14/11/2010

SALVIAMO ASIA BIBI!

AsiaBibi.jpgSalviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà
Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna, com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe di lavoro perché si convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno, recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a causa della loro fede.

Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero
331 2933554 o all’indirizzo di posta elettronica salviamoasiabibi@tv2000.it. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.

fonte

11/11/2010

MESSAGGIO DI MONS. LUIGI NEGRI PER L’ECCIDIO DI 37 CRISTIANI MASSACRATI ALL’INTERNO DI UNA CHIESA DI BAGHDAD

ir9.jpgAl termine della  Celebrazione Eucaristica  di tutti i Santi, nella Cattedrale di Pennabilli, Mons. Luigi Negri ha rivolto ai fedeli presenti un messaggio che è anche il contenuto di questo comunicato.


“Senza nessuna esitazione ed incertezza, fruendo dell’autorevolezza che viene ad un Vescovo della Chiesa particolare ma che vive il sentimento profondo della Chiesa universale, io mi sento di ascrivere  alla moltitudine dei Santi questi  37 nostri fratelli, fra i quali due sacerdoti, che sono stati massacrati all'interno di una chiesa cattolica in Iraq per un atto di terrorismo  il cui bilancio provvisorio però, secondo una prima stima, fa salire a 50 il numero complessivo delle vittime e ad oltre 80 quello dei feriti.

Si vede chiaro ogni giorno che passa, in barba a tutti gli irenismi e a tutte le ricerche delle moderazioni, che il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all'interno di questo obiettivo che certamente sarà a più lunga scadenza, un obiettivo più immediato cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente e poi, più o meno, in tutti i paesi anche di antica tradizione cristiana.


Sono martiri, noi li pensiamo così; sono martiri che hanno offerto la loro vita quasi senza saperlo, senza aspettarselo, senza deciderlo,  una sorta di nuovi santi innocenti che erano in Chiesa per pregare e non sono più tornati a casa. Io mi auguro che la Santa Chiesa Cattolica non abbia tergiversazioni o incertezze, che abbia il coraggio di indicare in questo un evento assolutamente straordinario di martirio ricevuto da coloro che, ripeto, hanno nel fondo del cuore l’ intendimento di eliminare la vita cristiana, la presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo.


Non è perché è successo in Iran che noi possiamo stare tranquilli; la teoria che ogni tanto mi viene proposta che il Montefeltro è un’isola beata, non sta più in piedi.  In questa isola beata è arrivato l'edonismo che distrugge le nostre famiglie, è arrivata la droga, è arrivato tutto un modo di sentire e di vivere la  vita che ha scosso profondamente  le radici della nostra cultura di popolo cristiano. Per questo io mi aspetto che l'insperato e realissimo incontro con il Papa Benedetto XVI conforti  questo nostro cammino per recuperare le radici della nostra tradizione cristiana.


Non pensiate che non possa  succedere anche qui;  non pensiate che nel corso magari di una generazione, o anche meno, non possa  accadere  che dei cristiani del Montefeltro, che vanno in Chiesa per pregare, non tornino più a casa. Questo non per alimentare allarmismi ma per la consapevolezza del livello a cui è arrivato questo scontro epocale fra Cristo, fra il cristianesimo e coloro che vogliono distruggerlo. Noi abbiamo questa coscienza e per questo chiediamo al Signore che ci dia la forza;  Don Abbondio ha detto al suo Cardinale “ il coraggio uno non  se lo  può dare”, il suo grande Cardinale gli ha risposto “uno non se lo può dare ma lo può chiedere” .


Cominciamo a chiedere   al Signore Iddio, per intercessione della Madonna delle Grazie, il dono di un coraggio che ci faccia essere testimoni limpidi della fede in Cristo di fronte a questo mondo che è lontano ovunque; che  anche quando sembra vicino sostanzialmente è lontano dal Signore. Ci dia questa forza, ci riduca se è possibile le fatiche, ma soprattutto ci faccia radicare nella sua presenza piena di letizia e di sacrificio”.

Luigi Negri
+Vescovo di San Marino-Montefeltro

Pennabilli, 1 Novembre 2010

09/11/2010

IRAQ «Hanno ucciso la gente faccia a faccia»

iraq.jpgdi Alessandra Stoppa

09/11/2010 - Intervista a don Robert Jarjis, amico dei preti assassinati a Baghdad. Mentre, a una settimana dall'attacco di Al Qaeda, vengono uccisi altri due fedeli. «È un olocausto che nessuno vuole guardare»

Don Thaer era il suo compagno di banco in seminario, il suo amico. Poco più di una settimana fa è stato ucciso mentre diceva la messa. Aveva trentadue anni. «Stava celebrando l’Eucaristia. Il suo sangue si è mischiato con quello di Cristo sull’altare», dice don Robert Jarjis. Dopo l’ordinazione sacerdotale, lui ha proseguito gli studi a Roma, mentre Thear è rimasto a Baghdad. Ha saputo della sua morte al telefono, prima che le agenzie di stampa rimbalzassero al mondo la strage di Al Qaeda nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Soccorso. Poi la notizia è arrivata. Se ne è parlato per qualche giorno, sulle prime pagine dei giornali. «Ma già ora è calato il silenzio. Quello è un olocausto che nessuno vuole guardare».

Don Thaer aveva paura di vivere e servire la Chiesa a Baghdad?

Negli ultimi mesi sembrava tutto tranquillo. Anzi, da là mi dicevano: «Finalmente, Robert, qui si respira. Forse qualcosa sta cambiando». Poi, all’improvviso, accade questo. Un attacco crudele, sembra una nuova fase della persecuzione.

Perché?

È il primo caso di questo genere, non ha precedenti. Le chiese sono sempre state attaccate, ma da fuori. Questi uomini invece sono entrati, durante la messa. Hanno ucciso la gente faccia a faccia. Anche le donne e i bambini (nove bambini, tra i quali uno di tre anni e due di pochi mesi; ndr). Per un uomo islamico è un disonore inconcepibile. Invece loro non hanno fatto distinzioni. Come per una volontà di sterminio. Anche chi è rimasto ferito, in questi giorni, sta morendo.

I due sacerdoti, don Thaer e don Wasim, sono stati i primi a essere uccisi.

I terroristi hanno chiuso le porte. Thaer ha fatto salire la gente sull’altare per farla rifugiare in sacrestia, l’ha chiusa lì dentro. Ha pregato quegli uomini di lasciare in pace i fedeli e di prendere lui. Loro lo hanno riempito di pallottole. Padre Wasim era nel confessionale, è corso fuori e li ha supplicati di pregare insieme, per la pace in Iraq, ognuno a suo modo e ognuno al suo Dio, lasciando stare gli innocenti. Loro lo hanno portato sull’altare e lo hanno ucciso. Aveva ventisei anni. In chiesa c’era anche il fratello di Thaer, è morto anche lui. E c’era sua madre, che ha visto e vissuto tutto.

Le persone in sacrestia?

Qualcuno si è salvato, altri sono stati raggiunti dai colpi di mitra sparati contro la porta. Una madre ha salvato suo figlio di cinque mesi chiudendolo in un cassetto. Un’altra donna incinta è stata presa da un terrorista, che si è fatto esplodere insieme a lei. Senza pietà, non solo per i vivi, ma anche per chi doveva ancora nascere.

E l’intervento della polizia?

Sembra che non ci sia stata alcuna trattativa con il commando di estremisti. E i militari non sono intervenuti per fermare tutto, se non quando tanti erano già stati uccisi,. Il governo, ora, cerca solo di salvare se stesso.

Lei tra poco tornerà in Iraq?

Molto probabilmente sì. Vado dove mi vuole la Chiesa. Per me non conta la mia vita, la mia vita è la Chiesa e io voglio fare tutto il possibile per il mio popolo.

Non ha paura?

Sono un essere umano. Forse sarò ucciso anch’io e di questo ho paura. Ma Cristo sarà sempre al mio fianco. E se morirò, altri uomini continueranno il mio compito. Ora c’è solo il dolore per le persone che sono morte. Quella domenica, il sangue di Cristo è diventato il loro. E questo non lo dice nessuno. Quel giorno deve essere ricordato per sempre. In tutte le chiese dell’Iraq, domenica scorsa si è celebrata una messa per le vittime, e la gente ci è andata. Grazie a Dio non è successo nulla. Ma il silenzio del mondo è già contro di noi: ci sembra di essere abbandonati al nostro destino. Perché non se ne parla più, e si aspetterà la prossima strage. Che il Signore abbia pietà di tutti noi.
Da Tracce

25/03/2010

Siamo tutti Arshed

Persecuzione_cristianiR375_22set08.jpgSiamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro. Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata alla polizia per denunciare il fatto, è stata stuprata dagli agenti stessi, davanti ai suoi tre figli piccoli dai 7 ai 12 anni. Questo è il trattamento che il Pakistan sta riservando alle minoranze religiose. Ditelo ai Pakistani che qui sono venuti a vivere, a lavorare, rispettati e accolti, con tanto di moschee. Ditelo che siamo tutti Arshed. E soprattutto ditevelo piano, per strada, mentre andate a fare il vostro dovere, lavoro, scuola, occupazioni: “io sono Arshed, io sono Arshed e i suoi tre figli.” Ora si facciano le azioni diplomatiche per aiutare i tanti cristiani che laggiù stanno subendo da tempo violenze e soprusi. Si muovano i ministri, i funzionari, i diplomatici. Ma specialmente si muova il nostro mastodonte cuore, il nostro sorriso radicale, l’anima verticale. Siamo tutti Arshed, “io sono Arshed”.
dr - ClanDestino


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PERSECUZIONI/ Arshad Masih bruciato vivo: quando dire Cristo costa la vita

 

 

08/03/2010

NIGERIA Il massacro dei cristiani per la conquista delle terre

L'attacco nella notte, in cinquecento uccisi a colpi di machete. Dopo gli scontri di gennaio, una nuova strage fra gruppi etnici. Tra instabilità politica e vendetta, chi vive là ci racconta «la sete di potere dei musulmani del Nord...»

nigeria.jpgdi Alessandra Stoppa


Sono arrivati in piena notte correndo e sparando, al grido di «Allah Akbar», per svegliare la gente e farla uscire dalle case. Poi hanno massacrato donne, ragazzi, bambini a colpi di machete, mentre cercavano di fuggire. Ne hanno uccisi cinquecento. All’alba le strade erano coperte di cadaveri. Le case bruciate. L’attacco musulmano ai villaggi cristiani alle porte della città nigeriana di Jos, nello Stato del Plateau, si è consumato nella notte tra domenica e lunedì. Bande di Hausa e Fulani, etnie del Nord del Paese a maggioranza islamica, sono scese dalle montagne e hanno fatto una carneficina. Soprattutto a Dogo Na Hawa, villaggio abitato dalla tribù cristiana dei Berom.
«Questa tragedia ci ha colti tutti di sorpresa. Dopo gli scontri di gennaio, la situazione sembrava si fosse stabilizzata». Suor Caterina Dolci, missionaria bergamasca in Nigeria da ventisei anni, vive vicino a Jalingo, a otto ore dai luoghi dell’attacco. Ma Jos è la sua seconda casa: là vivono tanti amici e le sue consorelle del Bambin Gesù. «Ora la gente è impaurita e vive nell’allerta. Per la prima volta l’attacco è stato sferrato di notte e sono arrivati addirittura dal Bauchi, un altro Stato, nel nord-est della Nigeria. Gli aggressori sono musulmani del Nord che vogliono conquistare la zona di Jos, prevalentemente cristiana. È un tentativo continuo, a volte subdolo, che perseguono comprando e sottraendo anche i terreni».
L’attacco a Jos irrompe in un momento di instabilità politica. Il presidente federale in carica, Umaru Musa Yar’Adua, è gravemente malato e, dal 9 febbraio, è stato sostituito nelle sue funzioni dal vice presidente, il cristiano Jonathan Goodluck. «I giornali esteri, anche italiani, riconducono l’attacco a questa situazione delicata, ma invece non c’entra», spiega Maria Rita Sala, che lavora per Avsi a Lagos.
A poche ore dal massacro, l’arcivescovo di Abuja, monsignor Jhon Olorunfemi Onaiyekan, parla di un conflitto etnico, «tra pastori e agricoltori: cioè tra Fulani , che sono tutti musulmani, e Berom, tutti cristiani. Le vittime sono povera gente che non ha niente a che fare con tutto questo e non ha alcuna colpa». Le ragioni degli scontri di gennaio, come di quest’ultimo massacro, «sono determinate dalla sete di potere dei gruppi musulmani del Nord, in particolare dei Fulani», ribadisce Maria Rita: «Ogni occasione è buona per cercare di affermarsi, a danno dei cristiani».
Infine, i vescovi locali si sono detti «rattristati», perché il governo, che avrebbe il compito di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, «sembra non avere la capacità di farlo: è debole». Eppure, dopo i fatti violenti di gennaio, Goodluck, insieme ai capi musulmani moderati e con l’aiuto dell’arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Ayau Kaigamaha, ha creato una commissione proprio per cercare di favorire un percorso di riconciliazione. «Ora con questa strage», conclude suor Caterina, «la gente è ripiombata nella paura e nella rabbia. I villaggi cercano di difendersi e aiutarsi a vicenda, come possono».


