15/09/2010

Il nemico di Oriana? Non l'islam ma i vili intellettuali d'Occidente

fallaci_orianaR37523ago08.jpgRenato Farina


Nonostante tutto non riesco a ricordare Oriana Fallaci mettendogli in bocca e negli occhi la rabbia contro l’islam. Anche se per reazione all’ipocrisia verrebbe proprio voglia, perché le celebrazioni che la riguardano vogliono isolare o trattare come folle e vecchia la Fallaci degli ultimi anni, quella dove aveva assunto la parte di Cassandra e gridava Troia-brucia-Troia-brucia.


Oriana è stata di più, infinitamente di più che antislamica. Uso non a caso la parola “infinitamente”. Perché guardarla in faccia com’è nel ricordo di chi l’ha conosciuta, significa attingere all’essenza stessa dell’essere uomini: un amore alla vita fuori di ogni misura, dunque smisurato, infinito perché di meno dell’infinito c’è solo il nulla e la morte.


Oriana ha odiato la morte, le sue catene ingiuriose. Per questo ha detestato e maledetto l’Islam nella forma in cui le si è palesato dinanzi agli occhi e le è entrato nel naso con la polvere da sparo di Beirut e con il cemento dissolto insieme alle ossa degli americani assassinati da Al Qaeda l’11 settembre del 2001. Ha odiato e combattuto il culto della morte dei kamikaze e dei loro cantori, il nocciolo di violenza inestirpabile che lei ha visto dentro il Corano, dove la fede si afferma con la spada.


Non importa qui stare a sostenere che esiste un altro Islam. Lei lo ha vissuto così e ha fornito prove per questa sua tesi e questo suo dolore. È stata ingiusta, ma il suo allarme non era e non è campato per aria. Soprattutto su un punto: la furia omicida dei terroristi ispirati all’islam non è derivata dalle colpe dell’Occidente. Non è una reazione esasperata a un’ingiustizia subita. È una violenza sorgiva, è una volontà di sopraffazione che non deriva dall’umiliazione sofferta, ma è dentro il basamento stesso del Corano così come l’ala purtroppo egemonica dell’Islam militante lo intende. Magari per ragioni tattiche e di furbizia non lo dice apertamente, ma quest’idea di metterci sotto i tacchi esiste eccome nei militanti anche italiani del partito delle moschee sempre e dovunque. Continua QUI

18/09/2008

CARO RINO, L'ALIENO MI DIVORA

Uno sconvolgente, umanissimo carteggio tra la Scrittrice e Rino Fisichella.  E non vi è niente da aggiungere.

 
Uno specchio dell’anima di Oriana Fallaci, un aspetto disperatamente umano e inaspettato di questa donna celebre per il suo pensiero graffiante. È il ritratto che emerge dal carteggio, noto ma mai divulgato sino ad ora, tra la scrittrice e Monsignor Rino Fisichella. A convincere il Rettore della Lateranense a rendere pubblica questa corrispondenza il giornalista e amico Giuseppe De Carli, che aveva già avuto l’opportunità di conoscerne i contenuti anni fa. Un epistolario che il vescovo aveva sempre tenuto segreto, perché temeva venisse strumentalizzato e perché, spiega lo stesso De Carli, non voleva che un elemento della sua vita privata fosse utilizzato per fargli pubblicità. Alla fine l’insistenza di un amico e la convinzione che queste lettere offriranno un ritratto positivo della sua amica Oriana hanno avuto la meglio. Sarà dunque proprio monsignor Fisichella a commentare, questa sera per la prima volta, parte del carteggio presso i Giardini dell’Episcopio, a Lodi.


"Vorrei incontrare Ratzinger"


New York, giugno 2005 Monsignore,

Lei mi ha commosso. Naturalmente sapevo bene chi fosse il Rettore della Lateranense, il vescovo che ragiona al di là degli schemi e senza curarsi dei Politically Correct. Ma a leggere la Sua intervista al Corriere ho rischiato davvero la lacrimina. Io che non piango mai. E mi sono sentita meno sola come quando leggo uno scrittore che si chiama Joseph Ratzinger... Il guaio è che sono molto malata. Ormai l’Alieno mi divora perfino gli occhi. Medea e i suoi figli ho dovuto dettarlo come Milton che da cieco dettava, mi si perdoni il paragone, La Storia d’Inghilterra e Il Paradiso Perduto. E questo mi confina a New York... Prigioniera delle chemioterapie e delle radioterapie, non posso allontanarmi. Ci proverò lo stesso, prima o poi. Tanto più che vorrei parlarLe anche dell’importantissima cosa di cui suppongo sia al corrente... Vale a dire il mio desiderio d’incontrare, zitta zitta e lontano da occhi indiscreti, Sua Santità. Sa, è un desiderio che mi accompagna da quando incominciai a leggere i suoi libri. E che non cercai di esaudire subito perché lavoravo giorno e notte a La Forza della Ragione. Poi perché l’Alieno si scatenò e non stavo nemmeno in piedi. Dopo, perché stavo completando la Trilogia con L’intervista a me stessa e L’apocalisse. Infatti quando venne eletto Papa feci sì capriole di gioia ma nel medesimo tempo pensai: «Oddio. Ora non potrò più vederlo». E con un sospirone avvilito mi rassegnai... La ringrazio di nuovo. Ripetendo che mi piacerebbe conoscere anche Lei, La saluto caramente...


"Io i veli in testa non li porto neanche morta"

Era il 16 agosto, mancavano 11 giorni all’appuntamento con Benedetto XVI quando Oriana scriveva: Per quel sabato o lunedì m’è sorta una domanda angosciosa. Una preoccupazione che non mi aveva mai sfiorato il cervello. Oddio, oddio: non ci vorranno mica abiti da cerimonia?!? Io quelli non li ho. O non più, anche considerando i 38 chili che ormai ci sguazzano dentro. Io ho soltanto spartane giacche da uomo. È lecito imporle a un sovrano? A ciò si aggiunge l’incubo della testa coperta. Io i veli in testa non li porto. Neanche morta. Neanche per coprire i capelli lasciati dalla chemioterapia. Di copricapo acconci non ne posseggo né saprei dove trovarli. Se l’etichetta li impone, come si fa?!? Sembrano scemenze, invece non lo sono. In ventisei anni non mi sono ancora rimessa dal trauma che soffrii a Qom col chador. Quello che poi tolsi facendo infuriare l’ayatollah.

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Cecilia Lulli - Il Giornale

 

11:05 Scritto da: ritina5 in Oriana Fallaci | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook