11/03/2010

PRINCIPI NON NEGOZIABILI? CONCRETISSIME SCELTE...

morresi_assuntina.jpgPare assurdo, ma è difficile parlare di politica in questo che dovrebbe essere periodo di campagna elettorale, e che invece rischia di trasformarsi in qualcosa che sta fra il teatro dell’assurdo di Ionesco e il festival degli avvocati.

Le elezioni amministrative sono importanti e lo saranno sempre di più, visto il peso sempre maggiore delle istituzioni locali sulla vita di ciascuno di noi: le Regioni possono legiferare, e allo stesso tempo hanno la gestione diretta delle politiche sociali e sanitarie, ad esempio, il che consente a molti assessori locali di avere spazi di autonomia maggiori persino di certi ministri. Ed è soprattutto - ma non solo - in questi ambiti che si rivela il riferimento ideale di chi governa, specialmente nelle decisioni dell’organizzazione capillare e quotidiana del territorio.
E’ importante quindi porre domande ben precise ai candidati alle prossime elezioni, per evitare di vederli tutti appiattiti in dichiarazioni d’intenti tanto generiche quanto condivisibili, che non danno nessuna vera indicazione sulla strada che intendono percorrere, una volta eletti: tutti sono a favore del bene comune (il male comune, almeno teoricamente, per ora non ha successo) e sicuramente neppure Emma Bonino e Mercedes Bresso, o Nichi Vendola, per esempio, hanno intenzione di inserire nel proprio programma elettorale iniziative contro la famiglia, per penalizzare quelle numerose, o per aumentare il numero di divorzi o di aborti. Eppure sappiamo che la loro storia personale e i loro punti di riferimento antropologici possono portare in quella direzione, piaccia loro o meno: non è certo questione di bontà personale, o tantomeno di fare il processo alle intenzioni. Ci potranno anche essere singole iniziative ampiamente condivisibili - immagino la promozione di politiche di affido e adozione, ad esempio - ma difficilmente in un orizzonte culturale e politico comune a tutti.
Per questo alcuni argomenti, più di altri, sono significativi per capire in che direzione si potrà andare, con gli uni o con gli altri.
Per esempio, leggiamo dal programma della lista Bonino-Pannella: “Non c’è politica contro la povertà delle famiglie e contro la povertà infantile, che non passi dal rendere nuclei familiari, qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati, da monoreddito a percettori di più redditi”. E ancora:  “Vorremmo prevedere voucher per anziani o famiglie da spendere per pagare regolarmente le badanti. Vogliamo premiare la creatività delle donne proseguendo con politiche di aiuto e incentivo all’imprenditoria femminile”.
Proposte politiche che si possono condividere: aumentare i redditi familiari, o incentivare la creatività femminile, o anche prevedere voucher per pagare le badanti. Diversa è quella frase scritta per inciso che si riferisce ai nuclei familiari, che li definisce qualsiasi essi siano e comunque siano composti o organizzati. In altri termini, a caratterizzare le politiche familiari non sono tanto le iniziative politiche a loro sostegno, ma la definizione di famiglia da cui si parte: di quale famiglia stiamo parlando? Quale intendiamo sostenere, promuovere? Pensiamo che esista un modello di famiglia in particolare a cui riferirsi, o che ce ne possano essere diversi proponibili, tutti equivalenti?
Domande analoghe potremmo farle per la tutela dei soggetti fragili, per esempio, a cominciare dai disabili: perché non siano discriminati, vogliamo prendere in considerazione innanzitutto il loro diritto a nascere, magari prevedendo un percorso particolare di sostegno e accompagnamento, anche dopo la nascita, per le coppie che scoprono, in gravidanza, che loro figlio sarà malato o disabile? Oppure si ritiene più efficace, nella lotta contro la discriminazione dei disabili, garantire loro il diritto di voto e l’accesso al mercato del lavoro? E’ la priorità fra queste scelte, ad esempio, a far capire quali sono i modelli umani e sociali di riferimento di chi ci governerà.
Quando si parla di principi non negoziabili, insomma, non ci si riferisce ad idee astratte che qualcuno ha deciso, a priori, di non voler discutere con altri. Si tratta, al contrario, di concretissime scelte sul tipo di società che vogliamo costruire, a partire dal riferimento antropologico e ideale di ciascuno di noi. E’ questa la politica che ci interessa, di cui dobbiamo occuparci.

Assuntina Morresi

PiùVoce

27/02/2010

"Attenti alla Bonino! Lei può far male davvero, soprattutto ai cattolici"

intervista a Luigi Amicone di

Michele Ruschioni

bonino.jpgAttenti alla Bonino. Lei può far male davvero. L’onda d’urto della sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio ha già prodotto degli effetti politicamente molto rilevanti. Fughe, prese di distanza, monito delle gerarchie cattoliche. L’effetto Bonino in poco più di un mese ha mandato in tilt la sponda cattolica del Pd, e fatto fuggire, solo nel Lazio, oltre sessanta amministratori locali. Quelli eletti a suon di preferenze e la cui assenza in campagna elettorale si farà di certo sentire. Se la leader radicale dovesse avere la meglio sulla sua rivale, la sindacalista Polverini la cui devozione l'ha spinta a far benedire il proprio comitato elettorale, si assisterebbe ad una seconda Breccia di Porta Pia in chiave post moderna. Ne è convinto Luigi Amicone, direttore di Tempi, che proprio a causa dell’onda radicale vede in grossa difficoltà il partito di Bersani.

Amicone, cerchiamo di fare chiarezza, ma qual è la forza dei cattolici oggi nel Pd ?

Faccio un nome: Paola Binetti. Dico Binetti perché tutti possano capire. Ecco, la forza dei cattolici è pari al peso della Binetti. Quindi nullo. Sono inconsistenti, costretti ad una subalternità totale.

Destinati all’estinzione quindi?

Per ora destinati ad arrampicarsi sugli specchi, come fanno i vecchi democristiani come Fioroni, costretti sempre e comunque a chiedere permesso prima di parlare di questioni cattoliche. Una cosa penosa.

Il termine cattolico è ampio, abbraccia molti profili, oggi cosa caratterizza un cattolico che milita o vota  Pd?

La sua caratteristica principale è la confusione che è totale e a trecentosessanta gradi. Costretti a vedere il cristianesimo come un affare privato. Come se non potessero dir la loro o fare battaglie contro i tempi moderni. E poi vedono in Berlusconi un uomo moralmente criticabile dal punto di vista cattolico.

E’ ipotizzabile che le oltre mille parrocchie nel Lazio si attivino per fermare l’onda radicale?  In fondo la Polverini non è Berlusconi.

I parroci e chi frequenta le parrocchie assiduamente, e quindi entra in contatto con i fedeli, possono avere tante idee. Non so se arriverà un ordine di scuderia preciso. Ma ho veramente difficoltà ad immaginare il sostegno da parte del mondo cattolico nei confronti di un personaggio, come la Bonino, più volte vista di fronte San Pietro impegnata in feroci battaglie anticlericali. Sarebbe come se degli antitalebani viscerali sostenessero un talebano. Ma non escludo  nulla: in giro ci sono tanti matti.
Abbracciando la Bonino il Pd però abbraccia anche quelle che erano le posizioni di Ignazio Marino.

Quindi in teoria non sarebbe dovuto accadere tutto questo terremoto.

Ma per carità. La Bonino è un gigante rispetto a Marino. La leader radicale ha una storia, una biografia seria e soprattutto una coerenza filosofica. Marino è una brutta copia sbiadita e rimpicciolita, mi domando ancora come faccio un personaggio del genere a stare nella dirigenza del partito. Ma sa cosa penso?

Dica…

Che il Pd è lo specchio dell’opportunismo liquido inconcludente alla mercè di Antonio Di Pietro e dei radicali. Si sta verificando la profezia di Baget Bozzo: il Pd è morto

Ha sfogliato Avvenire in questi giorni? Tratta in maniera diametralmente diversa Vendola rispetto alla Bonino. Come mai?

La Bonino è la vera antagonista. Vendola è un cattocomunista riverniciato. Un prodotto confuso che proviene da più parrocchie.

Nel Lazio molti esponenti cattolici del Pd cattolici si sbracciano per minimizzare l’effetto Bonino. Giorni fa Michele Meta, un consigliere regionale potentissimo e con decine di migliaia di voti, ha sostenuto che sui temi della famiglia e della vita il Pd si ispira all’umanesimo popolare e al socialismo democratico.

Non ci credo.

Sono dichiarazioni rilasciate dalle agenzie qualche giorno fa.

Allora sono basito. E’ impressionante, certi esponenti del Pd parlano come se la gente fosse stupida. Possono dire quello che vogliono, ma questi signori sotto la croce stavano con la lancia non certo con il fazzoletto della Veronica.

Ma qual è la casa dei cattolici oggi?

Santa Romana Chiesa.

E la loro casa politica?

Un cattolico trova casa dove si ragiona. E quindi più nell’area del Pdl che da qualche altra parte. E sia chiara una cosa: ad un cattolico oggi non interessa chi urla Gesù, Gesù come fa l’Udc. Semmai preferisce seguire il motto “non fiori ma opere di bene”. Ecco perché secondo me ha un atteggiamento più cattolico un Formigoni, che grazie al mix pubblico privato permette nelle strutture ospedaliere della Lombardia di fare una mammografia in dieci giorni, rispetto a chi fa attendere dieci mesi come accade in altre regioni.

Grazie a L'Occidentale

18/02/2010

«Emma, un mattone nella casa comune Pd» Una scelta che non si può sottovalutare

Bersani(6).jpgBotta:  (Pier Luigi Bersani)
"Caro direttore,
il tema della presenza dei cattolici del Pd richiede ben altro approfondimento di una breve replica a un articolo. Non posso tuttavia non rispondere al ragionamento che Sergio Soave ha sviluppato martedì 16 febbraio sulle pagine di Avvenire.
Innanzitutto, credo davvero che non mi si possa descrivere come un segretario che ha un atteggiamento di sufficienza sulla questione. Chi ha potuto vedermi lavorare lungo ormai molti anni, non potrà certo accusarmi (credo di poter dire, onorevole Binetti compresa!) di sottovalutare la funzione della cultura cattolica nella vita pubblica del Paese. Il punto è che la costruzione del Pd pretende uno sforzo di convergenza e di mescolanza sul piano del progetto politico. Certamente non potrebbe esistere il Pd senza l’idea di una funzione autonoma e mediatrice della politica, funzione tanto più nobile ed importante quanto più collegata al concetto di limite della politica e di riconoscimento, quindi, del valore profondo delle convinzioni religiose ed etiche. (continua quì)

 

marco tarquinio.jpg...E risposta:  (Marco Tarquinio)
"Ringrazio l’onorevole Bersani per le pacate eppure appassionate argomentazioni di questa sua lettera in risposta all’acuto commento di Sergio Soave e, mi pare di capire, al denso lavoro di indagine e di analisi che ha accompagnato su Avvenire le cronache del disincanto, del disagio e del distanziamento dal Pd di settori e personalità di cultura politica cattolica dopo l’abbraccio tra questo importante partito e la leader radicale Emma Bonino. Con una battuta potrei dire che se il segretario del Partito democratico è in coscienza tranquillo, non saremo certo noi di Avvenire a inquietarci al posto suo e degli altri dirigenti della formazione sognata da Prodi e, poi, fondata da Veltroni... (continua quì)

22:02 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: avvenire, bonino, tarquinio, bersani, elezioni | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

07/02/2010

Cattolici in politica

http://henomis.files.wordpress.com/2008/02/votantonio.jpg

Sollecitata da stranocristiano e da Anna Vercors

leggo con interesse e preoccupazione l'articolo di Panorama che  segue:

Il disarmo dei cattolici in politica

Quella cultura delle istituzioni e della società che ha guidato il paese, tenendo alta la bandiera dell’identità atlantica e democratica, non esiste più. La sua scomparsa è un lutto per tutti.

GIULIANO FERRARA

I cattolici in politica non sanno più che pesci pigliare. La Dc, è risaputo, risolveva i problemi con la mediazione: accettava e accompagnava la secolarizzazione dei costumi e delle idee, ma al tempo stesso incarnava e univa in modo liberamente coeso l’intera classe dirigente cattolica, in tutte le sue sfumature. Dopo la scomparsa di quel partito-stato e partito-chiesa, con le sue due facce sempre in evidenza, l’unico progetto sensato era parso quello di Camillo Ruini, uno dei cardinali più interessanti della storia ecclesiastica del Novecento, l’uomo che Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger avevano scelto per rischiare una Chiesa “contestata” ma in grado di uscire dall’irrilevanza nell’arena pubblica.

Le tensioni interne alla Chiesa, denunciate energicamente dal Papa come tendenze pericolose al carrierismo dei vescovi, nascono anche da questa circostanza che sta sotto gli occhi di tutti: la crisi del progetto ruiniano di politica fondata sulla rivalutazione della funzione della ragione, sull’alleanza con i laici non credenti ma consapevoli del ruolo del Cristianesimo nella storia, sulla battaglia intorno ai dogmi nichilisti dell’ultrasecolarismo che nega se stesso e si fa ideologia intollerante, impulso totalitario, libertinaggio di massa nel campo della sessualità della vita umana manipolata e offesa e della famiglia.

In nome del pauperismo, del solidarismo e dell’ideologia astratta dell’accoglienza, come se la politica e l’attività sociale non fossero norme regolative della coesistenza civile ma servizio evangelico, si finisce alla base della Chiesa per votare Emma Bonino, un campione della menzogna sulla vita umana, ma presuntivamente “dalla parte dei deboli” perché schierata a sinistra. La contraddizione con il magistero dei tre ultimi papi, l’”Evangelium vitae”, e con il “sensus fidei” e la tradizione cristiana è patente, esplosiva, ma la tendenza a scavalcare il problema etico centrale del nostro tempo, a infischiarsene, diventa sempre più evidente.

Basta guardare Pier Ferdinando Casini e, con qualche elemento di consapevolezza in più, Rocco Buttiglione, i due cattolici “liberali” che dovrebbero occupare significativamente quel che è il residuo spazio centrale nella struttura bipolaristica e tendenzialmente bipartitica del nostro sistema politico. Sono anche loro in condizione di drammatica subalternità, per quanto tentino di mascherarla, e si consegnano a una strana politica dei due forni: quella della DC era per stare sempre al governo sfruttando l’appoggio degli altri, quella di Casini & C. è offrire il proprio appoggio agli uni e agli altri per finire sistematicamente all’opposizione.

Non parliamo poi dei cattolici cosiddetti democratici, che hanno in Rosy Bindi e Dario Franceschini i loro ultimi portavoce nel mondo postprodiano del Partito Democratico, l’una in maggioranza con Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, l’altro all’opposizione con Walter Veltroni.

Se i popolari di Franco Marini e Giuseppe Fioroni sono pesci fuor d’acqua che fingono di navigare, perché niente di quel che credono e che appartiene alla loro identità si riflette più nella formazione politica che si sono scelti, i cattoprogressisti alzano la voce e sembrano più a loro agio, ma è un gioco di riflessi illusorio. Anche loro sono la debole mediazione culturale cattolica a disposizione del corpaccione d’apparato postcomunista, che decide e dispone secondo i suoi disegni e progetti, senza vera discussione, senza vera fusione di anime e tradizioni politiche.

Il disarmo dei cattolici non deve far piacere nemmeno a chi cattolico non è. Perché quella cultura delle istituzioni e della società è stata il motore della crescita italiana del dopoguerra, ha tenuto alta la bandiera dell’identità nazionale e internazionale atlantica e democratica, dell’Italia repubblicana. La sua scomparsa è un lutto per tutti.

18:33 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cattolici, politica, cultura, società, elezioni | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

31/01/2010

"Non sappiamo che Bonino pigliare"

Rieti. Il citofono suona una volta a vuoto. Al di là del vetro, la parrocchia è deserta. E’ pomeriggio, forse è l’ora del pisolino post pranzo. Alla seconda scampanellata il sacerdote, in servizio a Rieti da innumerevoli anni, viene di persona ad aprire. Alla richiesta di un commento sulla candidatura Bonino, il parroco per prima cosa sospira. Pensa al monte Terminillo “innevato che è una meraviglia” e ricorda con nostalgia i tempi in cui, dice, “la chiesa non soffriva di timidezza e la domenica organizzava per i fedeli gite lassù” – sci, pranzo e messa sul calar della sera oppure messa al sorgere del sole, sci e pranzo. “E insomma”, dice, “allora sì che con i fedeli c’era un bel rapporto”. Invece adesso “il clero sonnecchia” e la gente “manco ci va, al Terminillo”, stazione sciistica di fasti mussoliniani caduta in disgrazia dopo il boom dei Settanta. D’improvviso il sacerdote, dopo essersi chiesto “chissà che cosa ha in mente l’Udc”, sbotta: “Ma che hanno paura di perdere clienti?”. La frase non è rivolta all’Udc, come si potrebbe inizialmente pensare, ma alla chiesa, secondo il parroco “troppo defilata su Emma Bonino, una donna che su certe questioni amministrative ci capisce più della Polverini, ma che su alcuni temi è davvero lontana da noi. Come fanno i cattolici di sinistra, dico io, a restare inerti di fronte a un Pd che si è fatto scavalcare da una candidata che predica l’amore libero, il divorzio, l’aborto e che tra un po’ dirà che i sessi sono tre o quattro?”.

Se si fa notare al sacerdote che per strada, a Rieti, più di un sedicente “cattolico di sinistra” dice “la voto lo stesso” (come fa il signor Mario Ciancarelli, fuori da una libreria di via Roma) e che una signora uscita dalla preghiera mattutina in duomo, Virginia Properti, ha detto “sono una più sveglia dell’altra, Bonino e Polverini, vorrei votarle tutte e due”, il sacerdote non si scompone. E però molto si indispone: “Ti credo, che dicono così. Se uno ha un figlio senza lavoro, vuoi che pensi a Emma Bonino abortista o divorzista? No, certo che no. E infatti è compito di chi ha a cuore l’educazione del fedele portare alla sua attenzione la contraddizione insita in questa candidatura. L’uomo non vive di solo lavoro”. Il sacerdote critica Franco Marini che giustifica “la decisione del Pd sulla Bonino” e “i politici locali che non vogliono lasciare la sedia”, ma si capisce che ce l’ha soprattutto con “i preti che si accomodano, senza ragionare, lungo la divisione destra-sinistra”. Chi ascolta, reduce da una serie di conversazioni con i cronisti locali e con il portavoce del vescovo, non può far a meno di pensare: “Che ce l’abbia anche con la sua Curia?”. Perché il sacerdote non fa nomi, ma a Rieti, sull’argomento, c’è maretta.

Qualche giorno fa, infatti, Renata Polverini si è fatta vedere in centro, ha chiesto un’udienza privata al vescovo e il vescovo, naturalmente, gliel’ha concessa. Senonché, accanto alla Polverini, in piazza, a un certo punto è comparso colui che i cronisti locali chiamano “il papa nero”, ovvero don Valerio Shango, originario del Congo, in quell’occasione prodigo di complimenti per Silvio Berlusconi (“gli ho portato fortuna quando è venuto qui”) e per Polverini stessa (“Renata, so che non hai la bacchetta magica ma so anche che hai l’intelligenza per ridare dignità alle famiglie italiane e ai migranti”). Apriti cielo (in senso letterale): a quel punto la Curia reatina ha diramato una nota sul settimanale diocesano Frontiera, per invitare i sacerdoti “alla sobrietà”. A voler sentire la campana vescovile, bisogna – di citofono in citofono – giungere al cospetto di Massimo Casciani, portavoce di monsignor Delio Lucarelli. Casciani conferma: “Abbiamo invitato i sacerdoti alla sobrietà, non è il caso di mettersi a fare la guerra. E’ vero che Emma Bonino piace a molti cattolici per l’impegno contro la pena di morte e la fame nel mondo, basta ascoltare Radio radicale, ma sulla famiglia e sulla vita siamo molto lontani. Un cattolico, in teoria, dovrebbe essere messo in crisi da questa candidatura. Ma i cattolici più pragmatici voteranno secondo le indicazioni di partito. Chissà, forse qualcuno dovrebbe pensare a una terza via”. Casciani dice anche che il vescovo mantiene un atteggiamento “molto equilibrato” e non si impiccia di politica “per evitare strumentalizzazioni”.

A questo punto si capisce che la linea ufficiale della Curia non è quella di lotta dura e pura del sacerdote antiboniniano nostalgico del Terminillo. Prova ne è che altri due sacerdoti, raggiunti in parrocchia, dicono, più o meno: “Qui ci occupiamo di altro”.
Neppure nell’antico chiostro dell’istituto “Figlie di San Camillo”, sede di corsi universitari per infermiere, si ottengono risposte. La reverenda suora Afra Marcolongo, coordinatrice, prima risulta a pranzo (“non sente che c’è odore di pasta?”, dice una signora che scende le scale), poi “in preghiera”, dice l’impiegata, una ragazza che “odia” sia Bonino sia Polverini e che, come il portavoce del vescovo, si interroga sulla “terza via” (non Linda Lanzillotta, ipotesi ventilata da Rutelli, ma, dice la ragazza, “magari uno di Forza nuova”). Infine si ottiene il numero dell’ufficio di suor Afra, ma una sua consorella dice: “No, grazie. E’ tempo di esami universitari”. Al centro di ascolto diocesano, intanto, i volontari Caritas ascoltano gli ultimi dei trentacinque immigrati della giornata. Emma Bonino non è in cima ai loro pensieri. C’è prima la signora velata che chiede vestiti per il bimbo che piange e ride se qualcuno lo saluta, c’è prima la mamma con accento dell’est che vuole viveri e “un costume da principessa” per la figlia (tra poco è carnevale).

La coordinatrice del centro, Cristina, fa capire che la posizione della Bonino sui temi etici è l’ultima delle sue preoccupazioni. L’urgenza, dice, “è là fuori”. Fuori ci sono tre ragazzi in fila. “Sono somali, li hanno mandati su da Crotone tempo fa”, dice la signora Cristina prima di esprimere il suo pensiero sulle candidature: “Se uno non la pensa come me, ma risolve i problemi della gente, io lo voto. Basta che sia onesto. E guardi che i problemi non li hanno solo gli immigrati ma pure tanti italiani: povertà, disoccupazione, pensioni da miseria. Vedremo cosa diranno queste due signore”. Nelle vie del centro, però, molti hanno già deciso. “Polverini tutta la vita”, dice l’impiegato cattolico Giuseppe, interpellato al bar Quattro Stagioni, mentre da una radio risuona il vecchio “Alli-galli”. Sul corso, fuori da una casa-famiglia, un ragazzo che si definisce “vicino all’Azione cattolica”, dice “la Bonino difende i deboli e i cattolici difendono i deboli. Ben venga”. Poco distante, nei pressi di un negozio di pesci tropicali “in saldo”, il signor Antonino dice: “Io sono da sempre cattolico e di destra, ma destra vera. Bonino mai, Polverini forse”. Il farmacista Paolo Selvi afferma di “aver intrapreso un percorso di fede” che gli fa dire: “Emma Bonino non la voto, pur nel rispetto per la persona. Certo, il problema ce l’hanno i cattolici del Pd”. Un cattolico del Pd, Vincenzo Ludovisi, consigliere provinciale di area ex Margherita, chiede al partito “di fare ora in modo che tutte le sue anime siano rappresentate”, e pare più rassegnato dei capi del Pd locale (franceschiniani e molto contrariati). In ogni caso, un manifesto targato Pd “con Emma, per vincere” campeggia sul vetro della fermata del bus Cotral, appena fuori città, lungo la strada per Roma.

A bordo del bus un vigile in divisa lo indica e dice all’amico: “Oh, mi sa che voto ’sta Bonino”. Interrotto dalla telefonata di qualcuno che – si evince origliando – cerca di ottenere invano l’abbuono di una multa, il vigile insiste: “Oh, ’sta Bonino è piovuta un po’ a cavolo, ma è seria”. L’amico dice: “Boh, io voto per Casini”. Il cronista a quel punto si intromette, si presenta e chiede ai due signori: “Siete cattolici?”. Un po’ stupiti, quelli rispondono: “Sì, sì, cattolici, cattolici”. Il vigile boniniano aggiunge: “Mo’ me devo preoccupa’ di che religione è la Bonino? Grasso che cola se nun c’ha i problemi esistenziali come Marrazzo, e l’ho pure votato”.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

di Marianna Rizzini

Da "Solo Quì"

22/06/2009

CARO AMICO TI SCRIVO...

http://www.themalinformazione.it/themawebpages/fotografie/berlusconi.jpg

Una gustosissima "lettera" al Premier dall'Emerito Presidente "Picconatore".

«Silvio, non chiedere scusa a nessuno»

Cossiga scrive al premier: «Non credo che tu sia vittima di un com­plotto, ma delle tue imprudenze e ingenuità»

Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’ami­cizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non con­dividendo alcune manifestazioni di essa. Ri­tengo che i giudizi sulla vita privata di una per­sona che non attengano alla funzione pubblica esercitata - e in particolare la vita eufemisti­camente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» - debbano essere di­stinti dai giudizi politici.

Non mi sembra che il giudizio politico di al­lora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti supera­rono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspet­ti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece no­minare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di barones­sa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fer­mo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi «sentimentali» e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economi­ci, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.

Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo com­parse in quello che tu chiami il «teatrino» del­la politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coin­cidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un com­plotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servi­zi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Picciril­lo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Sta­to, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della leg­ge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del ser­vizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…

Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di «intossicazione»? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Al­la fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una gran­de potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è eviden­te: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è la­sciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lob­by- continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupa­femmine, ma a me per quasi sette anni ha da­to del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…

Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indi­fendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equi­voca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessu­no, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro po­polo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle inter­cettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un con­sistente aumento di stipendio.

Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di ve­derti togliere la parola o espulso dall’aula. Tie­ni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impeden­do con i voti la formazione di un altro gover­no, porta così il Paese a inevitabili nuove ele­zioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l'opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.

Con affetto ed amicizia

 

 

Francesco Cossiga
presidente emerito della Repubblica
22 giugno 2009

Corriere della Sera

28/05/2009

VITTADINI: NO AI TORQUEMADA, IL PREMIER GOVERNI

http://www.bassilo.it/area_alunni/appunti_diritto/parlamento.gif


Cominciamo dalla coerenza, professore: se uno sostiene come Berlusconi il Family Day, dal punto di vista cristiano non dovrebbe vivere di conseguenza?

«Vede, io credo molto nel peccato originale e me lo sento addosso. E questo riguarda tutti: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Si figuri se mi metto a giudicare come fossi un Torquemada il comportamento morale degli altri». Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle Opere ed oggi presidente della Fondazione per la sussidiarietà, non si scompone: «Ci sono altri ordini di giudizio, e per fortuna un cristiano lo sa».

Il Pdl e il governo, però, si accreditano come difensori dei valori cattolici. Una parte consistente del mondo cattolico li ha sostenuti. Secondo lei, professore, le polemiche sul caso Noemi e i comportamenti privati del premier cambiano qualcosa nel giudizio sul governo?

«Non possiamo fare una questione politica di fatti specifici, dallo svolgimento dubbio, costruiti attraverso inchieste giornalistiche, quasi si volesse dare loro un valore giudiziario. I fatti da appurare sarebbero infiniti e si ricreerebbe quel tipo di sospetto generalizzato di cui abbiamo sofferto nel dopo Tangentopoli».

Ma la questione morale?

«La questione morale è una tensione al vero, non soltanto una coerenza. In questo senso ricordo che nell’87, ad Assago, Don Giussani spiegò che la questione morale generale nasce dall’appiattimento del desiderio dei giovani e nel cinismo degli adulti. Astenia e mancanza di desiderio: questa è la questione che genera tutte le questioni morali. Hanno ragione i vescovi a porla all’interno dell’emergenza educativa. Se vogliamo parlare di moralità della politica partiamo da qui, dall’emergenza educativa, sennò ci prendiamo in giro».

Va bene, ma qui c’è un caso specifico...

«I vescovi hanno detto che oggi come ieri, in Italia, di questioni morali ce ne sono tante, ed è giusto tenerle vive tutte. Hanno aggiunto "Ognuno ha la propria coscienza, la propria capacità di giudizio". Sono d’accordo E aggiungo che la esprimerà nelle prossime elezioni, se vuole».

In che senso?

«Nel senso che la prossima volta farà quello che vuole. Ma adesso c’è un governo in azione che deve rispondere dei suoi atti, abbiamo problemi gravi da affrontare. E chi ha votato, cattolico o no, ha il diritto di avere un governo che governi, senza altre interferenze».

Berlusconi rischia di essere danneggiato nell’elettorato cattolico?

«Don Giussani affrontò il tema dei cristiani e del governo in un’intervista del ’96: spiegava che l’essenziale è la devozione sincera al bene comune e la competenza reale adeguata. Su questo giudica un cristiano. Io valuto un governo sul fatto che tuteli la dignità della persona, favorisca la sussidiarietà come welfare partecipato dalla gente, sviluppi la libertà di educazione e così via. Se è così, bene. Dopodiché risponderà del suo comportamento davanti a Dio, se ci crede».

Il professor Paolo Prodi diceva: Berlusconi difensore dei valori cattolici? Ci vorrebbe un po’ di pudore...

«Vede, io sono per una visione laica della politica. Non mi pongo il problema Berlusconi e valori cattolici. Mi chiedo: che cosa ha fatto di positivo? E penso tra l’altro al libro bianco, alla politica estera, alla gestione delle emergenze come in Abruzzo, alla tutela della vita. Punto. In questa faccenda ho l’impressione che si voglia riesumare una sorta di clericalismo dal punto di vista degli anticlericali».

(Gian Guido Vecchi)

(Il Corriere della Sera, 28 maggio 2009)
Da Il Sussidiario

12:15 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala | Tag: berlusconi, politica, società, cultura, stampa | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

08/11/2008

LE BATTUTE DA BAR E QUELLE DA BR

 http://www.segnalidifumo.it/public/1868vign.jpg

Visto che la battuta di Berlusconi su Obama abbronzato sta facendo il giro del mondo, ci piacerebbe assistere almeno a un giro d'Italia della notizia - possibilmente illustrata - dell'ultima iniziativa del Pd: tappezzare Roma di manifesti con il faccione di Maurizio Gasparri annullato dalla scritta rossa «Vergogna». A Gasparri si rimprovera una frase pronunciata poco dopo l'elezione di Obama («Con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda è più contenta ») ed è una frase che non è piaciuta neanche a noi. Diciamo pure che definirla una fesseria è dire poco.

Però lasciamo a qualunque cittadino, di destra o di sinistra non importa, un parere su questi manifesti affissi dal Pd. Gasparri, e altri esponenti del centrodestra, li hanno definiti conformi allo stile delle Brigate Rosse, o di Lenin, o di Stalin o di Goebbels, a seconda di chi parlava. A noi hanno ricordato certe prime pagine di Lotta continua sul commissario Calabresi. O le donne rapate a zero e portate in giro per il paese perché erano andate a letto con il nemico. Insomma hanno ricordato quella che in una semplice parola si chiama gogna.

Di fronte alle proteste del centrodestra, il numero due del Pd Dario Franceschini ha parlato di «polverone per coprire la gaffe del presidente del Consiglio». Non c'è bisogno, signor Franceschini: la battuta del presidente del Consiglio su Obama abbronzato il giro del mondolo sta facendo lo stesso, e la stragrande maggioranza dei media italiani parla di quella, non dei manifesti del suo partito che indicano il nemico al pubblico disprezzo. Le proteste del centrodestra al massimo sollevano un po' di pulviscolo, altro che polverone. Lei come avrebbe reagito, Franceschini, se un esponente del suo partito, dopo aver detto una minchiata (capita anche a quelli del Pd, di dire qualche minchiata) fosse finito sui muri di Roma con la scritta «vergogna» sulla faccia? Non avrebbe forse parlato di una deriva squadristica della destra italiana? Ci chiediamo anche un'altra cosa.

Ci chiediamo che cosa pensi di questi manifesti, oltre che il numero due del Pd, il numero uno. Che è quel Walter Veltroni che non più tardi di mercoledì scorso si è complimentato con il senatore John McCain per come ha reso omaggioal vincitore Obama, per come l'ha riconosciuto presidente, per la collaborazione che gli ha prontamente offerto. Quel Veltroni che ha elogiato la civiltà americana, con il suo rispetto per i rivali e il suo senso di unità, è lo stesso Veltroni che ieri ci pare non abbia pronunciato un fonèma sui manifesti anti-Gasparri?

Il tema è quello delle parole come pietre, a volte come piombo. C'è chi fa battute infelici, da bar brianzoli hanno detto, e c'è qualcuno che fa i manifesti-gogna, e qualcun altro che sputa sull'intero popolo italiano senza che nessuno dica bah. È il caso del Manifesto, che ha scritto - nell'editoriale di ieri - che Berlusconi non perderà neanche un voto, per le sue battute sull'abbronzatura, perché l'Italia è un Paese razzista. Un editoriale-delirio in cui si parla di classi separate e di autobus separati, si parla insomma dell'Italia come se fosse il Sudafrica di vent'anni fa. Ignoranza, nella migliore delle ipotesi.

Pagina  12  Michele Brambilla - Il Giornale

11:41 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala | Tag: politica, società, cultura, risate | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

07/11/2008

BOOGEYMAN

http://www.ciai-s.net/black-holes.jpg

Povero Obama, non gli bastavano i dossier su Iran, Cina e Afghanistan già squadernati sul tavolo della sua transizione. Adesso tra capo e collo gli piomba anche il dossier Italia. Non vorremmo essere nei suoi panni: un attacco del genere, da un paese alleato poi, rende tutto più difficile. Ora Berlusconi e l'Italia rischiano come minimo di finire tra i paesi canaglia.

Fa bene il leader dell'opposizione a chiedere immediati passi diplomatici per disinnescare la gravissima crisi, ed è apprezzabile che la grande stampa abbia subito stigmatizzato il comportamento irresponsabile del presidente del Consiglio.

Siamo anche certi che l'Europa intera potrà dispiegare i suoi buoni uffici per salvare la faccia ad un paese non secondario dell'Unione.

I servizi segreti americani sono impegnati allo spasimo per decifrare i veri motivi della dichiarazione berlusconiana e per valutarne le conseguenze. L'hanno fatta tradurre e sottoposta ad analisi attente e preoccupate.

Erano abituati a "Bush con le mani lorde di sangue", ma dall'escalation di "Obama bello e abbronzato" non sanno ancora come difendersi.

Fonte  L'Occidentale


17:07 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: comicità, politica, follie, sinistrando | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

06/11/2008

C'ERA UNA VOLTA L'AMERIKA...

 http://antigrillo.files.wordpress.com/2007/11/bandiera-usa-bruciata.jpg
La solita ipocrisia opportunistica dei sinistroidi...
"C'era una volta l'Amerika. Adesso c'è l'Eden. Miracolo di una notte di mezzo autunno: avete presente il Paese brutto sporco e cattivo, quello che bombardava i bambini e rubava nelle banche, quello con gli stivaloni da cowboy e fior di intelligenza bovara, quello un po' devoto e perciò retrivo, di più: praticamente troglodita, con la pistola facile e l'aborto difficile, quel Paese lì insomma, di guerrafondai beghini, torturatori e ultimamente anche un po' bancarottieri? Ebbene: ha fatto puff. Non c'è più, è svanito, si è dissolto fra gli urletti di giubilo e i festeggiamenti della notte nera. Ha vinto Obama: l'impero del male è già diventato l'impero del miele.
Non sentite questo vago sapore dolciastro? Sfogliate i giornali, accendete la Tv, aprite i siti Internet. Vi verrà addosso un'ondata di melassa stelle e strisce, una cascata di nutella&hot dog, un concitismo degregorio radical yankee con una tale quantità di zuccheri che, se soffrite di diabete, conviene che vi chiudiate in isolamento per qualche giorno. Con i tappi nelle orecchie. Dov'è finito quel Paese di malandrini e truffatori, bombardieri e massacratori? Dov'è finita la centrale mondiale del capitalismo malato, la levatrice degli hedge fund, la diabolica fucina di disuguaglianze sociali? Tutto seppellito sotto il nuovo regno del sogno, il ritrovato santuario della democrazia, il vicino west dove ogni desiderio si può realizzare. Sono bastate poche ore: fino a ieri sera vedevano solo l'orrore, ora vedono solo la speranza. Che cosa ci volete fare? Cristoforo Colombo sarebbe fiero di loro: hanno scoperto l'America. E senza nemmeno bisogno della Nina e della Santa Maria. Al massimo, della Pinta.
«L'America cambia pelle», titola il sito internet di Repubblica, con un gioco di parole che al tutt'al più potrebbe funzionare per Michael Jackson. L'Unità si commuove con una copertina strappalacrime: nelle prime pagine viene usata la parola «sogno» più che su un lettino di Freud. Che è successo? «L'America estingue il suo peccato originale», ci spiega Liberazione. Ecco, dev'essere questo: il passaggio nel lavacro obamiano ha effetti miracolistici: Wall Street, dimenticati gli squali, diventa nelle pagine di Repubblica, luogo di purezza angelica, ad Atlanta si concentrano i buoni sentimenti, per non dire di Chicago dove persino l'inverno «non si presenta» (nonostante fossero pronte ampie dosi di cioccolata calda), perché si sa, con Barack, anche il freddo è un po' meno freddo. I mutui subprime? Dimenticati. Le ingiustizie? Pure. La violenza? Sparita. E dappertutto, da Harlem al Texas, «le violenze razziali contano sempre meno». A questo punto ci resta solo un dubbio: quando si accorgeranno che i grattacieli di Manhattan sono di marzapane e nel Mississippi scorre latte e miele?
Nelle ultime ore abbiamo visto di tutto. Veltroni che esulta per la vittoria di Obama come se fosse sua, D'Alema che individua nel risultato americano la crisi di Berlusconi e schiere di democratici che non riuscendo a prendere voti in Italia si consolano con quelli dell'Ohio e della Pennsylvania. L'importante è accontentarsi. Ieri sera grande festa democratica: a Washington? No, a Roma. Evviva. Saltimbocca alla Biden, cacio, pepe e Indiana, Wisconsin all'amatriciana. Scene di ordinario provincialismo. Niente di cui preoccuparsi. Finché non vedremo una delegazione del Pd salire sul Colle a chiedere elezioni anticipate in Italia causa vittoria di Obama in America, stiamo tranquilli. Anzi, c'è da essere felici che finalmente la sinistra, dopo tante sofferenze, trovi qualcosa per cui rallegrarsi."
Pagina  12   Mario Giordano - Il Giornale

12:17 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: follie, società, politica, sinistroidi | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

27/10/2008

UNO, NESSUNO, CENTOMILA...

http://www.bloggers.it/Zoe84/itcommenti/foglie_autunno.jpg

Al Circo Massimo oltre 2 milioni di persone
o solo 300mila? Vai a capire la verità...

CON LE CIFRE BALLERINE
LA REALTA` RISCHIA GROSSO
Due milioni e mezzo contro 300mila. Questo il divario tra le due versioni, l'una degli organizzatori, l'altra della questura. Peraltro fatta propria e difesa a spada tratta dalla maggioranza, sulla partecipazione alla manifestazione del Partito Democratico di sabato scorso. Pare strano, ma la politica riesce ancora una volta a stupire. E' assolutamente normale che gli organizzatori di una manifestazione tendano a leggere con "maggior ottimismo" le cifre delle presenze alla propria manifestazione, come è assolutamente normale che la questura riveda questa cifra, ammettiamolo pure, ridimensionandola di molto. E la maggioranza abbia buon gioco ad opporla a quella degli organizzatori. Al balletto delle cifre ci siamo abituati, e proprio per questo la nostra abitudine ci porta a stimare più o meno realisticamente la presenza ad una manifestazione facendo la media tra le due opzioni.
Il fatto è che questa volta il divario tra le due opzioni è veramente enorme. E ciò mi spinge a pensare che stiamo sempre più perdendo il contatto con la realtà. Ovvero, tra 2 milioni e mezzo di persone e 300mila c'è una differenza di 2 milioni e 200mila persone! Ciò vuol dire che gli organizzatori hanno dichiarato una presenza di almeno otto volte superiore a quella registrata dalla questura! O la questura, e poi la maggioranza, ha diffuso delle cifre otto volte inferiori alla presenza effettiva! In questa guerra di cifre, qualcuno evidentemente ha aggiunto o tolto qualche zero. Anzi, troppi.
Insomma, è evidente, guardando le immagini, che le persone presenti a Roma sabato scorso fossero molte, probabilmente molte di più di 300 mila. Ma, ricordiamoci che 2 milioni erano i ragazzi presenti nella spianata di Tor Vergata alla Gmg del grande Giubileo del 2000. Con tutte le difficoltà organizzative che quell'evento comportò. E per giunta nella spianata di Tor Vergata! Non a Circo Massimo! 
Se in questo Paese, dall'una e dall'altra parte, non si riescono a rendere realistiche nemmeno le cifre di una manifestazione; se non si riesce a comunicare agli italiani, almeno su questo, un'idea più o meno corrispondente alla realtà, cosa dovremo aspettarci quando in gioco non ci saranno solamente i numeri e il successo di un evento, ma la vita di molte famiglie italiane?

Cristian Carrara

Fonte Più Voce

15:28 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (12) | Trackback (0) | Segnala | Tag: politica, società | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

14/10/2008

LETTERA APERTA


Una lettera aperta della Compagnia delle Opere a Eugenio Scalfari, che ha sputato ancora una volta il suo veleno. Secondo il mio modestissimo parere, è il solito livore, malamente celato, della lotta di classe, perchè lui, lo Scalfari, si crede un Illuminato, ma non si accorge che non fa luce neanche a se stesso. Non valeva neanche la pena di parlare di quello che ha detto il "vate"; ma non si può sempre tacere e abbozzare. S'informino bene, e guardino altrettanto bene quello che la gente-gente vive e opera nella realtà, e non dalla scrivania di un giornaletto provinciale, ma così provinciale che...

Milano, lunedì 13 ottobre 2008

 

Citando il premio Nobel Alexis Carrel "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità", Compagnia delle Opere di Milano con questa lettera aperta desidera sfidare Eugenio Scalfari su una cosa semplice e cara a tutti noi: la realtà. Perché prima di giudicare bisogna necessariamente conoscere.

In riferimento a quanto dichiarato da Scalfari e riportato su La Repubblica Ed. Milano di oggi, invitiamo lo stesso Scalfari a venire a conoscere e a incontrare personalmente la realtà di Compagnia delle Opere. Una realtà, appunto, quotidianamente al lavoro con imprenditori e lavoratori, per aiutarli ad affrontare i problemi quotidiani della vita: gestione finanziaria, fisco, servizi bancari e assicurativi, sviluppo delle imprese, servizio al lavoro e formazione professionale per disoccupati ed emarginati. Un'attività che è parte integrante e fondamentale della realizzazione del principio di sussidiarietà, inteso come decisione a "progettare e costruire da sé, in piena autonomia, la risposta ai propri bisogni ed ai propri desideri"."Un criterio ideale, un'amicizia operativa" è la frase che racchiude l'essenza della modalità d'azione che caratterizza ogni attività di Compagnia delle Opere come insieme di persone che operano, collaborando, nella società civile ed economica.

Rappresentiamo i nostri soci attraverso le attività dell'associazione e, come tutte le altre organizzazioni imprenditoriali, attraverso la partecipazione alla Camera di Commercio di Milano. Nel costruire le nostre iniziative puntiamo costantemente ad essere aperti a tutti i fattori della realtà, rifacendoci così a quella tradizione dell'illuminismo milanese che ha alimentato la tradizione del riformismo laico, socialista e cattolico.

Invitiamo caldamente Eugenio Scalfari a visitare personalmente le nostre sedi e le nostre realtà imprenditoriali, sociali e no-profit, per fargli osservare quello che per noi è un contributo valido, seppur sempre migliorabile, al bene comune della città, della regione e di tutto il Paese.

Riteniamo che la realtà possa far cambiare idea e dunque confidiamo che Scalfari avrà l'onesta intellettuale di vederci in tutt'altri termini.

Avrà Scalfari il coraggio di confrontarsi? Se sì, lo aspettiamo.

 

Massimo Ferlini, Presidente Compagnia delle Opere Milano e Provincia

 

Antonio Intiglietta, Coordinatore Comitato Direttivo Federazione CdO Lombardia

Da Il Sussidiario http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=7066
 

12:35 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

24/09/2008

L'IRAN DA LEZIONI ALL'ONU

 http://www.corriere.it/Media/Foto/2007/08/01/fdg/APPESIc.jpg

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sarà oggi a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come tutti i regimi totalitari tenuti insieme dalla forza militare e dall’oscurantismo, anche quello dei Guardiani della Rivoluzione e degli ayahtollah – di cui Ahmadinejad è solo il golem – non resiste alla tentazione di presentarsi al mondo mascherandosi da profeta e paladino del nuovo corso storico. Così fecero, ben lo sappiamo noi europei, altri piccoli uomini a capo di grandi tragedie; così capiterà anche stavolta. Ma il problema non sta qui.

All’Onu ogni Stato sovrano ha il diritto di parlare, ci mancherebbe: almeno questo, visto che poi le parole pronunciate in cotanta sede servono quasi sempre soltanto a riempire di inchiostro pagine degne di polverosi archivi ricchi di buone intenzioni, mentre il mondo prosegue imperterrito sulle strade della realpolitik, il che è un eufemismo per dire che ognuno si fa gli affari suoi. Sopra la passerella dell’Onu si può dichiarare qualsiasi cosa, ma se poi i singoli Stati non ne danno effettiva attuazione, ossia spendono soldi, muovono organizzazioni, creano leggi, rimane solo quella pantomima tipica del Palazzo di Vetro che tante disillusioni ha ormai provocato fra le persone di buona volontà.

Tuttavia, proprio per l’assenza d’ogni valore direttamente pragmatico nelle dichiarazioni dei vari leader di fronte all’Assemblea generale, non occorrerebbe che ci fosse almeno qui una presa di posizione forte, chiara, priva di ipocrisie da parte dei rappresentanti mondiali quando si trovano al cospetto di crimini tanto odiosi e palesi?

Invece c’è da giurarsi che ancora una volta il politically correctness delle sinistre europee tanto affascinate dai dittatori arabi (basta che siano anti-americani), unito al laisser faire di certi governi troppo impegnati nei calcoli ragionieristici di quanti barili di petrolio corrispondono ai voti della campagna elettorale, faranno passare sotto silenzio la vergogna colossale di un presidente iraniano il quale viene a straparlare di pace e diritti mentre dalle sue mani cola perfino il sangue di bambini assassinati.

Sì, perché dopo l’instaurazione di leggi totalitarie, dopo le minacce contro lo Stato d’Israele, dopo la corsa verso l’armamento nucleare, dopo il sostegno guerrafondaio agli attentati di Hezbollah in Libano, di Hamas in Palestina, degli Sciiti in Iraq, dopo migliaia di esecuzioni, lapidazioni, fustigazioni, amputazioni contro uomini e donne iraniani, ora è la volta dei bambini. Secondo Nazanin Afshin-Jam, portavoce di Stop Child Executions Campaign, in Iran solo negli ultimi anni sono stati impiccati sei bambini e altri 130 sono detenuti in attesa di essere giustiziati, mentre per Amnesty International sono già 26 i minori la cui condanna a morte è stata eseguita per impiccagione. Stop Child Executions Campaign è un’associazione internazionale non governativa di volontari dediti alla denuncia di esecuzioni contro i minori e alla protezione degli stessi. Secondo l’articolo 37 della Convenzione UN sui diritti del fanciullo, un minore è una persona sotto i 18 anni, e nessun minore può essere sottoposto a esecuzione capitale. Nonostante la firma del governo iraniano sulla Convenzione Internazionale che proibisce la pena di morte ai minori, in Iran si continua allegramente a impiccare bambini per reati spesso ridicoli, non ultimo l’omosessualità o la presunta tale.

Oggi davanti al Palazzo dell’Onu una manifestazione di attivisti iraniani, con sede negli Stati Uniti, ha organizzato una manifestazione contro il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad. Uno striscione con la scritta "Ahmadinejad perché stai giustiziando i bambini?" verrà esposto nel corso della protesta cui parteciperanno molte organizzazioni umanitarie, e poco distante si innalzerà il "Muro della vergogna" con foto e documenti delle esecuzioni.

A parte questo, chi altri oserà levare la voce contro il nuovo piccolo-grande dittatore dell’Iran e le sue parole menzognere? E se l’ambasciatore Usa o magari Silvio Berlusconi in uno dei suoi intrattenibili slanci di benevola emotività denunceranno i crimini di questo signore e del regime medioevale cui appartiene, non c’è forse da scommetterci che da ogni giornale snob di sinistra si stigmatizzerà sull’inappropriatezza dell’intervento?

«La crisi internazionale sul programma nucleare di Teheran – spiega Afshin-Jam – ha distolto l’attenzione dell’Occidente sugli abusi nei confronti dei bambini e sulle violazioni dei diritti dell’uomo in Iran». Se il mondo non riesce nemmeno a proteggere i propri figli, se per questioni di etichetta politica e di convenienza commerciale non riesce neppure a svergognare e sbugiardare chi si macchia di tali nefandezze, a che serve riunirsi in giacca e cravatta davanti ai microfoni dell’Onu? Forse è il momento che il mondo smetta di far finta di nulla. Fonte L'Occidentale

11:40 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

19/08/2008

RESPONSABILITA' O ISTERISMO?


Andrea Tornielli    http://www.clandestinoweb.com/images/stories/Loghi_stampa_istituti/famiglia%20cristiana_280x200.jpg  

"Paese da marciapiede, presidente spazzino, guerre tra poveri... Confesso che leggendo l'editoriale di Famiglia Cristiana mi sono chiesto il perche di questi toni». E’ perplesso Monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, dopo 1'ennesima polemica suscitata dalle prese di posizione del settimanale cattolico paolino, che da qualche mese ha inaugurate una linea interventista, non risparmiando critiche a nessuno.

Condivide i contenuti dell’editoriale?
“Non condivido innanzitutto il tono, che - spiace dirlo - mi sembra un po' venato di isterismo. Ma non condivido neanche il merito, cioè le critiche stesse che vengono rivolte all'esecutivo".

Perche?
"Per prima cosa, perche non credevo di dover leggere in un foglio che si definisce "cristiano" fin dal titolo parole prive di quel minimo di rispetto dovuto alle istituzioni. Poi mi sono chiesto come mai Fa miglia Cristiana non avesse tuonato con la stessa forza e con lo stesso sarcasmo quando lo scorso governo ha tentato di portare un attacco senza precedenti alle famiglie cristiane, alle famiglie con introdurre il riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali. Non ricordo attacchi così tempestivi e forti".

Ammetterà pero che i problemi segnalati da Famiglia Cristiana esistono...
“Ma chi scrive questi editoriali frequenta. il popolo, la gente? E una domanda più che legittima se un settimanale cattolico definisce il presidente del Consiglio "spazzi efficace soluzione del problema dell'immondizia che invadeva le strade di Napoli la gente ha tratto un motivo di sostanziale fiducia verso il governo. In due mesi è stato risolto un problema. che si trascinava da anni che ci faceva vergognare di fronte al mondo intero”

I militari nelle citta italiane ci fanno somigliare all'Angola?
"Non intendo come Vescovo entrare nello specifico di queste opzioni, che non mi sembrano fondamentali. Continuo a chiedermi pe editoriali di Fa sicurezza nel le periferie delle nostre città. La gente soffre problemi reali e vuole risposte concrete. Non dico che i problemi del Paese si possano ridurre a quello della sicurezza o della spazzatura, pero se l'esecutivo tenta delle risposte, non vedo perché attaccarlo".

Non abbiamo parlato del problema della povertà, del venir meno del potere d'acquisto, dell’accattonaggio che viene ora sanzionato in molti Comuni, anche gestiti da sindaci di centrosinistra
«Condivido il giudizio del cardinale Martino quando afferma che bisogna combattere la povertà, non chi e costretto dalla povertà a sopravvivere. Se pero l'accattonaggio e gestito come un racket, se vengono sfruttati dei minori, se gli spazi per chiedere elemosina vengono gestiti da società criminali, è giusto intervenire. E lo dimostra il fatto che le decisioni in questo senso vengono prese da amministratori di entrambi gli schieramenti. Ciò non significa dimenticare la lotta alla povertà, al contrario. Mi sembra, ad esempio, che la "social card", la possibilità per una fascia di persone di avere a disposizione 400 euro per alleggerire un po' il carico delle bollette o della spesa, sia un picco passo».

II mondo cattolico ha mosso critiche al governo chiedendogli di fare di piu per la famiglia. Cosa ne pensa?
«Quarantott'ore dopo le ultime elezioni dissi che i cattolici dovevano incalzare il nuovo governo sui temi del sostegno alla famiglia e alla liberta di educazione: due emergenze. Mi auguro che anche a questi problemi reali e molto sentiti si cerchi di dare risposta, con una politica animata da una forte cultura popolare”.

Vede che in fondo e d'accordo sul fatto di pungolare il governo?
«Eh no, un momento. Una cosa e incalzare, intervenire, fare presenti delle priorità. Un'altra e scendere a certi livelli e usare certi toni che sembrano fatti apposta per creare polemica. Al di la della buona educazione, credo che una rivista che viene diffusa nelle parrocchie e che finisce proprio per questo per apparire spesso come il volto della Chiesa italiana debba contribuire a creare una mentalità di fede in base alla quale affrontare i problemi. Mi chiedo quale prospettiva, quale itinerario si apra con certi editoriali: quello della responsabilità o quello dell'isterismo?»

Il Giornale

Dove sta andando e chi guarda Famiglia Cristiana? - Graciete

16:23 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

03/08/2008

TESTAMENTO BIOLOGICO

http://www.cantorblog.net/wp-content/uploads/Testamento%20Biologico.png

E' evidente che il rapporto medico-paziente non è mai paritario per ovvie ragioni, quali la malattia, la situazione psicologica, la competenza. Il consueto rapporto detto "medico paternalistico" viene messo in discussione a favore del principio "assolutistico"che contrappone paziente-medico. Si è passati da un rapporto "paternalistico" a un rapporto di collaborazione medico-paziente, dove quest'ultimo è sempre informato su cosa gli accade, ma un eccesso di diritto all'informazione ha portato al principio assolutistico di origine filosofica (scuola inglese).

Tutta la volontà del paziente deve essere rispettata dal medico. In quest'ottica viene inteso il testamento biologico, che è sbagliato almeno da tre dl punti di vista:

-della coscienza

-della verità

-della giustizia

Un atto di coscienza è mosso dalla volontà, che nel caso del malato terminale non c'è.

Il testamento biologico darebbe solo indicazioni generali e vaghe (non può che essere così) quindi essenzialmente non vere, le quali andrebbero poi inevitabilmente interpretate creando conflitto tra medico e fiduciario.

L'accanimento terapeutico è già contemplato dal codice di deontologia medica, c'è bisogno di una legge per questo? Per timore dell'accanimento terapeutico, finirà per diventare pratica la sospensione di ogni"cura" (ossigenazione,alimentazione, idratazione).

La domanda fondamentale è: Quando vi è eutanasia?

Quando in coscienza non si vuole lenire solamente il dolore, ma si vuole deliberatamente la morte del malato. Quando si seda un malato a piccole dosi per lenirne il dolore non è eutanasia, anche se poi porterà alla morte. E' sempre l'intenzione che conta. Non si deve giungere a giudicare se una vita è indegna di essere vissuta.

La "sospensione delle cure" per evitare l'accanimento terapeutico scivola inesorabilmente verso l'eutanasia per omissione, ovvero non si dà al paziente l'alleviamento del dolore fisico, psicologico, spirituale e sociale. Con la tendenza a legiferare per decidere in anticipo " vuoi vivere o morire" si consolida solo l'idea che la vita può essere disposta a proprio piacimento, viene gravato sulla persona un carico giuridico al quale non sa rispondere in verità giustizia e coscienza, come già detto. Vi è quindi uno stretto binomio tra fautori del testamento biologico ed eutanasia. L'unico contesto culturale quindi, che è in grado di fare spazio alla malattia, sofferenza e morte è proprio quello cristiano. Questi sono i tre spettri che fanno paura e gli spettri non si combattono. Succede invece che dinnanzi al mistero si abbia la pretesa di legiferare in modo sempre più preciso e dettagliato cosa che non può avvenire.
Grazie al blog amico Sivan

11:34 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

08/07/2008

QUANDO LA CURIA PARLA COME "REPUBBLICA"

 http://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/esy/objects/images/497337.jpg
 Michele Brambilla
Quanto dolore prova un cattolico nel sentire un monsignore di Curia che attinge al più tristo vocabolario sessantottino per bollare come «fascista» una cosa che ritiene sbagliata, o più semplicemente che non gli piace. Con un «fascista» negli anni Settanta si marchiava tutto ciò che faceva schifo: erano «fascisti» i violenti e i prepotenti a prescindere dalle loro idee politiche, era «fascista» qualsiasi autorità, le insufficienze a scuola, la mano morta sul tram, il formaggio andato a male. L’altro giorno monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della diocesi di Milano, ha riesumato l’epiteto, ormai in disuso anche presso i sinceri democratici dei girotondi, e ha bollato così, come «fascista», l’intenzione del ministro Maroni di spostare i quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono per la preghiera i marciapiedi di viale Jenner a Milano. Si badi che quella preghiera del venerdì è una situazione ritenuta «illegale» (cito testualmente da Repubblica di ieri) anche dal presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, che «fascista» non lo è neanche alla lontana, essendo un ex comunista duro e puro oggi militante del Pd. Eppure proprio così ha detto monsignor Bottoni: «fascista», e l’ha detto in nome della libertà di culto. Tenga conto il lettore, a proposito di libertà di culto, che non è passato molto tempo da quando la diocesi di Milano ha rispedito al mittente il motu proprio con il quale papa Benedetto XVI ha autorizzato la celebrazione della messa pre conciliare in latino. Ci sono cattolici, nella diocesi milanese, che vorrebbero partecipare alla messa con quel rito - in una chiesa, non sui marciapiedi - ma non possono perché la stessa Curia di monsignor Bottoni glielo impedisce. Decisione «fascista»? Di certo una decisione che ha creato parecchia irritazione in Vaticano.
C’è qualcosa di paradossale nella querelle in corso tra la Curia milanese e la Lega. In fondo, questi due contendenti così distanti sono anche così vicini nella rivendicazione di una propria autonomia locale. È da più di mezzo secolo che - a torto o a ragione - la diocesi di Milano viene considerata un modello di federalismo religioso. Ripeto: a torto o a ragione. Saranno stati anche i giornali a dipingere il cardinal Martini come un anti-papa, almeno nei primi dieci anni di Giovanni Paolo II. L’ha fatto Repubblica, in particolare. Interpretazione abusiva? Lo speriamo. Però i giornali si possono anche smentire con atteggiamenti chiari, si possono smentire non alimentando equivoci. E invece. Del cardinal Martini si ricordano, negli ultimi tempi, tre interventi: 1) ha pubblicamente preso le distanze da Benedetto XVI proprio sulla messa in latino; 2) ha contestato al cardinal Ruini i mancati funerali a Welby; 3) ha pubblicato sull’Espresso (stesso editore di Repubblica) un lungo dialogo con il medico e senatore del Pd Ignazio Marino esponendo sulla bioetica tesi ben diverse da quelle del magistero.
E così è stato per anni e anni. C’è chi ricorda ancora il 13 aprile 1997, una domenica. Al Palavobis di Milano era in programma una grande convention a favore della scuola cattolica. Era organizzata da tutte le associazioni e si chiamava «Difendiamo il futuro». Da Roma partirono due telegrammi di sostegno: uno da parte di Giovanni Paolo II, uno del cardinal Ruini: dovevano essere letti in apertura dei lavori. I telegrammi arrivarono in Curia al sabato, ma furono recapitati agli organizzatori solo il lunedì: non c’era nessuno in portineria al Palavobis, fu la giustificazione.
Pagina  12  | Successiva >>
Il Giornale

15:22 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

06/07/2008

ZAPATERO: VIA I CROCIFISSI!

 http://digilander.libero.it/trudj85/crocifisso.jpg
da Madrid

Addio ai funerali di Stato cattolici e ai crocifissi nei luoghi pubblici. Il partito socialista (Psoe) del premier spagnolo José Luis Zapatero, in occasione del suo 37º congresso ha presentato il progetto di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa «per la progressiva scomparsa dei simboli e delle liturgie religiose negli spazi pubblici e negli atti ufficiali dello Stato». Passate le elezioni e con la crisi economica che promette recessione per almeno due anni, Zapatero ha deciso di insistere sulla laicità. E lo fa con forza. Al congresso del suo partito, forte di un palcoscenico che ha approvato al 100 per cento la sua gestione della scorsa legislatura, il leader spagnolo ha affondato sulla laicità, con una scelta che probabilmente romperà la fragile e tacita pace raggiunta con la Chiesa spagnola lo scorso marzo, quando il premier fu rieletto. «Non fermeranno le riforme che vogliamo per questo paese. Spingeremo sull’acceleratore del cambiamento», ha affermato il leader spagnolo
I socialisti chiedono d’eliminare i funerali religiosi di Stato. La proposta metterebbe fine a un’usanza in vigore in Spagna da trent’anni. Ma anche la cerimonia per l’insediamento dei ministri potrebbe cambiare se il progetto di Zapatero fosse approvato. Dal palazzo della Zarzuela, dove risiede il re e dove giurano i nuovi membri del governo, potrebbero sparire infatti i crocifissi appesi alle pareti da tempo immemore.
Le due proposte s’inseriscono nel raggiungimento di uno degli obiettivi socialisti annunciato nel corso del congresso: «La scomparsa della confessionalità che sopravvive in spazi e pratiche delle istituzioni pubbliche». Secondo il quotidiano nazionale El País, il prossimo passo socialista potrebbe interessare la figura dei cappellani militari che da oggi rischiano di sparire. Per il momento però non è stata formulata nessuna proposta. Finora, comunque, il Psoe ha usato tutte le sfumature possibili per evitare d’irritare le differenti sensibilità. Il testo - che il congresso approverà oggi - assicura infatti che «tutti i cambi si faranno d’accordo con il sentire generale dei cittadini giacché non è obiettivo dei socialisti imporre leggi ma accompagnare l’evoluzione della società spagnola». Il documento fissa anche altre sfide socialiste. Una di queste è il consolidamento dei rapporti con tutte le religioni basato su criteri di «uguaglianza e non di discriminazione delle differenti confessioni».
Alla Chiesa spagnola, il Psoe riserva spazio per un monito. I socialisti «riconoscono la singolarità storica, culturale e sociologica della Chiesa Cattolica in Spagna», ma ricordano che l’articolo 16.3 della Costituzione «non garantisce il prevalere dei diritti e non è ragione per fare privilegi». L’ambiente ecclesiastico spagnolo in Vaticano interpretata la proposta come una «boutade» e fa notare come la mozione annunciata potrebbe non avere futuro, perché se si dovesse arrivare a iniziative legislative i partiti nazionalisti catalano e basco difficilmente la sosterrebbero. Di certo - osservano fonti vicine al Vaticano - la Spagna si muove da tempo verso una progressiva secolarizzazione, fenomeno che interessa tutto l’occidente europeo.

Pagina  12 Il Giornale

Di Davide Mattei

12:47 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

30/06/2008

ZAPATERO...ZAPATER0...

http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/zapatero.JPG

Reazionari solo da noi
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=-1&CodArt=24393
d
i Paolo Guzzanti
Tratto da Il Giornale del 27 giugno 2008

Scena: il Parlamento madrileno, le Cortes. Zapatero siede sui banchi del governo. Due commessi fanno entrare un uomo con la faccia da impiegato. Si siede, ma lo fanno rialzare: «Stia pure in piedi, davanti alle Cortes Generales», dice Zapatero.

Cinque deputati dell’apposita commissione cominciano a interrogarlo e lo fanno sudare. Lui compulsa carte, spiega, nega, si riprende, si fa riprendere. Che cosa succede? Succede che il Parlamento spagnolo ha chiesto conto a un magistrato del suo operato e ha voluto verificare la sua subordinazione alla suprema autorità delle Cortes. Nei palchi, belle spagnole si fanno vento con grandi ventagli e una di loro lancia un fiore al primo ministro: «Viva Zapatero!».

Un sogno? No. La Spagna di Zapatero, dopo aver sorpreso l’Europa con una politica energica contro gli immigrati illegali e clandestini contro i quali ha fatto intervenire i brutti ceffi del Terceiro de Estranjeros è decisa a far funzionare il principio secondo cui soltanto il Parlamento detiene il potere, l’unico potere che esiste in una democrazia parlamentare elettiva, mentre i giudici sono soltanto una parte dell’apparato impiegatizio dello Stato che in nome e per conto delle Cortes, rispettosamente, applica le leggi. Un sogno? Sì, un sogno spagnolo.

E in Italia? Oh, l’Italia, come ha ricordato Cossiga in Senato, è l’unico Paese in cui la sinistra si batta per il primato dei giudici sul Parlamento che la sinistra italiana vorrebbe – possibilmente – in galera. Anche nella Francia controrivoluzionaria l’aristocrazia voleva i deputati in ceppi e i giudici in trionfo: ovunque siano esistite parrucche, reazionari col codino e controrivoluzionari, là i giudici sono stati portati in trionfo e gli eletti dal popolo in galera. La sinistra italiana non è soltanto arretrata: è reazionaria. Non sveliamole in un sol colpo quanto è fascista, altrimenti si arrabbia.

In Italia e soltanto in Italia un giudice può dire: «Io al primo ministro gli faccio un c... così, gli do sei anni e poi voglio vedere come governa». In Spagna un tal giudice, anzi giudichessa, sarebbe appesa per i pollici davanti alle Cortes Generales e ancora starebbe lì balbettando, implorando, sapendo di essere perduta per sempre.

Ma questa invece è l’Italia, e questa la sinistra italiana, che non discende dall’illuminismo ma dall’albero, rompendosi le noci di cocco sulla testa e sognando la democrazia in manette.

11:56 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

18/06/2008

L'EUROPA: SEGGIO UNICO ALL'ONU

  • http://www.clandestinoweb.com/images/stories/AAAAAA/bandiere_ue_280x200.jpgÈ indispensabile che l’Unione europea a 27 Stati si dia regole condivise in base alle quali prendere decisioni: per questo preoccupa il risultato del referendum irlandese. Preoccupa tuttavia parimenti la mancanza di autocritica della gran parte dei politici europei: i cittadini irlandesi, francesi, olandesi e i molti euroscettici degli altri Paesi europei sono solo disfattisti senza valori?

Ha ragione il vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro quando, su www.ilsussidiario.net, ammette che l'attuale situazione «è il frutto della persistente lontananza delle istituzioni europee dai cittadini». È difficile che ci sia entusiasmo quando la Commissione europea, ossessionata dalla pur giusta preoccupazione del deficit di bilancio, sottovaluta temi come lo sviluppo, la disoccupazione, l'aumento dei prezzi post euro nei suoi Paesi membri. È difficile trovare consenso quando l'Ue minaccia la stessa esistenza dei corpi intermedi e del mondo non profit, espressioni della libertà di costruire, schiacciata com’è tra statalismi e tentazioni di liberismo sfrenato.

Come richiedere fiducia quando il Parlamento europeo, nel decennio 1994-2004 ha ospitato ben 30 iniziative contro il Vaticano su questioni come i matrimoni gay e le sperimentazioni su cellule embrionali e appena 10 contro la violazione dei diritti umani a Cuba o in Cina? Come sorprendersi dell'euroscetticismo quando molti fra i capi dell'Ue hanno ritenuto questione clericale la battaglia per il riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa, disegnando la nuova Ue come una struttura tecnocratica senz’anima?

Se si vuole uscire dall'impasse occorre ripartire dalla posizione di chi, dopo una guerra sanguinosa, ha fondato la Comunità europea come Europa dei popoli piuttosto che degli Stati, per un ideale comune di pace e sviluppo. È un processo lungo che può essere però accelerato da scelte coraggiose. La prima potrebbe già uscire dal prossimo vertice dei capi di governo: superando i nazionalismi di corto respiro che rendono l'Ue quasi sempre divisa in politica estera, si potrebbe optare per la proposta italiana di un seggio unico da coprire a rotazione per l'Ue nel futuro Consiglio di sicurezza dell'Onu. Sarebbe un esempio di rilancio di una unità europea più significativo di tanti vuoti e retorici appelli.

Giorgio Vittadini- Il Giornale

10:59 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

16/06/2008

EUROPA E POMODORI

Certo, se l'Europa decidesse di volere essere un'unità popolare e culturale prima che economica (come i suoi padri auspicavano) forse anche il giudizio sui Trattati e sulle Costituzioni avrebbe un esito diverso.

L'Irlanda non ha ratificato il Trattato di Lisbona. I no hanno superato i sì con una percentuale del 53,3% contro il 46,7%. Per la terza volta (su tre) un testo costituzionale che viene sottoposto a referendum popolare in un paese membro dell'Ue viene bocciato. Nel 2005 i referendum di Francia e Olanda seppellirono la Costituzione europea. A tre anni di distanza, l'elettorato irlandese (l'unico chiamato alle urne per la ratifica) boccia il suo diretto discendente, il Trattato di Lisbona.

Strana sorte quella dell'Europa, intesa come Unione Politica. Tutti sono d'accordo sul fatto che sia una buona idea. Sulla carta. Poi quando diventa una realtà qualche dubbio inizia a sorgere.
Quando il politico locale ti impone qualche gabola puoi fischiarlo e prenderlo a pomodorate. Roma è più distante, ma non irraggiungibile; Bruxelles è in un paese straniero, dove non capiscono come parli e magari i pomodori non li hanno neanche.

Se le decisioni importanti sono prese da burocrati che parlano un'altra lingua noialtri, allevati con il mito del Risorgimento, un attimino restiamo perplessi. La retorica del "non passa lo straniero" un poco ce l'abbiamo nel sangue. Ma mica solo noi.
E un pochino sorge il dubbio che l'Europa, come delineata in trattati che pochi conoscono, sia in realtà voluta solo da bravi politici un poco utopici che vedono la possibilità di mirare più in alto. "Presidente europeo", vuoi mettere? Imporre una taglia unica a pomodori e cervelli, sai che bello? Politici così accorti e illuminati che, a parte una certa isola lassù nel nord, hanno mangiato la foglia e capito che al popolo non può essere lasciata in mano una questione così importante come il suo destino.

Diciamocela tutta: l'Europa che vorrebbero imporci ci ha un po' schifato. E come tutti gli amanti delusi ci piglia un senso di ripulsa a sentirne parlare. Convinti come siamo che forse di padroni del mondo ne possiamo fare a meno ancora per un po'.

Berlicche socio di SamizdatOnline

Argomenti correlati:

Dopo il «no» irlandese momento difficile per l’EuropaCultura Cattolica
Un no al deficit di democrazia – Intervista a Mario Mauro
L’Irlanda contro il Trattato di Lisbona. Cosa accadrà all’Europa? - Il Sussidiario
Europa senza popoloRagionpolitica

21:39 Scritto da: ritina5 in politica | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook