15/09/2010
Il nemico di Oriana? Non l'islam ma i vili intellettuali d'Occidente
Nonostante tutto non riesco a ricordare Oriana Fallaci mettendogli in bocca e negli occhi la rabbia contro l’islam. Anche se per reazione all’ipocrisia verrebbe proprio voglia, perché le celebrazioni che la riguardano vogliono isolare o trattare come folle e vecchia la Fallaci degli ultimi anni, quella dove aveva assunto la parte di Cassandra e gridava Troia-brucia-Troia-brucia.
Oriana è stata di più, infinitamente di più che antislamica. Uso non a caso la parola “infinitamente”. Perché guardarla in faccia com’è nel ricordo di chi l’ha conosciuta, significa attingere all’essenza stessa dell’essere uomini: un amore alla vita fuori di ogni misura, dunque smisurato, infinito perché di meno dell’infinito c’è solo il nulla e la morte.
Oriana ha odiato la morte, le sue catene ingiuriose. Per questo ha detestato e maledetto l’Islam nella forma in cui le si è palesato dinanzi agli occhi e le è entrato nel naso con la polvere da sparo di Beirut e con il cemento dissolto insieme alle ossa degli americani assassinati da Al Qaeda l’11 settembre del 2001. Ha odiato e combattuto il culto della morte dei kamikaze e dei loro cantori, il nocciolo di violenza inestirpabile che lei ha visto dentro il Corano, dove la fede si afferma con la spada.
Non importa qui stare a sostenere che esiste un altro Islam. Lei lo ha vissuto così e ha fornito prove per questa sua tesi e questo suo dolore. È stata ingiusta, ma il suo allarme non era e non è campato per aria. Soprattutto su un punto: la furia omicida dei terroristi ispirati all’islam non è derivata dalle colpe dell’Occidente. Non è una reazione esasperata a un’ingiustizia subita. È una violenza sorgiva, è una volontà di sopraffazione che non deriva dall’umiliazione sofferta, ma è dentro il basamento stesso del Corano così come l’ala purtroppo egemonica dell’Islam militante lo intende. Magari per ragioni tattiche e di furbizia non lo dice apertamente, ma quest’idea di metterci sotto i tacchi esiste eccome nei militanti anche italiani del partito delle moschee sempre e dovunque. Continua QUI
11:09 Scritto da: ritina5 in Oriana Fallaci | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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16/08/2010
Obama, sì alla moschea a Ground Zero
L'Occidente si è completamente calate le braghe! Il luogo dove è avvenuta la strage per opera dei terroristi musulmani di al Qaeda, diventerà un luogo sacro per i seguaci di Maometto. Roba da pazzi incoscienti? No! Si persegue un disegno ben preciso; si attacca la Chiesa Cattolica su tutti i fronti, cercando di distruggerne la missione educativa, perchè è l'unico Soggetto, ormai, ad avere a cuore l'uomo e la sua vita nella sua concretezza. Si tenta di screditare i Sacerdoti, tutti, per poche, povere pecore smarrite; un "dàgli all'untore" sistematico, martellante, perseverante... diabolico! E nel contempo si favorisce una "religione" da sempre nemica del Cristianesimo, nata da una scheggia impazzita dei primi cristiani. Religione violenta e paurosa della libertà e della ragione; valori supremi dell'essere umano, gli unici che lo differenziano dalle bestie. Credevo che l'Occidente temesse i musulmani e la loro cultura, ma mi devo ricredere; la gente-gente sì, li teme, ma chi ha il potere no; anzi, a loro fa comodo un popolo che non pensa, che non reagisce, che non s'interessa della Res Pubblica... Capre e pecore ci vogliono! Prepariamo burka per coprirci e tagliole per farci mozzare mani e teste! Obama... Obama... Obama è un anticristo! Un caprone, un lupo vestito da agnello!
Questa la notizia letta su Avvenire: «I musulmani hanno diritto a costruire una moschea a pochi passi da Ground Zero». Lo ha detto Barack Obama alla comunità musulmana americana prima della cena Iftar che segna l'inizio l'inizio del Ramadan. «Come cittadino, come presidente, credo che i musulmani abbiano il diritto di praticare la loro religione come qualsiasi altra persona nel Paese», ha detto il presidente americano, aggiungendo che questo include il diritto di costruire un luogo di preghiera e un centro a Lower Manhattan.
«Questa è l'America - ha ricordato l'inquilino della Casa Bianca - e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile. Il principio che le persone di tutte le fedi sono benvenute nel nostro Paese e che non verranno trattate in maniera diversa dal loro governo è essenziale per quello che siamo. La volontà dei nostri Fondatori deve essere rispettata».
Obama ha ricordato che «gli attacchi dell'11 settembre sono stati un evento profondamente traumatico per il nostro Paese. È inimmaginabile il dolore di chi ha vissuto la perdita dei propri cari, Ground Zero per questo è un territorio sacro, per questo capisco le emozioni che provoca questa vicenda». Ma, ha spiegato il presidente americano, «la causa di al Qaeda non è l'Islam, è solo una volgare distorsione dell'Islam che fa capo - ha concluso - a terroristi che uccidono innocenti».
Fonte
13:41 Scritto da: ritina5 in cronaca | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
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05/01/2009
SILENZIO COLPEVOLE
Guardate la foto qui sopra: è di sabato pomeriggio. Mille, forse duemila musulmani hanno occupato piazza Duomo a Milano per protestare contro i raid israeliani a Gaza, hanno bruciato bandiere con la stella di David e poi hanno pregato rivolti verso la Mecca. Anche il sagrato è stato occupato. Il Duomo ha dovuto chiudere. Se un cristiano, ammesso che ce ne sia ancora qualcuno in circolazione, avesse voluto entrare nella cattedrale per pregare, o per partecipare alla messa, avrebbe dovuto rinunciarvi. La stessa cosa è successa a Bologna in piazza Maggiore, davanti a San Petronio: la foto è a pagina 5. Anche in altre città d'Italia e d'Europa molte piazze e molti sagrati si sono trasformati in improvvisate moschee all'aperto. Guardate e tenete presente un dato: è la prima volta che succede.
Ma perché i musulmani, per protestare contro la guerra in Palestina, hanno scelto i luoghi simbolo della cristianità? Perché non davanti a un consolato israeliano? O americano? Perché per la preghiera, invece che in una moschea - ce ne sono ormai parecchie - hanno scelto le cattedrali, come a Milano, o la basilica più importante come a Bologna?
Domande alle quali si possono dare due risposte. La prima sgombrerebbe il campo da qualsiasi dietrologia: sono andati davanti al Duomo e davanti a San Petronio perché quelle sono le piazze principali di Milano e di Bologna. Secondo un'interpretazione ancor più benevola, hanno addirittura voluto cercare un'ideale solidarietà con i cristiani, pregando l'unico Dio: in fondo, ha osservato qualcuno, sulla facciata del Duomo sta scritto Mariae Nascenti, e se c'è un culto che accomuna cattolici e musulmani questo è proprio quello mariano. La preghiera di massa sarebbe dunque un atto di pietà, una richiesta di carità in un momento di sofferenza per il popolo arabo.
Ma c'è un'altra possibile chiave interpretativa, che è quella di una simbolica occupazione. Di un atto di arroganza e perfino di violenza: a Milano i dimostranti - guidati dall'imam di viale Jenner, già condannato per terrorismo - sono arrivati di corsa, seminando paura, sgomberando di forza la piazza, occupandola senza alcun permesso, costringendo appunto il Duomo a chiudere. Dove sarebbero, visti i modi e i fatti, il rispetto e la solidarietà con i cristiani?
Sembra quasi che, con questa azione forse coordinata nelle varie città, il mondo islamico abbia voluto lanciare un segnale: i vostri tradizionali luoghi di preghiera adesso diventano nostri. Dove prima pregavate voi, adesso preghiamo noi. Per il devoto musulmano i luoghi, i segni, i simboli hanno un valore ben più profondo di quanto ne attribuiamo noi occidentali, ormai largamente secolarizzati.
Può darsi che quest'ipotesi di un'occupazione simbolica sia un allarmismo esagerato. Resta il fatto che non si vede che cosa c'entrino il Duomo e San Petronio con i raid israeliani; e che mai la preghiera collettiva si era tenuta sui sagrati delle chiese cattoliche. (Non vogliamo neanche immaginare che cosa avrebbe scritto Oriana Fallaci. Avrebbe parlato come minimo di sfregio, di oltraggio. Quando cominciò a sostenere quelle sue tesi, fu fatta passare per un'invasata. Adesso sono molti, invece, a temere che avesse ragione).
Ma la vera notizia, quella che ci ha indotti - a distanza ormai di due giorni - ad «aprire» il giornale con la foto che avete visto in prima pagina, è la distrazione, il disinteresse, il deprimente silenzio che ha accompagnato le invasioni di piazza Duomo e piazza Maggiore. I saldi e le code agli outlet valgono ben di più, nel nostro media-system, di un Duomo trasformato in moschea.
11:52 Scritto da: ritina5 in Islamici | Link permanente | Commenti (5) | Trackback (0) | Segnala
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12/12/2008
ORA L'OCCIDENTE DIFENDA IL DISSENSO

di Renzo Foa [12 dicembre 2008]
Va letto con attenzione il documento che pubblichiamo in queste pagine, il manifesto di Carta '08, perché si tratta di uno di quei testi che possono cambiare la storia della Cina e del pianeta, ricalcando altre importanti storie. O, almeno, la speranza è questa. Del resto, quando un piccolo gruppo di intellettuali cecoslovacchi si riunì attorno a Charta '77 nessuno pensò che da lì a dodici anni uno di loro, Vaclav Havel, sarebbe salito al Castello, sarebbe cioè diventato presidente della Repubblica. Esattamente come, nell'estate del 1980, quando Solidarnosc fece la sua irruzione sulla scena, nessuno immaginò che quel movimento capace di raccogliere "tute blu" e pensatori sarebbe diventato l'artefice del "grande cambiamento" in quello che si chiamava allora Est, con l'epilogo del crollo del totalitarismo comunista.Nello stesso modo, difficile è oggi prevedere a quale sbocco, e quando, porterà l'iniziativa assunta in questi giorni dalle 303 personalità cinesi, nell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Possiamo però dire – ne siamo certi – che molto dipenderà dall'attenzione che nel mondo sarà riservata a Carta '08 e dal sostegno che le verrà dato. La storia ci ha insegnato quanto siano stati importanti, nella rottura avvenuta nel 1989, i movimenti definiti "dissenso". Ci ha detto che tutto è stato reso possibile anche dal coraggio di alcune esigue minoranze, da personalità che si sono esposte e che non hanno avuto paura di affrontare il rigore della repressione. Ci ha parlato della solitudine in cui a lungo sono stati lasciati Lech Walesa o Vaclav Havel o lo stesso Andrej Sacharov, per citare solo le figure più note. Ma ha anche testimoniato che senza di loro tutto il processo di crisi del totalitarismo comunista sarebbe stato certamente più lento, che forse non ci sarebbe stato il 1989, con nell'estate il primo governo presieduto da un intellettuale cattolico a Varsavia e nell'autunno la caduta del muro di Berlino e poi la frana dei regimi dell'Europa orientale.
Appunto, senza Walesa, senza Havel, senza Sacharov, senza i loro compagni e amici in patria e nel mondo, la vicenda europea e quella mondiale sarebbero andate come sono effettivamente andate? Carta '08 rappresenta oggi per la società cinese la speranza che, come avvenuto vent'anni fa in questa parte del globo, possa aprirsi davvero una crisi nel regime di Pechino e possa esserci in tempi non lontani l'avvio di una transizione democratica. Ma va detto che questa speranza può essere più consistente se il mondo si preoccuperà di sostenere Carta '08 e di difendere i suoi promotori e i firmatari del suo manifesto. In altre parole se chi si espone nella lotta per la libertà non verrà lasciato solo o se verrà sostenuto solo con la fragilità delle parole.
La storia d'Europa e del mondo è piena di episodi in cui i "coraggiosi" sono stati abbandonati, in parte perché è mancata la volontà politica di appoggiarrli, in parte perché si è preferito cedere al ricatto dei regimi tirannici. Commerci, scambi, prudenze diplomatiche troppo spesso in passato hanno fatto aggio sull'internazionalismo della libertà. Figuriamoci cosa può succedere quando si parla del colosso cinese, della grande potenza economica e finanziaria che sta imprimendo un segno indelebile su questa fase della globalizzazione. Ne abbiamo visti le anticipazioni in occasione dei giochi olimpici che si sono svolti a Pechino la scorsa estate. Però sappiamo che, nel mondo, si può trovare il coraggio di sfidare tirannie come quella cinese e che questo coraggio non può essere limitato solo ai giornali che danno voce al "dissenso" o alle forze politiche e intellettuali che lo sostengono.
Sappiamo che anche i governi possono fare di più, quanto meno lo sappiamo da quando il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama. Ci aspettiamo ora, da parte dei governi del libero Occidente, un sostegno non ipocrita a Carta '08. Ci aspettiamo che non venga tollerato l'arresto dei suoi promotori e dei suoi militanti. Ci aspettiamo che si alzi un po' la voce e che si sostengano i 303 coraggiosi che hanno firmato il documento che pubblichiamo in queste pagine. Ce lo aspettiamo naturalmente anche da parte del governo italiano, che non può reggersi su una maggioranza che si richiama alla parola libertà, se poi ignora che esiste un problema mondiale della libertà e della sua conquista sotto ogni cielo. A cominciare dalla Cina.
da Liberal
13:19 Scritto da: ritina5 in la Cina è vicina | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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