24/09/2009
La vera stoffa di un popolo
17:41 Scritto da: ritina5 in cronaca, Fede, Guerra e Pace, Società, Terrorismo, TESTIMONI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, martiri, europa, società, giornalisti, giustizia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
19/01/2009
NON PROMETTONO NIENTE DI BUONO
GAZA: NOTTE DI CALMA, PROSEGUE IL RITIRO 
HAMAS, TORNEREMO AD ARMARCI - Hamas è determinato a tornare ad armarsi. Lo ha ribadito Abu Obeida, il portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas. "Produrre le nostre sante armi è la nostra missione. Sappiamo dove reperire armi" ha detto Abu Obeida nella sua prima conferenza stampa a Gaza dall'inizio della Operazione Piombo Fuso, lanciata tre settimane fa. Abu Obeida ha aggiunto che assommano a 48 le perdite fra i miliziani delle Brigate al-Qassam i quali invece - ha sostenuto - sono riusciti ad uccidere 80 soldati israeliani. Ieri Israele ha reso noto che nella operazione 'Piombo Fuso' sono rimasti uccisi complessivamente 13 israeliani: 10 militari (quattro dei quali uccisi da 'fuoco amico') e tre civili. Due altri gruppi armati palestinesi hanno pubblicato oggi un primo consuntivo delle operazioni a Gaza. Le Brigate al-Quds, braccio armato della Jihad islamica, affermano di aver perso 34 combattenti e di aver ucciso almeno 18 soldati israeliani. Sostengono di aver sparato 262 razzi. Le Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah), sostengono di aver perso tre miliziani e di aver ucciso "almeno un soldato" israeliano. Le Brigate al-Aqsa affermano di aver sparato decine di razzi (fra cui uno di tipo Grad) e decine di colpi di mortaio. Continua...(ANSA).
12:20 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: guerra, terrorismo, islamici, israele | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/01/2009
GAZA, LA GUERRA

Gaza era un pegno di pace, Hamas ne ha fatto una macchina da guerra
In MO non si può ragionare come ai tempi della guerra fredda, in termini di equilibri politici tra potenze. Oggi la scena regionale è dominata dall'espansionismo atomico dell'Iran che muove il braccio armato di Hamas per la distruzione di Israele.
- 12 Gennaio 2009
Leggi la lettera di D'Alema alla Repubblica
di Massimo D'Alema - 8 Gennaio 2009
L'Israele Day si farà. Noi ci saremo
- Grazie a L'Occidentale
13:02 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (14) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: guerra, terrorismo, islamici, israele | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
HAMAS
Non si tratta e non si dialoga con i terroristi che usano i bambini come scudo.

Lo Statuto di Hamas richiede la distruzione delle Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La stessa carta dichiara che "Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad
fonte Wikipedia
00:44 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: guerra, terrorismo, islamici, israele | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
11/01/2009
UN GIORNO AL VALICO DI EREZ

Ho passato tutto il giorno al valico di Erez, quello che collega a nord la Striscia di Gaza con Israele. Una lunga attesa, accompagnata dal ronzio dei droni, per guardare in faccia i duecento e più palestinesi cui è stato consentito di lasciare la Striscia perché in possesso di un passaporto straniero. Ad attenderli, mentre passavano la lunga trafila dei controlli, una teoria di pullman e molte macchine del corpo diplomatico. Palestinesi con passaporto canadese, o russo, o filippino, a seconda delle mogli sposate, delle università frequentate, delle loro piccole storie personali nel vortice grande della globalizzazione e in quello piccolo e tumultuoso della Striscia. Tra le prime sono uscite dall'edificio quattro suore. Né loro né le famiglie che si sono succedute avevano l'aria esausta e disperata che un cronista è abituato ad aspettarsi in queste situazioni. Anzi, il fatto che avessero messo a loro disposizione dei carrelli per trasportare i bagagli contribuiva ad assegnare alla scena un sapore di vero, quasi un aeroporto di seconda categoria, non fosse stato per il fatto che ogni tanto, oltre il confine echeggiavano scambi di colpi d'armi da fuoco automatiche. Quasi nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni, come per un riguardo al paese che li lascia passare, o come per un timore che, alle loro spalle, qualcuno apprendesse del loro gettare la spugna: sono usciti in silenzio, senza applausi e senza fischi, senza sorrisi e senza pianti, soltanto qualche rapido cenno di saluto.