Da Tracce

23/02/2010

LA FEDE NEGATA

India, i cristiani protestano
E gli indù bruciano le chiese


Indiabambiniconcandela150x150.jpgUn ritratto blasfemo di Gesù su alcuni testi scolastici in Punjab è stato ritirato dopo la protesta dei cristiani. Da qui la rivolta degli estremisti indù e la caccia al cristiano.

In India, si va estenden­do e rafforzando la pro­testa dei cristiani per la diffusione di un ritratto bla­sfemo di Cristo, pubblicato su un testo scolastico. In u­na città, le autorità hanno imposto il coprifuoco per e­vitare che si moltiplichino gli atti di violenza degli ultimi giorni. Nello Stato nord-occidenta­le del Punjab, il ritratto bla­sfemo è stato esposto per le vie della città di Jalandhar e qui cristiani hanno prote­stato in modo pacifico con le autorità civili, chiedendo- ne la rimozione. Sabato, nel­la città di Batala, sempre in Punjab, regione tra le più progredite del Paese e patria della comunità religiosa dei Sikh, la situazione è invece degenerata: alcuni giovani cristiani hanno cercato di ri­muovere i manifesti in un mercato ma sono stati af­frontati da coetanei indù.

Ne è nata una rissa che si è mol­tiplicata in episodi di violen­za per tutta la città quando e­sponenti di Bajrang Dal e Shiv Sena, movimenti del­l’induismo radicale e xe­nofobo, sono scesi in strada armati e hanno incitato alla violenza contro i cristiani. Due chiese protestanti del Nord India e un centro del-­l’Esercito della Salvezza sono stati attaccati e incendiati, i pastori aggrediti e le loro ca­se saccheggiate. Alcuni cri­stiani accusati di essere coin­volti nella violenza sono sta­ti fermati dalla polizia, men­tre nessun estremista indù è stato arrestato. continua...

Un appello per un intervento internazionale in Iraq

Un appello per un intervento internazionale a Mosul, in Iraq, è stato lanciato dai vescovi cristiani della cittadina, teatro nei giorni scorsi di violenze contro i cristiani, in una lettera rivolta al governo locale: «Il governo locale e centrale è incapace di proteggerci. Se la situazione non cambia, i cristiani andranno via dall'Iraq».[....]Mons. Sako: Il governo non ci protegge. "Il governo locale e centrale è incapace di proteggerci". Se la situazione non cambia, "i cristiani andranno via dall'Iraq". Così l'arcivescovo caldeo di Kirkuk, Louis Sako, a margine di un convegno tenutosi oggi presso la Comunità di Sant'Egidio, commenta l'appello dei vescovi di Mossul per l'intervento di una commissione internazionale a difesa dei cristiani residenti in Iraq. [...]  Dal 2003 "sono stati 825 i cristiani uccisi" in Iraq.

17/10/2009

La colpevole indifferenza dei cristiani

http://www.smsd.it/smsd/allegati/580/WHITE_CRUCIFIXION_Chagall.jpg

Il vescovo sudanese ha raccontato la passione, crocifissione e morte di sette cristiani in Sudan. È stata Al Qaida. La complicità del governo islamico di Khartoum, sostenuto dalla Cina, è palese. Monsignor Eduardo Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi di Tombura Yambio, nel Sudan meridionale, lo ha raccontato prima al Papa e ai suoi confratelli africani riuniti a Roma per il Sinodo, poi alla Radio Vaticana. I boia della Lord’s Resistance Army (Lra) - un gruppo di seguaci di Allah, affiliati ad Osama - hanno fatto irruzione nella chiesa di Nostra Signora della Pace nella città di Ezo e hanno rapito alcuni ragazzi tra i 15 e i 20 anni. Se ne stavano lì a pregare. Li hanno inchiodati su assi di legno. Si chiama crocifissione. Era il 13 agosto. La notizia si è finalmente affacciata in prima pagina ieri. Non è la prima volta che accadono questi orrori. Anni fa, Antonio Socci ha dedicato un libro a queste stragi di cristiani in Sudan. Arrivavano racconti come questo: le milizie di banditi musulmani hanno rincorso i cristiani che cercavano rifugio nella foresta. Li hanno presi, e inchiodati agli alberi. I testimoni c’erano, ma - veniva opposto - dove sono le foto, dove sono le immagini della Cnn o almeno di Al Jazeera? Allora, zitti, prudenti, silenti.
Ora però basta così con gli occhi chiusi e le bocche cucite. Quanto orrore. C’è strazio. Eppure anche consolazione che piove fresca su di noi per la testimonianza. Oriana direbbe: anche tra noi c’è chi ha più cara la libertà della vita, e sette ragazzi si lasciano uccidere ma non rinnegano la loro fede. Sono santi, sono nella gloria. Ma noi? Noi qui facciamo davvero schifo. Parlo di me, parlo dell’opinione pubblica occidentale. E anche dei cristiani, soprattutto dei cristiani.
La notizia era del 13 agosto. Possibile che nessuna tra le agenzie di stampa abbia un corrispondente o l’Onu non abbia qualcuno che possa dare forza a questi racconti? Il fatto è che si tratta di fatica sprecata. Non interessa, siamo appassiti. Quando i primi frammenti di certezza avvalorarono la storia dei crocefissi in Sudan, alla Camera dei deputati fu data la parola a Luca Volontè (Udc), poi a Marco Zacchera (Pdl). Raccontarono, condannarono. Naturalmente questi interventi furono concessi a fine seduta, i deputati uscivano chiacchierando, che importa, fatti di afro-cristiani, alla malora. (Quando giunse notizia di un proiettile a un giornalista di Annozero, la parola fu data subito, a metà seduta, a una deputata del Pd). Nessuna agenzia riprese la cosa. Nemmeno io ne scrissi, pensando: tanto a chi interessa? Stupido alibi.
Sono in buona, anzi cattiva compagnia. I vescovi perché non sono andati in tivù a stracciarsi le vesti per l’indifferenza nostra? Gran parte dei presuli italiani in questi mesi sono stati impegnati in altro tema, molto più gustoso e in grado di suscitare titoloni: la moralità privata di Berlusconi, non è vero? Il segretario della Cei, monsignor Crociata (un nome abbastanza esagerato), si è distinto più per le interviste sul premier che sulla persecuzione dei cristiani. Ci sta tutto nella vita e nelle prediche, ma bisognerebbe anche ricordarsi che il governo italiano, grazie al vituperato Berlusconi e al ministro Franco Frattini, è il più impegnato nella difesa della libertà religiosa: è il solo tra quelli europei ad aver avviato pratiche diplomatiche contro la persecuzione dei cattolici a Orissa, in India; ha sostenuto i credenti con i leader iracheni e afghani.

Pagina  12 - Renato Farina

Da Il Giornale

05/08/2009

Persecuzioni dei cristiani nel mondo


In Pakistan le autorità si erano affrettate a dire che la carneficina contro i cristiani, conclusa con la morte di sette persone, tra cui un bambino, era opera di islamici fuorilegge. E' il termine 'fuorilegge' che preoccupa e che al fondo nasconde una realtà durissima per tutti cristiani che vivono nei paesi musulmani dove anche la legge, come del resto nello stesso Pakistan, impedisce poco o tanto la loro libertà, rischiando anche la vita se non addirittura l'estinzione. E intanto Onu e Unione Europea nicchiano.
SamizdatOnLine

La sopravvivenza delle comunità cristiane in paesi musulmani è spesso ostacolata da atti di violenza che si concludono talvolta nell'omicidio di innocenti. Le recenti persecuzioni in Pakistan riaccendono il dibattito sugli scontri religiosi e, in particolare, per i cristiani che costituiscono una minoranza negli stati esteri.

Il luglio del 2009 si chiude con una serie di eventi tragici per il Pakistan. Il 30 luglio centinaia di militanti islamici hanno assaltato il villaggio cristiano di Koriyan, vicino a Gojra. Il loro slogan preferito è stato che i cristiani hanno la stessa religione dei soldati americani e dunque sono nemici e meritano la morte. Prima hanno tirato pietre, poi hanno utilizzato benzina e infine mitra e bombe, bruciando, oltre alle abitazioni dei credenti, anche due chiese protestanti. Nell'assalto, almeno 8 persone - fra cui 4 donne e un bambino di 7 anni – sono state bruciate vive e 20 altre sono rimaste ferite.
Il pretesto che ha innescato l'onda di odio è stato, questa volta, la falsa accusa di blasfemia contro Talib Masih, che avrebbe bruciato alcune pagine del Corano durante una cerimonia di matrimonio lo scorso 29 luglio a Koriyan. La verità è che, come è usanza, alla fine della cerimonia in chiesa gli invitati hanno tirato verso la coppia fiori, riso, alcune monete per augurare prosperità e biglietti con frasi di saluto o salmi. I cristiani, che in Pakistan rappresentano una minoranza di poco più del 2%, in risposta alle accuse, hanno organizzato una processione nelle aree musulmane scatenando l'ira dei membri del «Sipah-e-Sahaba», un gruppo islamico ritenuto fuorilegge dal governo pakistano.

Il dramma delle persecuzioni dei cristiani nel mondo passa spesso in secondo piano nel nostro paese dove sembrano avere più importanza le vicende personali degli uomini politici. È doveroso invece sottolineare che  l'odio anticristiano non ha confini e che nei paesi meno occidentalizzati questo odio sfocia in atti di violenza. Occorre sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema delle persecuzioni cristiane e sulle origini dell'odio del quale anche il nostro paese non è esente. Infatti se da un lato le notizie provenienti dal Pakistan evidenziano una situazione incontrollata della quale i cristiani sono le vittime, dall'altro non manca chi afferma che certi eventi non accadrebbero se non esistessero le religioni.

Il dibattito sulle persecuzioni è dunque aperto ma, al di là delle congetture dei nostri connazionali, si deve sollecitare la comunità internazionale in un intervento che possa proteggere i più deboli che sono spesso le prime vittime di queste violenze.

Seraphim socio di  SamizdatOnLine

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21:30 Scritto da: ritina5 in persecuzioni | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | Tag: chiesa, fede, santi, martiri | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook