06/06/2010

Come parlate, preti?

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Come parlate, preti? Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, non puoi esprimerti come un Frattini qualsiasi, non puoi dire che l’omicidio di monsignor Padovese è “incredibile” e lascia “profondamente sconcertati”; monsignor Lucibello, nunzio apostolico in Turchia, non puoi dichiararti “distrutto” e “costernato” e definire il fatto “imprevedibile”. Così straparlando dimostrate di non conoscere il Vangelo né l’animo umano né la lingua italiana, nulla. L’omicidio di un vescovo è quanto di più evangelico e perciò credibilissimo e prevedibilissimo: “Metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome”. Siccome sconcertato significa “disorientato, confuso, smarrito” non è cristiano esserlo, l’oriente resta Cristo anche se ammazzano dieci vescovi al giorno. Si dice sempre che la chiesa ha bisogno di testimoni: bene, martire in greco significa appunto “testimone”. La cosa peggiore è descrivere quella di Padovese come una morte senza senso causata da un pazzo. La cosa peggiore sono le vostre parole.

di Camillo Langone

© - FOGLIO QUOTIDIANO

17/11/2009

POPIELUSZKO. CENSURA COME KATYN?


POPIELUSZKO. E UN APPELLO [Libed.news]
Il film "POPIELUSZKO: non si può uccidere la speranza" del regista polacco Rafal Wieczynski è da far vedere ai giovani, perché possano imparare dalla storia e attingere a piene mani da un passato che in questo caso è denso di significato anche per il nostro presente.
Il film, in parte documentario, in parte tutto incentrato sulla figura del testimone, è teso ed estremamente drammatico. Bellissimo per come è girato ed è interpretato.
Il grande affresco corale descrive la vita di padre Jerzy, la sua formazione e soprattutto la sua implicazione con il sindacato libero Solidarnoœæ, quello fondato da Lech Walesa, di cui fu in pratica, su richiesta degli operai, il cappellano. La sua fama aumentò quando nella Polonia stretta nella morsa dello stato di guerra proclamato dal generale Jaruzelski, promosse le Messe per la Patria, celebrate una volta al mese a Varsavia, che attirarono migliaia di fedeli da tutto il Paese. Era considerato un maestro di vita da tanti studenti, intellettuali, operai, artisti e anche persone lontane dalla fede per il suo modo di vivere il cristianesimo: una totale dedizione al fatto cristiano vissuto come risposta all'uomo dentro le circostanze del presente.
Nel 1984, all'età di 37 anni, fu rapito da tre funzionari che lo torturarono e poi lo uccisero. Dopo alcuni giorni di ricerche, il suo corpo fu ritrovato in uno stagno della Polonia centrale. Oltre 500.000 persone parteciparono ai suoi funerali.
Papa Giovanni Paolo II lo definì un "autentico profeta dell'Europa, quella che afferma la vita attraverso la morte".
Che cosa s'impara dal film? Che cosa possono imparare i giovani?
Anzitutto che la storia recente dell'Europa ha un nodo rappresentato dalla nazione polacca e in essa dal ruolo giocato dalla Chiesa cattolica.
Fili provvidenziali imperscrutabili legano eventi storici recenti come l'elezione al soglio di Pietro di un Papa polacco, la nascita del movimento di Solidarnosc, l'estendersi del suo metodo pacifico di opposizione al regime comunista fino allo sfaldamento, nel 1989, dell'intero blocco comunista europeo orientale.
Si impara, ancora, a non sedersi sugli allori: la vita è un compito il cui nucleo si assapora trafficando ciò che si è ricevuto. Ciò per cui ci si consuma, il significato dell'esistenza, abbellisce e matura la persona anche nel dramma del sacrificio.
Il regista del lungometraggio, Rafal Wieczynski, non a caso ha spiegato che: "Il mio scopo era di testimoniare il suo destino". Ed il film su Polpieluszko rappresenta molto bene che il destino è un bene presente, per il quale il sacerdote dona tutto se stesso perché tutti noi possiamo ricevere, grazie alla testimonianza, la medesima certezza.
Il film è attualmente in visione in tre/quattro città in tutta Italia. Come al solito la cultura dominante preferisce addormentare le coscienze per renderle più prone alle mode e al sottile potere del nichilismo.
Facciamo un appello affinché il film sia richiesto, spiegato, approfondito. Anche da qui passa una responsabilità educativa.

PADRE POPIELUSZKO: ANCHE GRAZIE A LUI CADDE IL MURO - intervista a Renato Farina [Radioformigoni]

Grazie a SguardoLeale

20:41 Scritto da: ritina5 in Martiri | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: martiri, sacerdoti, polonia, popieluszko, films, katyn | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

05/09/2008

CRISTIANI: UNA STRAGE CHE L'OCCIDENTE NON VUOLE VEDERE

 http://www.iqt.it/parrocchia/doc/collegiata/img/gambara_martirio.jpg

Dopo l'appello del pontefice perché ritorni la pace in India, la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto una giornata di digiuno per oggi, giorno dedicato, tra l'altro, alla memoria della Beata Teresa di Calcutta. Antonio Socci ci spiega l'evolversi della situazione dei cristiani in India e nei Paesi più “caldi”.

 Antonio Socci, come commenta le parole del Papa sulla difficile situazione indiana e l'iniziativa della CEI?

Benedetto XVI ha parlato in maniera molto cauta e paterna perché vuole chiaramente evitare ritorsioni sui territori dell'India interessati e lo scatenamento di altri massacri. Quindi nel suo linguaggio si avvertono note di comprensione, di perdono e una via per trovare una sorta di accordo con gli induisti.In merito all'iniziativa del digiuno reputo che si tratti di una decisione bella e importante. Questa presa di posizione della CEI segna finalmente un giudizio forte sulla situazione e va dunque salutata con gioia considerandone poi l'autentico significato. Il digiuno dei cristiani non è una manifestazione come quelle dei radicali, ma è innanzitutto una preghiera di aiuto a Dio.

Come vede la situazione in India e quali sono le cause di un simile odio verso i cristiani?

È ormai da molto tempo quel tipo di cultura, che in Occidente viene spesso rappresentata in maniera molto banale e superficiale come una cultura della tolleranza e della convivenza, si mostra per quello che è: nazionalista intollerante e violenta.

L'India è uno Stato dove la religione viene utilizzata come uno strumento di preservazione di un sistema di caste che è assolutamente vergognoso e pazzesco e che purtroppo, nonostante l'abolizione formale, è sopravvissuto a 50 anni di democrazia.

Si può capire, nell'impatto con il mondo indiano, quale tipo di rivoluzione abbia rappresentato il cristianesimo. Fu una totale novità che irruppe nel mezzo delle culture pagane che allora imperversavano praticando ingiustizie per noi oggi inaccettabili. Noi attualmente ragioniamo sempre dando per acquisiti e naturali dei dati e dei comportamenti che derivano da 2000 anni di cristianesimo. Ma molte religioni pagane ignorano lo stesso concetto di pietà. Quindi si può ben capire, da un lato, lo stravolgimento portato in India dai cattolici, dall'altro, la reazione violenta che venne e continua a venir loro inflitta. Tutto ciò pur essendo l'impatto dei missionari cattolici molto umile e rispettoso delle culture altrui, anche a confronto con quello dei protestanti.

 Quali sono, secondo lei, le altre situazioni particolarmente critiche, in questo momento, per i cristiani nel mondo?

La prima a venirmi alla mente è quella dell'Egitto dove risiede una minoranza cristiana molto grande, direi anzi che è impreciso parlare di “minoranza” dal momento che rappresentano il 10% della popolazione. Le chiese copte hanno sono quasi unite a Roma, hanno una sensibilità straordinaria e rappresentano l'eredità dei primi cristiani. I cristiani erano in Egitto molto prima dei musulmani e il continuo assedio ideologico e concreto cui sono sottoposti ormai l'assedio sta diventando sempre più soffocante. La settimana scorsa è venuta fuori, nel dibattito politico egiziano, l'idea di proibire i trapianti fra persone di religione diversa. Tale fatto discrimina evidentemente i cristiani, già vittime di una situazione dura e pesante. Poi si consideri la difficile situazione in Libano, unico paese dove i cristiani non rappresentano una minoranza, eppure viene loro mossa sempre guerra.

Uno sguardo più positivo, nonostante l'attuale situazione, si può rivolgere alle situazioni in India e in Cina. In India si contano circa 200 milioni di dalit, i paria, gli intoccabili. Costoro rappresentano un gruppo umano che è molto sensibile al messaggio cristiano, e molte sono le conversioni che provengono dalla loro casta. La Cina pian piano sta accedendo anche all'idea della liberalizzazione politica e in un futuro non vedo impossibile un maggior dialogo sulla questione religiosa.

Nel suo libro, I nuovi perseguitati, lei ha svolto una sconvolgente indagine sulla situazione dei cattolici e in generale dei cristiani in molti Paesi. Trova che l'opinione pubblica abbia in qualche modo cambiato opinione rispetto a qualche tempo fa?

La cosa che mi ha più impressionato è stata la ricezione molto forte che il mio libro ha avuto su persone come Paolo Mieli, Ernesto Galli della Loggia che ne ha scritta la prefazione, o anche Angelo Pane bianco. Si tratta di personaggi di cultura laica e liberale che si rendono conto del panorama devastante delle persecuzioni cristiane e che in qualche modo ne hanno fatta una lotta personale. Paradossalmente sono i cristiani del mondo cattolico Occidentale ad essere inconsapevoli della propria situazione. A parte poche straordinarie esperienze come Aiuto alla chiesa che soffre o Russia Cristiana, che sono stati eroici punti di collegamento nella storia fra Occidente e Oriente cristiani, il mondo cattolico ancora pochi anni fa non si era reso conto dell'esistenza di una Chiesa in decine e decine di paesi perseguitata per la propria fede.

Quando andavo in giro per presentare il mio libro dicevo provocatoriamente: «nelle vostre parrocchie quante volte, durante le preghiere dei fedeli o nelle veglie di preghiera, vengono nominati i cristiani perseguitati?». Ovviamente la risposta era: “quasi mai”.

Eppure non è sempre stato così.

Certo che no! Se si pensa che cos'era l'esempio dei martiri nell'antichità e come questo venisse difeso e proclamato dalla classe intellettuale cristiana dei tempi, ci si accorge di come le cose siano cambiate.Oggi, con il pontificato di Giovanni Paolo II, si è un po' sfondata questa pigrizia intellettuale. Il precedente Papa si è portato addosso tutto il peso della Chiesa del silenzio. Ma da qui a far passare la reale e drammatica situazione dei cristiani nel mondo attraverso la mentalità comune ce ne vuole. Io continuo a ritenere che molto spesso è più sensibile la stampa laica rispetto alla stampa cattolica su questi argomenti.

Fonte. www.ilsussidiario.net

Grazie all'amico POLITICUS

11:15 Scritto da: ritina5 in Martiri | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

04/09/2008

LA VIA CRUCIS IN ORISSA

La Via crucis di p. Thomas in Orissa: Sono pronto a tornare e servire chi mi ha colpito

Vi preghiamo di diffondere il più possibile e nel più ampio raggio possibile (=anche all'estero!) queste notizie. Grazie.
Questo articolo di AsiaNews, che ringraziamo, è la viva voce del protagonista, padre Thomas Chellan.


di Thomas Chellan
È stato fra i primi ad essere colpito dalla furia dei radicali indù nei giorni scorsi. Per la prima volta parla del suo calvario. Catturato, picchiato, ferito, denudato, ha rischiato di essere arso vivo. Solo dopo due giorni la polizia lo ha liberato. Il suo racconto è stato raccolto da Nirmala Carvalho, corrispondente di AsiaNews a Mumbai.

Mumbai (AsiaNews) - Padre Thomas Chellan, 57 anni, è una delle prime vittime del pogrom contro i cristiani lanciato dal Vishva Hindu Parishad dopo l’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati, il 23 agosto scorso. Picchiato, malmenato, ferito, denudato egli è stato soccorso dalla polizia solo alla fine della sua Via crucis. Con lui, anche una suora ha subito le stesse violenze, forse anche più brutali. Il loro Centro pastorale a Kandhamal è stato fra le prime costruzioni cristiane ad essere distrutte e bruciate. P. Thomas, ora ricoverato in ospedale ha accettato per la prima volta di raccontare quanto gli è successo. Mentre si fa forza a parlare, annaspa nel definire “selvaggia” la furia che lo ha colpito. “Selvaggia è troppo poco” dice. “Il modo con cui ci hanno picchiato con bastoni, piedi di porco, asce, lance, mostra che non ci consideravano neppure degli esseri umani… Erano come dei sicari, pagati da qualcuno per torturarci e picchiarci”. P. Thomas ha ora un’unica preoccupazione: quella per le migliaia (forse 50 mila) di fuggitivi nascosti nella foresta. “A tutt’oggi non c’è nemmeno un prete o una suora a Kadhamal. Tutti sono fuggiti, mentre dilagano le razzie e la caccia all’uomo. Nella mia agonia prego per i cristiani nella foresta. Nemmeno quello è un rifugio sicuro”. E aggiunge: "Se il mio vescovo mi manda, sono pronto a ritornare in Orissa. Insieme alle mie ferite, Cristo sta guarendo anche i miei sentimenti: non ho odio o amarezza. Sono pronto a servire anche coloro che mi hanno colpito… Sono felice di essere parte della ricca storia di persecuzione della Chiesa cattolica qui in India”. (NC). Da sette anni sono il direttore del Centro pastorale Divyajyoti [della diocesi di Cuttack- Bhubaneshwar]. La polizia (Orissa state armed police, Osap) era accampata davanti al nostro Centro da oltre un mese, da quando, a causa dell’uccisione di una mucca, vi sono stati alcuni incidenti a Tumbudhibandth. Quando, guardando la televisione, ho saputo della crudele uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, ho contattato subito l’Osap chiedendo la loro protezione. Mi hanno risposto: “Nessuna preoccupazione, noi siamo qui”. Allora mi sono calmato. Il 24 agosto, verso le 4.30 del pomeriggio, una folla enorme è giunta al nostro cancello gridando slogan. Temendo per la nostra vita, io, un altro mio confratello prete e una suora abbiamo cominciato a scappare oltre il recinto del centro, dal retro dell’edificio. Sentivamo urla, rumori di porte e finestre infrante, ecc. Poi, dopo pochissimo tempo, abbiamo visto le fiamme e il fumo. Non sentendoci al sicuro, siamo fuggiti oltre, nella foresta e siamo rimasti là alcune ore, fino alle 8 di sera. Abbiamo raggiunto la casa di Prahlad Pradhan del villaggio di K. Nuagaon e lui è stato così buono da ospitarci e darci da mangiare. Il 25 agosto, verso le 9 di mattina, dall’interno della mia stanza ho potuto vedere ancora una folla distruggere una piccola chiesetta. Intuendo il pericolo, Prahlad mi ha nascosto in una stanza fuori dell’edificio principale e ha chiuso la serratura dall’esterno. Alle 13.30 un gruppo di 40-50 persone è arrivato e ha rotto la porta tirandomi fuori. In mezzo al gruppo vi era la suora, catturata prima di me. Hanno cominciato a picchiarmi da tutte le parti e mi hanno strappato a forza la camicia e il banyan [una giacca da camera – ndr]. Domandavano: “Perché avete ucciso lo Swamiji? Quanti soldi avete dato agli uccisori? Perché fate sempre così tante riunioni e incontri nel centro pastorale?”. Poi, spingendoci e tirando da tutte le parti ci hanno condotto fino al Janavikas building, dall’altro lato della strada. In mano avevano lathi [bastoni con punta di ferro, usati nelle arti marziali – ndr] asce, lance, piedi di porco, bastoni di ferro, falci, …Hanno continuato a picchiarci anche dentro l’edificio. Poi hanno strappato la camicia alla suora e l’hanno assalita. Ho detto qualcosa per fermarli, e con una mazza di ferro mi hanno colpito alla spalla destra. Poi mi hanno versato addosso del kerosene, mi hanno portato fuori e hanno preso dei fiammiferi per bruciarci. Uno ha suggerito di portarmi in strada e bruciarmi là. Mi hanno trascinato in strada mi hanno messo in ginocchio per 10 minuti, mentre portavano all’esterno anche la suora. Qualcuno intanto cercava una corda per legarci insieme e arderci vivi. Quindi hanno deciso di esporci mezzi nudi a Nuagaon, a mezzo chilometro da dove eravamo. Ci hanno legato le mani e ci hanno trascinato. Hanno anche cercato di strapparci via i resti dei nostri indumenti, ma abbiamo resistito. Mentre camminavamo piovevano colpi all’impazzata sui nostri corpi. Qualcuno nella folla gridava offese in Malayalam. Alle 14.30 abbiamo raggiunto Nuagaon, dove vi erano una dozzina di poliziotti dell’Osap, in piedi ai lati della strada. Domando a uno di loro: “Signore, la prego, ci aiuti!”. Ma per questa domanda uno della folla mi ha colpito. La polizia stava solo a guardare; nessun poliziotto nella sede di Nuagaon. La folla ci ha costretto a sederci sul bordo della strada e uno mi ha colpito in faccia. Intanto, uno che conoscevo bene – un venditore di Nuagaon – stava raccogliendo pneumatici usati perché volevano usarli per bruciarci. A un certo punto la folla ci ha detto di andare a K. Nuagaon, insieme a uno degli ufficiali, che ci ha accompagnato alla sede della polizia. Lì mi hanno messo qualche punto alle ferite, fasce e unguenti. Alle 9 di sera, l’ispettore di Balliguda, con un gruppo di poliziotti, ci ha portato a Balliguda. Uno della folla che ci aveva attaccato è rimasto a guardare tutti i nostri movimenti fino al nostro partire per Balliguda. Lì la polizia ci ha dato ospitalità e tutti ci hanno aiutato molto. Il 26 agosto alle 9 di mattina, ci hanno ancora portato alla stazione di polizia di Balliguda, dove l’ispettore capo ci ha chiesto se eravamo interessati ad esporre denuncia. Al nostro sì, ci ha detto di farlo subito, perché stava preparando il nostro trasferimento a Bhubaneshwar (280 km da Nuagaon). Abbiamo depositato 3 denunce: una per l’attacco contro il Centro pastorale; una per l’attacco contro di me; una per l’attacco contro la suora. Alle 16 siamo stati messi su un autobus molto confortevole, insieme ad alcuni altri passeggeri e ci hanno portato a Bhubaneshwar. Siamo scesi pochi km dopo Nayagarh, un po’ dopo la mezzanotte, il 27 agosto. Alcuni miei amici mi aspettavano per accogliermi e caricarmi nella loro auto. Alle 2 di notte siamo arrivati in uno dei nostri centri di Bhubaneshwar.
Grazie all'amico Uomo Vivo

13:31 Scritto da: ritina5 in Martiri | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook