14/11/2010
SALVIAMO ASIA BIBI!
Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà
Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna, com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe di lavoro perché si convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno, recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a causa della loro fede.
Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero 331 2933554 o all’indirizzo di posta elettronica salviamoasiabibi@tv2000.it. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.
19:31 Scritto da: ritina5 in persecuzioni | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cristiani perseguitati, islamici, blasfemia, appelli | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
11/11/2010
MESSAGGIO DI MONS. LUIGI NEGRI PER L’ECCIDIO DI 37 CRISTIANI MASSACRATI ALL’INTERNO DI UNA CHIESA DI BAGHDAD
Al termine della Celebrazione Eucaristica di tutti i Santi, nella Cattedrale di Pennabilli, Mons. Luigi Negri ha rivolto ai fedeli presenti un messaggio che è anche il contenuto di questo comunicato.
“Senza nessuna esitazione ed incertezza, fruendo dell’autorevolezza che viene ad un Vescovo della Chiesa particolare ma che vive il sentimento profondo della Chiesa universale, io mi sento di ascrivere alla moltitudine dei Santi questi 37 nostri fratelli, fra i quali due sacerdoti, che sono stati massacrati all'interno di una chiesa cattolica in Iraq per un atto di terrorismo il cui bilancio provvisorio però, secondo una prima stima, fa salire a 50 il numero complessivo delle vittime e ad oltre 80 quello dei feriti.
Si vede chiaro ogni giorno che passa, in barba a tutti gli irenismi e a tutte le ricerche delle moderazioni, che il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all'interno di questo obiettivo che certamente sarà a più lunga scadenza, un obiettivo più immediato cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente e poi, più o meno, in tutti i paesi anche di antica tradizione cristiana.
Sono martiri, noi li pensiamo così; sono martiri che hanno offerto la loro vita quasi senza saperlo, senza aspettarselo, senza deciderlo, una sorta di nuovi santi innocenti che erano in Chiesa per pregare e non sono più tornati a casa. Io mi auguro che la Santa Chiesa Cattolica non abbia tergiversazioni o incertezze, che abbia il coraggio di indicare in questo un evento assolutamente straordinario di martirio ricevuto da coloro che, ripeto, hanno nel fondo del cuore l’ intendimento di eliminare la vita cristiana, la presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo.
Non è perché è successo in Iran che noi possiamo stare tranquilli; la teoria che ogni tanto mi viene proposta che il Montefeltro è un’isola beata, non sta più in piedi. In questa isola beata è arrivato l'edonismo che distrugge le nostre famiglie, è arrivata la droga, è arrivato tutto un modo di sentire e di vivere la vita che ha scosso profondamente le radici della nostra cultura di popolo cristiano. Per questo io mi aspetto che l'insperato e realissimo incontro con il Papa Benedetto XVI conforti questo nostro cammino per recuperare le radici della nostra tradizione cristiana.
Non pensiate che non possa succedere anche qui; non pensiate che nel corso magari di una generazione, o anche meno, non possa accadere che dei cristiani del Montefeltro, che vanno in Chiesa per pregare, non tornino più a casa. Questo non per alimentare allarmismi ma per la consapevolezza del livello a cui è arrivato questo scontro epocale fra Cristo, fra il cristianesimo e coloro che vogliono distruggerlo. Noi abbiamo questa coscienza e per questo chiediamo al Signore che ci dia la forza; Don Abbondio ha detto al suo Cardinale “ il coraggio uno non se lo può dare”, il suo grande Cardinale gli ha risposto “uno non se lo può dare ma lo può chiedere” .
Cominciamo a chiedere al Signore Iddio, per intercessione della Madonna delle Grazie, il dono di un coraggio che ci faccia essere testimoni limpidi della fede in Cristo di fronte a questo mondo che è lontano ovunque; che anche quando sembra vicino sostanzialmente è lontano dal Signore. Ci dia questa forza, ci riduca se è possibile le fatiche, ma soprattutto ci faccia radicare nella sua presenza piena di letizia e di sacrificio”.
Luigi Negri
+Vescovo di San Marino-Montefeltro
Pennabilli, 1 Novembre 2010
17:45 Scritto da: ritina5 in persecuzioni | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cristiani perseguitati, iraq, mons negri, chiesa cattolica, islamici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
09/11/2010
IRAQ «Hanno ucciso la gente faccia a faccia»
09/11/2010 - Intervista a don Robert Jarjis, amico dei preti assassinati a Baghdad. Mentre, a una settimana dall'attacco di Al Qaeda, vengono uccisi altri due fedeli. «È un olocausto che nessuno vuole guardare»
Don Thaer era il suo compagno di banco in seminario, il suo amico. Poco più di una settimana fa è stato ucciso mentre diceva la messa. Aveva trentadue anni. «Stava celebrando l’Eucaristia. Il suo sangue si è mischiato con quello di Cristo sull’altare», dice don Robert Jarjis. Dopo l’ordinazione sacerdotale, lui ha proseguito gli studi a Roma, mentre Thear è rimasto a Baghdad. Ha saputo della sua morte al telefono, prima che le agenzie di stampa rimbalzassero al mondo la strage di Al Qaeda nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Soccorso. Poi la notizia è arrivata. Se ne è parlato per qualche giorno, sulle prime pagine dei giornali. «Ma già ora è calato il silenzio. Quello è un olocausto che nessuno vuole guardare».
Don Thaer aveva paura di vivere e servire la Chiesa a Baghdad?
Negli ultimi mesi sembrava tutto tranquillo. Anzi, da là mi dicevano: «Finalmente, Robert, qui si respira. Forse qualcosa sta cambiando». Poi, all’improvviso, accade questo. Un attacco crudele, sembra una nuova fase della persecuzione.
Perché?
È il primo caso di questo genere, non ha precedenti. Le chiese sono sempre state attaccate, ma da fuori. Questi uomini invece sono entrati, durante la messa. Hanno ucciso la gente faccia a faccia. Anche le donne e i bambini (nove bambini, tra i quali uno di tre anni e due di pochi mesi; ndr). Per un uomo islamico è un disonore inconcepibile. Invece loro non hanno fatto distinzioni. Come per una volontà di sterminio. Anche chi è rimasto ferito, in questi giorni, sta morendo.
I due sacerdoti, don Thaer e don Wasim, sono stati i primi a essere uccisi.
I terroristi hanno chiuso le porte. Thaer ha fatto salire la gente sull’altare per farla rifugiare in sacrestia, l’ha chiusa lì dentro. Ha pregato quegli uomini di lasciare in pace i fedeli e di prendere lui. Loro lo hanno riempito di pallottole. Padre Wasim era nel confessionale, è corso fuori e li ha supplicati di pregare insieme, per la pace in Iraq, ognuno a suo modo e ognuno al suo Dio, lasciando stare gli innocenti. Loro lo hanno portato sull’altare e lo hanno ucciso. Aveva ventisei anni. In chiesa c’era anche il fratello di Thaer, è morto anche lui. E c’era sua madre, che ha visto e vissuto tutto.
Le persone in sacrestia?
Qualcuno si è salvato, altri sono stati raggiunti dai colpi di mitra sparati contro la porta. Una madre ha salvato suo figlio di cinque mesi chiudendolo in un cassetto. Un’altra donna incinta è stata presa da un terrorista, che si è fatto esplodere insieme a lei. Senza pietà, non solo per i vivi, ma anche per chi doveva ancora nascere.
E l’intervento della polizia?
Sembra che non ci sia stata alcuna trattativa con il commando di estremisti. E i militari non sono intervenuti per fermare tutto, se non quando tanti erano già stati uccisi,. Il governo, ora, cerca solo di salvare se stesso.
Lei tra poco tornerà in Iraq?
Molto probabilmente sì. Vado dove mi vuole la Chiesa. Per me non conta la mia vita, la mia vita è la Chiesa e io voglio fare tutto il possibile per il mio popolo.
Non ha paura?
Sono un essere umano. Forse sarò ucciso anch’io e di questo ho paura. Ma Cristo sarà sempre al mio fianco. E se morirò, altri uomini continueranno il mio compito. Ora c’è solo il dolore per le persone che sono morte. Quella domenica, il sangue di Cristo è diventato il loro. E questo non lo dice nessuno. Quel giorno deve essere ricordato per sempre. In tutte le chiese dell’Iraq, domenica scorsa si è celebrata una messa per le vittime, e la gente ci è andata. Grazie a Dio non è successo nulla. Ma il silenzio del mondo è già contro di noi: ci sembra di essere abbandonati al nostro destino. Perché non se ne parla più, e si aspetterà la prossima strage. Che il Signore abbia pietà di tutti noi.
Da Tracce
16:46 Scritto da: ritina5 in persecuzioni | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cristiani perseguitati, islamisti, iraq, chiesa cattolica | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/11/2010
Nella festa di Tutti i Santi, a Baghdad è strage di nuovi Santi Innocenti
“È la risposta dell’islam radicale al sinodo dei vescovi che si è tenuto dieci giorni fa in Vaticano”: questo ha scritto Luigi Geninazzi, editorialista e inviato di “Avvenire” in Iraq, sulla prima pagina del giornale dei vescovi italiani, a commento della strage nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad.
Il messaggio associato dai terroristi musulmani alla strage è implacabilmente mirato contro i cristiani, contro la loro presenza in Iraq e in altri paesi arabi. Contro lo stesso Vaticano, al quale si comanda di “fare pressione sulle Chiese d’Oriente”. I terroristi minacciano anche la Chiesa copta d’Egitto, esigono la liberazione di due donne che dicono prigioniere di un monastero perché convertite all’islam, e ne fanno i nomi: Camila Shehata e Wafa Constantine, mogli di due preti copti allontanatesi da casa per disaccordi familiari.
“Avvenire” del 2 novembre dedica alla strage e agli obiettivi dei terroristi tre intere pagine ricche d’informazioni, più l’editoriale e il titolo di testa in prima. Dà rilievo alle parole di Benedetto XVI all’Angelus e cita un passaggio dell’omelia del vescovo di San marino e Montefeltro, Luigi Negri:
“Si vede chiaro ogni giorno che passa, in barba a tutti gli irenismi e a tutte le ricerche di moderazione, che il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all’interno di questo obiettivo che certamente sarà a più lunga scadenza, un obiettivo più immediato, cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente e poi in tutti i paesi di antica tradizione cristiana. I caduti sono martiri che hanno offerto la loro vita quasi senza saperlo, senza aspettarselo, senza deciderlo, una sorta di nuovi santi innocenti”.
I due giovani sacerdoti abbattuti dai terroristi nella cattedrale assieme a molte decine di loro fedeli tra cui otto bambini si aggiungono a una sequela di altri sacerdoti e vescovi uccisi, in Iraq. Nella sola Baghdad, su 65 chiese e monasteri cristiani, ne sono stati finora assaliti più di 40. Il riserbo del sinodo su questa realtà terribile è stato anch’esso un effetto di questo assedio ad opera dell’islam radicale. Un riserbo più comprensibile della loquacità accusatoria dimostrata dallo stesso sinodo contro Israele, come fosse questo il nemico.
Grazie a Settimo Cielo
20:00 Scritto da: ritina5 in Islamici | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cristiani perseguitati, islamici, chiesa cattolica | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
























