26/01/2009

PARTITA A SCACCHI

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Dedicato a Guido.  

 

Cavaliere: Voglio parlarti più sinceramente che posso, ma il mio cuore è vuoto

La morte non risponde

Cavaliere: Il vuoto è uno specchio rivolto verso il mio viso. In esso vedo me stesso, e mi sento pieno di timore e di disgusto.

La morte non risponde

Cavaliere: Per la mia indifferenza verso i miei simili mi sono isolato dalla loro compagnia. Ora vivo in un mondo di fantasmi. Sono prigioniero dei miei sogni e delle mie fantasie.
Morte: Eppure non vuoi morire.
Cavaliere: Sì che lo voglio.
Morte: E cosa aspetti?
Cavaliere: Voglio conoscere.
Morte: Vuoi delle garanzie?
Cavaliere: Chiamale come vuoi. E' davvero coì inconcepibile afferrare Dio coi sensi? Perchè deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e invisibili miracoli?
La morte non risponde.
Cavaliere: Come possiamo aver fede in coloro che credono, ma non possiamo aver fede in noi stessi? Che cosa accadrà a quelli di noi che vogliono credere ma non vi riescono? E che cosa ne sarà di coloro che non vogliono nè possono credere?

Il cavaliere tace in attesa di una risposta, ma nessuno risponde. Vi è un completo silenzio.

Cavaliere: Perchè non posso uccidere Dio dentro di me? Perchè egli continua a vivere in questo modo doloroso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparmelo dal cuore? Perchè, nonostante tutto, egli è un'illusoria realtà ch'io non posso scuotere da me? Mi ascolti?
Morte: Ti ascolto.
Cavaliere: Io voglio la conoscenza, non la fede, non supposizioni, la conoscenza. Voglio che Dio tenda la sua mano verso di me, si riveli e mi parli.
Morte: Ma egli rimane zitto.
Cavaliere: Lo chiamo nel buio, ma sembra come se non ci fosse nessuno.
Morte: Forse non c'è nessuno.
Cavaliere: Allora la vita è un atroce orrore. Nessuno può vivere in vista della morte, sapendo che tutto è nulla.
Morte: La maggior parte della gente non riflette mai nè sulla morte nè sulla futilità della vita.
Cavaliere: Ma un giorno si troveranno di fronte all'ultimo momento della vita, e guarderanno verso le tenebre.
Morte: Quando arriva "quel" giorno...
Cavaliere: Nella nostra paura formiamo un'immagine, e questa immagine la chiamiamo Dio.
Morte: Tu ti affanni.
Cavaliere: La morte mi ha visitato, questa mattina. Stiamo facendo una partita a scacchi. Questo rinvio mi permette di sistemare una questione urgente.
Morte: Di che questione si tratta?
Cavaliere: La mia vita è stata una futile impresa, un vagabondaggio, un mucchio di chiacchiere senza significato. Non ne ho rimpianto, nè rimorso, poichè la vita dei più è assai simile a questo.


(Da: "Il settimo sigillo", di Bergman)


 

21:41 Scritto da: ritina5 in Realtà | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | Tag: ragione, realtà, cultura, società | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

24/01/2009

IL PRIMATO DELLA REALTA'

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"A volte la vita - a volte / ci guardiamo in silenzio / io e la vita /a volte duole, duole / bianca, / lenta / sprofonda nella carne / come una bottiglia vuota sprofonda nello / stagno /che la sta riempiendo. / a volte, in silenzio, piange / e qualcosa di sacro luccica nel mondo, / in silenzio, riverbera nelle parole" . (Hugo Mujica). Viene da chiedersi perché si faccia così fatica a imparare dalla realtà. Quella vera, dura, che, come dice la poesia, sprofonda nella carne. Prevale l'ideologia, il preconcetto, un sistema di pensiero chiuso. I razionalisti non si accorgono che "ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne sogni la filosofia" (Amleto, Shakespeare). L'operazione ideologica compie un errore fondamentale: riduce la ragione - che è la capacità dell'uomo di aprirsi alla totalità del reale rispettandone tutti i fattori e ammettendo la categoria della possibilità - proprio perché la costringe dentro uno schema fissato a priori, con intenzione programmata. Se a questo si aggiunge un "ingannevole concetto di libertà, in cui il capriccio e gli impulsi soggettivi dell'individuo vengono esaltati al punto da lasciare ognuno rinchiuso nella prigione del proprio io"(Benedetto XVI - incontro mondiale delle famiglie, Città del Messico), il gioco è fatto. La realtà non conta più, resta l'apparenza delle cose. Però in questi tempi di realtà ne abbiamo vista tanta. Da quando la vicenda di Eluana ha riempito le pagine dei giornali, siamo venuti a conoscenza di tante situazioni di disabili gravi che hanno testimoniato il loro amore per la vita; o familiari di persone in stato vegetativo che, raccontando il loro dramma, affermano la dignità della vita umana nella misteriosa condizione di grave limitazione che, con dedizione, servono quotidianamente. Per contro, c'è chi grida, freddamente, il diritto di morire. Più che un diritto la morte è un ineluttabile destino, che ci accumuna e ci aspetta tutti. Nessuno si può negare il "diritto di morire". Verrà il momento. Nella "Spe salvi" si legge che la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e con il sofferente. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana. (38) C'è un'esperienza bellissima nel milanese che coinvolge una trentina di donne, amiche di Enrica, in stato vegetativo da 17 anni, e parrocchiane che si sono resi disponibili a farle compagnia. Una di loro racconta come questo gesto l'abbia cambiata e obbligata a una serietà sul lavoro, nel rapporto con il marito, con i figli che, pur non andando a trovare Enrica, si organizzano per permettere a lei di andare. Un'altra dice: "a volte arrivo stanca, con mille pensieri. Poi entro, mi siedo e sto lì. In quelle ore capisco che la realtà è più grande di me". Sì, la realtà come l'ha vissuta Cristo in rapporto continuo con il Padre, commosso per i gigli del campo, per la vedova di Naim cui restituì il figlio. Così noi, in rapporto con Lui, insieme ai testimoni di amore e di speranza che riconoscono nella realtà il volto buono del Mistero. "e qualcosa di sacro luccica nel mondo, / in silenzio, riverbera nelle parole".

(Hugo Mujica, Poesie scelte, Raffaelli editore, 2008; rivista "Tracce", 1 - 2009)
Elena Pagetti - Cultura Cattolica

21:10 Scritto da: ritina5 in Realtà | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: ragione, realtà, cultura, società | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook