22/05/2009
MADRE E MATRIGNA

In "rete" ho trovato questa favoletta; non so chi l'ha scritta, ma mi è piaciuta. La dedico ai naturalisti, nudisti, ecologisti, new-agisti, figli dei fiori e figli del ca...so!
Una Strega New Age che aveva appreso tutto dell'Arte Magica dai Sacri Testi (i libri di Harry Potter, i fumetti delle Witch e le riviste per ragazzine) si ritrovò un giorno su una collina solitaria, all'ombra di un maestoso albero.
Gli uccellini cinguettavano nel cielo, gli insetti ronzavano al sole di primavera e una pallida falce di luna si scoloriva vicino all'orizzonte.
La Strega tracciò i simboli mistici, posò i sacri amuleti, inspirò profondamente, levò le braccia cariche di braccialetti multicolori verso il cielo e gridò:
"Per il Potere della Luna...Madre Natura, Vieni a me!"
* Pof!!!*
Sul prato era comparsa d'un tratto una figura maestosa, alta quasi tre metri.
Era un donnone di età avanzata, i capelli grigi lunghi e sporchi lasciati liberi sulle spalle.
Vestiva una specie di tunica macchiata di colore indefinibile, e si rovistava tra i denti con uno stecco.
La Streghetta si sedette a terra di schianto, fissando a bocca aperta l'apparizione.
Questa si frugò con le dita in bocca, estrasse qualcosa, lo esaminò, lo lanciò via e quindi abbassò gli occhi sulla donna.
"Sei la terza, oggi. 'Zzo vuoi?"
La voce della gigantesca figura assomigliava ad un tuono dai toni di contralto.
La Strega deglutì, e, cercando di darsi un contegno, domandò con un filo di voce:
"Madre Natura?"
"Ti sembro forse Babbo Natale?"
Il viso della Streghetta si illuminò:
"Lo sapevo! Lo sapevo che le formule magiche erano giuste! Questi amuleti funzionano veramente!"
Madre Natura fece una smorfia:
"Formule? Amuleti?"
Si chinò e raccolse da terra una manciata di quelle che sembravano piramidi di quarzo e sfere di ossidiana.
"Mmmh...ossido di silicio, cioè vetro, colorato con le microonde...questo invece è fatto con polvere pressata e un po' di colorante chimico...questa pseudo-ambra è in realtà plastica... bei sassi. Valore industriale forse cinquanta centesimi."
Li sbriciolò tra le dita. Sembrava annoiata.
"La luna? Conosco. Palla di roccia. Morta. E' in cielo. Frega niente. Ma vai pure avanti."
La Strega aveva sbarrato gli occhi. Si riscosse:
"Volevo ringraziarti...per tutto quello che ci dai..."
Madre Natura si grattò l'ascella.
"Tipo?"
La Strega mosse le mani, indicando quanto la circondava:
"L'ombra di questo maestoso albero... i dolci uccelli del cielo... gli animali..."
La gigantesca apparizione rise, con voce tonante.
"Questo albero fa una bella ombra fitta per ammazzare le altre piantine. Noti che qui sotto non cresce niente?
I dolci uccellini stanno portando un verme al loro nido, dove lo daranno da mangiare ancora vivo a un piccolo cuculo che ha appena mandato la loro legittima prole a spiaccicarsi per terra.
Che credi, le cose vanno come devono andare. Mica le faccio io.
Nel mio regno, ognuno mangia l'altro o viene mangiato, e se non può mangiarlo cerca di distruggerlo. Ogni specie ha chi la mangia, e ti assicuro che essere carino raramente è un criterio di sopravvivenza.
Ah, una formica ti ha appena morso sul culo."
La Strega si rialzò di scatto, sfregandosi la parte offesa.
Madre Natura aveva ripreso a frugarsi tra i denti.
"Altro?"
La donna pensò per un attimo.
"Ascolta, o Grande Dea. L'uomo oggi ti ha umiliato ed offesa, ti inquina e ti distrugge; non rispetta il protocollo di Kyoto, e quindi Tu mandi i maremoti e i cicloni, e..."
"Ma sei scema?"
"Come hai detto?" fece la Strega
"Ho detto: ma sei scema?" riprese la gigantessa chinandosi su di lei "Pensi veramente che i maremoti ed i cicloni arrivino perche fate un po' più di puzza?
Io ho visto la terra sobbalzare così tanto da far schizzare in aria le montagne, e cicloni sollevare intere isole quando ancora i tuoi progenitori mangiavano le pulci della loro pelliccia. E se pensi che questo sia inquinamento, dovevi vedere quando scorreggiavano i dinosauri.
Non ti preoccupare. Appena vi sarete estinti, tempo una decina di secoli, la puzza passerà, e per trovare tracce che siate mai esistiti dovranno scavare in profondità.
Hai finito adesso?"
La faccia della Streghetta era più lunga che lunga non si può.
"Allora... se è veramente così... perchè sei arrivata quando io ti ho chiamata?"
Madre Natura sorrise. Il suo sorriso aveva molti denti, ed erano tutti aguzzi.
"Avevo ancora fame."
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02/05/2009
L'ELEFANTE

C'era un paese in cui non s'era mai visto un elefante. Anzi: la gente nemmeno sapeva che cosa fosse.
L'imperatore dell'India, per suoi interessi politici, volendo stipulare un'alleanza con il re di quel paese, gli mandò in dono un elefante che arrivò di notte e subito venne rinchiuso in un padiglione nel giardino dell'ambasciata, in attesa della consegna ufficiale, in pompa magna. La curiosità della gente era grande, e per vedere com'era fatto un elefante, quattro dei più coraggiosi decisero di introdursi di soppiatto nel padiglione, approfittando della notte e del buio. Anzi, per non farsi scoprire, non portarono con sé neanche una lanterna, limitandosi a toccare l'animale, palpandolo ben bene e scappando poi di gran volata per tornare dagli amici che li aspettavano impazienti.
"Ecco come è fatto un elefante: - disse il primo che aveva toccato una zampa - è come una colonna, una grande colonna tutta tonda".
Ma il secondo, che aveva toccato la proboscide, replicò: "Niente affatto: è come una grossa corda, molto grossa e molto lunga".
Il terzo, che aveva toccato ben bene un orecchio dell'elefante, assicurò invece che l'animale aveva l'aspetto di un grande, grande ventaglio; e il quarto, che aveva ispezionato la coda, affermò che dopotutto l'elefante assomigliava proprio al codino di un maiale, ma molto più alto e ruvido.
Questo capita a chi vuol parlare delle cose senza averne una visione globale.
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10/03/2009
VITA E MORTE CHE SI ABBRACCIANO

Ultimamente si sente spesso parlare di morte. Se ne parla senza averne fatto esperienza diretta, sulla propria pelle, altrimenti non se ne potrebbe parlare, è logico. Se ne parla sui giornali specialmente, in tv, tra la gente quasi mai; porta male. I più hanno paura dell’ignoto, non si sa cosa c’è “dopo” e soprattutto “se c’è” un dopo. Sono svariate le ipotesi. Mi viene in mente una storiella ebraica sull’argomento.
C’erano due gemelli sul punto di nascere, era quasi finito il tempo di gestazione. Il primo diceva all’altro: “Non usciamo, restiamo qua, al sicuro, questo è tutto il nostro mondo, fuori non sappiamo quello che c’è, se ci sono nemici, bestie cattive, se avremo freddo…” Il secondo gemello, tipo più intraprendente e avventuroso, diceva: “Ma no…vedrai che troveremo un mondo affascinante, pieno di cose belle e buone, vedremo cosa sono quei rumori e quelle piccolissime luci che ogni tanto intravvediamo, vedremo finalmente il volto della mamma!” E il primo insisteva: “Ti dico che è meglio restare qua, io ho una grande paura dell’ignoto!” Il secondo: “Io rischio…esco…pista…arrivooo...!” e uscì, con gli occhi chiusi e col cuore che batteva a mille ma pieno di speranza e di curiosità.
Dopo un attimo il fratellino restato al sicuro, al caldo dentro la pancia della madre udì un grido, un pianto, e si ritrasse, impaurito, nel posto più lontano dall’”uscita” abbarbicandosi al cordone ombelicale e dicendo tra se “L’avevo detto, io…!”
Ma il fratello aveva visto una bellissima luce che lo aveva inondato di calore, tante facce allegre che lo guardavano con amore e gli dicevano: “Benvenuto Shimon, ti abbiamo tanto atteso e finalmente sei arrivato, ti vogliamo tanto bene!” E vide finalmente il volto della sua mamma!
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22/09/2008
L'UOVO
Mia madre mi raccontava sempre questa storiella di cui era stata protagonista; la dedico ai furbacchioni di ieri e di oggi e ai sottomessi della storia umana.
E anche a mia madre che ora “coltiva” la Terra in Paradiso.
Zu’ Carminiellu era furbo e taccagno.
Aveva escogitato un trucco molto intelligente – secondo il suo parere – per far lavorare di più i contadini che coltivavano il suo podere.
Ogni mattina, prima di partire per la campagna, faceva bollire una dozzina di uova, poi li nascondeva in un piccolo paniere e, cavalcando l’asina, si avviava lietamente, prima che sorgesse il sole.
Aspettava i suoi lavoranti che, ancora assonnati, arrivavano piano piano. Lui si metteva nel magazzino degli attrezzi e li riceveva uno a uno per consegnare le vanghe, le zappe e spiegare il lavoro che c’era da fare.
Li riceveva singolarmente e, con fare amichevole, consegnava insieme all’attrezzo e al compito giornaliero, anche un uovo. “mangialo – diceva suadente – ho solo questo e l’ho cotto proprio per te, gli altri... cinchia!”
Così faceva con tutti gli altri e, beato, si fregava le mani contento di questa sua formidabile trovata!
Quando si era quasi alla mezza e il sole cuoceva il cervello, la stanchezza cominciava a dare segni, e la zappa e la vanga si facevano più pesanti, zu’ Carminiellu incoraggiava tutti con un forte grido: “iamm a chi s’è magnatu l’uovu!”Incitava chi aveva mangiato l’uovo, e con il senso di inferiorità di chi sa di aver ricevuto qualcosa in più degli altri ma non lo può dire, ognuno pensava in cuor suo "ce l'ha con me, a me ha dato l'uovo..."e tutti si davano da fare accelerando il lavoro, e le zolle, le zappe, le vanghe e zu’ Carminiello si muovevano alacremente e in perfetta letizia!
12:43 Scritto da: ritina5 in STORIELLE | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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06/09/2008
I TRE ALBERI

In un bosco in cima ad una collina, vivevano tre alberi. Un giorno iniziarono a discutere dei loro desideri e delle loro speranze.
Il primo albero disse: "Spero di diventare un giorno lo scrigno di un tesoro. Potrei essere riempito d'oro, d'argento e di gemme preziose. Potrei essere decorato con intarsi finissimi ed essere ammirato da tutti."
Il secondo albero disse: "Io spero di diventare una nave possente. Vorrei portare re e regine attraverso i mari fino agli angoli più reconditi del mondo. Vorrei che per la forza del mio scafo ognuno si sentisse al sicuro."
Infine il terzo albero disse: "Io vorrei crescere fino a diventare l'albero più alto e più dritto di tutta la foresta. Tutta la gente mi vedrebbe irto sulla cima della collina e ammirando i miei rami contemplerebbe i cieli e penserebbe a Dio, vedendo quanto io gli sia vicino. Sarei il più grande albero di tutti i tempi e tutti si ricorderebbero di me."
Trascorse qualche anno e ogni albero pregava che i suoi desideri si avverassero.
Alcuni taglialegna passarono un giorno vicino ai tre alberi. Uno di questi si avvicinò al primo albero e disse: "Questo sembra un albero molto resistente, riuscirò sicuramente a venderne la legna ad un falegname". E iniziò a tagliarlo.
L'albero era felice perché sapeva che il falegname lo avrebbe trasformato in uno scrigno prezioso. Giunto dal secondo albero un taglialegna disse: "Questo sembra un albero molto resistente, credo che riuscirò a venderlo ad un cantiere navale." Il secondo albero era felice perché sapeva che stava per diventare una nave possente.
Quando i taglialegna si avvicinarono al terzo albero, l'albero era spaventato perché sapeva che se fosse stato tagliato i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Uno dei taglialegna disse: "Non ho ancora deciso cosa ne farò del mio albero. Ma intanto lo taglierò". E subito lo tagliò.
Quando il primo albero fu consegnato al falegname fu trasformato in una cassa per contenere mangime per animali. Fu portato in una grotta e riempito di fieno. Ciò non era certamente quello per cui l'albero aveva pregato.
Il secondo albero fu tagliato e trasformato in una piccola barca da pesca. I suoi sogni di diventare una nave possente e trasportare re e regine era terminato.
Il terzo albero fu tagliato in due tronconi e abbandonato nel buio.
Gli anni passarono e gli alberi dimenticarono i loro sogni. Finché un giorno, un uomo e una donna giunsero alla grotta. La donna partorì e il neonato fu adagiato nella cassa per il mangime degli animali che era stata fatta con il primo albero.
L'uomo aveva sperato di poter costruire una culla per il bambino, ma fu la mangiatoia a divenirlo. L'albero avvertì l'importanza di questo evento e capì che aveva accolto il più grande tesoro di tutti i tempi.
Anni dopo, alcuni uomini erano sulla barca da pesca che era stata realizzata con il secondo albero. Uno degli uomini era stanco e si era addormentato. Mentre si trovavano in mare un violento temporale li sorprese e l'albero pensò che non sarebbe stato abbastanza robusto per proteggere i passeggeri. Gli uomini svegliarono la persona che si era addormentata che alzandosi in piedi disse al mare “Taci, calmati”. La tempesta si placò immediatamente. A questo punto il secondo albero capì di aver trasportato il Re dei Re nella sua barca.
Alla fine, qualcuno arrivò e prese il terzo albero. Un troncone venne fissato nel terreno, mentre l’altra metà venne messa sulle spalle di un uomo condannato a morte.
Mentre veniva trasportato attraverso le strade, la gente scherniva l'uomo che lo sosteneva. Quando si fermarono l'uomo fu inchiodato all'albero e innalzato in aria lasciandolo morire in cima ad una collina.
Dopo tre giorni, l'albero capì che non solo era stato vicino a Dio, ma lo aveva sostenuto inchiodato su di sé poiché Gesù era stato crocifisso sul suo legno.
Quando le cose non sembrano andare nella direzione che ti aspetti, sappi che Dio ha sempre un piano per te. Se tu hai fiducia in Lui, Lui ti darà grossi doni. Ogni albero ebbe ciò che voleva ma non nel modo che avrebbe immaginato.
Noi non sappiamo sempre ciò che Dio ha riservato per noi. Sappiamo che le Sue vie non sono le nostre vie, ma le sue vie sono sempre le migliori.
00:37 Scritto da: ritina5 in STORIELLE | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala
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15/05/2008
RACCONTO BREVE

[Il racconto è stato scritto ed è ambientato all’inizio del 2003, ai tempi delle grandi manifestazioni pacifiste per scongiurare l’invasione dell’Iraq. Il soggetto narrante è un tipico adolescente medio, vagamente di sinistra ma piuttosto disincantato, abituato a riflettere chiuso nella sua stanza ascoltando musica ad alto volume. Buona lettura!]
La rivolta delle macchine. A lungo pronosticata dalla letteratura d’evasione, ecco che finalmente divampa, sotto i nostri occhi. Il terminale-uomo si ribella, raduna il proprio mucchietto di neuroni e scende in piazza contro l’Impero. L’esercito dei cloni fa proseliti, il Bene sembra lacerarsi in più correnti di pensiero, mentre l’Altro, il Nemico, il Male ci osserva. Il Grande Consumatore, prodotto massimo della genialità dell’Impero, vorrebbe stravolgere il modello che lo ha partorito; il cyborg occidentale crede che sia possibile strapparsi di dosso le componenti elettroniche, sostituendole con la dizione «No Global»: dimentica che un cyborg non è programmato per re-inventarsi, è programmato per replicare se stesso all’infinito. L’uomo-robot, quasi incapace di autocoscienza, non si accorge di rimanere automatico, meccanico, manipolabile, perfettamente in sintonia con il sistema di cui si dichiara antagonista. Le strade e le piazze si riempiono di doppioni, la massificazione si diffonde su binari paralleli, il pensiero unico confluisce nello stesso vecchio fiume.
«Posso disturbare un attimo le Sue seghe mentali, Signor Eternonullafacente?». La mia sorellona possiede un sorridente tocco di raffinatezza, quando si rivolge al suo fratellino preferito.
«Mhh?».
«Abbassa questo casino, tanto per cominciare».
La sorellona palesa la sua ignoranza solo alla seconda frase semplice: non è questo casino, sono i Melma & Merda, troglodita.
«Non è questo casino, sono… beh, sono un grande gruppo che adesso non c’è più, ma tempo fa hanno buttato fuori ‘sto e.p. che…».
«…spacca un cifro, occhèi. Senti, avevi intenzione di manifestare, ‘sto pomeriggio? C’è Carlo che avrebbe un posto in macchina, e siccome io e lui andiamo da una parte, possiamo lasciarti in città, se vuoi. Che ne dici?».
Quel truzzetto di Carlo, manco a dirlo, è il suo affascinante e romantico e tenero e disponibile fidanzato, mioddìo.
«Dove ti porta Carlo il Calvo? Guarda che se scopro che siete andati a quel rave di Bologna, lo vado a dire…».
«Carlo non è calvo, e soprattutto non mi porta ai rave. Carlo…».
…ti porta alla demenza, e finirai come lui ad ascoltare roba tuz-tuz.
«…è il ragazzo più buono, dolce e tranquillo che abbia mai conosciuto, già. Beh, comunque di’ a Techno-Trance che la smetta di pompare in macchina la sua roba tuz-tuz, dopo se ne riparla. E poi in manifestazione non ci vado».
Quest’ultima frase la coglie di sorpresa.
«Ma se ci sei sempre andato».
Sì, ma oggi non c’ho un cavolo di voglia.
«Sì, ma oggi ho troppi compiti».
«Pfff, non farmi ridere, di’ piuttosto oggi non c’ho un cavolo di voglia. Pappamolle. Okay, allora io vado subito da Carlo. Ciao, pappamolle».
Sono questi i momenti in cui le voglio più bene. Quando mette nella parola pappamolle, senza volerlo, tutta l’indulgenza che potrò mai desiderare.
«Ciao, cara. Non divertitevi troppo, tu e Scalpo».
Slam.
Bah, chissenefrega della manifestazione. I Melma & Merda mi hanno rotto le palle, metto su qualcosa di meno torbido. C’è una bella canzoncina dei Talking Heads, «Don’t worry about the Government», che mi sembra in tema con le mie elucubrazioni. Il titolo è ironico, chiaro. Se fossi il vecchio George, mi rollerei qualche spinotto di ganja, di quella buona, olandese; dopodichè, ne offrirei un po’ anche al vecchio Saddam, canticchiando «So much trouble in the world» del vecchio Bob: state pur certi che la guerra non si farebbe. Ve la immaginate la Sala dei Congressi dell’ONU piena di politicanti che si scambiano risatine, lo sguardo ondivago per effetto dell’erba miracolosa? E il Berlusca strafatto che appare con la Moratti a reti unificate, passandole accendino e cartina?
O forse sono io che ogni volta farcisco troppo. Dal blog Libertà e Persona
13:35 Scritto da: ritina5 in STORIELLE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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06/01/2008
La Vecchia Velata
Il giorno di Natale il sito mariano francese a cui sono abbonato mi ha mandato una specie di fiaba (tratta da J. e J. Tharaud, Les contes de la Vierge, 1940) di cui voglio farvi parte. E’ intitolata «L’ultima visitatrice» e immagina che la notte in cui nacque Gesù, dopo che tutti i visitatori se ne furono andati, la porta della stalla si aprì lentamente come spinta da un soffio e non da una mano.
Visitatrice
Comparve una vecchia velata, rugosissima, di cui ogni passo, nell’avvicinarsi alla culla, «sembrava lungo come i secoli». Maria ebbe paura, come se avesse visto «una sorta di fata malevola». Ma non lasino e il bue, che continuarono tranquillamente a ruminare. Gesù dormiva. «Ma si dorme la notte di Natale?». Quando la vecchia si chinò su di lui, aprì gli occhi «e sua madre fu molto stupita nel vedere che gli occhi della donna e quelli del suo bambino erano esattamente uguali e brillavano della stessa speranza».
La vecchia si mise a frugare tra le pieghe dei suoi stracci e «sembrò metterci dei secoli». Finalmente trasse qualcosa che Maria non vide perché era nascosto nella mano chiusa. Vedeva solo il dorso della vecchia, curvo sulla culla. Capì, dai movimenti, che ciò che la donna teneva in mano era stato consegnato al Bambino. «Poi la vecchia si drizzò, come alleggerita dal peso gravosissimo che l’aveva piegata verso terra». Si volse: «il suo viso aveva ritrovato miracolosamente la giovinezza».
Maria la vide uscire silenziosamente comeera venuta e vide cosìera il misterioso dono che aveva portato. Una piccola mela rossa. Maria comprese: Eva aveva restituito al Bambino «la mela del primo peccato». E «la piccola mela rossa
nelle mani del Neonato brillava come il globo del mondo nuovo che era appena nato con Lui».
Ho trovato questa bellissima storia su "Antidoti" del grande scrittore Rino Cammilleri; fa pensare alla Speranza che rende sempre giovane il cuore...
22:55 Scritto da: ritina5 in STORIELLE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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09/12/2007
UN BUON MARITO E UNA BUONA MOGLIE
Tanto tanto tempo fà, quando il Signore Gesù camminava sulla nostra terra, si trovò con i Suoi apostoli a predicare in un villaggio poco distante dal Suo. Dopo aver molto predicato ebbe sete e disse a Pietro di chiedere dell'acqua in una casa vicina. Pietro, sempre molto servizievole, la chiese a una bella ragazza affacciata alla finestra. La ragazza rispose in malo modo che non aveva tempo, che doveva ancora pettinarsi ecc. ecc.; ma dietro l'insistenza di Pietro -che giammai avrebbe lasciato all'asciutto il suo Maestro_ si "scomodò" e diede l'acqua richiesta; ma con un malgarbo che lasciò Pietro allibito! Pietro prese l'acqua e ringraziò. Ringraziò pure Gesù che guardandola con tenerezza le disse: <Grazie figliola, ti benedico e ti auguro un buon marito>. Ripreso il cammino giunsero in un villaggio poco distante e dopo aver anche lì molto predicato, il Signore ebbe di nuovo sete. <Pietro - disse -vammi a cercare un pò d'acqua che ho sete>, Pietro che obbediva quasi sempre volentieri al suo Maestro, si precipitò a domandare dell'acqua a una bella ragazza che stava spazzando davanti la porta di casa sua; < immediatamente!> disse la ragazza precipitandosi a prendere l'acqua fresca; la versò nella brocca più bella che aveva e con tanta gentilezza e premura la porse al Maestro. Pietro ringraziò tutto giulivo. Ringraziò pure Gesù e guardandola con tenerezza le disse: <Grazie figliola, ti benedico e ti auguro un cattivo marito! > Pietro si scandalizzò...! non credeva alle proprie orecchie...! era abituato alle stravaganze del Maestro ma questo era troppo! Com'è, si premia la cattiveria e si punisce la bontà? non riusciva a capacitarsi e chiese "delucidazione" al Maestro per tale, assurdo, comportamento. Il Maestro alla richiesta di spiegazionidel "focoso" amico stette un poco in silenzio e si mise a scrivere per terra; poi alzato lo sguardo lo puntò dritto negli occhi di Pietro e disse: <perchè la bontà della seconda ragazza salverà il marito mentre la bontà del marito salverà la prima; semplice, no? > e si rimise a scrivere per terra. Pietro ammutolì. Dopo aver riposato ancora un pò ripresero il cammino. (da vangelo pseudo-apocrifo secondo mia nonna)
15:00 Scritto da: ritina5 in STORIELLE | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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