03/06/2010

Luce da ritrovare oltre un opaco velo

corpus domini.jpg«Sento ancora il profumo che emanava dai tappeti di fiori; appartengono a questi ricordi anche gli ornamenti in tutte le case, le bandiere, i canti. Sento ancora gli strumenti a fiato della banda locale, che in questo giorno osavano talvolta più di quanto potessero; e lo scoppio dei mortaretti con cui i ragazzi esprimevano la loro prorompente gioia di vivere».

La processione del Corpus Domini nei ricordi infantili di Joseph Ratzinger, come la raccontò, ancora cardinale, in una sua meditazione. In questi giorni nelle nostre città queste processioni si rinnovano. E sono sorelle minori e un po’ timide delle feste di popolo che ricordano i vecchi. Chissà quanti italiani di vent’anni saprebbero dire che cosa celebra esattamente, il Corpus Domini. Quanti sanno che ricorda la presenza reale di Cristo nella Eucaristia; come decretò nel 1264 papa Urbano IV dopo il miracolo di Bolsena, quando un sacerdote che dubitava vide, attonito, che il pane consacrato sull’altare sanguinava.

Forse queste memorie di eventi straordinari, lontani nel tempo, non dicono molto a tanti che oggi hanno vent’anni (e questo giovedì non l’hanno più potuto vivere come festa). Eppure, nelle processioni che si snodavano nelle città e nei paesi c’era un significato profondo; nell’avanzare lento del Santissimo sotto un baldacchino, tra i canti sacri, in mezzo alle case della gente, c’era un senso antico e poderoso. In quella sua meditazione il futuro Benedetto XVI spiegava come il Concilio di Trento avesse affermato che nel Corpus Domini si celebra «la vittoria di Cristo sulla morte». E aggiungeva Ratzinger: «L’Eucarestia è, nella sua essenza, la risposta al problema della morte, l’incontro con l’amore che è più forte della morte. Il Corpus Domini pone al centro la gioia per questa vittoria e accompagna il vincitore nel corteo trionfale lungo le strade».

Ecco cos’era dunque, se pure inconsciamente, la gioia delle processioni dei nostri padri. I bambini esultanti dietro alla banda, come a una grande festa; perché gli era stato insegnato che quel giorno era una grande festa. Nel fondo della coscienza popolare, era il giorno della vittoria sulla morte. Sulla antica nemica. Simile a una marcia di vincitore l’incolonnarsi dei fedeli dietro al prete che tiene alta l’Ostia consacrata. (E non per caso, ma per una antica sapienza, attenta alla lingua dei segni, la celebrazione di questa vittoria cade nel primo montare dell’estate, nei primi giorni di sole trionfante sopra all’erba alta, splendente di papaveri, di giugno).

Poi, scrisse il cardinale Ratzinger, sopraggiunse una «allarmata resistenza a tutto ciò che aveva sapore di trionfalismo, che non sembrava conciliabile con la coscienza cristiana del peccato, e con la tragica situazione del mondo. La celebrazione del Corpus Domini divenne imbarazzante». Nel velo opaco piombato sull’Occidente dopo l’ultima guerra, in quel buio da Sabato Santo che con l’Olocausto ha segnato il Novecento, l’esultanza della processione del Corpus Domini è sembrata a molti insensata. (Oggi, in quanti siamo intimamente certi, davvero, che il nostro Dio ha vinto la morte? Lo speriamo, ma non ci sentiamo in realtà persi e sconfitti ad ogni nuova esplosione del dolore e del male? Oppure, rassegnati, siamo diventati educati nichilisti. Nulla in cui credere, e nulla da aspettare). Ma la certezza del Corpus Domini è il contrario del nulla.

Davanti alla Sindone, un mese fa, Benedetto XVI ha spiegato come la vittoria di Cristo sulla morte sia venuta proprio dal fondo del buio. Da quella notte di inferi – «per un tempo breve, ma immenso e infinito» – si alzò la luce. Il Corpus Domini è la festa di questa luce. Se, smemorati, o distratti, o collusi col nulla, dubitiamo, l’esultanza di quelle processioni ci è incomprensibile. Ci mancano forse i bambini, i figli che non abbiamo, a trascinarci, a insegnarci? Quelli che nei ricordi di Benedetto XVI seguivano la banda e lanciavano i mortaretti, «in una prorompente gioia di vivere».
Marina Corradi

Da Avvenire

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11/04/2010

La Domenica della Misericordia

 

gesu-confido-in-te.jpg

Gesù disse a Suor Faustina: "Desidero che la Festa della Misericordia sia un rifugio e un riparo per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicineranno alla sorgente della mia Misericordia. L'anima che si accosta alla confessione (entro 8 giorni prima o dopo la "domenica della Misericordia") ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Diario 699). "Figlia mia, dì che la Festa della mia Misericordia è uscita dalle mie viscere a conforto del mondo intero" (Diario 1517).
Gesù desidera che questa festa sia celebrata la prima domenica dopo Pasqua. Gesù ha fatto una grande promessa per chi riceve il sacramento della Confessione e della Comunione in tal giorno: il perdono totale dei nostri peccati e la remissione delle pene! Si tratta di un'indulgenza plenaria, come quella ricevuta nel Battesimo.

Il Sacramento della Confessione
"Figlia mia, quando ti accosti alla santa Confessione, a questa sorgente della mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il mio Sangue ed Acqua che uscirono dal mio Cuore e nobilitano la tua anima. Ogni volta che vai alla santa Confessione immergiti tutta nella mia Misericordia con grande fiducia, in modo che Io possa versare sulla tua anima l'abbondanza delle mie grazie. Quando vai alla Confessione, sappi che
Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro al sacerdote, ma sono Io
che opero nell'anima. Lì la miseria dell'anima si incontra col Dio della Misericordia. Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia. Se la loro fiducia sarà grande, la mia generosità non avrà limiti. I rivoli della mia grazia inondano le anime umili. I superbi sono sempre nell'indigenza e nella miseria, poiché la mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili" (Diario 1602).
"Dì alle anime dove debbono cercare le consolazioni, cioè nel tribunale della Misericordia. Lì avvengono i più grandi miracoli che si ripetono continuamente. Per ottenere questo miracolo non occorre fare pellegrinaggi in terre lontane né celebrare solenni riti esteriori, ma basta mettersi con fede ai piedi di un mio rappresentante e confessargli la propria miseria ed il miracolo della Divina Misericordia si manifesterà in tutta la sua pienezza. Anche se un'anima fosse come un cadavere in decomposizione ed umanamente non ci fosse alcuna possibilità di resurrezione e tutto fosse perduto, non sarebbe così per Dio: un miracolo della Divina Misericordia risusciterà quest'anima in tutta la sua pienezza. Oh! Infelici coloro che non approfittano di questo miracolo della Divina Misericordia! Lo invocherete invano, quando sarà troppo tardi!" (Diario 1448).

La Santa Comunione
"Io desidero unirmi con le anime umane; la mia delizia è unirmi con le anime. Sappi,
figlia mia, che quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani
piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all'anima, ma le anime non mi prestano
nemmeno attenzione, mi lasciano solo e si occupano d'altro. Oh, quanto è triste per Me
che le anime non conoscano l'Amore! " (Diario 1385).
"Quanto mi addolora che le anime si uniscano così poco a Me nella santa Comunione!
Attendo le anime ed esse sono indifferenti verso di Me. Le amo con tanta tenerezza e
sincerità ed esse non si fidano di Me! Voglio colmarle di grazie, ma esse non vogliono
riceverle. Trattano con Me come una cosa inerte, eppure ho un Cuore pieno di
Misericordia e d'amore".
"Scrivi questo per le anime dei religiosi: che è una delizia per Me entrare nei loro cuori
con la santa Comunione" (Diario 1638).
"Vedi, ho lasciato il trono del Cielo per unirmi a te. Quello che vedi ora è appena un
lembo e la tua anima già sviene per amore, allora come si sbalordirà il tuo cuore quando
mi vedrai in tutta la mia gloria? Ma voglio dirti che la vita eterna deve cominciare già su
questa terra per mezzo della santa Comunione. Ogni santa Comunione ti rende più
idonea a trattare familiarmente con Dio per tutta l'eternità" (Diario 1810).

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03/04/2010

Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!

 

 

guercino-cristo-risorto-1.jpg

Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere

il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.


Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,

e sarà fonte di luce per la mia delizia.


Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,

lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori,

la gioia agli afflitti.


Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti,

promuove la concordia e la pace.


O notte veramente gloriosa,

che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!


Santa Pasqua a tutti!

25/03/2010

Maria, quella giovane, bellissima ragazza

annunziata.jpgOgnuno di noi ha il suo proprio nome, così come quella giovane ragazza si chiamava Maria; ella era in rapporto con altre persone che avevano ognuna il proprio nome; una di queste si chiamava Giuseppe. È entrato nella nostra vita un angelo; in qualche modo, attraverso un suo messaggero (la compagnia), Dio ci ha detto: «Saluto la tua vita, il Signore è con te. La tua vita sarà piena di grazia, di positività». È normale rispondere «Cosa vuol dire?», così come Maria «si domandava che senso avesse un tale saluto». Ma la stessa voce, lo stesso avvenimento ci dice, chiamandoci ancora per nome: «Non temere, perché Dio ti ha scelto. Concepirai: la tua vita darà frutto». È la promessa di una fecondità che non ha fine, che non si consuma con il tempo. Anche a questo punto la nostra risposta è simile a quella di Maria: «Ma io non sono capace e mi guardo bene dal pretendere di essere qualcosa di più degli altri». Identica la risposta del messaggero: «È lo Spirito del Signore che scenderà su di te, è l’ombra della potenza dell’Altissimo che penetrerà il tuo tempo e gli spazi del tuo vivere. Per questo quello che nascerà da te (la pulizia della casa e la fatica del lavoro, lo studio e il tempo tutto della vita... ) sarà santo, sarà secondo la verità che non muore, sarà secondo il Mistero. Guarda Elisabetta, nella sua vecchiaia ha concepito... ». Quante volte abbiamo dovuto ammirare Dio nella testimonianza di persone di cui non ci saremmo neppure accorti, di cui tutti dicevano «È sterile»! Nulla è impossibile a Dio. Ti sembra che tutto sia vuoto? Nulla è impossibile a Dio. Allora il punto è ripetere, come Maria: «Eccomi, avvenga di me quello che hai detto».
(Luigi Giussani: “L’angelo del Signore portò l'annuncio a Maria”, CL Litterae Communionis, 1991, n. 5)

Da tracce.it

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21/12/2009

Quando nacque quel Bimbo...

  http://www.agimsulaj.com/img/Eventi/LaNascitaDiGesu.jpg

Un sereno e gioioso Natale a tutti!

  - Gloria a Dio, pace 'nterra
Nu' cchiù guerra...è nato giá
lo rre d'ammore
che dá prejezza e pace a ogne core

Sbatteva 'o core 'mpietto
sbatteva 'o core 'mpietto a sti Pasture
  e ll'uno po' deceva 'nfacci'a ll'ato:
- Ché tardammo? priesto, jammo

ca mme sento ascevolí
pe' lo golío
ca tengo de vedé stu Ninno Dio!
- Ché tardammo? priesto, jammo
ca mme sento ascevolí
  pe' lo golío
ca tengo de vedé stu Ninno Dio!

Zompanno comm'a ciévere
zompanno comm'a ciévere ferute,
jettero li pasture a la capanna
Llá trovajeno a Maria
co' Giusepe e 'a Gioja mia
  e 'nchillo Viso
provajeno no muorzo 'e Paraviso
Llá trovajeno a Maria
co' Giusepe e 'a Gioja mia
e 'nchillo Viso
provajeno no muorzo 'e Paraviso
Restajeno 'ncantate
restajeno 'ncantate e voccapiert

pe' tantu tiempo senza di' parola...

Traduzione

"Gloria a Dio, pace in terra

Non più guerra… è nato già

Il Re dell’Amore

Che dà gioia e pace al cuore

Batteva forte il cuore nel petto ai Pastori

E ognuno incitava l’altro: Che aspettiamo?

Presto, andiamo, se no impazzisco dal desiderio

Di vedere questo Dio Bambino!

Saltando come cervi,

Saltando come cervi feriti

Andarono i Pastori alla capanna,

là trovarono Maria

con Giuseppe e la mia Gioia,

e in Quel Volto

gustarono un pezzo di Paradiso

Restarono incantati

Restarono incantati e a bocca aperta

Per molto tempo senza dire una parola…"

(Quanno nascette Ninno – Sant’Alfonso Maria De Liguori)

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07/12/2009

Regína sine labe originále concépta

In onore della Santa Vergine Immacolata un antico canto popolare che difficilmente si sente cantare nelle nostre chiese ai giorni nostri, troppo antiquato; ma a me piace, ha il sapore dell'aria tersa, dei camini accessi, delle vecchie donne col velo in testa, con il libro delle preghiere in mano, dei fiori di campo e di profumo d'incenso.


http://www.donbosco-torino.it/image/3-image/3-La%20Vergine%20Immacolata.gif


Immacolata Vegine bella,

di nostra vita Tu sei la stella.

Tra le tempeste deh! guida il cuore

di chi T'invoca, Madre d'amore.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

 

Tu che nel cielo siedi Regina,

a noi pietosa lo sguardo inchina.

Pel divin Figlio che stringi al petto

deh! non privarci del tuo affetto.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

 

La tua preghiera e' onnipotente,

o dolce Mamma tutta clemente.

A Gesu' buono deh' Tu ci guida,

accogli il cuore che in Te confida.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

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07/10/2009

Beata Vergine Maria del Rosario

 

Il Santo Rosario, la preghiera più diffusa che la tradizione popolare ci abbia consegnato, ha consacrato nei secoli l’aspetto più umile della vita della Madonna. Recitandolo, è come se la figura di Maria si imponesse nel suo aspetto più semplice e più nascosto. Ma nel proporvi di vivere il Rosario con una riscossa particolare della coscienza di quello che è la Madonna nella vita dell’uomo e del mondo, sono soprattutto guidato dall’impressione più forte che ho avuto nel viaggio in Terra Santa. La cosa che più mi ha stupito e mi ha come reso immobile nello spirito - immobile nel senso dello stupore - è stato quando ho visto la piccola, restante casa-grotta in cui viveva la Madonna e ho letto una targa di nessun conto su cui era scritto: Verbum caro hic factum est - Il Verbo si è fatto carne qui -. Sono rimasto come pietrificato dall’evidenza improvvisa del metodo di Dio, che ha preso il niente, proprio il niente.
(
Luigi Giussani, Il Santo Rosario, Tracce, 2001, n.5)

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08/09/2009

Quella preghiera di verità per chi fatica

http://www.italica.rai.it/argomenti/storia_arte/carpaccio/galleria/Nativita-della-Vergine.jpghttp://www.rovigooggi.it/files/2008/12/papa-benedetto-xvi.jpg
La tenerezza di Benedetto XVI

Quella preghiera di verità per chi fatica
«A voi affido le mie intenzioni»: così mentre scende la sera il Papa, pellegrino a Viterbo, si rivolge alle monache di vita contemplativa, pronto ad aprire il suo sguardo orante sul mondo e a rendere il sacrificio di lode a Dio per la Chiesa. La domenica è passata veloce tra grida di speranza e sguardi di futuro. Uomini, donne, giovani, vecchi, tante mani supplichevoli tese a rintracciare l’Apostolo, la forza che emana e si affaccia alla storia, colore di novità per rendere nuova l’avventura umana in Cristo. Forza non sua, non sua per merito. Pietro conosce l’uomo: l’Apostolo non ha né oro né argento, non altro vanto se non il nome preziosissimo del Maestro di Galilea. Il vero vanto di Pietro, il suo unico sostegno, è sapere di essere Vicario e Altro ha la libertà di passare per il suo corpo, per la sua parola. Altro, Colui al quale non si è neppure degni di sciogliere i calzari.

Le parole di Pietro restano per chi le ascolta, diventano storia per chi da esse si lascia acchiappare. Sono parole pesanti, cocenti, che seguono il ritmo dell’emozione. Parole di fiducia, di speranza, di trasformazione della storia in nome della verità che libera. Parole decisive che non consentono alibi a chi le rilegge nell’ora del silenzio, a chi, come le monache, comprende cosa abbia chiesto loro il Sommo Pontefice, quando con umiltà ha detto: "Pregate per me, pregate per i sacerdoti, i seminaristi, per le vocazioni. Pregate dunque per gli apostoli, per la loro missione. Siate con il vostro silenzio orante il sostegno a distanza".

Poesia che s’incarna nel rumore spumeggiante delle parole inutili, di quelle che vorrebbero piegare la verità a colpi di frastuoni assordati, di gazzarre feroci per sottomettere clienti e vendere merce scaduta. Sorprende la mistica rivoluzione del Pastore, sconvolge la parola del silenzio. Tra tantissimi volti commossi di uomini in cerca di futuro, pochi curiosi accorsi a cercare pretesti, a estrapolare virgole, tralasciano il ritmo della luce e si assentano, qualora siano mai stati davvero presenti, correndo altrove, prima che la festa arrivi al suo compimento, prima che l’Apostolo, dopo essersi inginocchiato dinanzi al Sacramento in adorazione, ai piedi della Madonna della quercia, abbia sciolto la preghiera per i viandanti del tempo, per i figli e i fratelli che il Maestro di Galilea gli ha affidato il giorno in cui lo ha scelto.

Benedetto parla a Maria da figlio, con i figli, si affida alla Madre e ci affida alle sue premure, implora la benedizione per l’Italia, per l’Europa, per il mondo e invocando la Vergine obbediente, la giovane di Nazareth, la Madre della Chiesa, l’Immacolata, la Vergine clemente, la madre dell’umanità, la stella della speranza, pronuncia i nomi dell’incontro per segnare il percorso dell’abbandono. La supplica è per chi soffre, per chi spera in un mondo migliore, per chi lavora per costruire una terra dove trionfi la giustizia e regni la fraternità, dove cessino l’egoismo e l’odio.

Un tenero sguardo alle famiglie, focolare di serenità, porto sicuro, uno sguardo che non trascura quelle che vivono la sofferenza, la crisi, la divisione. Tenerezza che abbraccia gli uomini e le donne del nostro tempo, i popoli e i governanti, e consola chi piange, chi soffre, chi pena per l’umana ingiustizia, sostegno di chi vacilla sotto il peso della fatica e guarda al futuro senza speranza. Quei pochi curiosi, accorsi per altri interessi, ora altrove, non hanno tempo di raccontare di un Papa in preghiera. Eppure, per comprendere il pensiero, la profondità delle parole di un uomo di Dio bisogna incontrarlo là dove la sua voce si scioglie nel canto della lode.

Gennaro Matino
Da Avvenire

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14/08/2009

L'Assunta

''Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!''

http://www.cmv.it/nuke/images/cmv/icone/LV5L9293part.jpg

Questa è la frase più importante per tutta la storia della Chiesa; in essa si esaurisce tutto il cristianesimo.


«Tu sei la sicurezza della nostra speranza» indica il fiorire delle cose.Senza la Madonna noi non potremmo essere sicuri del futuro, perché la sicurezza del futuro ci viene da Cristo: il Mistero di Dio che si fa uomo.Non sarebbe potuto accadere questo, non si sarebbe potuto neanche ridire, se non avessimo avuto la Madonna.

Attraverso di Lei il dono dello Spirito si è comunicato all’uomo; nel seno di Maria è cominciata l’ultima storia dell’umanità. E’ un miracolo, l’inizio della fine del mondo.

La morte di Cristo e la sua Resurrezione costituiscono l’annuncio di quel messaggio finale in cui il perché di ogni istante del tempo e dello spazio fluisce come memoria dell’Eterno.

Così, per noi, la preghiera a Cristo si identifica sempre più con la preghiera alla Madonna.

Vi invito a pregare ogni giorno il Santo Rosario che è la contemplazione del Mistero, è la contemplazione della SS. Trinità.La Madonna ci aiuti a vivere questo.

don Luigi Giussani

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15/06/2009

LA VERA FESTA

http://www.santovolto.it/VG1.jpg

Il cuore di molti aveva fatto un sobbalzo già lì a Rimini, ascoltando dal vivo quell’accenno: «Soltanto Lui è in grado di compiere questo desiderio. Per questo occorre festeggiare Cristo, che Cristo c’è!». Poi è iniziato il lavoro di ripresa, l’approfondimento del testo di quegli Esercizi della Fraternità di Cl. Le lezioni. L’assemblea. E lo stesso sussulto, ad incontrare di nuovo le parole di don Julián Carrón: «Alla fine, se il criterio è soltanto quel che mi pare e piace, Cristo diventa un pensiero che mi pare e piace più o meno; non è Chi mi rende possibile la corrispondenza di cui diceva don Giussani, l’unica vera corrispondenza, quella che è impossibile all’uomo se non Lo trova. Per questo occorre celebrare Cristo, festeggiare Cristo». E ancora: «Il nostro cuore è questo desiderio, ma noi siamo limitati e tutto quello che facciamo è piccolo, è limitato, è incapace di soddisfare questo desiderio dell’infinito. E per questo o c’è Cristo (Uno che viene da fuori e riempie il cuore) o possiamo incominciare a piangere, perché quello che desideriamo non c’è. Ecco perché può festeggiare Cristo solo chi capisce qual è la natura infinita del desiderio. Qualcuno come Leopardi, come sant’Agostino, come la Samaritana…».
Festeggiare Cristo, perché Lui c’è. E risponde al nostro cuore. «Finché non ci rendiamo conto di questo, non possiamo capire che grazia abbiamo avuto incontrando Cristo; non restiamo stupiti che Qualcuno abbia avuto pietà del nostro niente e ci abbia dato quella grazia, assolutamente inaspettata, che nessuno di noi merita e che tanti uomini cercano a tentoni. Noi abbiamo ricevuto la grazia, ma molte volte è come se non l’avessimo ricevuta». Vero. Fino alla radice. Fino a quel malessere che sentiamo dentro appena ce ne rendiamo conto. Possiamo avere incontrato Cristo. Possiamo essere abbracciati dalla Sua compagnia. Possiamo averLo davanti sempre, di continuo, in persone e momenti di persone che ce lo rendono contemporaneo, carne e sangue della nostra vita. E può non passarci per la mente l’idea di «fare festa».
E invece, eccolo lì il metodo: Lui stesso. Avendo Lui, «nessun dono di grazia più vi manca», come diceva san Paolo. Basta solo che il cuore pulsi, che l’umano non sia addormentato nell’anestesia, perché la vita diventi proprio così: una letizia continua. Una corrispondenza continua con una Presenza infinita, ampia e profonda quanto il nostro desiderio infinito. E una strada, un metodo. Perché il bello è che ogni istante della vita può diventare festa. Ogni circostanza: il lavoro e la famiglia, la fatica o la politica, il piatto da lavare o il volantino dato a un amico. Tutte occasioni per accorgerci della Sua presenza. Per festeggiare Cristo, e noi con Lui. Tutte. Persino - sembra impossibile dirlo - una campagna elettorale come quella che si è appena chiusa, come sa benissimo chi ci si è impegnato prendendola per ciò che poteva essere: una sfida a verificare questa corrispondenza, non solo questioni di potere... E infatti, a voto passato (e giornale stampato), qualunque sia il risultato, chi ha vissuto così quella circostanza potrà non voltare pagina e continuare, più certo e lieto di prima, a fare festa. La vera festa.

Editoriale di Tracce

24/05/2009

ASCENDE IL SIGNORE TRA CANTI DI GIOIA

http://www.fotosantateresadiriva.com/2008/spiritualit%C3%A0/maggio%2008/ascenzione.jpg

Oggi celebriamo la Solennità dell'Ascensione. E' la "nostra" Festa, la nostra meta, il nostro Destino. Auguri a tutti i miei carissimi amici!

Nel giorno della tua Ascensione, o Cristo Re,
gli angeli e gli uomini ti acclamano:
«Sei santo, Signore, perché sei disceso e hai salvato Adamo,
l'uomo fatto con la polvere (Gen 2,7),
dall'abisso della morte e del peccato,
e con la tua Ascensione santa, o Figlio di Dio,
i cieli e la terra entrano nella pace.
Gloria a colui che ti ha mandato!»
La Chiesa ha visto il suo Sposo nella gloria,
e ha dimenticato le sofferenze del Gòlgota.
Invece del fardello della croce che portava,
egli viene portato da una nube di luce.
Ecco che viene elevato in alto, vestito di spendore e di gloria.

Un grande prodigio viene compiuto oggi sul monte degli Ulivi:
Chi è capace di esprimerlo?...
Il nostro Maestro era disceso alla ricerca di Adamo,
e, dopo aver  ritrovato colui che era perduto,
se l'é messo in spalla,
e con gloria l'ha introdotto in cielo con lui (cfr Lc 15,4s).
È venuto e ci ha mostrato che era Dio;
ha rivestito un corpo e ha mostrato che era uomo;
è disceso negli inferi e ha mostrato che era morto;
è salito ed è stato esaltato e ha mostrato che era grande.
Benedetta sia la sua esaltazione!

Nel giorno della sua nascita, Maria si rallegra,
nel giorno della sua morte, la terra trema,
nel giorno della sua risurrezione, l'inferno si affligge,
nel giorno della sua ascensione, il cielo esulta.
Benedetto sia la sua Ascensione!


(Dalla Liturgia Siriaca)

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12/04/2009

BUONA PASQUA!

Egli è quì, è risorto! Alleluja! Buona Pasqua!

 

http://www.diocesidicapua.it/erasmo/Preghiere/Rosarium%20Virginis%20Mariae/gloria1w.jpg

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04/04/2009

CHI E' COSTUI?

http://paginecorsare.myblog.it/media/02/01/2124297976.jpg

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un'asina, con un puledro figlio di bestia da soma».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

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24/03/2009

L'ANNUNCIAZIONE

http://www.letteraturaalfemminile.it/annuncia.jpg

 

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.

Luca 1,26-38

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25/02/2009

QUARESIMA

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Viene il tempo in cui, la Parola, il discorso cristiano, deve nascere dal nostro personale guardare a  Gesù Cristo. E’ infatti Gesù Cristo la parola che sta in capo alla meditazione quaresimale…..

La liturgia della Quaresima è il sovrano affermarsi di questa salvezza avvenuta: Gesù Cristo…. nei contorni ormai precisi della sua maturità, nella definizione ormai chiara della sua missione, nel suo volto ormai inconfondibile, presente fra tutte le cose umane… Tutta la fede è qui: tutta la fede è nella faccia che assumiamo, è nello sguardo che portiamo di fronte a questa persona, nella reazione che abbiamo a questa presenza.”

(L. Giussani “Dalla liturgia vissuta: una testimonianza”, pp.55-56)

06/01/2009

ABBIAMO VISTO SORGERE LA SUA STELLA

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All'oriente sorge, come un astro splendente, l'amore della verità e della virtù. Come i magi, non sapete ancora di che cosa si tratti. Sapete soltanto e confusamente che questa stella vi conduce fino al re dei Giudei, cioè dei veri figli di Giuda e di Giacobbe : andate, camminate, imitate i magi.
« Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti » ; abbiamo visto, e subito siamo partiti. Per dove ? Non lo sappiamo ancora ; cominciamo col lasciare la nostra patria. Andate a Gerusalemme, ricevete i lumi della Chiesa. Là troverete i dottori che interpreteranno per voi le profezie, e vi faranno intendere i disegni di Dio. Sotto questa guida, camminerete con sicurezza.
Cristiani, chiunque voi siate a leggere queste cose, forse – chi infatti può prevedere i disegni di Dio ? – forse in questo momento la stella sta per sorgere nel vostro cuore. Andate, uscite dalla vostra patria, imparate a conoscere Gerusalemme, e il presepio del vostro Salvatore, e il pane che egli vi prepara a Betlemme.

J.B. Bossuet - vescovo di Meaux (1627.1704)

31/12/2008

NON DOBBIAMO AVER PAURA

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Questa sera vogliamo porre nelle mani della celeste Madre di Dio il nostro corale inno di ringraziamento al Signore per i benefici che lungo i passati dodici mesi ci ha ampiamente concessi. Il primo sentimento, che nasce spontaneo nel cuore questa sera, è proprio di lode e di azione di grazie a Colui che ci fa dono del tempo, preziosa opportunità per compiere il bene; uniamo la richiesta di perdono per non averlo forse sempre utilmente impiegato.
Poi, Benedetto XVI si sofferma sulla vicinanza di Dio all’uomo, sul “Verbo eterno del Padre”, venuto al mondo “per restare con noi, per essere il nostro insostituibile sostegno, specialmente nelle inevitabili difficoltà di ogni giorno”. Una vicinanza, aggiunge il Papa, che i cristiani devono diffondere nel mondo:
La presenza di Cristo è un dono che dobbiamo saper condividere con tutti. (…) L’incontro con Cristo (…) rinnova l’esistenza personale e ci aiuta a contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. Ecco allora che, come credenti, si può dare un grande contributo anche per superare l’attuale emergenza educativa. Quanto mai utile è allora che cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per una evangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana, capaci di comunicare a quanti più è possibile la ricchezza che scaturisce dall’incontro con Cristo.
Viviamo tempi “segnati da incertezza e preoccupazione per l’avvenire”, continua il Santo Padre, tempi in cui “è necessario sperimentare la viva presenza di Cristo”, aiutati da “Maria, Stella della speranza, che a Lui ci conduce”. Lei che, “con il suo materno amore, può guidare a Gesù specialmente i giovani”: 
Cari giovani, responsabili del futuro di questa nostra città, non abbiate paura del compito apostolico che il Signore vi affida, non esitate a scegliere uno stile di vita che non segua la mentalità edonistica corrente. Lo Spirito Santo vi assicura la forza necessaria per testimoniare la gioia della fede e la bellezza di essere cristiani. Le crescenti necessità dell’evangelizzazione richiedono numerosi operai nella vigna del Signore: non esitate a rispondergli prontamente se Egli vi chiama. 
Quindi, da Roma lo sguardo del Papa si allarga ed il suo pensiero va al periodo critico che stanno attraversando tutti i Paesi del mondo:
Cari fratelli e sorelle, quest’anno si chiude con la consapevolezza di una crescente crisi sociale ed economica, che ormai interessa il mondo intero; una crisi che chiede a tutti più sobrietà e solidarietà per venire in aiuto specialmente delle persone e delle famiglie in più serie difficoltà. La comunità cristiana si sta già impegnando e so che la Caritas diocesana e le altre organizzazioni benefiche fanno il possibile, ma è necessaria la collaborazione di tutti, perché nessuno può pensare di costruire da solo la propria felicità.
Ma “anche se all’orizzonte vanno disegnandosi non poche ombre sul nostro futuro”, conclude Benedetto XVI, “non dobbiamo avere paura”, perché “la nostra grande speranza di credenti è la vita eterna nella comunione di Cristo e di tutta la famiglia di Dio”. Una speranza che ci dà la forza di “affrontare e superare tutte le difficoltà del mondo”.

30/12/2008

TE DEUM

  Buon anno!    

28/12/2008

IL CANTO DI SIMEONE

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Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Dal Vangelo di Luca

24/12/2008

EGLI E' QUI!

"Un Bambino è nato per noi, un Figlio ci è stato donato."

       Un Felice Natale a tutti!

 

 

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