Vista da questa collina, la guerra non è il genocidio dei cardinali dalle parole infedeli alla realtà, e neanche la limpida operazione chirurgica che altri vorrebbero: è la realtà possibile, che comprende i colpi che, durante la tregua di tre ore, avrebbero ucciso l'autista di un convoglio umanitario, e le facce che ho visto stanotte alla tv israeliana: una casa di Gaza con i militari israeliani, i civili seduti radunati al piano terra, ma non spaventati né sconvolti, anzi quasi sollevati dal fatto che se gli israeliani erano dentro non sarebbero stati bersaglio di altro. O quei volti di donne in coda al mercato, durante la pausa, che sorridevano, sottraendosi all'obbiettivo. La guerra è molte cose insieme, che spesso mal si conciliano con ogni propaganda.
E' anche molte notizie insieme: i raid nella notte contro i tunnel del contrabbando d'armi che non hanno fatto vittime, perché, prima, erano planati i volantini che invitavano la popolazione a lasciare l'area. O i dodici passanti feriti a Gaza da un'incursione contro tre militanti del Jihad, rimasti uccisi, che però, secondo le fonti palestinesi, si erano arroccati a fianco di un ospedale.
O la notizia dei morti per mano amica, tra i palestinesi. Nessuno ha dati certi ma dall'inizio del conflitto vi sarebbero state tra le 40 e le 80 esecuzioni sommarie messe in atto da Hamas. Tra le vittime presunti collaborazionisti di Israele, militanti di Fatah, e "criminali comuni", sciacalli sorpresi a rubare nelle case abbandonate o speculatori sui prezzi dei generi alimentari, secondo l'inflessibile e atroce moralità dei fondamentalisti. Tra i militanti di Fatah, ha assicurato un membro di Hamas, c'erano soltanto quelli che avevano espresso gioia per l'intervento israeliano, distribuendo dolci ai vicini. Nei film chi esce da un assedio solleva le braccia al cielo, bacia il suolo, o urla di disperazione. Oggi a Erez i 250 sono usciti con un'aria normale. Ma quello che si lasciano alle spalle non è il film dei buoni e dei cattivi, semplice e con fine certa, che piace al pubblico.
13:59 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (12) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: guerra, terrorismo, islamici, israele | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
OFFESA - DIFESA
![[חייל+ישראלי+מול+מחבל+פלסטיני.jpg]](http://3.bp.blogspot.com/_088xd_eyD8I/SWXDarf1yaI/AAAAAAAAAMg/M1MzLedTmF0/s1600/%D7%97%D7%99%D7%99%D7%9C%2B%D7%99%D7%A9%D7%A8%D7%90%D7%9C%D7%99%2B%D7%9E%D7%95%D7%9C%2B%D7%9E%D7%97%D7%91%D7%9C%2B%D7%A4%D7%9C%D7%A1%D7%98%D7%99%D7%A0%D7%99.jpg)
10:52 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: guerra, terrorismo, islamici, israele | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/01/2009
COSI' VICINI COSI' LONTANI
13:37 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, pace, benedetto xvi, società | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
05/01/2009
CONDANNATI ALLA PACE
I dolorosi eventi in corso in Israele e nella Striscia di Gaza hanno suscitato commenti da diversi lettori, anche a seguito di alcuni articoli pubblicati su ilsussidiario.net. Come gli articoli, anche questi commenti offrono diversi punti di vista, più o meno in favore di una delle parti in lotta, ma sono accomunati da un sincero dolore per la perdita di tante vite umane e per una tragedia che, dopo sessant'anni, non sembra trovare una soluzione possibile.
Questo dolore non è così scontato, perché anche in questa occasione non è facile evitare lo schierarsi totalmente da una parte o dall'altra, quasi come una tragica tifoseria in cui l'altro cessa di essere una persona per ridursi a cosa, a bersaglio da colpire. Né evitare di trincerarsi dietro un apparentemente salomonico "hanno tutti torto", che finisce per esimere da un giudizio. Anche se è vero che torti e ragioni, come spesso accade, possono essere oggettivamente addossati ad entrambe le parti, in una situazione in cui tutti i contendenti finiscono per essere vittime, non solo del "nemico", ma di se stessi, e dove è difficile stabilire vincitori e vinti.
Entrambi i contendenti sembrano vivere una perenne contraddizione, convinti da un lato di non essere in grado di trovare da soli una soluzione, e quindi in continua attesa che la soluzione venga da qualcun altro, e dall'altro pronti a rifiutare ogni soluzione proposta che non massimizzi le rispettive, ma contrastanti, aspirazioni.
Eppure, chiunque abbia visitato quei luoghi si è reso conto di quanta sofferenza vi sia da entrambe le parti, e quanto desiderio di pace e serenità, per quanto inespresso, sia soggiacente all'apparente durezza dei volti. Due popoli "condannati" a vivere insieme, "condannati" a fare prima o poi la pace, e il termine condannati è tragicamente reale, perché è tragico che la convivenza e la pace siano sentiti come una condanna e a esse si preferisca morte e distruzione.
Purtroppo non sarà mai possibile neppure discutere di pace finchè vi sarà una parte che vuol distruggere l'altra: qui le responsabilità di Hamas non possono essere taciute, insieme a quelle dei Paesi arabi che ne sostengono la causa per i propri interessi, indipendentemente dagli eccessi delle rappresaglie israeliane.
In questa situazione, la minoranza araba cristiana e l'esiguo gruppo di ebrei cristiani sono l'esempio della possibilità di superare le divisioni; insieme agli arabi e agli ebrei di buona volontà, che sono più numerosi di quanto appaia, ma ridotti al silenzio dagli altri resi ciechi dall'odio, o forse solo dalla paura.
Anche quest'anno in Terra Santa solo per i cristiani il Natale ha rappresentato un momento di pace, almeno nei cuori: per gli altri, solo un'occasione in più per la violenza. Eppure, la Palestina è terra santa anche per ebrei e musulmani, ma per essi è solo un territorio, un ricordo di fatti avvenuti, di un passato glorioso. Per i cristiani è la Memoria di un Fatto avvenuto, di un Dio che si è fatto uomo e che è tuttora con noi.
Sussi Dario - Il Sussidiario
12:47 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cultura, politica, società, laicisti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
30/09/2008
ISRAELE, ESEMPIO DI FELICITA'

L interessante articolo che propongo- qui sotto- alla lettura fa giustizia di alcuni aspetti che per motivi ideologici ed opportunistici molti osservatori, o presunti tali, europei e non fanno finta di non vedere o di dare una lettura parziale di quello che sta succedendo nella società israeliana e, a livello generale, come vivono il presente in prospettiva del futuro, le nostre società, censurando parole come vita, morte, felicità. Se c'è ad esempio un paese che più di tutti vuole la pace in Medioriente, questo è indiscutibilmente Israele con buona pace di quei "pacifinti" tiepidi se non conniventi con chi vorrebbe distruggere e cancellare dalla faccia della terra il popolo ebraico.
Altra questione, che piaccia o no, Israele come bene è descritto da questo articolo, paradossalmente ci è d'esempio sulla positività della vita a tutto campo. E un altro grande testimone, Papa Ratzinger, citato nell'articolo, richiama continuamente "il risveglio della ragione" di fronte alla realtà che non è fatta di effimere immagini o costruzioni ideologiche che opprimono alla fine il desiderio stesso dell'uomo alla felicità. Ringraziando Dio abbiamo esempi che sfidano quelli che vorrebbero ingabbiare le coscienze dentro un potere che propugna finte libertà e felicità individuali astratte, allontanando dallo scopo di una sempre più indispensabile responsabilità personale e sociale per il bene di tutti. Comunque su tutto questo se ne può tranquillamente discutere. (Politicus)
Sembra un paradosso: Israele è la nazione più felice della terra. Un popolo minacciato nella sua stessa esistenza, costretto a vivere in una condizione di guerra permanente, riesce a mantenere un invidiabile grado di serenità. Lo dicono una serie di parametri statistici riportati da Spengler editorialista di punta di Asia Times. Confrontando il tasso di fertilità e quello dei suicidi Israele è in cima alla classifica dei paesi amanti della vita davanti a ben 35 nazioni industrializzate. È uno degli stati più ricchi, liberi e istruiti del mondo: con molte ore dedicate alla religione e primeggiando nelle discipline scientifiche. E la durata media della vita è più alta che in Germania e Olanda. Un quadro sorprendente se si considera che gli israeliani sono circondati da vicini pronti a uccidersi pur di distruggerli.
Una condizione che non può essere attribuita alle esperienze storiche. Nessun popolo ha sofferto più degli ebrei e avrebbe giustificazione migliore per lamentarsi. Chi crede nell’elezione divina di Israele vede in tutto ciò una speciale grazia di Dio. Secondo Spengler gli ebrei incarnano “l’idea di una vita fondata su un Patto che procede ininterrotta attraverso le generazioni”. Certamente il caso di Israele ci interroga. Rappresenta qualcosa di unico davanti a società europee invecchiate, e non solo in senso demografico. Società dove sono stati “resi eretici l’amore e il buonumore”, come disse nel 1974 l’allora professor Joseph Ratzinger. Nella stessa occasione il futuro Benedetto XVI si chiedeva “se la vita sia un dono sensato che si può fiduciosamente continuare a dare, anche se non richiesti, o se essa non sia veramente un peso insopportabile tanto che sarebbe meglio non essere nati”. E concludeva che “il primo compito che è importante oggi per l’uomo consapevole della propria responsabilità deve essere quello di risvegliare la ragione assopita”.
Interpretare la felicità di Israele come un dato sociologico sarebbe assai limitativo. In realtà è una provocazione che riguarda tutti. Ha a che fare col senso e la prospettiva che diamo alle nostre azioni e passioni. A patto di non aver già liquidato il problema della felicità come una questione da illusi sognatori. Non è un caso che i padri della costituzione americana, più di due secoli fa, abbiano inserito fra i principi fondamentali della nazione che stava sorgendo il diritto alla ricerca della felicità. Evidentemente si tratta di un punto che fa la differenza non solo per la vita dei singoli, ma per l’intera società. Tale ricerca deve partire da una positività riconosciuta, o almeno intuita, nella realtà in cui si vive. Questo richiede la capacità di saper guardare al di là delle apparenze, cosa che nell'immediato può anche comportare un sacrificio dentro però una prospettiva in cui si costruisce e si realizza la persona. E oggi, soprattutto ai giovani, non fa tanto paura il sacrificio, ma piuttosto il fatto che questo possa non avere un senso. Tutto ciò non è né automatico né scontato, ma frutto di un'educazione in grado di appassionare alla conoscenza della realtà partendo da fatti che muovano interesse e affettività. Fatti, non opinioni. Quindi occorre solo una grande lealtà. L'uomo per sua natura cerca qualcosa o qualcuno a cui appigliarsi e che prenda sul serio la sua esigenza costitutiva di felicità. Non c'è alcuna marcia inarrestabile verso il progresso a cui affidare le nostre speranze come, con una buona dose di dogmatismo ideologico, qualcuno ogni tanto vorrebbe farci credere. In questo senso la recente bufera finanziaria ancor prima che per il tracollo economico è motivo di smarrimento perché ormai concepiamo la ricchezza come unica certezza possibile mentre essa da sola oggettivamente non può dare senso e sostanza all’esistenza. Oggi è il momento di un amaro risveglio, ma può essere anche l'occasione per un ritorno a un sano realismo.
Graziano Tarantini
(L'Arena 28 settembre 2008)
Fonte: www.ilsussidiario.net
Grazie all'amico Politicus
01:09 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
20/09/2008
VENTI DI GUERRA...
MEDIO ORIENTE/ Venti di guerra fra Iran e Usa? Le premesse ci sono tutte
venerdì 19 settembre 2008
Chi, in questi anni, ha seguito lo sviluppo della crisi iraniana avrà potuto constatare come, in questi anni, gli allarmi su imminenti attacchi aerei israeliani si siano susseguiti di continuo. Tuttavia, il fatto che un evento così catastrofico non sia ancora avvenuto, paradossalmente, rafforza la convinzione che il prossimo allarme sarà più concreto e credibile. All’inizio di settembre qualcuno prevedeva l’inizio dell’attacco all’Iran per la metà del mese oppure, addirittura, per l’11 settembre. Una bufala, certamente, ma come distinguere la bufala, magari diffusa a fini di guerra psicologica, dalla verità?
Ecco dunque una lista di eventi che possono essere interpretati come precondizioni di un eventuale attacco.
PRECONDIZIONI POLITICHE
-
Nelle elezioni americane Barack Obama è in vantaggio oppure i due candidati sono in sostanziale parità ed è possibile una vittoria di stretta misura del democratico Obama. (Spiegazione: in tal caso Bush potrebbe ordinare un attacco che Obama, giunto alla presidenza, non avrebbe né il tempo né la determinazione di attuare). Condizione probabile fino a novembre 2008 e, in caso di vittoria di Obama, fino a gennaio 2009.
-
Olmert dà le dimissioni da capo del governo e viene sostituito provvisoriamente da Tzipi Livni. (Per una prova suprema come quella che Israele dovrebbe affrontare è necessaria una saldezza e un’unità che, in questo momento, la classe politica israeliana non possiede.) Condizione sussistente.
-
Ahmadinejad e il gruppo di potere che fa capo alle guardie della rivoluzione rimane saldamente al potere (Ogni speranza di un “regime change” è vana dato il capillare controllo poliziesco dei pasdaran) Condizione sussistente.
-
Appoggio di Francia e Inghilterra all’iniziativa americana (Determinante il loro voto all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, anche in presenza di veto russo-cinese) Molto probabile.
-
Appoggio agli USA da parte dell’Arabia Saudita e degli stati del Golfo (Essenziale per operare da basi ravvicinate) Molto probabile.
PRECONDIZIONI MILITARI
-
L’aviazione e l’esercito israeliano hanno compiuto l’addestramento previsto per l’attacco. ( Condizione sussistente).
-
Presenza nel Golfo di almeno due task forces con portaerei nucleari. (Condizione attualmente non sussistente e due task forces sono appena sufficienti, data la pericolosità dei missili anti-nave iraniani: le probabilità di attacco aumenterebbero con tre o quattro portaerei nella zona)
-
Presenza nel Golfo di almeno una task force anfibia per operare contro la centrale di Busher. (Attualmente è presente la Peleliu, mentre la Iwo Jima, che trasporta la 26° Marine Expeditionary Unit è diretta verso l’area di impiego della Quinta flotta, ossia il Golfo Persico)
-
Completamento dell’addestramento specifico della flotta americana e alleata per operare in acque basse e nello stretto di Hormuz. (Addestramento effettuato in agosto.)
-
Il generale David Petraeus assume il comando del CENTCOM il Comando delle forze americane nel settore che va dall’Africa orientale al Pakistan. (Petraeus ha sempre considerato l’Iran come il maggior alleato della guerriglia in Irak: l’ammiraglio William Fallon, precedente capo del CENTCOM, era contrario a un attacco all’Iran ed è stato rimosso all’inizio dell’anno). Condizione sussistente dal 16 settembre.
-
Presenza di bombardieri B52 nella base di Diego Garcia. (Il 4 e 5 settembre sei B52 di stanza a Guam, nell’Oceano Pacifico, hanno effettuato esercitazioni, simulando attacchi al suolo con missili a lunga gittata, sia convenzionali stand-off che Cruise, volando per più di 60 ore consecutive: ogni offensiva nei conflitti più recenti è iniziata con azioni di B52). Come è ovvio, nessuna notizia.
-
Fornitura di sistemi antimissile ultimo modello all’Iran da parte della Russia. Condizione sussistente fra qualche mese.
-
Avvio della centrale atomica di Busher. (Condizione prevista per il marzo 2009)
Naturalmente si possono aggiungere altre condizioni o il conto alla rovescia verso la guerra può essere accelerato o rallentato da fatti, allo stato imprevedibili. La crisi in Georgia, un futuro rientro dell’Ucraina nella sfera di influenza russa prima della sua adesione alla NATO, la presenza (attuale) di bombardieri strategici in Venezuela e il ritorno di personale militare russo a Cuba possono fungere da diversivo o moltiplicare le aree calde del pianeta.
Fonte Il Sussidiario
16:00 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
19/09/2008
L'APOCALISSE BUSSA ALLA PORTA...

Cari amici,
Dobbiamo prendere atto che il nostro mondo è certamente irresponsabile e quantomeno incosciente per il fatto che ci troviamo a un passo da una nuova catastrofe planetaria, a causa dell’inevitabilità di un attacco militare israeliano contro le centrali nucleari iraniane, anche se il conflitto continua ad essere trattato con il distacco di una questione di ordinaria amministrazione. Nel suo più recente rapporto l’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, attesta che l’Iran prosegue indefessa nella produzione della bomba atomica e che il traguardo potrebbe essere raggiunto entro due anni. Stiamo parlando di un regime nazi-islamico che, per bocca del suo presidente Ahmadinejad, ha reiterato la volontà di annientare fisicamente Israele. Va da se che Israele mai e poi mai potrà permettere che l’Iran disponga della bomba atomica, nella consapevolezza che ciò si tradurrebbe nella sua fine e nel nuovo Olocausto del popolo ebraico. Ecco perché Israele non ha scelta: è costretto a colpire le centrali nucleari iraniane appena possibile.
E’ la stessa Aiea a suonare l’allarme in un rapporto reso noto questo lunedì 15 settembre: “Contrariamente alle richieste del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’Iran non ha sospeso l’arricchimento dell’uranio e le attività correlate”. Si specifica che l’Iran ha già installato 3.820 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio ed altre 2.000 sono in fase di installazione. L’Onu denuncia, al paragrafo 17, punto D del rapporto, che l’Iran ha condotto un esperimento su “cariche esplosive emisferiche con l’assistenza di esperti stranieri”. E’ stato accertato che l’Iran dispone già di 480 chili di uranio impoverito e che, disponendo di altri 1.700 chili, potrebbe arricchirlo e costruire l’arma atomica. Una fonte dell’Onu ha ammesso che l’Iran è in grado di avere la bomba atomica in due anni. Chiarendo che a causa della mancanza di collaborazione dell’Iran, l’inchiesta dell’Onu “è arrivata un punto morto”, rafforzando la tesi sulla finalità militare del nucleare iraniano.
Dal canto suo Israele ha intensificato la sua preparazione militare. Il Pentagono ha annunciato, lo scorso 12 settembre, la vendita ad Israele di 1.000 bombe Gbu 39, del valore di circa 77 milioni di dollari. Si tratta di bombe intelligenti che, pur pesando solo 113 chili, sono in grado di penetrare i più protetti bunker sotterranei avendo la stessa efficacia di una bomba da una tonnellata con un sistema di guida che garantisce un raggio d’errore non superiore agli 8 metri. Si sa che le centrali nucleari iraniane sono state costruite in profondità.
Le Nazioni Unite ostentano neutralità, impiegando alternativamente più carota che bastone con il regime nazi-islamico iraniano, pur di non irritare nessuno all’interno di un consesso mondiale che sopravvive all’insegna del “volemose bene”, tentando di far coesistere tutto e il contrario di tutto.
Gli Stati Uniti d’America sono paralizzati tra l’impotenza dell’amministrazione Bush che è riuscita a recuperare in extremis una qualche credibilità in Iraq grazie alla sostanziale sconfitta di Al Qaeda, ma si è ritrovata subito in difficoltà in Afghanistan e in Pakistan dove la centrale del terrorismo islamico globalizzato ha mobilitato le sue forze, e tra le imminenti elezioni presidenziali di novembre che potrebbero, con l’eventuale vittoria di Barack Obama, accelerare la crisi del mondo unipolare emerso all’indomani del crollo del Muro di Berlino e mettere in moto una deflagrazione multipolare dalle conseguenze imprevedibili.
L’Europa dà spettacolo di funambolismo per inseguire gli appetiti implacabili del dio denaro a cui si prostra un colosso di materialità dai piedi d’argilla che ha rinnegato e perso la sua spiritualità, tentando disperatamente di salvaguardare quel che resta di moralità in una civiltà in inesorabile declino.
Il resto del mondo persegue, ciascuno per proprio conto, i rispettivi interessi in un contesto in cui prevalgono il caos economico e l’incertezza politica, al punto da favorire la sottovalutazione o la strumentalizzazione del conflitto israelo-iraniano per influenzare arbitrariamente l’opinione pubblica.
In generale si fa finta di non vedere e di non capire la reale portata di un conflitto che potrebbe far deflagrare la terza guerra mondiale, dal momento che nel mirino ci sono delle centrali nucleari e che non si può del tutto escludere l’uso diretto della bomba atomica. Molti in cuor loro auspicano che Israele faccia da sola il “gioco sporco”, riservandosi la possibilità di condannarlo pubblicamente, pur condividendo pienamente l’obiettivo di eliminare la minaccia di un regime islamico fanatico sul piano ideologico, autoritario sul piano interno e bellicoso sul piano internazionale. Questo è certamente il caso dei ricchi paesi petroliferi arabi dirimpettai dell’Iran nel Golfo Persico, che sono consapevoli che il regime degli ayatollah rappresenta la principale minaccia alla loro sicurezza e stabilità, ma mai e poi mai potranno schierarsi pubblicamente dalla parte di Israele.
Ma noi, uomini e donne liberi e di buona volontà che non siamo succubi di nessuno e di alcunché, non possiamo continuare a restare silenti e inerti. Perché in questo caso il silenzio equivale alla connivenza e l’inerzia equivale alla complicità. Quando in gioco c’è l’affermazione e la difesa del valore fondante della nostra umanità, la sacralità della vita che oggi più che mai sulla scena internazionale si identifica nel riconoscimento e nella salvaguardia del diritto all’esistenza di Israele, noi dobbiamo essere in prima linea a favore della vita e contro chi deliberatamente nega la vita. Impegniamoci con tutti gli strumenti umani e civili di cui disponiamo. Documentiamoci seriamente per conoscere e diffondere la verità che corrisponde alla corretta rappresentazione della realtà, senza mistificazione e strumentalizzazione ideologica. Eleviamo la nostra voce contro i nuovi nazisti islamici che vorrebbero imporci la tirannide e l’oscurantismo. Denunciamo e ribelliamoci alla pavidità, all’ingenuità, al buonismo e alla collusione ideologica di un’Europa serva del dio denaro e di un’America dal fiato corto che pur di salvarsi dai terroristi tagliagola si è arresa ai terroristi taglialingua.
Cari amici, vi saluto con la convinzione che è giunta l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per affrancarci dall’ideologia suicida del relativismo che affligge l’Occidente e dall’ideologia omicida del nichilismo che arma l’estremismo islamico, per affermare con coraggio e difendere con tutti i mezzi la Civiltà della Fede e Ragione. Andiamo avanti insieme sul cammino della Verità, Vita, Libertà e Pace, per un’Italia, un’Europa e un mondo che considerino centrali i valori e le regole, della conoscenza oggettiva, della comunicazione responsabile, della sacralità della vita, della dignità della persona, dei diritti e doveri, della libertà di scelta, del bene comune e dell’interesse generale, promuovendo un Movimento di riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica. Con i miei migliori auguri di sempre nuovi traguardi e successi ed un mondo di bene.
Magdi Cristiano Allam -
Dal sito Amici di Magdi Cristiano Allam
12:37 Scritto da: ritina5 in Guerra e Pace | Link permanente | Commenti (35) | Trackback (0) | Segnala
| OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook


























