08/11/2010
Benedetto rompe gli schemi: il futuro della fede passa dalla Spagna
Il papa nella Spagna di Zapatero. E l’esercito dei media già pronto a incasellare la visita nello schema di una Chiesa in trincea, in perenne guerra contro il “nemico” della modernità. Ma è il papa stesso a rompere lo schema. Già sull’aereo, con i giornalisti, parla di “incontro, non scontro, con la laicità”. E se è una “tragedia” il fatto che l’uomo moderno percepisca Dio come “un antagonista della sua libertà”, sarà inutile perdere tempo a recriminare o denunciare. Occorre piuttosto la verità di una testimonianza affinché “Dio torni a risuonare gioiosamente sotto i cieli dell’Europa”.
Una visita non “reattiva”, centrata su due semplici gesti. Il pellegrinaggio a Santiago de Compostela e la consacrazione della Sagrada Familia a Barcellona. Si è scritto all’inizio del pontificato che Benedetto XVI era il papa della “parola” mentre Giovanni Paolo II era il papa dei “gesti”. Un papa da “leggere” più che da “vedere”. Anche questo schema, cinque anni dopo, appare logoro e inadeguato. Non si capisce papa Ratzinger se non si vede il modo in cui celebra e prega, il modo in cui si è inginocchiato, ad esempio, sabato scorso, davanti alla tomba dell’apostolo Giacomo. Impossibile separare i suoi giudizi, anche quelli più netti, dalla mitezza e serenità dello sguardo. Lo abbiamo visto anche nei momenti meno ufficiali di questo viaggio spagnolo: lo stupore divertito e quasi “bambino” con cui seguiva le oscillazioni mozza fiato del grande incensiere nel santuario di Santiago. Lo sguardo incantato di fronte alla bellezza della Sagrada Familia, durante la cerimonia di dedicazione.
Il professor Ratzinger è diventato papa. E i primi ad accorgersene sono i comuni fedeli, che d’istinto gli vogliono bene. Dalla sua presenza, dal suo insegnamento, si sentono davvero confermati e rincuorati nella semplicità della loro fede. C’era un modo di sentirsi “ratzingeriani”, anche in campo ecclesiastico, che significava essere sempre e solo “contro”. Duri e puri, severi e arcigni. Quelli che non fanno sconti, mai... Il rischio era quello di assomigliare e assumere infine tutti i tic e le nevrosi del “nemico”, sia esso il “cattolico progressista” o il “laicista”.
Benedetto XVI anche in questo spezza gli schemi. Si era già visto nel viaggio in Gran Bretagna. Lo ha confermato il pellegrinaggio spagnolo. Non è un papa “contro”, è un papa che comunica, anche umanamente, positività. Vuole parlare all’uomo d’oggi, ovvero a ciascuno di noi. Desidera sinceramente che comprendiamo e sperimentiamo il cristianesimo non come un “di meno” ma un “di più” di umanità. Un annuncio umile e lieto, perché consapevole che, ultimamente, la sua riuscita non dipende dal nostro argomentare o dalla nostro attivismo, è grazia di Dio, come ha ricordato ieri mattina nella Sagrada Familia: “Da Lui la Chiesa riceve la propria vita, la propria dottrina e la propria missione. La Chiesa non ha consistenza da se stessa; è chiamata ad essere segno e strumento di Cristo, in pura docilità alla sua autorità e in totale servizio al suo mandato. L’unico Cristo fonda l’unica Chiesa; Egli è la roccia sulla quale si fonda la nostra fede. Basati su questa fede, cerchiamo insieme di mostrare al mondo il volto di Dio, che è amore ed è l’unico che può rispondere all’anelito di pienezza dell’uomo”.
(Lucio Brunelli)
13:20 Scritto da: ritina5 in Papa Benedetto xvi | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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11/07/2010
Il posto migliore
Oggi mi piace riportare un post dell'amico Cabasilas, con una splendida poesia di Adélia Prado. Ho "incontrato" da poco questa poetessa e mi piace moltissimo. Così carnalmente umana e vera. mi piace perchè non fa voli pintarici ma resta, s'impasta letteralmente con la realtà. Non filosofeggia; guarda!
"Dalla massa delle critiche, infami e vigliacche, alla Chiesa, una cosa è certa: chi le fa non ha la minima idea di cosa sia. In questa poesia di Adelia Prado, dove tutte le cose semplici si trasfigurano per rivelare la Realtà della loro Bellezza, si parla della Chiesa.
Chi sa, ne godrà.
Gli altri, si accontentino di MasterCard, vai....
Casa di campagna
(Adélia Prado)
La Chiesa è il posto migliore.
Là, il bestiame di Dio si ferma per bere un po’ d’acqua,
si sfrega l’un con l’altro le corna
e annusa i suoi odori
che riconosco e che mi piacciono,
come fa un cane.
È razza mia, sono
in casa come se fossi nella mia stanza.
La Chiesa è il nostro rifugio protetto.
Tutto là è sicuro e dolce,
tutto è gomito a gomito cercando la porta stretta.
Là le cose dilaceranti si siedono
a lato di questo fatto umanissimo
che è fare fiori di carta
e restare ammirati di come tutto sia credibile.
È piena di segni, parola,
cassaforte e chiave, nave e tetto aspersi
contro vento e pazzia.
Là mi guardo, là osservo
la lampada che mi osserva, adoro
ciò che mi soggioga la nuca come ad un bue.
Là sono coraggioso
e canto con le mie labbra screpolate:
gloria nel più alto dei cieli
a Dio che di fatto è spirito
e non ha corpo, ma ha
l’occhio in mezzo a un triangolo
da dove vede tutte le cose,
fino ai pensieri futuri.
Luogo sacro, elettricità
nella quale passeggio senza paura.
Se ci metto il piede
l'amore di Dio mi uccide."
22:11 Scritto da: ritina5 in poesie | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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23/05/2010
Bellezza
00:28 Scritto da: ritina5 in poesie | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala
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18/03/2010
Quella «gioia del concreto» sempre attuale
di Marta dell'Asta
17/03/2010 - Cinquant'anni fa nasceva la rivista "La Nuova Europa". Per l'anniversario, il nuovo numero ospita un inedito del grande intellettuale russo. Che affronta l'educazione e la paragona ad «un passeggiare insieme con una meta comune»: conoscere la realtà
Recentemente uno storico della Chiesa russa ha detto che le cruente persecuzioni che si abbatterono sulla Chiesa ortodossa dopo il 1917, spesso per mano degli stessi «fedeli» di un tempo, furono in modo trasparente una «crisi», ossia un «giudizio» che la realtà storica s’incaricò di dare sui peccati dei cristiani russi, sulla decadenza interiore di una fede ridotta a consuetudine e a rito.
Ma tutto ciò che di vero permaneva in quel corpo ecclesiale depresso, che era radicato nella santità della Chiesa non è andato perduto, ha trovato le vie per agire e manifestarsi, e per dare frutti utili alla rinascita. Uno di questi frutti è senz’altro un pensiero filosofico cristiano capace di una profondità di giudizio sull’uomo e sulla storia quale raramente si è dato in altre culture. Il fermento cristiano era talmente connaturato alla cultura russa nel suo complesso, che ha lasciato dei riverberi sorprendenti anche nelle sue manifestazioni più «laiche», là dove era perso ogni legame esteriore con il cristianesimo. È da questo brodo di cultura che sono stati generati fenomeni come il dissenso, il samizdat, e un’autocoscienza umana e civile che ha saputo formulare un giudizio sostanziale sulla tragedia della rivoluzione, la natura del totalitarismo, la responsabilità umana, i lager, andando ben al di là della pura denuncia.
È a questo immenso serbatoio di esperienza e di pensiero che la rivista La Nuova Europa, nata esattamente 50 anni fa col nome Russia cristiana ieri e oggi, ha sempre attinto e continua ad attingere materiale di pubblicazione. Di fronte alle sfide del presente, così come nel passato, la cultura russa offre un criterio di lettura che si conferma sempre aderente al reale, anche se è stato formulato un secolo fa.
Un piccolo gioiello di questa perenne “attualità” si trova in un breve articolo (Lezione e lectio, uscito sul nuovo numero de La Nuova Europa; per informazioni: tel. 035.294021), scritto da padre Florenskij esattamente cent’anni fa come introduzione alle dispense delle sue lezioni. Qui l’autore espone il suo originale metodo didattico, dietro al quale s’individuano criteri educativi molto interessanti. Queste poche pagine sono state citate da molti come un testo importante, ma erano ancora inedite in italiano.
Con la sua abituale precisione, prima di tutto Florenskij specifica quello che la lezione non è: «La lezione non è un tragitto in tram che va avanti su binari prefissati e ti porta alla meta per la via più breve». Neppure consiste «nel tirar fuori dai depositi di un’erudizione astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate». Invece di trasmettere una verità già confezionata, la lezione vuole essere «un passeggiare insieme con una meta comune», dove docente e discente ricercano e riflettono insieme in un rapporto vivo e personale. Perciò per Florenskij «fare lezione» significa mettere in moto l’organismo vivo della conoscenza; è un vero «atto creativo» che necessita di un rapporto dialogico. Diversamente, non resterebbe che affidarsi al libro di testo, un materiale già fissato e conchiuso, più perfetto forse, ma inerte.
Tuttavia, guai se in questo cammino il docente si lascia tentare dalla presunzione di «sapere già tutto»: secondo Florenskij la verità, compresa quella scientifica, va concepita in modo aperto, non come un dogma ma come un processo inarrestabile, animato da un’energia viva che si misura solo con l’infinito. E dunque ciò che il maestro deve comunicare è innanzitutto il proprio gusto della ricerca della verità, deve offrire un metodo di lavoro e innescare un fermento intellettuale. Il processo educativo è per questo «un’iniziazione» vera e propria.
Da ultimo, l’oggetto della nostra ricerca non può mai essere una verità astratta e generale che si riduce inevitabilmente a uno schema, ma s’identifica con il concreto; nell’entusiasmo per il dettaglio Florenskij esprime davvero se stesso: «Quanto alla fermentazione della psiche, essa consiste nel gusto per il concreto acquisito per contagio; consiste nella scienza di saper accogliere con venerazione il concreto, nella contemplazione amorosa del concreto. Del resto, il concreto è l’oggetto stesso della ricerca scientifica diretta, nel senso di fonte prima, che si tratti di una pietra, di una pianta o piuttosto di un simbolo religioso, un monumento letterario».
La gioia del concreto di cui Florenskij parla è assieme la gioia dell’educare e dell’apprendere. È il realismo cristiano, capace di dare la pace senza estinguere la sete.
14:01 Scritto da: ritina5 in Europa | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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05/12/2009
Era de Maggio
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Era de Maggio, La più bella canzone napoletana.
" De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana..."
Le ferite d'amore non guariscono...
Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria...e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe...
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce...
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce...
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse, io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose...
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá...
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."
E só' turnato e mo, comm'a na vota,
cantammo 'nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma 'ammore vero no, nun vota vico...
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana...
Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioja mia,
'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: "Core, core!
core mio, turnato io só...
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó!
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó "
Il video ci offre l'opportunità di riascoltare questo brano interpretato dalla struggente voce di Roberto Murolo.
23:30 Scritto da: ritina5 in Bellezza | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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Come un cielo stellato
"Quando proverete tristezza nel vostro animo, guardate le stelle oppure il cielo di giorno. Quando siete tristi, offesi, sconsolati o sconvolti per un tormento dell'anima, uscite all'aria aperta e fermatevi in solitudine immersi nel cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete". (Pavel Alexandrovic Florenskij, Testamento)
IL VUOTO E IL PIENO
Forse molti di quelli che mi leggono all'epoca erano troppo giovani, ma altri ricorderanno com'era l'arte nei primi anni '70.
Allora il massimo del trendy erano disegni che sembravano schizzati da un bambino con scarse conoscenze anatomiche, mal colorati, ma metafisicamente significativi (nell'opinione degli autori) di questo o quel concetto. Quei quadri, quegli acquerelli ora sono, per fortuna dell'umanità, in larga parte spariti. Se ne trova ancora traccia nella bancarella di qualche robivecchi, dove rimangono invenduti sul retro. Oppure appesi nelle camere da letto in qualche cantina o casa di vacanze, accanto a comodini dome ammuffiscono i ricordi di viaggio di zie defunte. E nei nuovi lezionari CEI, dove intercalano le letture per le messe.
Il sacerdote che me li ha mostrati aveva la voce che tremava leggermente, mentre girava i fogli. Li aveva usati per qualche tempo prima che un altro prete glieli facesse notare. La mente a volta rifiuta di vedere l'orrore.
Per l'ascensione si vede quello che pare essere un piede che decolla nell'angolo superiore di una macchia verde vomito. La pentecoste sono un manipolo di figuri dall'espressione lobotomizzata in giacca e camicia. La resurrezione... la resurrezione è un rettangolo disegnato che potrebbe essere una scatola da scarpe vuota ed invece è probabilmente un sepolcro, anch'esso vuoto, con un frammento d'ala improbabilmente giustapposto in un riquadro. A guardarlo mi è preso un senso di nausea. Di vuoto. Niente di umano, o divino, lì.
Mancando sia dell'umano che del divino quelle opere mancano innanzi tutto di bellezza. Come ha ricordato il Papa, "(...) Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare "scossa", che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo "risveglia" aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto."
Quella bellezza di cui già Von Balthasar diceva acutamente che "non è più amata e custodita nemmeno dalla religione". E concludeva: "Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare".
Se uno pensa ai capolavori dell'arte del passato, ai Messali miniati a mano con incredibile cura, uno a uno, lodando Dio...si comincia a capire perché spesso le chiese siano vuote.
Sono vuote di corpi umani perché l'umano è stato bandito: quell'umano che ha sete di bellezza e verità, non di sepolcri vuoti o prediche moralistiche. Il senso del sepolcro vuoto è che chi c'era dentro adesso è presente. La tomba può essere vuota, ma la realtà non lo è più. Le parole che accompagnano quelle illustrazioni vuote sono dense di sangue e carne, quel sangue e quella carne che ogni giorno sono presenti sul'altare e, fisicamente, dentro la Chiesa.
Mi auguro che possano ritrovare un accompagnamento degno poichè come richiama ancora Benedetto, "La via della bellezza ci conduce a cogliere il Tutto nel frammento, l’Infinito nel finito, Dio nella storia dell’umanità."
Berlicche socio di SamizdatOnLine
15:36 Scritto da: ritina5 in ARTE | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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20/11/2009
L'incontro tra estetica e fede


Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?” (Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134).
Riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio.
15:01 Scritto da: ritina5 in Papa Benedetto xvi | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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05/10/2009
Quello strano "omino bianco" che si chiama Benedetto
Cari amici, con i potenti mezzi del blog siamo riusciti ad intercettare questa lettera che zio Pseudo Berlicche ha inviato al suo nipotino diletto, Malacoda.
Argomento? Che domanda...sempre lo stesso: il Papa!
Riportiamo il testo qui e poi corriamo e imbucare di nuovo la missiva, tanto per non destare troppi sospetti :-)
Ringraziamo il nostro Pseudo Berlicche per questa meraviglia!!
.
Caro Malacoda,
non so se hai notato che il successo dei viaggi del Papa, fatta eccezione per la Polonia (sapessi come detesto quella nazione!), sembra quasi essere inversamente proporzionale alla percentuale dei sedicenti cattolici presenti nel paese di destinazione.
E' un fenomeno che sto osservando da un po' e anche l'ultima visita nella repubblica ceca non sembra avermi smentito.
I cechi si presentavano come i meno religiosi fra gli europei del momento (e le statistiche le avevamo ben sbandierate, quasi il settanta per cento si dichiarava ateo, solo il trenta credente e di questo trenta solo uno su quattro frequentava la messa).
Poi, com'è come non è... alla celebrazione di Brno si sono radunati in centocinquantamila (che, accidenti a you tube, si vedevano benissimo!) e nelle strade, al passaggio della papamobile, la folla c'era, eccome se c'era.
E' ovvio che avevamo pronti un paio dei soliti argomenti per parare il colpo: primo, le belle giornate di sole sono state complici (ma, dico io, in una bella giornata di sole l'ateo-agnostico medio non ha altro da fare che andare a sentire il papa cattolico? con tutto quello che offre un paese d'arte e di cultura mitteleuropea, con una capitale tanto gettonata dai turisti? E, a Brno, nemmeno una banalissima passeggiata lungo fiume, se proprio manca la fantasia?).
Complice numero due: i gruppi organizzati che sono arrivati dalla Polonia, dall'Austria e dalla Germania. E questa scusa già avrebbe potuto reggere un po' di più, se non fosse piovuto, come un fulmine a ciel sereno, il discorso di congedo del presidente, che ha ringraziato ufficialmente Benedetto XVI per il suo coraggio, per le sue sfide al politicamente corretto che gli costano l'inevitabile impopolarità mediatica.
Difficile dire che un presidente parlasse a titolo personale durante un saluto formale. La gente potrebbe anche pensare che per confezionare un simile discorso abbia prima preso il polso della situazione nel suo paese.
In proporzione, per noi, era andata molto meglio in Brasile, cuore dell'america meridionale, stato popoloso, giovane e cristiano, decantato serbatoio di vocazioni, il vagone più affollato del treno cattolico. Vagone, ho detto, non locomotiva, e mi pare evidente il perché.
Di questi insoliti risultati, da un lato mi compiaccio e dall'altro mi preoccupo. Mi compiaccio nel vedere che i fedeli dei paesi a denominazione cattolica sono alquanto mollicci e privi di nerbo, per lo più appiattiti e affannati a mescolare fede e politica invece che tesi a coniugare fede e ragione; oppure affaccendati a interpretare il dettato evangelico con l'obiettivo della deificazione del proprio personale vissuto.
Non ti nascondo che sono soddisfazioni, così come mi gratifica la tranquillità di sapere che, novanta volte su cento, in un dibattito televisivo sulla religione, i cristiani, e il Papa in particolare, sono peggio difesi se a far da avvocato è un vescovo o un sacerdote piuttosto che Giuliano Ferrara, laico a tutto tondo (satanico sarcasmo!), o l'ex-punkettone Giovanni Lindo Ferretti. Ma, attento: non è tutto oro colato.
In un Papa che incuriosisce, sorprende e affascina più "fuori casa" che "in casa" ci vedo i prodromi di una pericolosa semina.
Mi ricorda troppo quello che accadeva durante i giorni del Nemico sulla terra, quando erano peccatori, pubblicani e prostitute a restare incantati, e a lasciare tutto per seguirLo. Quando erano scribi, dottori della legge e sommi sacerdoti a restare diffidenti per poi diventare apertamente ostili.
Questa strana analogia allarma tutti noi, quaggiù: il nostro signore e padrone è furibondo al solo ricordo di cosa è derivato da quella semina e sa anche che non ci sono concesse energie e tempo sufficienti per fronteggiarne un'altra.
Ancora una cosa: qualche giorno fa hai arruolato una giornalista inglese, tale Ms. Tanya Gold (non è tutto oro quel che riluce, letteralmente), per spargere fango a volontà in terra d'Albione contro Benedetto XVI, e imputridire a tal punto il terreno in cui egli si appresta a camminare durante la visita prossima ventura, da rendere oltremodo improbabile che le sue parole possano attecchire. Va bene, va benissimo, solo ti chiedo, come ti ho già chiesto altre volte, di non esagerare, di non alzare troppo il tiro. Capisco le tue difficoltà, comprendo che ti senti messo alle strette da questo Papa e che a volte non riesci più a occultare il nostro gioco, ma ricordati di non cadere nella trappola della Verità, che vuole tutto alla luce del sole.
Noi non dobbiamo dichiarare ad alta voce il nostro odio, ma assai più prudentemente restare nel chiaroscuro, tra il lusco e il brusco: solo così, nel dubbio e nella confusione, nel basso profilo, nel melting pot che tutto annulla e tutto livella, possiamo sopravvivere, proliferare e andare a segno. Quindi, piano col vetriolo: ricordati che la Chiesa del Nemico non è mai così forte come quando è perseguitata e non è mai così in pericolo come quando è osannata dal mondo, perché "il suo unico vanto è la Croce", non il megafono dei media.
Spero di averti rinfrescato la memoria e, se non ti basta, ascoltati per benino qualche catechesi di padre Livio, di tanto in tanto (cosa mi tocca dire!). In campana, nipote mio, e, soprattutto, "pas trop de zèle"
Tuo affezionato zio Pseudo Berlicche".
Grazie a Raffaella
22:05 Scritto da: ritina5 in Papa Benedetto xvi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/09/2009
Angelo o farfalla?
Una straordinaria immagine dal telescoio Hubble: la Farfalla del cosmo. Vola tutto intorno ai confini dell'universo.
Perchè farfalla, non potrebbe essere un Angelo?

20:24 Scritto da: ritina5 in Bellezza | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/03/2009
BALLE SPAZIALI

Idiota e lurido Kant
se Dio non c'è tutto è permesso.
Basta con la morale. Solo la carità è rispettabile.
Cristo e Dostoevskij. Tutto il resto sono balle.
Cesare Pavese
(Il mestiere di vivere, Diario 1935-1950)
21:32 Scritto da: ritina5 in Aforismi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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