17/08/2008

POVERA FAMIGLIA CRISTIANA!

Siccome ci tengo a custodire la Fede e la salute mentale non leggo Famiglia Cristiana, ho smesso da secoli, mi sono sembrati sempre degli ipocriti farisei, amanti del soldo. Vendono pubblicità condita con un pochino di veleno, insapore, e inodore, così muori senza dolore e senza che te ne accorga!

Propongo un interessante articolo di Stefano Lorenzetto tratto da Il Giornale di oggi. Meditate, gente, meditate...

 

Siccome dal 1965 al 1971 ho consegnato a domicilio ogni settimana, gratis et amore Dei, 120 copie di Famiglia Cristiana, per un totale di oltre 6.000 l’anno, penso d’essermi guadagnato d’ufficio il diritto di dire la mia sulla deriva girotondina dell’ebdomadario della Società San Paolo, in origine Pia, oggi non più. Fossi don Antonio Sciortino, ci andrei molto cauto nel parlare, come ha fatto l’altrieri su Repubblica, di «prese di posizione autoritarie» (versione edulcorata del fascismo «sotto altre forme» denunciato dal suo notista politico Beppe Del Colle) e soprattutto di «enorme distanza dai problemi che si aggravano», di «povertà in aumento», di «famiglie che non arrivano alla fine del mese», di «impiegati alle mense della Caritas», il tutto attribuito al governo in carica, si capisce. Avendo il settimanale paolino fondato la sua prosperità sullo sfruttamento - sia pure per interposta persona (i parroci) - della manodopera minorile, e dei figli dei poveri in particolare, il suo direttore dovrebbe disinfettare con la varechina il pavimento del pulpito dal quale pretende di fare la predica.
E visto che io ero costretto a lavorare come zelatore di Famiglia Cristiana quando lui non era neanche prete, né tantomeno giornalista, gli rinfresco la memoria. A quei tempi il settimanale non andava neppure in edicola, arrivava soltanto nelle parrocchie. Il motivo è semplice: in questo modo la casa editrice di Alba non pagava l’aggio agli edicolanti. Era tutto guadagno. Perciò accadeva questo. Legioni di ragazzini - non credo infatti d’essere stato l’unico reclutato, nelle 25.000 parrocchie italiane - ogni settimana dovevano prelevare in canonica il fastello di copie loro assegnato e andare a distribuirle casa per casa alle famiglie cristiane, quelle vere. Niente cassette della posta, niente ascensori. Su e giù per le scale. Porta a porta, ma non alla maniera di Bruno Vespa. Una fatica bestia. Ricompensata, capirai, solo da una gita annuale in pullman - al santuario di San Romedio, sul Pasubio, a Passo Rolle - con pranzo al sacco. A carico dei viaggiatori, ovvio.
Già questa attività mi rende degno del premio Pirla patinato. Ma v’era di peggio. A fine mese, armato di un cartoncino ciclostilato con tante caselle da riempire che nella mia memoria coincide con la cartella delle tasse, dovevo compiere un giro aggiuntivo per battere cassa dalle predette famiglie cristiane, nella maggioranza dei casi famiglie che non arrivavano alla fine del mese, per dirla con don Sciortino. Ricordo come se fosse ieri la sconsolata espressione della signora Biolo, moglie di un metronotte, che si presentava alla porta scarmigliata, le mani umide di bucato, con due o tre delle sue innumerevoli figliolette aggrappate al grembiule: ogni volta chiedeva il rinvio dell’esazione. Oppure le lacrime che trovavo da asciugare in casa Bellenzier: una vecchia di 90 anni prigioniera a letto, che m’implorava di darle da bere. Ma come poteva un bambino porgere l’acqua a una persona che giaceva supina in posizione orizzontale se la cannuccia affondata nel bicchiere era di vetro? Mica si piega, il vetro. Tragedie così.
Si sarà anche trattato di lettori che mai avrebbero dovuto permettersi il lusso di sfogliare Famiglia Cristiana. Ma la cruda verità è che non si mandano i figli del popolo a riscuotere la mesata nel nome del Signore o di don Renato, perché quando chi deve saldare il conto non ha neppure i soldi per il pane, quello diventa un pizzo bell’e buono, anche se serve a finanziare la cosiddetta (allora) «buona stampa».
Pagina  123

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27/06/2008

QUALE GESU'?

http://image.forumfree.it/2/8/6/2/3/9/1207501295.jpg

Oggi la prima pagina di cultura del Corriere della Sera ha aperto con un articolo di Ermanno Olmi intitolato “Amo Gesù, più di Dio perché mi ha insegnato a essere un uomo libero”.

Una disamina nella quale il regista spiega che ama Cristo e quelle «poche cose» che egli ha lasciato al mondo: ama il prossimo tuo come te stesso.

Ebbene. Secondo Olmi essere cristiani significa semplicemente amare gli altri come fratelli, sull’esempio di Cristo e poi sull’esempio di chi ha fatto come lui. Tra questi Olmi ricorda i modelli Tolstoj e Gandhi.

Mentre, sempre secondo il regista, la Chiesa spesso tradisce questo insegnamento, imponendo dogmi, regole e precetti. È un tradimento del Vangelo, dice. Tanto che, conclude Olmi, «non c’è bisogno di andare in croce. Basta imparare a rinascere, a recuperare l’innocenza che ci consente di cogliere i segni in tutte le creature. A vedere la realtà che c’è in tutte le cose, a sentirla, a provarne profondamente il sentimento».

Ecco, a mio avviso, niente è più lontano dal cristianesimo di questo cristianesimo di Olmi. È vero che il comandamento supremo è quello di amare il prossimo tuo come te stesso, ci mancherebbe. Ma le regole, i dogmi, i princìpi della Chiesa sono fondamentali perché senza la Chiesa, l’istituzione Chiesa, le sue regole, l’uomo segue soltanto se stesso, il proprio sentimento appunto. E si smarrisce. La Chiesa è garanzia di salvezza. La Chiesa permette all’uomo di essere come Cristo, di amare tutti come Cristo, proprio perché chiede obbedienza, sequela. I protestanti seguono soltanto il proprio sentimento. I cattolici seguono Cristo che si rende presente nella Chiesa, che è la Chiesa. Il cristianesimo di Olmi ha bisogno di Cristo come esempio, ma non come persona. Olmi dice di voler seguire Cristo, ma in verità ne segue soltanto l’esempio. E questo non basta. Perché l’esempio può essere interpretabile a proprio piacimento. Mentre Cristo nella Chiesa, persona e persone, sono un qualcosa di oggettivo, l’esatto contrario di un effimero esempio.

Trovi qui l’articolo integrale di Olmi sul Corriere.

Grazie, Paolo Rodari, hai centrato il problema! Tutti questi Artisti che pontificano, senza tener conto dell'obbedire non a uomini ma a Cristo, centro del Cosmo e della Storia, ci hanno rotto i cosiddetti "maroni! Credono che lor soli possono "capire" il Mistero; ma anche i poeti, se non sono educati, prendono delle madornali cantonate! Esempio ne è Olmi Ermanno; mitico regista de' "L'albero degli zoccoli". Non vorrei che diventasse "L'albero delle zoccole"; che è come prostituirsi alla mentalità corrente!

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26/06/2008

FARISEI E PUBBLICANI

 http://www.queen.it/citta/ravenna/immagini/nuovo1.gif

LA POLEMICA SU “BERLUSCONI E LA COMUNIONE” CI SVELA LA COSA PIU’ PREZIOSA PER NOI….

E’ buffo vedere i miei amici del Foglio d’accordo con l’Unità (perfino con Marco Travaglio) e con la Repubblica nel criticare l’esternazione di Berlusconi sulla comunione ai divorziati risposati. Tutti a fare i paladini dell’ortodossia dottrinale cattolica. Travaglio addirittura mescolando questa diatriba (sul divorzio e l’accesso ai sacramenti) con le polemiche delle stesse ore sulla Giustizia, così finendo per confondere peccati e reati (l’errore che in genere si rimprovera al fondamentalismo religioso).

C’è un aspetto comico in questo perché per una volta Berlusconi ha detto – morettianamente - “qualcosa di sinistra” (quante volte i progressisti hanno criticato la Chiesa che – a loro dire – escluderebbe i divorziati). Ma l’Unità, pur di non convenire col Cav, si mette a sbandierare le parole del Papa in prima pagina (ne sbandiera solo alcune però, estrapolandole e quindi stravolgendo il vero significato).

Poi, nella pagina dei commenti, lo stesso giorno l’Unità pubblica un editoriale dove, come al solito, si spara a zero su Benedetto XVI e lo si accusa di aver “accolto trionfalmente e da amico l’uomo, il grande nostro attuale presidente del Consiglio, la cui moralità indiscussa trionfa presso l’opinione pubblica di tutto il mondo”. Questa esecrazione moralistica dei pubblici peccatori da parte di gente che ritiene se stessa giusta, retta, onesta (e abilitata a giudicare i peccati altrui) ha un sapore molto familiare, perché è uno sport che tutti pratichiamo (io per primo), sui giornali e nella vita. Ma cosa vi ricorda l’uomo che sbandiera la propria rettitudine e giudica con disprezzo quel peccatore laggiù?

Facile! Ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano raccontata da Gesù, il quale però concluse che fu il peccatore che si batteva il petto e stava a testa bassa a salvarsi, non l’ “uomo onesto” (che, si badi bene, era veramente una persona perbene, osservante della Legge, anche sinceramente impegnato).

Tutto questo ricorda anche le scandalizzate invettive di alcuni (non tutti) scribi e farisei contro Gesù reo di parlare con pubblicani e prostitute. Gesù, purissimo e buono, accetta anche l’invito a pranzo di pubblici peccatori, ha affetto per ciascuno di loro, e – con somma indignazione dei benpensanti – lascia che una povera donna di pessima fama gli baci i piedi bagnandoli con le sue lacrime di dolore. Erano in tanti a scandalizzarsi di questa libertà di Gesù dalle loro regole. Eppure a questi tali, a questa gente perbene, onesta e osservante della Legge, Gesù non risponde giustificandosi o arrampicandosi sui vetri, ma con un colpo da ko: “i pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio” (Mt. 21,31). Doveva essere come un pugno nello stomaco (lo è pure per noi). E quando, secondo la Legge, pretendono di lapidare l’adultera e di avere il suo consenso, dice loro: “chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Silenzio generale, imbarazzo e poi, uno ad uno, se ne vanno. Un giorno fissando negli occhi questa gente perbene (che giudicava gli altri e li disprezzava come peccatori) scandisce queste parole: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità… Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?” (Mt. 23).

Si resta sinceramente sconcertati davanti a queste parole di fuoco di Gesù che tuona contro la gente perbene ed è invece dolce con i peccatori (che, in fin dei conti, sono davvero gente discutibile, gente che, come minimo, se l’è spassata). Non è che Gesù voglia invitare a essere peccatori, ma a essere umili e a non giudicare gli altri.

Perché, diciamo la verità, per ciascuno di noi i disonesti, i profittatori, gli opportunisti e i puttanieri (o le puttane) sono sempre “gli altri”. E ognuno di noi istintivamente si mette nel novero delle persone che fanno il proprio dovere, le persone perbene. Ebbene, i santi fanno l’esatto opposto. Un giorno frate Masseo chiede a frate Francesco: “perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti, d'udirti, d'ubbidirti? Tu non sei un uomo bello nell’aspetto, tu non sei di grande scienza, tu non sei nobile; dunque perché a te tutto il mondo viene dietro?”. E Francesco: “Vuoi sapere perché a me tutto il mondo mi venga dietro? Questo io ho dagli occhi dell’Altissimo, che in ogni luogo contemplano i buoni e i rei: poiché quegli occhi santissimi non hanno veduto fra i peccatori nessuno più vile, più insufficiente, più grande peccatore di me; e perché per fare quell'operazione meravigliosa che egli intende fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra... cosicché si conosca che ogni virtù e ogni bene viene da lui e nessuna creatura si possa gloriare al suo cospetto”. Nel mondo alla rovescia che è il cristianesimo è meglio sentirsi nel novero dei peccatori. E mendicare grazia. Come diceva Péguy (un grande convertito che pure, per una sua situazione familiare complessa, non si avvicinava ai sacramenti): “le persone morali non si lasciano bagnare dalla grazia”. La morale le rende impermeabili. Al contrario di chi si riconosce miserabile: “Si spiega così il fatto che la grazia operi sui più grandi criminali e risollevi i più miserabili peccatori”. Anche quando Gesù è in croce, viene dileggiato da qualche osservante della Legge, e viene “riconosciuto” dal ladrone che doveva aver praticato addirittura la lotta armata. E Gesù lo salva. La grazia è arrivata al suo cuore, attraverso le ferite della sua vita, ma non al cuore di chi era corazzato con la sua superba moralità. E’ solo questo atteggiamento umile e mendicante che ci è chiesto.

Infatti il Papa, sull’accesso all’Eucaristia, non ha affatto detto “no tu no, che sei peccatore”, come qualcuno ha fatto credere. Ecco invece le sue splendide parole: “Quanti non possono ricevere la Comunione in ragione della loro situazione, trovano comunque nel desiderio della Comunione e nella partecipazione all'Eucaristia una forza e un'efficacia salvatrice”.

Padre Pio raccomandava questa “comunione spirituale” ricordata dal Papa e considerata dal Concilio di Trento uno dei modi di comunicarsi (la Santa Messa peraltro è una forza di trasformazione e di salvezza per tutti, non solo per chi si comunica sacramentalmente). Basta sentire la fame e la sete di Lui. Mi sembra che nelle parole di Berlusconi (che in effetti ha sbagliato tono, dando l’impressione di pretendere) trasparisse il dolore e il desiderio di cui parlava il Papa. E la risposta del Pontefice è stata positiva e paterna, per i tanti che si trovano in questa stessa condizione.

Questo episodio illumina il cuore del cristianesimo che il moralismo imperante ha quasi oscurato. Don Giussani lo spiegava così: “Cristo è amabile da noi esattamente così come siamo”.

Peccatori, incoerenti, poveracci: né il limite nostro, né quello altrui può impedirci di volergli bene. E’ solo questo che Gesù ci chiede. Lui farà il resto. Dopo che Pietro lo rinnegò tre volte e poi pianse, quando Gesù, risorto, torna fra i suoi, non si mette a chieder conto del tradimento o a rimproverarlo: “Non ha detto: non peccare, non tradire, non essere incoerente. Non ha toccato nulla di questo. Ha detto: Simone, mi ami tu?”. Solo questo conta, non la nostra coerenza, ma l’affezione a Lui. La commozione al ricordo di Lui che ci ama così come siamo. Don Giussani ci scioglieva il cuore quando spiegava: “Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice san Pietro piangendo. Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice la Maddalena, la Samaritana, l’assassino. Cristo è colui che si compiace di me, e perciò mi perdona. Mi ama e mi perdona”.

Antonio Socci


Da “Libero”, 25 giugno 2008

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26/05/2008

CHIESA FAI DA TE? AHI, AHI, AHI...

http://siberiaonline.altervista.org//wp-content/uploads/2007/10/nuns_with_guns_big.jpg

Caro Carlo Bernardini...

...leggo che ha scritto sull'Unità "Non sarebbe più utile impiegare preti, frati e suore in servizi sociali che gratificherebbero il loro spirito assai più di quanto non faccia la banale osservanza rituale?".

La ringrazio del gentile pensiero, ma vorrei farle notare che "suora" non significa "cerebrolesa". Quando sono diventata suora, essendo capace di intendere e volere, e incidentalmente anche di laurearmi in filosofia, sapevo dell'esistenza degli assistenti sociali. E ho deciso di diventare suora e non assistente sociale. Ci sarà un qualche motivo?

La pregherei di non interessarsi di ciò che gratifica il mio spirito, così come a me non interessa assolutamente niente di ciò che gratifica il suo. Scrivo forse io a qualsivoglia giornale per suggerire a lei cosa fare invece di studiare la fisica? Le ho forse mai scritto di occuparsi dei bambini del Burkina Faso invece che del sincrotrone?
Il passo successivo dell'"Impiegare preti, frati e suore in servizi sociali" è forse quello di farglielo fare in appositi campi con scritto sulla porta "Il lavoro rende liberi"?

Gli aulici illuministi, che ci hanno insegnato a venerare, strappavano le suore di clausura dai loro conventi e, poichè le poverine non potevano giustamente essere felici, private dell'esperienza della sessualità, le violentavano... Meno male che lei desidera gratificare solo il nostro spirito.
La mia osservanza rituale sarà pure banale per lei, ma guarda caso è ciò che ho liberamente scelto. Lei osserva il suo sincrotrone e io il mio rituale. Io faccio forse obiezione al fatto che lei osserva il suo sincrotrone? Certo lei potrebbe dirmi che la sua scienza ha prodotto conoscenza... e io le rispondo che magari la mia preghiera ha salvato il mondo, ma anche non l'avesse fatto ha reso felice me. Cosa che il suo sincrotrone non è capace di fare.

Comunque, io lavoro per mantenermi: quello che dedico alla preghiera è il mio tempo libero. Sarò libera di spendere il mio tempo libero come piace a me? Sindaco forse io sul fatto che lei spreca il suo tempo magari andando al mare?
Onorevole professore, per favore, lasci che ciascuno decida cosa fare della propria vita: so come spendere la mia esistenza anche senza di lei. Senza offesa. Si chiama libertà, si chiama democrazia.

Il mondo è pieno di gente che, se fosse il padrone del mondo, sistemerebbe ogni cosa (specialmente sui taxi o dai parrucchieri) e direbbe a tutti che cosa devono fare: la chiamano dittatura.

Nihilalieno socio di SamizdanOnLine


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La Chiesa che vorrebbe - Berlicche

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24/05/2008

IL TESTAMENTO DI MARTINI

L'immagine “http://www.daltramontoallalba.it/speciali/immagini/galleria9.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

«Perché abbiamo così pochi preti?», si chiede il cardinale. Poi indica qualche soluzione, dai viri probati alle donne sacerdote. Impostazione perfetta: il problema è amministrare. Chi gestisce l’esistente si prepara all’estinzione
di Berlicche
Tratto da Tempi del 22 maggio 2008

Mio caro Malacoda, corri in Germania a comprare l’ultimo libro del cardinal Carlo Maria Martini e fallo prontamente tradurre in italiano; oppure procurati il testo originale, la sbobinatura dei Colloqui notturni a Gerusalemme tra l’arcivescovo emerito di Milano e il suo confratello gesuita Georg Sporschill. Scoprire che domande e risposte sono in tedesco sarebbe interessante: i cristiani, pardon, i cattolici hanno un papa tedesco che si sforza di parlare in italiano e un eminente principe della Chiesa, piemontese di nascita, milanese d’adozione e gerolosomitano per scelta, che detta il suo testamento spirituale in tedesco. Procurati il testo, perché nell’anticipazione che ne fa il quotidiano italiano la Repubblica non so quanto le parole riportino il pensiero del cardinale e quanto i desiderata dell’estensore dell’articolo, il vaticanista Marco Politi. Può anche darsi che le due cose coincidano. Comunque, non facciamoci scrupoli, proprio noi, prendiamo per buono quanto scritto, il testo servirà come eventuale pezza d’appoggio per le polemiche future, ma ormai nella comunicazione vale la legge dell’imprinting: il primo messaggio è quello che conta (e che resta), quindi, Repubblica docet. E cosa dice Repubblica? Dice che il cardinal Martini «confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani». Sul conflitto con Dio permettimi solo una battuta da avvocato del diavolo. Uno che si rivolge a Dio chiedendogli: «Perché non ci dai idee migliori?» non è d’accordo con, chiamiamole così, le idee di Dio o ritiene che Dio non sia d’accordo con le sue? Ma non è su questo che voglio intrattenerti, bensì su un’altra domanda che il cardinale oppone a Dio (scusami se non lo chiamo il Nemico, ma con di mezzo un vescovo si rischia la confusione): «Perché abbiamo così pochi preti?», declinata con qualche indicazione per la soluzione del problema: «Il celibato deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare a un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall’estero non è una soluzione. “La Chiesa dovrebbe farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa”. Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa». Ecco il punto: non le soluzioni prospettate, bensì il problema posto: coprire le parrocchie, amministrare le cose di chiesa, gestire l’esistente, che è cresciuto nei secoli e per il quale non si hanno più le forze adeguate. Dal nostro punto di vista è un’impostazione perfetta: chi gestisce l’esistente si prepara alla sua estinzione; chi vuole restare giovane si imbelletta, un po’ si ristruttura e “trova qualcosa in cui occuparsi”. Chi crede alla promessa della vita eterna sa di avere, già da ora, eternamente la vita vera, e non ha nessuna paura di ricominciare sempre, anche da zero, perché, come dice Eliot la Chiesa verrà eternamente abbattuta ed eternamente ricostruita. Il problema, ricordatelo, non sono i preti, ma quelli che hanno la fede.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

P. S. «Non puoi rendere cattolico Dio», dice Martini. Regole e confini «ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo». Sono contento che Chesterton è ancora poco letto: disse di essersi fatto cattolico perché il cattolicesimo «era più largo». Da Il Mascellaro

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12/05/2008

RICCHEZZA O MAMMONA?

 http://www.castelmezzano.net/Preghiera_Low.jpg

    Preghiera di Camillo Langone

 

Spirito di Pentecoste che hai dato agli apostoli il dono delle lingue, qui abbiamo un problema di traduzione. Alla Fiera del libro monsignor Betori ha presentato la nuova versione della Bibbia in cui Mammona diventa “ricchezza”. E’ stato detto che Mammona è “troppo antiquato”. Ciò corrisponde a definire troppo antiquato il Diavolo, significando Mammona non la ricchezza in sé ma una ricchezza satanica, idolatrica. La formulazione “Non potete servire Dio e la ricchezza” fa pensare che solo i poveri possono essere cristiani. Siccome tutti aspirano ad arricchirsi la nuova traduzione della Bibbia allontana gli uomini da Cristo anziché avvicinarli. Urgono “lingue come di fuoco”.

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18/04/2008

GIULIANO LO " SPERNACCHIATO "

         image                                                                                         Farina e Lorenzetto scrivono a Ferrara

Gli articoli su Libero e il Giornale

Segnaliamo due articoli sulla lista pazza apparsi su Libero e il Giornale in questi giorni. Il primo (pubblicato mercoledì e di cui pubblichiamo una parte qui di seguito) è di Renato Farina, il secondo di Stefano Lorenzetto.

Caro Giuliano Ferrara. Due osservazioni. Dici che la proporzione della tua sconfitta ti preclude la strada per fare il ministro della Salute. Perché mai? Non ti vogliamo perché prendi tanti voti, ma perché saresti bravissimo. Insisto. Hai perso le elezioni. Hai ammesso di aver sbagliato, ma non è la tua idea ad essere stata sconfitta. È la tua lista ad aver perso: la tua strategia politica, il tuo metodo. Lo hai pure scritto, lealmente. Poi però conservi un retro pensiero che tracima da tutte le parti. E lo contraddico. Non sei così importante da poter dedurre che sconfitto te sia sconfitta la vita. È proprio un abbaglio dire al Corriere della Sera che aver riscosso il consenso solo dello 0,3 per cento rende evidente come l’aborto si sia trasformato in Occidente nel "compagno di viaggio effettivo o potenziale… delle donne e dei maschi perché così si scopa più allegri".
i temi che amiamo. Ehi, non ti pare che sia un po’ offensivo trasformare quelli che non ti hanno votato in una banda di maniaci spernacchiatori? Se faccio una lista contro la fame nel mondo, se non mi vota nessuno, vuol dire che gli altri sono tutti cannibali di bambini? Non è che hai il culto della bella sconfitta? Tanti come me, pure loro eletti nel Pdl, sono pronti a continuare come possono la tua battaglia sacrosanta perché aspettare un bambino non finisca nel sangue; accettando in pieno le tue laiche e razionali parole d’ordine. Tutte. Meno quella che trasuda dalla tua delusione: la certezza cioè di un Parlamento insensibile ai temi a te (e a me) cari.

Renato Farina

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05/04/2008

IL GIUDIZIO E LE ALI

http://www.stylos.it/public/image/liberta.jpg     Ho rubato questo giudizio dal blog amico " Berlicche "   
Il giudizio e le ali

Il nostro problema è che non siamo più abituati ad un giudizio. Non riusciamo più a giudicare, perchè ci è stato strappato il criterio per il quale era possibile; ci è stato confuso il cuore.

Mi dicono che i più giovani non riescono neanche a capire se sono innamorati o no. Come si fa a non capire se si è innamorati? Non riusciamo più a capire neanche noi stessi, i nostri sentimenti. Chi siamo. E' mancata una educazione: come i cuccioli allevati da una madre di un'altra specie, che non sanno più procurarsi il cibo, correre, volare. E' mancato qualcuno che ci insegnasse chi siamo, che ci insegnasse il bene e il male, e la differenza tra loro. Vorremmo volare e non ci riusciamo, ci schiantiamo. Nessuno ci ha mai detto che abbiamo le ali. E quindi siamo succubi del potere, di quel potere che vuole confondere il bene e il male perchè sa che un popolo confuso non gli può essere d'ostacolo.

E così non riusciamo a giudicare, e dimentichiamo in fretta. Dimentichiamo ad esempio i due anni di governo appena trascorsi, nei quali abbiamo assistito a vertici di incompetenza, litigiosità, pressapochismo e odio all'umano che chiunque, appena un poco interessato al reale, non può non riconoscere. Bastano uno, due mesi di silenzio e già si comincia a scordare. Il governo se ne sta nascosto, timoroso di destare memorie. Tanto che l'unica ragione di rivotarlo (perchè oh, sono gli stessi) è l'odio alla parte avversa da loro stessi istigato, alimentato con ogni mezzo. No, non vado pazzo per Berlusconi; ma a me interessano spazi di libertà, di vita. E lì ci sono.

Ecco, io non ho timore di giudicare. Sono anni che mi faccio sfidare da ogni frammento del reale, indagando, cercando di capire, usando la ragione, chiedendo perchè senza mai accontentarmi. Non è un dono, è una educazione. E il giudizio più grande è di chi fidarsi. Il giudizio più grande è chi seguire per imparare a volare.

 

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28/03/2008

AIUTATEMI !!!!!!!!!!!!!

http://deco-00.slide.com/r/1/84/dl/9VGlw_nZ4D_WJwEh9aHWcm-G3PzawFy9/watermark     Oggi non “ posto “ nessuna notizia ; avrei una cosa molto importante da dire ma temo per la mia incolumità! Potrebbe capitare la malaugurata sorte che qualche “ Saggio Islamico ( magari uno dei 138 o 666 ) “ la legga e chieda < chiarimenti > alla Santa Sede , o, Dio ce ne scampi, si potrebbe scatenare una guerra planetaria, o, cosa ancora più tragica, si potrebbe dimenticare che “ siamo sotto elezioni “! Perché in questi giorni , leggendo la “ Libera Stampa “ italiana, nei giorni in cui NOI Cristiani, festeggiamo ancora l’Avvenimento Pasquale , e ancora lodiamo e ringraziamo Dio del Dono del Battesimo ,  mi è accaduto un evento drammatico e mai atteso : Mi è cresciuta la barba , mi si sono trasformati i piedi in zoccoli, mi esce fumo dalle orecchie e , Mi sono spuntate le corna e, soprattutto ,  IL CUL MI FA TROMBETTA!!!

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18/03/2008

DUBBIO AMLETICO...!

http://www.nuovaevangelizzazione.it/immagini/Dio-PadreA.jpg     DIO ESISTE? INDAGA IL PM

di Michele Brambilla

E poi dicono che non è vero che i magistrati sono oberati di lavoro. A Firenze la Procura ha dovuto avviare un’indagine per rispondere a un paio di quesiti che assillano l’uomo perlomeno da quando è diventato sapiens sapiens: esiste Dio? E il diavolo, quel fetente, c’è pure lui? Non sappiamo se i riscontri siano stati affidati ai Ris, e se ci sarà bisogno di intercettazioni ambientali. Solo apparentemente più semplice, invece, il compito di cui s’è fatto carico un giudice di Chiavari, che ha deciso di mettere mano alla definizione di «arte».
Non stiamo scherzando, purtroppo. Il caso di Firenze è il seguente. Un sacerdote molto noto e molto stimato - don Francesco Bazzoffi, che tra l’altro è direttore dell’ufficio matrimoni della diocesi: insomma, uno considerato con la testa sulle spalle - è stato incriminato dalla Procura per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Al termine di momenti di preghiera, in strutture riconosciute dall’autorità ecclesiastica, il sacerdote impartiva delle benedizioni. «Falsi esorcismi», dice l’accusa. «Semplici benedizioni», controbatte la difesa. Non ci addentriamo in un dibattito più grande di noi. Il problema è che probabilmente è più grande anche della Procura. Fossero anche stati esorcismi, chi è che stabilisce se sono falsi? Un pm? Ma allora perché non mettere sotto inchiesta ogni prete che ogni domenica distribuisce l’ostia consacrata dicendo «corpo di Cristo»? A vista d’uomo è solo un pezzo di pane. E perché non arrestare ogni confessore che dà l’assoluzione? Non c’è prova che il Padreterno abbia perdonato.
Se il concetto è quello di abuso della credulità popolare, non ci sono limiti. Perché non mettere sotto inchiesta anche tutti quegli ex dirigenti dell’ex partito comunista che per decenni hanno promesso a milioni di operai che alla fine la bandiera rossa avrebbe trionfato? Anche loro avevano annunciato un paradiso, pur se terreno. E scendendo di livello: perché non mandare in galera anche quegli allenatori e presidenti di squadre di calcio che in agosto avevano promesso lo scudetto o la Champions? Basta sfogliare la collezione della Gazzetta per avere le prove del raggiro.

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UNA MODERNA AGORA'

Una cara amica mi ha segnalato questo sito: Lo propongo anche agli amici perchè un giudizio chiaro è netto è indispensabile in questo mondo pieno di confusione!            Vittadini: «Una sfida comune, approfondire il quotidiano»

Giorgio Vittadini17/03/2008
Autore(i): Giorgio Vittadini. Pubblicato il 17/03/2008 - Letto 178

ilsussidiario.net è uno strumento di informazione quotidiana, a cura della Fondazione per la Sussidiarietà, che offre chiavi di lettura per approfondire e comprendere ciò che accade.

Un lavoro culturale

L’informazione che proponiamo è frutto di uno sguardo ampio sulla quotidianità, e non solo, intento a selezionare gli argomenti e orientare i lettori. Per dar adeguato risalto alle notizie e chiarire il loro contesto, ilsussidiario.net contiene un’intera sezione dedicata agli approfondimenti, redatti grazie al contributo di autorevoli personalità del mondo accademico, intellettuale, istituzionale e politico, di estrazioni e ispirazioni differenti. Siamo convinti infatti che la ricerca sincera della verità e il confronto con orientamenti diversi possano dar vita ad un lavoro culturale ricco e appassionante, mentre la contrapposizione ideologica non genera niente.
ilsussidiario.net, allo stesso tempo, darà voce alla migliore espressione culturale, nazionale e internazionale, che è quella che vive come «coscienza critica e sistematica di un’esperienza in atto», secondo la definizione di don Luigi Giussani.
Solo una cultura così intesa, infatti, può valorizzare il desiderio irriducibile del singolo uomo come vero protagonista della costruzione dal basso della società, dell’economia e della politica, secondo il principio di sussidiarietà.

Una sfida comune

L’obiettivo de ilsussidiario.net è riuscire a tenere costantemente legate tra loro le due sezioni: fatti e approfondimenti. Le notizie, che danno un resoconto dei fatti accaduti, sono il punto di partenza per gli approfondimenti che, viceversa, non possono essere slegati dalle cose che accadono. Tenere insieme i due contenuti sarà la nostra sfida comune.
Comune: perché, in un’ottica “sussidiaria”, i lettori saranno parte integrante di questo lavoro, attraverso la possibilità di interagire e comunicare con gli autori, arricchendo il dibattito e dando stimoli.

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17/03/2008

MASS-MEDIA: QUANTA IPOCRISIA...!

   http://www.ilnostrotempo.it/drupal/files/ratzinger.jpg  L'ipocrisia dei media non finisce di stupirmi: creano il "caso Ratisbona", non muovono un dito per il vescovo di Mosul ma...fanno la morale al Papa!

Buongiorno, cari amici!
Anche oggi effetti strabilianti dai media: piccolo cenno al vibrante appello del Papa per la pace in Iraq, grande spazio al Tibet ed alle polemiche (accese dai "soliti noti") per il presunto silenzio del Papa sulle persecuzioni dei buddisti in Cina.
Cari media, ve lo dico con tutto il cuore: smettetela!
I Cristiani ne sanno qualcosa di persecuzioni e non solo in Cina! Vogliamo dimenticare la morte del vescovo di Mosul per la cui liberazione nessuno, tranne il Papa, si e' speso?
Cari media, che cosa avete fatto per diffondere gli appelli del Santo Padre per un felice esito di quel sequestro? Nulla! Piccoli trafiletti e niente piu'...
Quando, poi, si e' diffusa la notizia della morte di Mons. Rahho avete cercato di strapparvi le vesti e, chi piu' chi meno, di inserire la notizia in prima pagina.
Cio' avveniva venerdi'. Gia' sabato vi siete completamente dimenticati del vescovo di Mosul e delle persecuzioni dei Cristiani.
Enno'!
Fate bene a dare ampio spazio agli appelli del Dalai Lama, ma dovreste fare lo stesso anche con quelli del Papa.
Il genocidio dei Cristiani non trova quasi mai spazio sulla stampa.
O sbaglio?
Anche stamattina la solita sceneggiata: nessun servizio sulla Messa di ieri, due parole sull'Angelus del Papa e tante vane parole su una polemica creata ad arte.
C'e' qualcuno che si spinge a scrivere che Wojtyla avrebbe parlato del Tibet. Beh, cari giornalisti, questo non lo sapremo mai e comunque trovo meschino fare ancora paragoni.
Una cosa, pero', sappiamo: i rapporti fra Vaticano e Cina non sono MAI stati cosi' avanzati e occorre riflettere bene prima di fare qualsiasi passo.
La diplomazia deve sfoderare le sue armi perche' c'e' in gioco la vita delle persone.
Appelli o condanne "sparati là" senza ponderazione rischiano di fare molto male ai Cattolici cinesi anche perche' i media dedicherebbero un trafiletto alla questione per poi disinteressarsi completamente di eventuali violenze sui Cristiani.
O sbaglio?
Cari mass media, parlate pure di presunti silenzi ma cercate di non dimenticare i VOSTRI, soprattutto quando sono reali!
Vi pregherei di non fare la morale al prossimo quando parlate della Chiesa solo quando ci sono polemiche che magari voi stessi create ad arte (Ratisbona docet).

Sarebbe forse anche utile suggerire ai "partiti di riferimento" di esprimersi. Non si capisce, infatti, come mai l'Italia e l'Europa non debbano dire nemmeno una parola.
Raffaella  del " Papa Ratzinger blog ( http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/ )  GRAZIE RAFFAELLA!

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16/03/2008

ECCO CHE CI RISIAMO CON LA VIOLENZA...!

Violenze e minacce, dobbiamo vigilare

Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull’aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei “democratici” dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l’ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: “Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo”. Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene… La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Dal blog di Andrea Tornielli

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13/03/2008

MITICO ODIFREDDI!

http://www.teatrodellatosse.it/%5Cmanager%5CFoto_grande%5Cmatematico_g.jpg     Ma poverino, il prof Odifreddi; lo chiamano sempre quando si parla di Vangelo, di miracoli di santi...Sempre messo in compagnia di cattoliconi come la Pivetti,Andreotti, il capo redattore o redattore, non ho capito bene, di Teleradio Padre Pio, di un ragazzo miracolato e soprattutto del Vespone Nazionale! Meno male che c’è pure  Andrea Tornielli ( un pò di sano realismo non guasta...) .Ma lo avete visto che tenerezza che fa? Egli ( Odifreddi ) impiega la maggior parte del suo prezioso tempo a confutare la superstiziosa fede dei cattolici creduloni; egli sa che la spiegazione ai miracoli c’è; si conoscerà l’origine dei fenomeni in un ipotetico futuro, quando la scienza avrà capito ciò che è ancora ignoto. Ci promette un’opera letteraria sulla sua conversione! ( credo ai miracoli ma con lui mi pare superfluo: è gia un cattolico che più cattolico non si può; per dimostrarlo tra poco comincerà a fare miracoli ); mettiamoci in fila per implorare la grazia...! Ma come è dolce...si paragona a Madre Teresa e si meraviglia che lui a causa della famosa “ notte oscura “sia considerato un Ateo mentre la suora di Calcutta è Santa! Ma vogliamo essere giusti? Poi si appella alla compagnia  di Gesù ( non i Gesuiti...attenzione ) che, sulla croce, pare abbia sofferto della sua stessa incredulità! Poi ha detto tante altre “ amenità “ che non sto a dire. Odifreddi è Mitico! Se non ci fosse bisognerebbe crearlo e accentuare ancora di più la battaglia contro l’aborto per non rischiare di perderlo. Lo amo!!! M’intenerisce il core! Avete notato gli occhi di cielo ( cerulei ) e i capelli inanellati come un Cherubino, che ha? Di un Uomo così ci si può solo innamorare...Grazie, Bruno Vespa, che ce lo ammannisci spesso , come le premurose mamme imbottiscono di integratori energetici i propri pargoli!

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06/03/2008

VITTIMA E CARNEFICE

LA PROVOCAZIONE FOTOGRAFICA DI TOSCANI E IL FEMMINISMO RADICALE



La provocazione fotografica di Oliviero Toscani ripropone la vulgata delle violenze sulle donne ad opera del solito maschio sempre e comunque un "carnefice", ecco perché sull'ultimo numero del settimanale Donna Moderna Toscani descrive la campagna "contro la violenza sulle donne", con un manifesto dove a sinistra si vede un bambino nudo (Mario), sotto i piedi, la scritta: "carnefice"; a destra una bambina anche lei nuda (Anna), sotto i suoi piedi la scritta: "vittima".
Secondo l'autore i due bambini rappresentano l'innocenza, ma fin da subito sono destinati ad avere, nella loro vita adulta, due ruoli molti diversi, causati dalla solita società, che attraverso l'educazione della famiglia tradizionale (in particolare la madre), porterà il maschietto da innocente a trasformarsi in un violento egocentrico e prepotente, mentre la femminuccia in una succube involontaria o, in certi casi, addirittura complice, delle angherie del primo.
"Bisogna avere un cuore ben duro per non provare pietà per queste creature innocenti, esposte sulla stampa nude in un tempo di pedofilia fuori controllo, per veicolare un messaggio di odio fra i due sessi". (Claudio Risè, Il disprezzo del maschile genera solo insicurezza, 29.2.08 Avvenire). Il tema che si vuole affrontare sicuramente è d'estrema attualità, visto le numerose violenze contro le donne proprio nel nostro Paese. Ma questi messaggi fanno diminuire l'insopportabile violenza maschile? Ne dubito fortemente, scrive Risè. Anzi il poster di Toscani secondo Giuseppe Savagnone, contribuisce a creare il clima che vuole denunciare. E' abbastanza discutibile il mezzo fotografico che usa Toscani, bisognerebbe interrogarsi proprio sul ruolo negativo che hanno le immagini nell'alimentare una cultura dell'aggressività. Certamente emerge che proprio Toscani, in questi anni, con i suoi manifesti, ha alacremente contribuito a creare il clima che pure pretende di voler denunciare.
In ogni modo "Assistiamo oggi a una totale problematicità dell'idea stessa di virilità e di femminilità, nonché a un depotenziamento pauroso dell'una e dell'altra nella prassi diffusa, che non sono effetto, ma causa del dilagare della violenza sulle donne". (Giuseppe Savagnone, Ci risiamo, ma provocando si impara? 28.2.08 Il Giornale di Sicilia).
Nel luglio dell'anno scorso Guglielmo Piombini in un brillante articolo su Il Domenicale rileva come da decenni gli uomini occidentali hanno perso il coraggio di rispondere alle critiche delle femministe, che a sua volta nonostante tutto hanno guadagnato una gran libertà di scelta nel campo dell'istruzione, del lavoro e della famiglia.
Le femministe invece di celebrare questi progressi, continuano a presentare le donne come vittime della discriminazione e a pretendere dallo Stato trattamenti privilegiati.
A difendere il maschio occidentale ci pensa un ex femminista Alessandra Nucci, con un libro, La donna a una dimensione, (Marietti, Genova, 2006). La Nucci documenta come le femministe sono riuscite con successo ad imporre in ogni sede l'ideologia di 'genere', una dottrina che si basa sulla convinzione che tutte le differenze fra gli uomini e le donne, a parte quelle fisiche, siano frutto di indebiti condizionamenti e di stereotipi sociali, e che quindi siano modificabili. Infatti, per Savagnone il rischio più grave oggi è quello di smarrimento dell'identità maschile e femminile.
L'ideologia del femminismo di genere si alimenta al radicalismo libertario e afferma che l'identità sessuale non è determinata dal sesso biologico, perché il corpo non deve essere un ostacolo e un limite alla libertà; al contrario, l'individuo deve poter scegliere liberamente il genere a cui appartenere, se essere cioè maschio o femmina. Secondo questa prospettiva, il sesso biologico non è e non deve essere il punto di riferimento nella formazione dell'identità sessuale della persona, perciò è necessario intervenire sin dall'inizio del processo educativo affinché l'uomo costruisca il proprio genere di appartenenza, libero da ogni vincolo culturale che lo orienti all'eterossessualità come scelta normale. (Laura Boccenti, Il femminismo e la questione del "genere", Febbraio 2008 Il Timone).
Le femministe radicali, quindi vogliono distruggere la famiglia patriarcale che sta all'origine dello sfruttamento della donna. (Ibidem)
La rivoluzione sessuale dopo aver distrutto la famiglia monogamica, ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità.
Esistono università, ma anche scuole nel Nord Europa, dove i giovani sono attaccati sistematicamente per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine affinché contrastino il sesso maschile. L'ideologia femminista mette sotto accusa solo i maschi occidentali, in particolare la figura paterna. Le femministe non spendono una parola di critica nei confronti degli uomini che appartengono a culture molto più oppressive e 'patriarcali' di quella occidentale.
In Svezia qualche anno fa le femministe avevano proposto una tassazione collettiva per legge a carico degli uomini svedesi, considerati come i talebani, in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne. L'attacco al maschio occidentale - scrive Piombini - potrebbe produrre però un inatteso effetto boomerang: la progressiva islamizzazione culturale e demografica del continente europeo. In pratica le femministe distruggendo la famiglia e la figura paterna, stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell'islam nelle società occidentali, preparando così per paradosso un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne.
Piombini sostiene tra l'altro che la vittoria della cultura femminista potrebbe paradossalmente favorire l'avvento dell'Eurabia. Anche se le più coraggiose e indomite avversarie dell'Islam in Occidente siano donne come Oriana Fallaci, Bat Ye'Or e Ayaan Hirsi Ali, è fuori dubbio che le donne occidentali siano più favorevoli al multiculturalismo e all'immigrazione islamica rispetto ai maschi occidentali.
Alessandro Pagano - Domenico Bonvegna    (Da " Sguardo Leale " )

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04/03/2008

CELLULE E SCIENZIATI IMPAZZITI!


L'immagine “http://madscientist.altervista.org/madscient.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.        lunedì 3 marzo 2008

Poca osservazione e molto ragionamento portano all’errore
In questi giorni mi è ricapitato sotto gli occhi un testo di Francesco Agnoli dedicato all’antropologia secondo Umberto Veronesi. Questo grande clinico con un passato scientifico di grande rilievo, si crede, oltre che un Maestro della moderna oncologia, “l’onnisciente verità”, cioè «colui che sa tutte le cose», solo perché pensa di aver capito quasi tutto quel che c’è da capire su alcune cellule impazzite, anche se è importantissimo per tutti noi che lo abbia capito, e di ciò gli siamo grati.

Veronesi in una Sua recente fatica, “La libertà della vita”, in duetto con Giulio Giorello, filosofo della scienza, dopo aver confuso per l’ennesima volta la Sua opinione con la verità, a proposito di aborto, di eutanasia e di clonazione, dice tra l’altro: «Non credo che di per sé la mancanza dell’eventuale padre possa costituire da sola una ragione contro quel tipo di clonazione - e prosegue - Ha senso, e se sì dove è il senso, che per avere un figlio ci vogliano sempre comunque un maschio e una femmina?... il desiderio sessuale cesserebbe così di essere uno dei maggiori elementi di competizione e nessuno sarebbe più ossessionato dalla ricerca del partner. Nascerebbe così una società “quasi felice”, in cui ognuno vivrebbe quell’ansia di bisessualità che è profondamente radicata in noi”, e “avremmo davanti a noi il Paradiso terrestre.»

Questa conclusione onirica, scientifico filosofica, sembra ipotizzare che affermata la possibilità teorica dell’inutilità del concepimento, cesserebbe il desiderio di amare. Incredibile, perché mi rifiuto di credere che neppure Lui, il grande Oncologo, abbia cercato un partner solo per il desiderio sessuale!

Circostanza vuole che questo testo mi sia capitato sotto gli occhi nella domenica in cui la liturgia ci ripropone l’episodio del Cieco nato (Giov. 9, 1 - 41). Il versetto 25 è la ovvia replica al grande Oncologo «25Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”.» La semplice imponenza della realtà contro la fumosità del preconcetto.

Allora mi sono tornati alla mente episodi che recentemente ho appreso o riascoltato. Due gemelli in gestazione, ad uno dei quali era stata diagnosticata una malformazione, per cui era stato deciso di sopprimerlo nel seno della madre, per non compromettere lo sviluppo dell’altro. Tutti tentativi per eliminarlo sono falliti, e al compimento dei nove mesi sono nati entrambi vivissimi e sani. O ancora il racconto di un grande neo-natologo che ha fatto deporre nell’incubatrice due feti abortiti, mi pare al quinto mese, e nati ancora vivi; dopo alcune ore sono morti, ma prima che il secondo spirasse l’Equipe che lo aveva abortito … lo ha battezzato.

Se il grande Oncologo, come altri profeti dell’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), così l’aborto è scientificamente più asettico, vuole insistere nel dire che questi piccoli nati vivi, che lottano con le loro poche forze per vivere, sia lecito eliminarli, … beh lo dica.

Se, come altri profeti della clonazione, il grande Oncologo vuole insistere nel dire che un bambino che non ha papà o mamma e ne soffre, ed è più facile che abbia problemi, se vuol dire che è lui, il bambino, che si sbaglia perché non c’è senso nel volere sempre comunque un maschio e una femmina per avere un figlio, … beh lo dica.

Proprio questo è strano, che la vita che voi negate lotti per vivere, che la famiglia che voi negate l’uomo la desideri avendone bisogno …

La pagina del Vangelo di Giovanni di domenica scorsa, anche in questa aridità, in questa disperante negazione della realtà, lascia intravedere uno spiraglio di esito positivo, che di cuore auguriamo a tutti noi ed anche al grande Oncologo: «Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?»

Cioè a dire: «non si può continuare ad essere ciechi di fronte all’evidenza.» Ad Alexis Carrel, Premio Nobel del 1912 per la medicina e la fisiologia, si deve una famosa frase: «Poca osservazione e molto ragionamento portano all’errore, molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità.»  Giorgio Salina  Da Cultura Cattolica



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01/03/2008

'E FIGLI S'O' FIGLI...

Quell'aborto «leggero» mistificazione che pagherete
Aborto &C - ven 29 feb
dai Media
Colloquio sulla ru486 con mia figlia e le sue amiche
di Marina Corradi

Tratto da Avvenire del 29 febbraio 2008

È un gran giorno per le donne italiane, ha dichiarato il ginecologo radicale Silvio Viale in occasione del primissimo passo «istruttorio» in sede Aifa della procedura per l’introduzione della Ru486.

E per il presidente della Camera Fausto Bertinotti è una decisione che rassicura sul «grado di civiltà e sul rispetto della persona». Poi, Bertinotti ha definito la Ru486 un «anticoncezionale», in un lapsus infelice che però dice qualcosa di come la pillola per abortire, in quanto «pillola», e dunque all’apparenza cosa semplice che si manda giù con un bicchier d’acqua, viene comunemente percepita.

Leggendo di tanto entusiasmo e civiltà e progresso, mi è venuta in mente mia figlia. Caterina avrà undici anni in estate. È ancora una bambina, ma è già di quella generazione che – se il Progresso procede come deve – dai giornali, dagli amici, dalla tv, da tutto il mondo attorno sarà educata a pensare che, semmai ci si ritrovasse ad aspettare un bambino, è semplice: c’è una pillola. Forse le più avvertite delle sue amiche sapranno che non è una ma sono due, e che non funzionano proprio in un’ora ma in molte, e che te le danno solo in ospedale. Però, insomma, un paio di pillole, ci si dirà nelle confidenze fra quindicenni, e il problema è risolto. Di certo l’idea di una pillola preoccupa di meno che i ferri del chirurgo addosso. Sembra – sembra, soltanto – una soluzione più lieve. E se la soluzione sembra lieve, non diventa meno grave anche la paura di trovarsi nella situazione di abortire? Se accade, pazienza, c’è la pillola che rimette a posto le cose.

Non ragioneranno così quelle che oggi hanno l’età di mia figlia? Non è del tutto naturale che comincino a ragionare così? Ma a mia figlia e alle altre vorrei dire, da madre: guardate che è un inganno doloroso, quello in cui vi conducono. L’introdurre un sistema che abbassa la percezione del dramma che l’aborto in realtà è, non è farvi un favore. È invece una mistificazione, che pagherete voi. Ci cascheranno dentro le più sole, e quelle che riflettono meno.

Scopriranno con un sussulto di aspettare un figlio che non vogliono, e si rincuoreranno: beh, c’è la pillola, ora. Una pillola semplice, e nessun complicato pensiero. Lo crederanno – perché glielo avranno fatto credere. Poi, nelle lunghe ore in cui il veleno agisce, si affacceranno nelle ragazze educate a non pensare i pensieri negati, e ombre, e dubbi, e forse taciti ambivalenti desideri di quel figlio annientato. Ma sarà troppo tardi, in una solitaria silenziosa agonia. L’aborto 'semplice' sarà l’aborto più ferocemente censurato tra sé e sé; quello di cui non si dice con gli altri, non si fa cenno, non si piange. Quello che però torna tagliente come una lama di coltello il giorno in cui stringi felice fra le braccia un figlio (in un pensiero lacerante: il figlio che non è nato, era come lui). Quello che rode dolorosamente se poi nessun figlio, quando lo vuoi, arriva, e tu continui per sempre a ricordarti di 'lui'. ( Queste cose i noti ginecologi non le sanno, e neanche i presidenti della Camera. Le sanno, e le dicono poco, le donne). Caterina e le altre, quello che voglio dirvi è che quest’ultimo ritrovato del Progresso servirà a non riconoscere con chiarezza cosa è davvero in gioco, quando si rifiuta un figlio – a confinare l’aborto in una insostenibile leggerezza. Ma, non esiste un aborto 'leggero'. C’è una radice nella donna, di questi tempi negata, eppure c’è: un figlio, voluto o rifiutato, resta per sempre nella pelle, e nel cuore. Vi diranno: ora basta una pillola. Vi diranno: un bicchier d’acqua, e via. E, spensieratamente, nulla vi diranno del dolore.

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25/02/2008

Quaresima, Politica, Aborto

Claudio Risé, da “Tempi”, 21 febbraio 2008, www.tempi.it

Ora che il carnevale, ed anche il governo “Prodi horror picture show” sono finiti, e la Quaresima cominciata, spero in una campagna elettorale quaresimale. Spero che, insomma, si possano fare le due cose insieme, seguire la campagna, e vivere la Quaresima. Spero che sia una campagna sufficientemente penitenziale, e riflessiva, da non disturbare il riconoscimento delle colpe, e la meditazione, che ispirano questo periodo dell’anno. Un atteggiamento naturalmente indispensabile in ogni campo della vita umana, per poter cercare di purificarsi, e rinascere nella Pasqua. Ma che è sicuramente più che mai necessario nella politica. Dove, malgrado i danni immensi provocati dalla nostra classe dirigente, scuole dove non si insegna niente, treni che non arrivano, hub di grandi speranze smantellati per manfrine partitiche, delitti costantemente impuniti per concentrarsi su inchieste ridicole, nessuno sembra mai pentirsi di niente, riflettere sui propri sbagli, chiedere scusa.
Ognuno di noi vorrebbe che tutto ciò finisse, cambiasse. Perché questo accada, però, è necessario un arresto, un silenzio, un rivolgere lo sguardo a sé, prima che alle colpe dell’altro. Naturalmente in campagna elettorale ognuno cerca voti, ed è difficile farlo elencando i propri errori. Si può però essere più o meno falsi, più o meno recitativi, più o meno “grandiosi” (cioè narcisisti) nell’autorappresentazione di sé agli elettori, e dunque anche a se stessi.
Sarebbe un esercizio fecondo appunto provare a fare una campagna quaresimale, che non nasconda le proprie colpe, oltre che ricordare quelle degli altri.
Del resto, non è certo un caso (ma perlomeno una coincidenza significativa, una “sincronicità” assai rivelatrice), che la campagna si sia aperta sulla scia della moratoria lanciata da Giuliano Ferrara contro l’aborto, e proseguita poi con la Lista contro l’aborto, di cui vivacemente si discute in questi giorni. Qualsiasi cosa succeda, la campagna contro l’aborto rimarrà la cosa simbolicamente ed affettivamente, quindi politicamente, più importante di questo periodo. Un’iniziativa che va a incontrare direttamente il problema dell’essere, della vita, dell’accettarla o rifiutarla, uccidendola.
Si tratta di qualcosa che si muove molto al di sopra del dibattito politico corrente, ma non certo fuori di esso, perché dal prendere partito per il dare la vita o la morte dipende tutto il resto: la vitalità di un sistema, la direzione della sua cultura, il suo impegno nello sviluppo, la sua posizione verso l’altro essere umano, e la stessa idea di comunità che da tutto questo nasce.
L’aborto, questo delitto individuale e di massa che ci coinvolge tutti in una colpa collettiva, che ognuno poi singolarmente declina nella propria vita, chiama ad un abbassare il capo, ad una penitenza cui solo il folle può chiedere di sottrarsi.
Qualunque cosa accada poi nelle alchimie elettorali e partitiche, dobbiamo ringraziare Giuliano Ferrara per aver portato questo prezioso contributo quaresimale, che segnerà profondamente questa campagna, e la nostra vita. Da " Diario di bordo " di Claudio Risè

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24/02/2008

INNAMORARSI: NE VALE ANCORA LA PENA!

La più bella esperienza, innamorarsi

di Massimo Camisasca 18/02/2008

Alverca (Portogallo). Raffaele Cossa saluta i fedeli all'uscita della chiesaParlare di famiglia oggi sembra un’impresa impossibile. Abbiamo tutti davanti agli occhi convivenze difficili, litigiose, divisioni e divorzi; registriamo sempre più la difficoltà di un dialogo fra generazioni che peraltro è sempre difficile. Siamo poi percossi dalla banalizzazione dell’amore e dei rapporti sessuali, non per moralismo, ma perché vorremmo che essi, uno dei doni più grandi che Dio abbia dato all’uomo e alla donna, fossero conservati nella loro freschezza originaria, nella loro capacità unitiva, nella loro apertura alla sorpresa di una vita nuova che nasce.
D’altra parte, non possiamo cadere né nello spiritualismo né nel romanticismo. Le difficoltà sono quello che sono, e nascono dal difficile rapporto nell’uomo tra la sua materialità e la sua apertura all’infinito. E sono poi aggravate oggi da un contesto sociale in cui si vuol far credere all’uomo di poter fare tutto, scegliere se avere figli, quando averli, come averli, e ora chi avere; volare da una donna all’altra, da un uomo all’altro senza prendere insegnamento dalla delusione di don Giovanni e Casanova. Ulteriore difficoltà: le famiglie fragili generano figli ancora più fragili, più paurosi di fronte alla realtà… Sembra un bollettino di guerra, e vorrei fermarmi qui anche perché il mio scopo non è di lamentarmi della cattiveria del tempo presente, ma all’opposto di rallegrarmi perché in mezzo a tutto questo c’è sempre chi vive ciò che è essenziale, e testimonia quanto sia bello e pieno di letizia abbandonarsi a ciò che la grazia di Cristo rende possibile nella vita.
Proviamo a fissare alcuni punti fondamentali. Non è forse vero che l’esperienza più entusiasmante della vita sia l’innamoramento? A partire da quell’istante, tutto sembra nuovo, unito, tutto sembra proiettarci creativamente verso il futuro. Tutto chiede di durare. Occorre allora che ci siano delle persone che ci aiutino a liberare questo amore dalle insidie che possono soffocarlo. Da soli non possiamo farcela. Occorre chiedere a Dio questa grazia, occorrono gli amici, le letture giuste. Occorre vedere che questo è possibile perché lo si scopre nella vita degli altri. Poi l’amore diventa un «sì». Anche qui è solo l’inizio. Perché questo «sì» possa attraversare le infinite insidie della vita degli avvenimenti, occorre innamorarsi sempre di nuovo. Occorre perciò nuova preghiera, nuovo silenzio, nuove letture, nuovi amici. Occorre la grazia che ci porti sempre a sperare, a ricominciare. E poi i figli: quale grande dono essi siano! Lo sappiamo tutti, ma com’è difficile la loro educazione, a quante sconfitte dobbiamo prepararci, a quante scoperte. Educare loro vuol dire accettare di rimettere in discussione noi stessi per ritrovare ogni giorno il punto di equilibrio tra autorità e libertà, ma l’educazione rimane l’avventura più avvincente che l’uomo possa correre. Anche in questo caso, gli amici sono fondamentali. Oggi più che mai, la vita dei nostri ragazzi si decide nelle amicizie che incontrano.

(da "Fraternità e Missione", III 2008, in distribuzione)

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22/02/2008

CORSI E RICORSI STORICI

 http://www.alkall.org/images/uomo-e-bimbo.jpg    di Giorgio Vittadini*

L’attuale situazione demografica del nostro Paese presenta impressionanti analogie con quella dell’Impero romano nel suo declinare. Il sociologo californiano Rodney Stark, che si dichiara agnostico, nel suo libro Ascesa e affermazione del Cristianesimo, mostra che nel mondo pagano l’aborto era un metodo di contraccezione di massa e l’infanticidio era praticato spesso nel caso di figli malati o handicappati. Il matrimonio era un’istituzione in crisi e le famiglie erano poco numerose. Per tutte queste ragioni la natalità era in vertiginosa diminuzione e non riusciva a compensare la forte mortalità.
In questo contesto i cristiani erano un’eccezione. Erano contrari ad aborto, infanticidio, prostituzione, omosessualità, perché mossi da un amore all’uomo e all’ordine naturale delle cose che veniva loro dall’imitazione di Gesù Cristo. Manifestavano questa differenza attraverso la loro esperienza quotidiana che non poteva non colpire anche i nemici più acerrimi. L’amore alla vita, anche la più debole, poneva interrogativi a chi era uso valutare gli esseri umani solo per il loro potere e la loro ricchezza. Perciò, pur non facendo di questa concezione una battaglia politica capace di costringere i pagani ad adeguarsi ai loro usi più umani, nel giro di qualche secolo le loro concezioni su matrimonio e rispetto per la vita divennero prassi prevalenti nella nuova Europa cristiana.
Uno scenario opposto si riscontra nello scorso secolo in Paesi cattolici come l’Irlanda, la Polonia, l’Italia, la Spagna. Una legislazione confacente ai principi cristiani e una morale prevalente che si rifaceva agli stessi principi, non è riuscita a impedire il distacco di molti da un modo umano di trattare l’amore e i figli in arrivo. Secondo uno studio del prof. Bernardo Colombo, pubblicato nel 1976 - ovvero due anni prima dell’entrata in vigore della legge 194 - su Medicina e Morale rivista dell’Università Cattolica, il numero di aborti in Italia era già tra i 100.000 e 200.000 (i dati più recenti parlano di 130.000, di cui 36.000 di donne straniere). Successivamente, i cattolici si sono impegnati - e ancora si impegnano -, con alterni risultati, nella sacrosanta battaglia perché la legislazione non divenga del tutto aliena dal rispetto della vita. Ad esempio, grazie anche al loro impegno, la legislazione sull’aborto in Italia è risultata meno distruttiva che in altri Paesi. Tuttavia, quando si sono tradotti i principi morali in battaglie frontali, fino al referendum sull’aborto, ovunque si è persa la partita. Quale è la debolezza di questa traiettoria moderna? La dimenticanza dell’insegnamento della storia, il venir meno dell’esperienza di novità vissuta e testimoniata da persone e famiglie più liete, anche di fronte a situazioni e scelte che chiedono più sacrificio. Ogniqualvolta l’impegno morale e politico mette in ombra questo oscuro e quotidiano lavoro di educazione e testimonianza, quelle che sembrano scorciatoie si rivelano in poco tempo una via senza uscita.

*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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