. Ha capito e detto: desiderare è muoversi, e io non voglio movimento. E il “Nirvana” è fine del movimento (corporale, cittadino). Il “nostro Dio” è movimento. Lui stesso si è mosso, e non ha finito (“resurrezione”). Eccolo l’in-finito. (link)

Grazie all'amica AnnaVercors

10:53 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (1) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

02/07/2008

DUBBIO E FEDE, TENTAZIONE E CERTEZZA

http://www.thrivingandhome.com/domanda.jpg

Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana, di fronte a persone che per professione o per convenzione non hanno familiarità col pensiero e col linguaggio ecclesiale, avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa. Avrà probabilmente subito la sensazione che la sua posizione sia descritta per filo e per segno nel noto apologo del clown e del villaggio in fiamme narrato da Kierkegaard, recentemente ripreso in forma stringata da Harvey Cox nel suo libro La città secolare.
La storiella narra di un circo viaggiante in Danimarca, colpito da un incendio. Il direttore mandò subito il clown, già abbigliato per la recita, a chiamare aiuto nel villaggio vicino, oltretutto perché c’era pericolo che il fuoco, propagandosi attraverso i campi da poco mietuti e quindi secchi, s’appiccasse anche al villaggio. Il clown corse affannato al villaggio, supplicando gli abitanti ad accorrere al circo in fiamme, per dare una mano a spegnere l’incendio. Ma essi presero le grida del pagliaccio unicamente per un astutissimo trucco del mestiere; tendente ad attirare il maggior numero possibile di persone alla rappresentazione; per cui lo applaudivano, ridendo sino alle lacrime. Il povero clown aveva più voglia di piangere che di ridere e tentava inutilmente di scongiurare gli uomini ad andare, spiegando loro che non si trattava affatto di una finzione, d’un trucco, bensì di una amara realtà, giacchè il circo stava bruciando per davvero. Il suo pianto non faceva altro che intensificare le risate: si trovava che egli recitava la sua parte in maniera stupenda…La commedia continuò così finchè il fuoco s’appiccò realmente al villaggio e ogni aiuto giunse troppo tardi: villaggio e circo finirono entrambi distrutti dalle fiamme.
Io propenderei a dire che la teologia effettivamente ripulita e rivestita di moderni abiti civili, così come in molti luoghi essa oggi si affaccia alla ribalta, fa ugualmente apparire questa speranza come ingenua. Una cosa è senz’altro vera: chi tenta di diffondere la fede in mezzo agli uomini che si trovano a vivere e a pensare nell’oggi può realmente avere l’impressione di essere un pagliaccio, oppure addirittura un risuscitato da un vetusto sarcofago, che si presenta al mondo odierno avvolto nelle vesti e nel pensiero degli antichi, e pertanto nell’impossibilità di comprendere gli uomini dell’epoca nostra e di essere compreso da loro.
Allorché, però, colui che tenta di annunciare la fede possiede un sufficiente senso dell’autocritica, rileva subito come qui non si tratti soltanto di una questione di forma, di una crisi di vestiario in cui si dibatte la teologia. Nella mancanza di mordente da cui è afflitta l’impresa teologica per gli uomini del nostro tempo, colui che sa prendere sul serio il suo impegno constaterà per esperienza non solo la difficoltà presentata dall’interpretazione, ma anche la condizione di insicurezza in cui versa la sua propria fede, la potenza quasi inarginabile dell’incredulità che si oppone alla sua buona volontà di credere. Sicchè, chiunque cerchi oggi onestamente di render conto a se stesso e ad altri della fede cristiana dovrà imparare ad ammettere di non essere soltanto l’uomo mascherato, cui basti solo cambiar d’abito per esser subito in grado di istruire altri con successo. Dovrà invece comprendere che la sua stessa situazione non si distingue da quella degli altri in maniera così radicale , come gli era parso di poter pensare all’inizio. Si accorgerà insomma che in entrambe i gruppi – credenti e non credenti – sono presenti le stesse forze, sia pure con modalità differenti a seconda del campo.
Rileviamo innanzitutto questo: sul credente pesa la minaccia dell’incertezza, che nei momenti della tentazione gli fa duramente e d’improvviso balenare dinanzi agli occhi la fragilità del tutto, il quale ordinariamente gli appare invece tanto ovvio. Penso che qui – nonostante la stranezza della veste esteriore – sia descritta con molta precisione la situazione dell’uomo di fronte al problema di Dio. Nessuno è in grado di porgere agli altri Dio e il suo regno, nemmeno il credente a se stesso. Ma per quanto da ciò possa sentirsi giustificata anche l’incredulità, a essa resta sempre appiccicata addosso l’inquietudine del “forse però è vero”. Il ‘forse’ è l’ineluttabile tentazione alla quale l’uomo non può assolutamente sottrarsi, nella quale anche rifiutando la fede egli deve sperimentarne l’irrefutabilità. In altri termini: tanto il credente quanto l’incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede, sempre che non cerchino di sfuggire a se stessi e alla verità della loro esistenza. Nessuno può sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede; per l’uno la fede si rende presente contro il dubbio, per l’altro attraverso il dubbio e sotto forma di dubbio.
E’ la struttura fondamentale del destino umano poter trovare la dimensione definitiva dell’esistenza unicamente in questa interminabile rivalità fra dubbio e fede, fra tentazione e certezza. E chissà mai che proprio il dubbio, il quale preserva tanto l’uno quanto l’altro dalla chiusura nel proprio isolazionismo, non divenga il luogo della comunicazione. Esso, infatti, impedisce ad ambedue gli interlocutori di barricarsi completamente in se stessi, portando il credente a rompere il ghiaccio col dubbioso e il dubbioso ad aprirsi col credente; per il primo rappresenta una partecipazione al destino dell’incredulo, per il secondo una forma sotto cui la fede resta – nonostante tutto – una provocazione permanente. (QUI)

11:35 Scritto da: ritina5 in Fede | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook