31/10/2010
“Ma lei, prof, ha delle certezze?”
Per festeggiare tutti i Santi e i nostri morti, propongo un articolo di Franco Bruschi, che ho letto su Cultura Cattolica. Sono parole che commuovono e fanno pensare... Buone Feste a tutti!
Accade che una lezione sul “Purgatorio” di Dante diventi sorprendentemente un avvenimento.
L’altra mattina nella mia quarta introducendo il “Purgatorio” parlavo delle tre parole chiave della cantica: l’amore, il perdono e la misericordia, la libertà.
A tema della “Divina Commedia”, dicevo, c’è una domanda grandissima: tutto quello che di bello e di vero desidero, che amo e stimo sopra ogni cosa (la mia felicità, il bene per la persona che amo, il rapporto con un carissimo amico) durerà per sempre? Si realizzerà pienamente, totalmente? O tutto si corromperà e finirà nel nulla? Dante risponde con una certezza: la vita è per un positivo perché tutto esiste per amore. Ho citato don Giussani che a questo proposito afferma: “Non è tragedia la vita: la tragedia è ciò che fa finire tutto nel niente, la vita è dramma: è drammatica perché rapporto fra il nostro io e il Tu di Dio, il nostro io che deve seguire i passi che Dio segna”. E aggiunge: “L’arte anticipa qualcosa dell’eterno”. La poesia di Dante anticipa qualcosa a proposito del nostro destino: la vita o è certezza di essere amati o è tragedia; o è responsabilità, risposta di fronte a un Tu che ti stima infinitamente, o è il nulla; o è un dialogo o è una tragica solitudine, l’esperienza più diffusa ai giorni nostri anche tra i giovani.
La stessa cosa si può dire per l’esigenza del perdono e della misericordia: la vita è letizia, è positiva in qualunque situazione ci troviamo se abbiamo la certezza del perdono, di una presenza misteriosa che ci accoglie e ci perdona sempre, gratuitamente, senza chiedere nulla in contraccambio. Non c’è male, non c’è peccato, non c’è delitto che non possa essere perdonato, neanche la tragica uccisione della giovane Sara di Avetrana. L’unico peccato che non può essere perdonato è il peccato contro lo Spirito: Dio non esiste, o se per caso esiste non mi può perdonare, l’abisso della disperazione.
Dante dice a ciascuno di noi: “Franco, Laura, Stefania… tocca a te decidere: con sulle spalle il carico pesante del tuo male, dei tuoi limiti, della tua istintività o ti affidi con fiducia alla misericordia infinita di un Padre che perdona, o ti perderai sotto i colpi della disperazione e della solitudine.
Oppure puoi fare come fanno molti: evitare di guardare in faccia al tuo male, incolpando gli altri, la società o peggio affidandoti passivamente a tutto ciò che il potere ti offre per non pensare al tuo male, per non pensare a niente: ma una posizione così non può durare nel tempo”.
A quel punto una alunna, Giulia, alza la mano e chiede: “Ma lei, prof, ha delle certezze?” E io a lei: “Certezze a proposito di che cosa?” Lei risponde: “Certezze a proposito dell’esistenza di Dio, della Sua presenza?” Io le dico: “Ma perché mi chiedi questo?” Lei risponde: “Perché io ho molti dubbi. Per questo le volevo chiedere: ma lei come ha fatto ad arrivare a delle certezze su Dio?”
Le ho detto: “Guarda, non mi interessa dirti qualcosa da un punto di vista teorico, posso raccontarti la mia esperienza. Io sono arrivato ad avere delle certezze in tre modi: prima di tutto osservando, stando attento alla realtà che mi circonda, lasciandomi provocare dalla sua bellezza (un tramonto, un cielo stellato, il viso di una bella donna, una sinfonia) e ponendomi della domande: se non ho fatto io tutte queste cose che mi affascinano per la loro bellezza chi le ha fatte? E perché il mio cuore si emoziona, si esalta alla vista di queste cose? Chi ha fatto il mio cuore così? Perché sono fatto così?
Poi quando ero giovane ho incontrato qualcuno che mi ha detto: “C’è un uomo nella storia che ha detto: “Io sono la verità, la via, la vita.” Che è come dire: “Io sono la tua felicità”. Sentire delle simili parole mi ha cambiato la vita, mi è venuto un gran desiderio di conoscere e di scoprire quell’Uomo che prometteva quel che da sempre desideravo, che mi offriva quella certezza che dava un senso, una prospettiva infinita, una speranza a tutte le cose che più amavo. Mi è apparso subito chiaro che la cosa più semplice per conoscerlo era quella di stare, di diventare amico di chi mi aveva comunicato una notizia così decisiva, di chi aveva spalancato la mia vita a un orizzonte che comprendeva e valorizzava tutti i miei interessi. Da allora la mia vita è stata una continua scoperta.
Infine ho avuto la grazia di conoscere, di incontrare dei santi sia direttamente, sia leggendo le testimonianze della loro vita. I santi sono delle persone che avendo incontrato Cristo hanno dato tutto per Lui, mostrando a tutti per che cosa vale la pena vivere. Ad esempio, mi ha sempre colpito la vicenda che tutti conosciamo di San Massimiliano Kolbe. Ha detto alle SS che aveva di fronte: “Prendete me, uccidete me al posto di quel padre di famiglia che avete scelto”. Ho subito pensato: o uno così è un pazzo, o grazie alla compagnia di Gesù, ha sperimentato e ha capito che la vera vita, quella che non finisce, che non delude non è quel breve lasso di tempo costituito dalla vita terrena, ma è quella che Gesù ci ha promesso e ci ha manifestato con la sua Resurrezione.”
Giulia e il resto della classe si sono dimostrate molto colpite dalle mie risposte.
Allora all’intervallo ho detto a Giulia: “Mi piacerebbe iniziare con te e con le persone che hanno la tua stessa esigenza un cammino per arrivare a quelle certezze che ti stanno tanto a cuore”. Lei ha risposto: “Anche a me piacerebbe”. E io a lei: “Allora ci vediamo presto”. Da quel momento diverse compagne hanno manifestato lo stesso desiderio.
E’ stata la grazia di un’ora di scuola che ha saputo toccare l’esigenza più profonda del cuore di un gruppo di giovani, perché una persona senza certezze non si ritrova più. Quella delle certezze è veramente la più grande e affascinante sfida per noi educatori.
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30/04/2010
Di Celesti e di terrestri
.....Trecento lire erano una grossa cifra nel 1910. A tanto ammontava il debito accumulato dal monastero, che le suore non riuscivano a colmare coi lavori di ricamo e la preparazione delle ostie per la diocesi. Al principio dell’anno madre Maria Carmela, certa che la piccola Teresa l’avrebbe ascoltata, decise di celebrare un triduo alla Santissima Trinità per chiedere, con l’intercessione di suor Teresa di Gesù Bambino, una soluzione ai gravi problemi di sussistenza del monastero. «La confidenza compie miracoli», aveva scritto una volta Teresa alla sorella Celina, invitandola a pregare sempre, senza stancarsi. E così, la risposta alle preghiere di madre Maria Carmela non si fece attendere.
Nella notte fra il 15 e il 16 gennaio, la priora sognò una giovane carmelitana che le sorrideva e la invitava a recarsi con lei nella stanza della ruota, dove si trovava la cassetta con il foglio del debito: «Senti», le disse, «il Signore si serve dei Celesti come dei terrestri, queste sono cinquecento lire con le quali pagherai il debito di comunità». La priora protestò che il debito era di trecento lire, ma lei replicò: «Vuol dire che le altre resteranno in più, intanto tu non puoi tenerle in cella, vieni con me». Pensando di sognare la Santa Vergine, madre Maria Carmela la chiamò con quel nome, ma si sentì rispondere: «No, figlia mia, non sono la nostra Santa Madre, sono invece la serva di Dio suor Teresa di Lisieux». Così Teresa anticipava, attribuendosi quel titolo, l’apertura del processo di beatificazione che si andava preparando e che fu inaugurato il 12 agosto di quello stesso anno. Al mattino dopo, nella cassetta furono effettivamente trovate, tra lo stupore di tutta la comunità, cinquecento lire nuove di zecca. (Leggi tutto...)
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01/11/2009
Il bel Di' che compie Omne Festo!
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Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
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24/06/2009
BENEDICTUS

Benedetto il Signore Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi una salvezza potente,
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, in tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo,
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra della morte
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace.
Il canto che abbiamo imparato, il Benedictus, dove si trova nella Bibbia? Chi ha inventato questa orazione? Il padre di Giovanni Battista, dopo che fu liberato dal mutismo che gli era stato comminato come rimprovero per la sua dubbiezza. Perché la dubbiezza è il nemico più equivoco di Dio e del vero. Uno che nutre un dubbio sembra più oggettivo di uno che afferma una sicurezza, che afferma il vero (mentre chi nega decisamente può apparire subito come esagerato!); chi afferma il dubbio sembra un saggio, mentre è il più satanico di tutti.
Questo lo dico perché abbiate a giudicare i sentimenti che avete in voi. Il sentimento più cattivo, cattivo nella sua astuzia, è il dubbio, il dubbio che tende ad essere sistematico, che tende ad essere affermato ad ogni piè sospinto, ad ogni passo.
Allora, per il vecchio Zaccaria, di fronte al presagio della nascita di Giovanni Battista da lui (che era vecchio) ed Elisabetta, sua moglie (vecchia come lui), di fronte a una cosa umanamente impossibile - impossibile! -, sembra più equanime il dubbio: «Mah, chissà!». E il dubbio impedisce di capire, il dubbio è ingiusto perché pone un preconcetto, pone in un assetto non spalancato e aperto, così che, se il vento dello Spirito arriva, trova la porta chiusa. Non è il no, è un assetto che non ospita, inospitale.
Quando riacquistò la parola, Zaccaria scoppiò in questo cantico che, come quello della Madonna - il Magnificat -, poteva benissimo essere inventato da un giudeo qualsiasi, perché gli ebrei, specialmente i più devoti, sapevano la Bibbia così bene che normalmente la loro preghiera era infarcita di citazioni bibliche, prendeva spunto, prendeva abbrivio da frasi bibliche. Infatti tutte le frasi del Benedictus si possono trovare qua e là nelle pagine della Bibbia. E uno che era abituato a leggere la Bibbia, che sapeva la Bibbia a memoria, in quel momento, attraverso quella specie di antologia, di selezione spontanea, riassumeva lo stato d’animo suo verso Dio.
Quali erano i sentimenti predominanti nello stato d’animo di un ebreo devoto? Prima di tutto che la vita è una promessa, la realtà appare promettente: tant’è vero che incuriosisce e il primo impeto non è quello di strozzarsi, di suicidarsi, ma quello di vivere; tant’è vero che un altro atteggiamento - un atteggiamento contrario a sé - nasce da una complicazione.
È quello che dice il primo capitolo della Sapienza: l’origine della realtà è buona, «il volto buono del Mistero».
Il secondo sentimento era l’attesa della risposta a questa promessa: la fedeltà a Dio è l’attesa della risposta.
Dio crea l’uomo come promessa e l’uomo attende come risposta. Questi sono i due piloni fondamentali della religiosità ebraica, della via all’infinito rivelata da Dio, non quella «immaginata» dall’uomo.
I profeti, dunque, nella tenebra in cui si muove tutta questa umanità nostra, è come se lanciassero razzi di luce nella notte: un grido che rompe il silenzio triste e confuso (non un silenzio pensoso, ma un silenzio triste e confuso). Infatti, non è pensiero, quello degli uomini; è reazione, di fronte alle cose che capitano, in cui si esprime l’attesa. L’attesa si esprime, ma si esprime confusamente, come reazione alle cose che accadono, perciò, al fondo, come delusione di fronte alle cose che accadono o come mortificante gioia (mortificante gioia perché è una gioia che finisce: più mortificante di questo c’è soltanto la morte).
Il figlio di Zaccaria fu predetto da Dio a sua madre e a suo padre come il profeta che avrebbe indicato il Messia venuto, l’ultimo dei profeti, il più grande tra i figli dell’uomo, il più grande tra i nati di donna. Eppure il più piccolo dopo di lui, il più piccolo che seguisse Gesù è più grande di lui. Il più piccolo che segue Gesù è più grande del più grande profeta, che ne anticipa in qualche modo la presenza.
Vi ho detto questo per chiarirvi minimamente il contesto del Benedictus, perciò il valore di questo canto, così che, imparando a cantarlo, teniate presente il pozzo profondo di umanità e di mistero che ferve in esso: tutte le parole sono destate dal fervore di una umanità profonda e di un Mistero presente.
(Luigi Giussani, Si può (veramente) vivere così)
da tracce.it
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30/05/2009
GIOVANNA D'ARCO

Santa Giovanna d’Arco, un 30 maggio fosti bruciata perché volevi cacciare lo straniero. Non intendeva imporre una nuova religione, ma tu volevi cacciarlo lo stesso. E i tuoi metodi non erano gandhiani (digiuni, non-violenza) né maroniani (respingimenti senza ammazzamenti), erano cruentissimi: brandendo la spada vincesti battaglie durante le quali venne ucciso mezzo esercito inglese. Questo non impedì alla Chiesa di riconoscerti imitatrice di Cristo e a Dio di usarti per compiere miracoli (almeno tre guarigioni da malattie mortali). Adesso ci sono cardinali che allo straniero dicono prego, si accomodi, però il mio modello continui a essere tu, anche perché costoro non hanno mai guarito nemmeno un callo.
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06/04/2009
BAKHITA, LA SANTA MORETTA

“La nostra Madre Moreta”. Così in Veneto è conosciuta suor Giuseppina Bakhita, la canossiana canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000. Nata nel 1869 in un villaggio del Darfur, in Sudan, Bakhita a nove anni è stata rapita da trafficanti di schiavi. Picchiata e rivenduta cinque volte (il nome stesso, che significa “Fortunata”, le è stato imposto per scherno dai primi padroni), a Khartum è finita al servizio del console italiano, dove per la prima volta non era trattata come un oggetto. Perciò, quando questa famiglia è rientrata in Italia, ha voluto seguirla. Arrivando così a Zianigo, nell’entroterra veneziano, come bambinaia della figlia di uno spregiudicato commerciante. Qui, incontrando le suore canossiane di Venezia, ha conosciuto il cristianesimo. Scoprendosi amata dal vero padrone di tutte le cose (“el Paròn”, come Bakhita l’avrebbe chiamato per tutta la vita). Per servirlo, nel 1893 ha chiesto di entrare in convento.
Da questa straordinaria storia di speranza, non a caso indicata anche da Benedetto XVI nella Spe salvi, è stata tratta una fiction per la regia di Giacomo Campiotti, in onda su Raiuno il 5 e 6 aprile. Un progetto da quattro milioni di euro, inseguito per dieci anni dalla produttrice Ida Di Benedetto («in un’epoca di sentimenti superficiali, c’è bisogno di storie come queste per riflettere»). Fabio Sartor, che sullo schermo è Federico Marin, il padrone italiano di Bakhita, ha presentato a Tracce.it questo lavoro. Continua...
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16/03/2009
GIUSEPPE, AL POSTO DI UN ALTRO
In onore di San Giuseppe, padre legale di Gesù Cristo e custode di Maria S.S. e della Santa Chiesa Cattolica, con un Augurio specialissimo al Santo Padre Benedetto XVI che ne porta il nome:Joseph, Giuseppe.

"Lei procedeva come sempre dietro al gregge immersa nei pensieri. Lui disse:
_ Miriam…
Benché Giuseppe avesse pronunciato il suo nome a bassa voce, lei lo udì immediatamente. La ragazza si volse. Vide il viso di lei, identico a quello che era sempre vissuto nella sua memoria, dal primo momento che l’aveva vista, soltanto leggermente offuscato dal velo della stanchezza. Essa si fermò e lo guardò. Gli parve di scorgere nei suoi occhi un lampo di ansia. Ma se quella era ansia, c’era anche in quello sguardo una purezza incomparabile. Qualsivoglia debolezza potesse sorprenderlo in qualsiasi momento, lo sentì: in una cosa non avrebbe mai creduto _ nella colpevolezza di lei.
_Sono lieto che tu sia tornata…_ disse.
_Non ero più necessaria alla zia.
_Ero preoccupato per te… Avevo nostalgia…
_Lo so. Anch’io ho pensato molto a te, Giuseppe.
Per un momento regnò il silenzio. Poi Giuseppe riprese subito:
_ Ho parlato con Cleofa, e gli ho chiesto che mi permetta di portarti nella mia casa. Nella nostra casa…_ si corresse._ Visto che hai accettato… Voglio poterti circondare delle mie cure… E credo che sia necessario _ vinse la timidezza _ che colui che deve nascere, nasca in casa sua…
Ebbe l’impressione che sul viso di lei fosse sceso all’improvviso lo splendore del sole. Gli occhi si illuminarono e la bocca si dischiuse in un sorriso. Quella che a lui era sembrata un’ombra di ansia scomparve subito. La gioia invase la figura di lei come un fuoco che avesse inghiottito la stanchezza. Era di nuovo come l’aveva vista al pozzo: fanciullesca, gioiosa, radiosa.
_ Ho fiducia _ sussurrò_ ed Egli ha esaudito la mia preghiera… Come è buono, come è benevolo. Ti ha detto tutto e tu hai compreso…
_ Ho compreso _ disse _ perché ti amo
Lei piegò il capo e lo guardò sorridendo come se scherzasse.
_ Anch’io ti amo, Giuseppe _ affermò. _ Ma tu hai compreso, perché Egli ci ama… E adesso ormai tutto va bene…
Respirò profondamente, come se un qualche grosso peso le fosse caduto dalle braccia. Si coperse il viso con le mani. Egli non sapeva se dietro lo schermo delle dita ridesse o piangesse di felicità. Ma lei spostò subito le mani. Con gli occhi pieni di lacrime guardava con tenerezza il viso dell’uomo. Gli parlava soltanto con lo sguardo, ma quello sguardo fece sì che scomparisse tutto quello che aveva frenato la gioia di Giuseppe. Il mondo di lei continuava a non essere quello di lui. Nonostante ciò intese che lei lo amava, lo amava veramente, come soltanto si può amare. Non aveva il diritto di chiedere di più. Qualsiasi prezzo dovesse pagare per questo, sentiva che aveva ottenuto più di chiunque altro."
Da “L’ombra del Padre” di Jan Dobraczynski
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25/11/2008
GRAMSCI E SANTA TERESINA
Questa mattina il vescovo Luigi De Magistris, pro-penitenziere maggiore emerito, intervenendo alla presentazione del primo catalogo internazionale dei santini, ha rivelato i particolari delle ultime ore di vita dell'ideologo del Pci Antonio Gramsci: "Il mio conterraneo, Gramsci, aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: 'Perché non me l'avete portato?' Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci".
Andrea Tornielli - Sacri Palazzi
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25/09/2008
UN PICCOLO GESU'
Ecco il mio piccolo Gesù deforme
«Ogni giorno guardo questo cadaverino che vive e piango, soffro, perché Victor è Cristo che agonizza e geme». Una lettera e una fotografia di padre Aldo dal Paraguay
A dire il vero sarebbero tanti i santi di questo mese. Santi incontrati al Meeting di Rimini, santi che ogni giorno mi riempiono di e-mail, una più bella dell’altra, e santi che stanno morendo nella clinica “Casa Divina Provvidenza S. Riccardo Pampuri”. E chi sono questi santi? Sono le centinaia di persone, di tutte le età che dopo l’incontro di Rimini mi “assediano” con il loro grido di verità, di bellezza, di amore, di felicità. Persone desiderose, bramose di saperne di più rispetto al centuplo. Padre, ma è vero che quanto è accaduto a lei è possibile anche per me? Padre, è vero che la depressione è una grazia? E come accettarla così? Dove trovare un uomo con questa libertà di vivere, di amare? Padre, ho paura del sacrificio, del dolore… come ha fatto lei a sopportare tutti questi anni di sofferenza psichica e morale? Ma è possibile amare? E come coniugare l’amore con il dolore? Ma che bella la verginità se poi accade quanto è accaduto a lei! Dove ha trovato l’energia per obbedire a Giussani? Come ha fatto a dargli credito? Padre, ci parli dell’umanità di questo uomo che ha saputo condurla per mano in un modo così umano che sbalordisce e nello stesso tempo sentiamo che se non fosse così non varrebbe la pena credere in Cristo.
Le e-mail di questi giorni sono tutte un tentativo di rispondere a queste domande. C’è un vuoto affettivo, una paura d’amare e un’assenza di padri impressionante. Come non ricordare le code di ragazzi, ragazze, adulti che hanno fatto impazzire Miriam, la “hostess” del Meeting, per poter sentirsi dire che ciò che il cuore desidera è vero e può incontrare una risposta adeguata? Mi correvano dietro con il loro dramma perfino quando andavo al bagno. No, non è spento il cuore dell’uomo, il cuore del santo. Solamente, mi domando, dove
siamo noi adulti? Sentiamo che il grido dell’uomo è sempre potente ed è un grido che ha bisogno non di telefonate, di consigli, ma di una compagnia? Vorrei mandarvi le e-mail che ricevo perché potessimo rendercene conto. I santi sono quelli che gridano, che vivono irrequieti, senza patria, mendicanti dell’Infinito.Tornando a casa ho rivisto tutti i miei figli ed è stata una festa. Ma ho rivisto in particolare il piccolo Victor di un anno. Se non ve lo ricordate vi rimando la foto… però così come è ora.
Sono rimasto sconvolto appena l’ho visto. Gemeva, geme in continuazione… mmm, ah, ah, ah… e tende le braccia stringendo forte le manine a forma di pugno. La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio. Cos’è successo? D’improvviso, attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa, quell’acqua che avvolgeva il suo piccolissimo cervello. Una immagine impressionante, dolorosissima. È come guardare un pallone da calcio bucato. Non bastasse questo, l’altro giorno gli è scappato l’occhio destro: è rimasta una cavità vuota che spurga di tutto. Abbiamo dovuto mettergli una garza. Lo guardo e non posso non andare c
on la mente al testo di Isaia, lì dove il profeta parla del servo sofferente, di Gesù, senza nessuna bellezza, distrutto fisicamente, gemente per l’atrocità del dolore. Victor, il mio bambino, non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo.Non mi resta che inginocchiarmi
Il mondo ha paura di lui, sente ribrezzo, non sopporta vedere questo piccolo ridotto ad un mostro. Il mondo dice: perché non lo lasciate morire? Ma voi siete inumani, non è giusto, eccetera… Io lo guardo, piango, soffro perché Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme, che chiede un po’ di amore. Lo bacio, lo bacio sempre… i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte… non più testa ormai, sgonfiata, con la pelle infossata, come un laghetto di montagna… e sento che accarezzo Gesù. Le domande mie sono tante e tutte rivolte a Gesù, e così pure le domande di chi ha il cuore di Cristo per vederlo, perché senza questo cuore posseduto da Cristo uno non ce la fa. Chiedo a Gesù di aiutarmi perché questa piccola ostia bianca, ridotta ad un “mostro” – così lo definirebbero quanti in Italia vogliono che Eluana muoia – cambi il cuore, lasciando a Gesù di possederlo, tenga desta in me quella drammaticità toccata con mano a Rimini. Mentre scrivo sento i suoi gemiti continui, come un sibilo che ti rompe il cuore… e non mi resta che inginocchiarmi davanti a Lui, Gesù che sta morendo sulla croce. Però Gesù aveva il Padre, la mamma ai suoi piedi; questo Gesù ha solo me, noi poveri uomini, e per di più non ha mai conosciuto il sorriso, né il pianto… ma solo un gemito che dura dalla nascita fino ad ora. Il suo corpicino deformato non ha più niente di sano, gli manca solo che si spappoli l’occhio sinistro poi tutto è consumato. Amici, quanto dolore nel mondo. E noi? Noi siamo grati a Gesù per quanto ci dà? Per me Rimini ha voluto dire la percezione che Gesù da quel momento in avanti mi avrebbe chiesto ancora di più sia come capacità di soffrire, sia come capacità di fare compagnia. E ne ho avuto subito l’esperienza appena tornato. Da subito, lontano da quel frastuono umano, mi sono trovato alle prese con la vita quotidiana.
Aiutatemi con la preghiera perché a chi molto è stato dato, molto è chiesto. Sono grato a Gesù perché non mi lascia tranquillo un secondo e così la vita diventa supplica.
Nota Bene: Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a chi ha deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio… se la uccidiamo saremo tutti più poveri e disgraziati.
Fonte TEMPI
11:40 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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12/09/2008
ANCORA DI PADRE ALDO TRENTO
![[aldo.jpg]](http://1.bp.blogspot.com/__7cjvNJUPF4/R5ZVj_6F5cI/AAAAAAAACPk/qfIec0nPzMs/s1600/aldo.jpg)
Il santo di settembre
A dire il vero sarebbero tanti i santi di questo mese. Santi incontrati al Meeting di Rimini, santi che ogni giorno mi riempiono di e-mail, una più bella dell’altra, e santi che stanno morendo nella clinica “Casa Divina Provvidenza S. Riccardo Pampuri”.
E chi sono questi santi? Sono le centinaia di persone, di tutte le età che dopo l’incontro di Rimini mi “assediano” con il loro grido di verità, di bellezza, di amore, di felicità. Persone desiderose, bramose di saperne di più rispetto al centuplo. Padre ma è vero che quanto è accaduto a lei è possibile anche per me? Padre è vero che la depressione è una grazia? E come accettarla così? Dove trovare un uomo con questa libertà di vivere, di amare? Padre ho paura del sacrificio, del dolore…come ha fatto lei a sopportare tutti questi anni di sofferenza psichica e morale? Ma è possibile amare e come coniugare l’amore con il dolore? Ma che bella la verginità se poi accade quanto è accaduto a lei! Dove ha trovato l’energia per obbedire a Giussani? Come ha fatto a dargli credito? Padre ci parli dell’umanità di questo uomo che ha saputo condurlo per mano in un modo così umano che sbalordisce e nello stesso tempo sentiamo che se non fosse così non varrebbe la pena credere in Cristo.
Le e-mail di questi giorni sono tutte un tentativo di rispondere a queste domande. C’è un vuoto affettivo, una paura d’amare e un’assenza di padri impressionante. Come non ricordare le code di ragazzi, ragazze, adulti che hanno fatto impazzire Miriam, la hostess, per poter sentirsi dire che ciò che il cuore desidera è vero e può incontrare una risposta adeguata?
Perfino mi correvano dietro con il loro dramma anche quando andavo al bagno. No, non è spento il cuore dell’uomo, il cuore del santo. Solamente, mi domando, dove siamo noi adulti? Sentiamo che il grido dell’uomo è sempre potente ed è un grido che ha bisogno non di telefonate,di consigli, ma di una compagnia? Vorrei mandarvi le e-mail che ricevo perché potessimo rendercene conto. I santi sono quelli che gridano, che vivono irrequieti, senza patria, mendicanti dell’Infinito.
Tornando a casa ho rivisto tutti i miei figli ed è stata una festa. Ma ho rivisto in particolare il piccolo Victor di un anno. Se non ve lo ricordate vi rimando la foto… però così come è ora.
Sono rimasto sconvolto appena l’ho visto. Gemeva, geme in continuazione…mmm, ah, ah, ah…e tende le braccia stringendo forte le manine a forma di pugno. La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore si è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio. Cos’è successo? D’improvviso, attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa, quell’acqua che avvolgeva il suo piccolissimo cervello. Una immagine impressionante, dolorosissima. E’ come guardare un pallone da calcio bucato. Non bastasse questo, l’altro giorno gli è scappato l’occhio sinistro, rimanendo una cavità vuota che spurga di tutto. Abbiamo dovuto mettergli una garza. Lo guardo e non posso non andare con la mente al testo di Isaia, lì dove il profeta parla del servo sofferente, di Gesù, senza apparenza senza nessuna bellezza, distrutto fisicamente, gemente per l’atrocità del dolore. Victor il mio bambino non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo. Il mondo ha paura di lui, sente ribrezzo, non sopporta vedere questo piccolo ridotto ad un mostro. Il mondo dice: perché non lo lasciate morire? Ma voi siete inumani, non è giusto, etc…Io lo guardo, piango, soffro perché Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme, che chiede un po’ di amore. Lo bacio, lo bacio sempre…i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte…non più testa ormai sgonfiata con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù. Le domande mie sono tante e tutte rivolte a Gesù e così pure le domande di chi ha il cuore di Cristo per vederlo, perché senza questo cuore posseduto da Cristo uno non ce la fa. Chiedo a Gesù di aiutarmi perché questa piccola ostia bianca, ridotta ad un “mostro”, così lo definirebbero quanti in Italia vogliono che Eluana muoia, cambi il cuore, lasciando a Gesù di possederlo, tenga desto in me quella drammaticità toccata con mano in Rimini. Mentre scrivo sento i suoi gemiti continui, come un sibilo che ti rompe il cuore…e non mi resta che inginocchiarmi davanti a Lui, Gesù che sta morendo sulla croce. Però Gesù aveva il Padre, la mamma ai suoi piedi, questo Gesù ha solo me, noi poveri uomini e per di più non ha mai conosciuto il sorriso, né il pianto…ma solo un gemito che dura dalla nascita fino ad ora. Il suo corpicino deformato non ha più niente di sano, gli manca solo che si spappoli l’occhio sinistro poi tutto è consumato. Amici, quanto dolore nel mondo e noi? Noi siamo grati a Gesù per quanto ci dà? Per me Rimini ha voluto dire la percezione che Gesù da quel momento in avanti mi avrebbe chiesto ancor di più sia come capacità di soffrire, sia come capacità di fare compagnia. E ne ho avuto subito l’esperienza appena tornato in cui da subito, lontano da quel frastuono umano, mi sono trovato alle prese con la vita quotidiana.
Aiutatemi con la vostra preghiera perché a chi molto è stato dato, molto gli è chiesto. Sono grato a Gesù perché non mi lascia tranquillo un secondo e così la vita diventa supplica.
Con affetto , P. Aldo Trento
Nota Bene: Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a coloro che hanno deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio... se la uccidiamo saremmo tutti più poveri e disgraziati.
Grazie ad Alfredo Tràdigo
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29/04/2008
A SANTA CATERINA, NOSTRA PATRONA
Preghiera a Santa Caterina da Siena Patrona d'Italia e d'Europa
O sposa del Cristo, fiore della patria nostra.
Angelo della Chiesa sii benedetta.
Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrime
sulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.
Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buono di Carità e di pace.
Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.
Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l'Italia e l'Europa, sopra la Chiesa
il Sangue prezioso dell'Agnello.
O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l'errore, custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore.
La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella carità nella prosperità, nella pace.
Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Pontefice sia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti.
E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L'Italia, l'Europa e verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verbo il Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia.
Così sia.
__________________
"Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (Santa Caterina da Siena)
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25/04/2008
LO " SCANDALO " DEL CORPO DI PADRE PIO
Qua sotto vi dico cosa penso dell’esposizione del corpo di Padre Pio che tante polemiche ha suscitato. Ma prima vi lascio una perla del Padre: “Lo Spirito di Dio è spirito di pace… Egli ci fa sentire un dolore tranquillo, umile e fiducioso dovuto precisamente alla Sua Misericordia… Invece lo spirito del Male esaspera… e ci fa provare una specie di ira contro di noi: mentre proprio nei nostri confronti dovremmo esercitare la carità più grande” | |
| C’è un “Claudio Magris” dentro ognuno di noi. Avverto anche io, istintivamente, la repulsione per la riesumazione del corpo di padre Pio e per la sua esposizione alla venerazione dei fedeli (dal 24 aprile) che stanno per arrivare a milioni a S. Giovanni Rotondo. La cosa ha indotto lo scrittore triestino a protestare sul Corriere della sera. Perché noi, come lui, siamo naturalmente “spiritualisti”, mentre il cristianesimo è scandalosamente “materialista”. Anzi, come hanno detto Giorgio la Pira e Romano Guardini, “i cristiani sono gli unici, veri materialisti”. La nostra mentalità naturale – oggi dominante – è quella degli antichi gnostici: lo schifo della corporeità. Il terrore e la disperazione della morte. Abbiamo allestito una colossale macchina sociale per esorcizzare il corpo e i suoi processi biologici, perché mostrano il suo continuo disfacimento. Abbiamo orrore di tutti i segni della decadenza fisica, ci repellono gli umori e gli odori del corpo, l’imbiancarsi dei capelli, la loro caduta o le rughe perché questo inesorabile decadere della carne prefigura la morte. Il lento putrefarsi del corpo ha bisogno di continui lavori di restauro e manutenzione. Non a caso il fatturato dell’industria cosmetica è in costante crescita. Un vero boom. L’uso di deodoranti, creme e altre diavolerie serve proprio a costruirci un corpo virtuale come quello che andiamo a modellarci con la “plastica” (facciale o meno) o in palestra o su “Second Life”. Ciò che chiamiamo bello è in realtà una “immagine” che nasconde, perché è costruita per fermare l’istante ed esorcizzare la natura materiale delle cose che consuma e disfa. L’arte è nata così, anticamente, in Egitto e in Grecia. Oggi basta considerare il “culto della bellezza femminile” a cui si dedica una colossale industria mediatica maschile con cui – come scrive Camille Paglia – “l’uomo si è sforzato di fissare e stabilizzare il pauroso divenire naturale… La bellezza arresta e raggela il flusso turbolento della natura” perché ferma (almeno in apparenza, come immagine) lo sfacelo della materia. Nella nostra epoca cancelliamo tutto ciò che ci ricorda la decadenza fisica e la malattia. “La vita moderna, con i suoi ospedali e i suoi articoli igienici”, scrive la Paglia “tiene a distanza e sterilizza questi primordiali misteri proprio come ha fatto con la morte, un tempo pietosa incombenza domestica”. Un tempo, cioè quando si era cristiani. Il cristianesimo infatti è entrato in questa nostra mentalità naturale come un ciclone. La Chiesa ha letteralmente inventato gli ospedali e li ha costruiti al centro delle città, spesso davanti alle cattedrali, non ai margini dell’abitato come si usa fare oggi. Il malato che era schifato e abbandonato nell’antichità greca e romana, è diventato in tempi cristiani venerato “come Gesù crocifisso”, accudito, curato, amato pietosamente fin nelle sue piaghe che naturalmente ci repellono. Citavamo all’inizio La Pira e Guardini: in effetti “sono i cristiani i veri materialisti”. Non potrebbe essere altrimenti, perché sono gli unici a poter abbracciare tutta la realtà, anche la sua dolente carnalità, senza l’angoscia e la malinconia del disfacimento fisico e della morte. Perché il cristianesimo è la notizia di Dio che “si è fatto carne”, uomo come noi. L’uomo-Dio si è piegato teneramente su tutte le ferite umane e le ha guarite, ha preso su di sé, sulla sua stessa carne, tutta la violenza e la sofferenza del mondo, facendosi macellare e morendo. Infine è risorto nella carne, mostrando, facendo toccare con mano il suo stesso corpo divinizzato come è destinato a diventare il nostro. Ha rivelato agli esseri umani: “Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati”. E così ha confessato il folle amore che l’Onnipotente ha per ogni sua creatura. La nostra mentalità pagana ha orrore del corpo, invece Dio lo ama, tanto più quando è ferito, sofferente e debole. Se Dio ha contato perfino i nostri capelli è perché ci guarda come un innamorato. Che vuole sottrarci alla morte. Nessun amante di questo mondo ha mai potuto promettere alla sua amata che niente di lei, neanche un capello, sarebbe mai perito. Così invece ha fatto l’Uomo-Dio. E dunque, attraverso Gesù, tutto ci sarà restituito (per sempre) di noi e delle persone che amiamo. Dante, nella Divina Commedia, ha questa intuizione geniale: che le anime sono felicissime in Paradiso e non mancano di nulla, ma hanno “il disìo d’i corpi morti/ forse non pur per lor, ma per le mamme,/ per li padri e per li altri che fuor cari” (Par XIV, 63-65). E’ l’idea che la felicità sarà perfetta e totale in Paradiso non tanto per la resurrezione dei propri corpi, ma per la resurrezione delle persone che amammo. Ci sarà restituito tutto, perfino il loro sorriso perduto e il loro sguardo. E trasfigurati in una eterna giovinezza come quella che è evidente in Maria quando appare ai veggenti (da Lourdes a Medjugorje) che, fra l’altro, la descrivono bellissima. La Madonna è infatti la prima dopo Gesù ad essere entrata nella gloria col suo stesso corpo. Il dogma dell’Assunzione ha questo significato: che tutto il nostro corpo è sacro. Ed è destinato all’eternità. Alla divinizzazione. I “gesti” con cui Gesù ci abbraccia, ci sostiene e ci trasfigura sulla terra – cioè i sacramenti – sono tutti legati a segni fisici. Trasformano anche il corpo. Niente come il cristianesimo esalta l’uomo, fin nella sua povera corporeità. Con l’Eucaristia, fatta per struggersi in un cuore umano, entra nel cristiano la stessa Trinità: “per questo divino e ineffabile contatto”, dice il teologo, “l’anima e anche il corpo del cristiano diventano più sacri della pisside e delle stesse specie sacramentali” (Royo Marin). Per questo non stupisce che la Chiesa, nella liturgia funebre, incensi il corpo dell’uomo che appartiene al corpo stesso di Cristo. E non stupisce che il corpo dei santi sia particolarmente venerato. Infatti in molti casi Dio si degna di fare miracoli proprio attraverso le reliquie dei santi. Padre Pio oltretutto portò nel suo stesso corpo i segni prodigiosi della crocifissione di Gesù, e per 50 anni, contro ogni legge naturale e biologica. La sua carne e il suo sangue emanavano il profumo di Cristo. Così il corpo dei santi trasforma tutta la terra in altare e prepara la festa della resurrezione finale. Ricordate Alioscia Karamazov ? Rifiutando il padre biologico, descritto da Dostoevskij come fisicamente e moralmente brutto, il giovane scelse un padre spirituale dentro la vita monastica: lo starec Zosima. Ma fu sconvolgente per lui, alla morte del monaco, percepire, dopo poche ore, i segni della sua decomposizione fisica. Finché comprese, nel pianto, che quella era l’ultima lezione che gli dava lo starec. Capì che il corpo dei cristiani è il seme della prossima resurrezione e, disteso, abbracciò amorosamente la terra. Che “geme per le doglie del parto”. Finché vedremo la bellezza di “cieli nuovi e terra nuova” dove la giustizia ha stabile dimora e non c’è più il pianto. E’ l’unica giustizia possibile. Il filosofo della Scuola di Francoforte, Theodor Adorno, pur marxista, osservò che una vera giustizia richiederebbe un mondo “in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma anche fosse revocato ciò che è irrevocabilmente passato”. Concluse che dunque ci vorrebbe “la resurrezione della carne”. E’ precisamente questa giustizia che la Chiesa annuncia, anche con la venerazione del corpo dei santi. Annuncia la risurrezione. Duemila anni fa gli intellettuali di Atene – dopo aver ascoltato con interesse Paolo – si misero di colpo a irriderlo appena annunciò la risurrezione dei morti. Come se fosse un ciarlatano o un matto. Il cristianesimo è questa rivoluzione (la sola!), una “notizia da pazzi”, non una minestrina di regole di buona educazione e di buoni sentimenti. Infatti si parlò di follia ieri sull’Areopago come oggi sulle colonne del Corriere della sera. Antonio Socci Da Libero 23.4.2008 |
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02/04/2008
IMMERSO NEL MISTERO
Il "Non abbiate paura" di papa Wojtyla
Roma, 2 aprile 2008 - La grande messa per Giovanni Paolo II. Tre anni dopo.
OMELIA DEL SANTO PADRE Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle!
La data del 2 aprile è rimasta impressa nella memoria della Chiesa come il giorno della partenza da questo mondo del servo di Dio Papa Giovanni Paolo II. Riviviamo con emozione le ore di quel sabato sera, quando la notizia della morte fu accolta da una grande folla in preghiera che gremiva Piazza San Pietro. Per diversi giorni la Basilica Vaticana e questa Piazza sono state davvero il cuore del mondo. Un fiume ininterrotto di pellegrini rese omaggio alla salma del venerato Pontefice e i suoi funerali segnarono un’ulteriore testimonianza della stima e dell’affetto, che egli aveva conquistato nell’animo di tantissimi credenti e di persone d’ogni parte della terra.
Come tre anni fa, anche oggi non è passato molto tempo dalla Pasqua. Il cuore della Chiesa è ancora profondamente immerso nel mistero della Risurrezione del Signore. In verità, possiamo leggere tutta la vita del mio amato Predecessore, in particolare il suo ministero petrino, nel segno del Cristo Risorto. Egli nutriva una fede straordinaria in Lui, e con Lui intratteneva una conversazione intima, singolare e ininterrotta. Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva infatti anche quella di un’eccezionale sensibilità spirituale e mistica.
Bastava osservarlo quando pregava: si immergeva letteralmente in Dio e sembrava che tutto il resto in quei momenti gli fosse estraneo. Le celebrazioni liturgiche lo vedevano attento al mistero-in-atto, con una spiccata capacità di cogliere l’eloquenza della Parola di Dio nel divenire della storia, al livello profondo del disegno di Dio. La Santa Messa, come spesso ha ripetuto, era per lui il centro di ogni giornata e dell’intera esistenza. La realtà "viva e santa" dell’Eucaristia gli dava l’energia spirituale per guidare il Popolo di Dio nel cammino della storia.
Giovanni Paolo II si è spento alla vigilia della seconda Domenica di Pasqua; al compiersi del "giorno che ha fatto il Signore". La sua agonia si è svolta tutta entro questo "giorno", in questo spazio-tempo nuovo che è l’"ottavo giorno", voluto dalla Santissima Trinità mediante l’opera del Verbo incarnato, morto e risorto. In questa dimensione spirituale il Papa Giovanni Paolo II più volte ha dato prova di trovarsi in qualche modo immerso già prima, durante la sua vita, e specialmente nell’adempimento della missione di Sommo Pontefice ...
Fin da bambino, Karol Wojtyła aveva sperimentato la verità di queste parole, incontrando sul suo cammino la croce, nella sua famiglia e nel suo popolo. Egli decise ben presto di portarla insieme con Gesù, seguendo le sue orme. Volle essere suo fedele servitore fino ad accogliere la chiamata al sacerdozio come dono ed impegno di tutta la vita. Con Lui visse e con Lui volle anche morire. E tutto ciò attraverso la singolare mediazione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, Madre del Redentore intimamente e fattivamente associata al suo mistero salvifico di morte e risurrezione.
Ci guidano in questa riflessione rievocativa le Letture bibliche appena proclamate: "Non abbiate paura, voi!" (Mt 28,5). Le parole dell’angelo della risurrezione, rivolte alle donne presso il sepolcro vuoto, che ora abbiamo ascoltato, sono diventate una specie di motto sulle labbra del Papa Giovanni Paolo II, fin dal solenne inizio del suo ministero petrino.
Le ha ripetute più volte alla Chiesa e all’umanità in cammino verso il 2000, e poi attraverso quello storico traguardo e ancora oltre, all’alba del terzo millennio.
Le ha pronunciate sempre con inflessibile fermezza, dapprima brandendo il bastone pastorale culminante nella Croce e poi, quando le energie fisiche andavano scemando, quasi aggrappandosi ad esso, fino a quell’ultimo Venerdì Santo, in cui partecipò alla Via Crucis dalla Cappella privata stringendo tra le braccia la Croce. Non possiamo dimenticare quella sua ultima e silenziosa testimonianza di amore a Gesù.
Anche quella eloquente scena di umana sofferenza e di fede, in quell’ultimo Venerdì Santo, indicava ai credenti e al mondo il segreto di tutta la vita cristiana. Il suo "Non abbiate paura" non era fondato sulle forze umane, né sui successi ottenuti, ma solamente sulla Parola di Dio, sulla Croce e sulla Risurrezione di Cristo. Via via che egli veniva spogliato di tutto, da ultimo anche della stessa parola, questo affidamento a Cristo è apparso con crescente evidenza. Come accadde a Gesù, pure per Giovanni Paolo II alla fine le parole hanno lasciato il posto all’estremo sacrificio, al dono di sé. E la morte è stata il sigillo di un’esistenza tutta donata a Cristo, a Lui conformata anche fisicamente nei tratti della sofferenza e dell’abbandono fiducioso nella braccia del Padre celeste. "Lasciate che vada al Padre", queste – testimonia chi gli fu vicino – furono le sue ultime parole, a compimento di una vita totalmente protesa a conoscere e contemplare il volto del Signore.
... La misericordia di Dio – lo disse egli stesso – è una chiave di lettura privilegiata del suo pontificato. Egli voleva che il messaggio dell’amore misericordioso di Dio raggiungesse tutti gli uomini ed esortava i fedeli ad esserne testimoni (cfr Omelia a Cracovia-Łagiewniki, 18.8.2002). Per questo volle elevare all’onore degli altari suor Faustina Kowalska, umile Suora divenuta per un misterioso disegno divino messaggera profetica della Divina Misericordia. Il servo di Dio Giovanni Paolo II aveva conosciuto e vissuto personalmente le immani tragedie del XX secolo, e per molto tempo si domandò che cosa potesse arginare la marea del male. La risposta non poteva trovarsi che nell’amore di Dio. Solo la Divina Misericordia è infatti in grado di porre un limite al male; solo l’amore onnipotente di Dio può sconfiggere la prepotenza dei malvagi e il potere distruttivo dell’egoismo e dell’odio. ...
Rendiamo grazie al Signore per aver donato alla Chiesa questo suo fedele e coraggioso servitore. Lodiamo e benediciamo la Beata Vergine Maria per avere vegliato incessantemente sulla sua persona e sul suo ministero, a beneficio del Popolo cristiano e dell’intera umanità. E mentre offriamo per la sua anima eletta il Sacrificio redentore, lo preghiamo di continuare a intercedere dal Cielo per ciascuno di noi, per me in modo speciale, che la Provvidenza ha chiamato a raccogliere la sua inestimabile eredità spirituale.
Possa la Chiesa, seguendone gli insegnamenti e gli esempi, proseguire fedelmente e senza compromessi la sua missione evangelizzatrice, diffondendo senza stancarsi l’amore misericordioso di Cristo, sorgente di vera pace per il mondo intero da SOL
18:35 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/03/2008
LA PICCOLA SANTA DELLA QUARESIMA
I SANTI - PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY n° 08 - marzo 2008
Il santo di marzo
Fatima
***
Cari amici, solo con chi ti è vero amico, puoi condividere le grandi gioie e i grandi dolori.
Per questo mi permetto mandarvi le foto delle mia ultima bambina ammalata di un orribile cancro.
E' qui con me da un mese questa bellissima ostia bianca. Ha 18 mesi, viene dalla miseria piú terribile. La giovane mamma da un anno vive stesa al suo fianco, muovendosi solo per le necessità basiche, perché solo il calore del suo corpo ottiene quelle che ormai la morfina non ottiene piú. La sua faccia è stata sostituita dal cancro che le ha mangiato tutto, perde pus, sangue e la mamma la bacia con tenerezza, la bacia su quello che era prima la bocca, gli occhi, il naso, che ormai il cancro ha distrutto. La guarda e vede Gesú.
Aggiungo il commento di una suora che ci aiuta a non aver paura nel guardare le foto.
Sono drammaticamente belle, come quelli di Gesú nel film di Mel Gibson. Non avere paura: è la realtá e questa bambina è il mio tesoro. Non posso vivere con gioia ogni istante se non fosse qui con me.
Anche e sopratutto per lei vale “anche i capelli che lei non ha piú, sono contento per il Padre Celeste”
Che bello, che grazia, che dono.
La nuova martire di Quaresima: Fatima un volto trasfigurato
Fatima è una piccola bambina di 18 mesi che è giunta nella nostra clinica con il volto totalmente “mangiato” da un cancro. Questa terribile malattia che le ha distrutto il volto ha reso Fatima un Cristo morente nella croce. Lei possiede un anima piú forte di tutti noi cristiani; per questo motivo Dio l´ha scelta per condividere la passione del suo figlio. Quando l´ho conosciuta non potevo comprendere come quel piccolo corpo potesse sopportare tanta sofferenza; ma prima dei vesperi del mercoledì delle ceneri, mentre con Padre Aldo facevamo la processione con il Santissimo mi sono inginocchiata con lui davanti a quel corpicino. La sensazione che mi prese fu quella di essere in adorazione davanti a Gesú in spirito e verità. Non saprei dire dove lo vedevo piú presente, se nella Eucarestia o in quel piccolo corpo sotto una apparenza misteriosa ma non meno reale.
Guardandola risuonavano nel mio cuore le parole che il profeta Isaia riferite al Servo sofferente:
“Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
É cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza nè bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenza, si è addosato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, precorso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbatuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”
Fatima come Gesú porta la nostra croce. Lei, così piccola “completa nella sua carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo” come ci ricorda San Paolo. Essendo completamente innocente porta sopra di se tutto il peso dei nostri peccati, come Gesú, senza che per questo la sua anima rimanga minimamente macchiata. Al contrario, lei, così piccola e con pochi mesi di vita appare piena di grazia davanti agli occhi del Padre Eterno; adulta a causa delle sofferenze sopportate, bella e raggiante dopo di essere stata purificata come l'oro con il fuoco del dolore.
Alla mamma di Fatima guardo con ammirazione. Lei come la Vergine Maria è stata scelta da Dio per accompagnare la sua piccola figlia fino al calvario.
E lì, in piedi, guarda il corpo crocifisso del figlio senza comprendere misteriosi disegni di Dio.
Lì ai piedi come la Madonna, carica di amore consegna giorno e notte la sua vita per la piccola Fatima.
A Fatima la mia gratitudine e riconoscenza per la sua innocenza e grandezza davanti al dolore perché grazie alle sue ferite io sono stata sanata.
Non per casualità, oh Signore, hai mandato questo angelo davanti ai miei occhi nei vesperi de mercoledi delle ceneri. Ora ti contemplo faccia a faccia.
Suor Carmen
Carissimi, la piccola Fatima di 18 mesi è morta. Il suo corpo martoriato e il suo volto completamente distrutto dal cancro, adesso finalmente è trasfigurato, come ci ricordava il vangelo di domenica. La mamma è distrutta, solo Gesú, che per la prima volta ha ricevuto domenica (vedi foto) la consola... e il mio povero amor di padre.
C'è un'ultima amarezza: Fatima è una delle tante vittime innocenti dei proprietari terrieri della soia che sistematicamente spargono potenti prodotti chimici come insetticidi, con l’aereo, sulle immense distese di soia. Le denunce non servono a nulla, nonostante la documentazione medica con la grande lista dei bambini nati malformati, o come le piccole Fatima con il volto distrutto dal cancro, dopo un anno di atroci deliri. L’uomo non conta piú niente, meno i bambini. Solo Gesù e chi è innamorato di Gesù può capire il nostro immenso dolore. Vi chiedo di pregare. Fatima vittima innocente perdonaci.
Con affetto, P. Aldo Trento
da: alfredotradigo GRAZIE GIACABI.
19:20 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/01/2008
ANTONIO ALDO
Con una settimana di anticipo ti scrivo la breve vita del santo del mese. E’ un bambino idrocefalo (la sua testa ha una circonferenza di 60 cm) impossibile da operare e destinato a morire. Figlio di nessuno, la sua esistenza non è registrata in nessun libro. Per gli uomini, per lo stato non è mai esistito. Viveva nella strada, usato da un presunto “padre ubriacone” per raccogliere soldi dai passanti, che spesso impauriti, perché sembrava un mostro, lo guardavano inorriditi, seduto su una specie di carrozzella con il suo testone barcollante da ogni parte.
Questo bambino è giunto a casa mia, nel mio ospedale e da piú di un anno vive con noi. I primi mesi sono stati tristi per lui. Giá non parlava, emetteva qualche urlo, mi guardava con i suoi due occhioni che davano alla sua enorme testa una luce che permetteva a chiunque guardarlo con tenerezza, dopo un iniziale smarrimento e paura.
Con il tempo l’amore lo ha trasformato e quel corpicino, esile come uno stuzzicadente sulla cui punta appoggia questa enorme testa, sempre di più è diventato la nostra “Ostia bianca”. Stare davanti a lui, per me, è stato ed è come stare davanti al Santissimo Sacramento. Questa posizione di adorazione ha trasformato la sua tristezza in allegria. Da mesi sorride, grida, con l’unica mano che funziona mi prende per i capelli. Con una carota di plastica (il gioco che più gli piace) mi colpisce la testa e se la ride a crepapelle. Quello che per tutti, quando era sulle strada era un “mostricciattolo” o per l’Europa moderna un caso da eutanasia, qui è diventato la persona più importante della parrocchia, il più grande impresario della comunità.

Il Vangelo di domenica ci ricordava Gesú a casa di Marta e María, nel quale il Maestro esalta la figura, apparentemente inerte di Maria, e tira le orecchie all’efficente Marta. Ebbene questo bimbo è la continuità di Maria. Lui non può fare niente, niente per il mondo che lo vede come un essere inutile e niente neanche per Cristo. Lui non puó fare nessuna opera buona, lui non può fare tante cose per Gesù. Però lui fa quell’unica cosa che è necessaria e l’unica cosa che salva me e voi: vive per Gesù e di Gesù. Senza di lui il mondo sarebbe poverissimo e noi stessi saremmo ancora più miserabili. Per questo tutte le volte che lo tocco, mi faccio il segno della croce: tocco Gesù. E così diventa per me l’anticipo concreto del Paradiso.
In questi giorni una splendida notizia. Il tribunale ha deciso che deve esistere giuridicamente, per cui mi ha chiesto di mettergli il mio nome e cognome. Cosí adesso si chiama Trento Antonio (mio nome civile) Aldo (mio nome di frate). Quando il tribunale mi ha chiesto la data di nascita che volevo scegliere per lui, ho detto il “25 dicembre 1998”. Come Gesú! Puoi immaginare la mia gioia: anche giuridicamente è mio figlio. Un po’ come San Giuseppe con Gesú.
Non so quanto vivrà, ma questo non è importante perché per me uno è padre… uno è figlio per sempre. Ed io a 60 anni sono stato scelto come San Giuseppe per custodirlo, perché nel disegno del Padre, Antonio Aldo di 9 anni esiste perché ognuno di noi si salvi.
Con affetto
11:03 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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05/01/2008
Novelli Magi
20:30 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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03/01/2008
Ecco l'Agnello di Dio
Nell’’Apocalisse, l’’apostolo Giovanni scrive: “Poi vidi ritto in mezzo al trono... un Agnello, come immolato” (Ap 5,6). Mentre contemplava questa visione un ricordo rimaneva ben vivo in lui: quello del giorno indimenticabile in cui, lungo il Giordano, Giovanni il Battista aveva designato Gesù come “l’’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”...
Per quale motivo però il Signore in persona aveva scelto l’’agnello per essere il suo simbolo per eccellenza? E perché si mostrava ancora sotto questa apparenza, sul trono eterno della gloria? Perché era innocente come un agnello e umile come un agnello e perché era venuto per essere “come agnello condotto al macello” (Is 53,7). L’’ apostolo Giovanni aveva contemplato anche questo, quando il Signore si era lasciato legare le mani al monte degli Ulivi, e si era lasciato inchiodare sulla croce al Gòlgolta. Lì, al Gòlgota, il vero sacrificio della riconciliazione era stato adempiuto. Gli antichi sacrifici avevano perso la loro forza e, come il sacerdozio antico, stavano per cessare, dal momento che il Tempio sarebbe stato distrutto. Tutto questo, Giovanni l’’ha vissuto. Per questo non si è stupito al vedere l’Agnello sul trono...
Come l’’Agnello doveva venire ucciso per essere innalzato sul trono della gloria, così, per tutti coloro che sono stati scelti per “il banchetto delle nozze dell’’Agnello” (Ap 19,9), il cammino verso la gloria passa attraverso la sofferenza e la croce. Coloro che vogliono unirsi all’’Agnello devono lasciarsi fissare con lui sulla croce. Tutti coloro che sono segnati dal sangue dell’’Agnello (cfr Es 12,7) vi sono chiamati, e questi sono tutti i battezzati. Ma non tutti comprendono la chiamata e la seguono.
Edith Stein Santa Benedetta Della Croce
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01/01/2008
Alma Redemptòris Mater
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31/12/2007
MADRE DI DIO
Madre di Dio di Feodorov -
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SAN SILVESTRO

10:42 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Qua sotto vi dico cosa penso dell’esposizione del corpo di Padre Pio che tante polemiche ha suscitato. Ma prima vi lascio una perla del Padre: “Lo Spirito di Dio è spirito di pace… Egli ci fa sentire un dolore tranquillo, umile e fiducioso dovuto precisamente alla Sua Misericordia… Invece lo spirito del Male esaspera… e ci fa provare una specie di ira contro di noi: mentre proprio nei nostri confronti dovremmo esercitare la carità più grande”