08/07/2010

Minacciata di lapidazione!

Ho ricevuto questo drammatico appello che prontamente pubblico, invitando gli amici ad aderire!


smallish_2233913209_ea1cfd04e5_o.jpg"Cari amici,

la mia amica Marina Nemat, esule Iraniana che vive in Canada (scrittrice del libro “Prigioniera di Teheran” – www.marinanemat.com ), con la quale sono in contatto da alcuni mesi, mi scrive.


Una sua conoscente, Sakineh Mohammadie Ashtiani, accusata di adulterio in Iran, sta per essere uccisa mediante lapidazione.

Marina invita ad aderire ad un appello al seguente link, per chiedere che Sakineh sia risparmiata: http://freesakineh.org/


Vi prego di considerare la fonte come ASSOLUTAMENTE attendibile, e di dare la massima diffusione possibile a questo messaggio, coinvolgendo anche giornalisti, personalità, politici che conoscete."

Grazie!

Paolo Fava

19:25 Scritto da: ritina5 in APPELLI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: lapidazioni, appelli, esteri, persecuzioni | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

26/06/2010

Il blitz nella cattedrale belga

Demonio.jpgOltraggio che nulla ripara e molto svela

Marina Corradi

Un blitz nella cripta di una cattedrale, come fosse il cuore di una organizzazione criminale.
Forzare le tombe di due vescovi, violarne i sepolcri cercando segreti dossier – che però non ci sono. Ha il sapore di un film di Dan Brown quello che è successo a Mechelen, in Belgio. Nell’ambito di una inchiesta su casi di pedofilia nella Chiesa belga un giudice ha ordinato interrogatori di vescovi, e sequestri di dossier, e anche la perquisizione nella cattedrale, capolavoro duecentesco che da secoli è il simbolo della città vicina a Bruxelles.
Non è in discussione la liceità delle indagini, né l’esigenza di arrivare alla verità, se abusi ci sono stati: da mesi il Papa insiste sulla necessità di riparare al male fatto. Fatto anche in Belgio. Da singoli uomini. Ma in questo blitz in cattedrale, nella violazione delle tombe di due arcivescovi della diocesi di Bruxelles, si legge qualcosa che va oltre la legittima esigenza di giustizia. Era davvero necessario arrivare, come ha scritto la stampa belga, con i martelli pneumatici in una cripta mortuaria? E non assume invece, un simile assalto, un valore simbolico, il segno di una voglia di attaccare la Chiesa nella sua totalità?
"Operazione Chiesa", è il nome della inchiesta della magistratura belga, ed è un nome significativo. Un nome che indica il bersaglio. Non i singoli colpevoli, ma "la" Chiesa.
E non tanto per le colpe terribili e odiose di alcuni suoi ministri, quanto per ciò che la Chiesa stessa rappresenta, per ciò che "è". C’è l’eco, in quel blitz sulle tombe, di un redde rationem, di un rendimento di conti con la pretesa originaria della Chiesa: cioè di portare Cristo, e la sua verità. Che fastidiosamente, e più che mai in un Paese secolarizzato come il Belgio, cozza contro la cultura dominante e il suo idolo – l’Io vezzeggiato, libero da ogni legge che non sia la sua.
Non si spiega altrimenti la brutalità e la voluta vistosità di questa incursione. Come se si volesse colpire proprio al cuore. Di chiese aggredite nella storia ce ne sono state tante, e con ben altra distruttività. In rivoluzioni e tragedie imparagonabili a questo piccolo blitz di un giudice, incursione legale, protetta dai timbri di un ordine di perquisizione. E tuttavia, violare tombe di cardinali in una cattedrale, pur con i crismi della legge, è un gesto che sa di violenza.
Cogliendo la circostanza tragica degli abusi pedofili, colpire non i colpevoli, ma mirare al cuore.
Al cuore, nelle viscere di una quelle splendenti cattedrali che costellano le nostre città d’Europa. A osservarle dall’alto, appaiono come il centro di una ragnatela di case, di storie, di uomini. Come radici, quei colossi di marmi, della città attorno; e madri, cui comunque anche da lontano, o col ricordo, si ritorna. Segni di pietra delle origini del nostro vivere in comunità.
Per questo il blitz di un giudice sconosciuto in una piccola città lontana addolora. Quella chiesa è un cuore. Alla gente è stato detto, in un metalinguaggio trasparente, che il cuore comune è depositario forse di vergognosi segreti. Lo si è forzato, violato, per cercarli. E anche se niente è stato trovato il senso di una profanazione rimane, insieme agli indimostrati ma angosciosi dubbi seminati; come se proprio la radice di quella città, di quel popolo si volesse incrinare.

© Copyright Avvenire, 26 giugno 2010 consultabile online anche qui.


21/04/2010

Il 16 maggio in Piazza San Pietro per il Regina Coeli

Il 16 maggio

in Piazza San Pietro

per il Regina Coeli

INSIEME AL PAPA

 

Domenica 16 maggio 2010 vogliamo stringerci visibilmente

intorno a Benedetto XVI come figli col padre, desiderosi di portare

un poco del peso che la situazione attuale carica sulle sue spalle.

Vogliamo pregare con lui e pregare per lui. È il gesto più semplice

e più vero che possiamo compiere per esprimere la vicinanza al

Santo Padre, alla Chiesa, a chi ha sofferto per il male subito.

Vogliamo testimoniare, nella penitenza e nell’unità con il Papa,

che l’esperienza cristiana è esperienza di bellezza, di pienezza, di

misericordia capace di abbracciare tutti gli uomini.

Il desiderio della giustizia, ferita dal male dell’uomo, incontra

Cristo crocifisso e risorto, speranza più forte della morte.

 

INVITIAMO TUTTI

ad aderire alla proposta della Consulta Nazionale

delle Aggregazioni Laicali,

partecipando in Piazza San Pietro,

alle ore 12 del 16 maggio,

alla preghiera di tutto il popolo cristiano

Comunione e Liberazione

 

20/04/2010

Dolore e speranza come di «naufragio»

papa che prega.jpg
Uno degli otto che a Malta hanno incon­trato Benedetto XVI e faccia a faccia gli hanno raccontato la loro storia di bambini violati ha detto che il Papa ha pianto, nell’a­scoltare. Segreto e riservatissimo l’incontro, nessuna telecamera si è allungata a cogliere l’istante in cui la compassione, il cum - pa­tere, soffrire insieme, traboccava sul viso di Benedetto XVI. Lo ha testimoniato solo, me­ravigliato, un visitatore: «ll Papa ha pianto con me». Piangere, e soprattutto davanti ad altri uo­mini, non è abitudine dei grandi della Terra. Se mai succede, lo fanno da soli, perché nes­suno veda ciò che comunemente è inteso co­me stigma di confusione e debolezza. «Ver­gogna », e senso di «tradimento» sono le e­spressioni che lo stesso Benedetto ha usato nella Lettera ai cattolici d’Irlanda.

Però non c’è, in quella sofferenza trapelata a Malta, so­lo il dolore del male, né solo senso di sconfitta. In volo verso l’isola dove Pao­lo fece naufragio, il Papa ha detto ai giornalisti: «Pen­so che il motivo del naufragio parli per noi. Dal naufragio, per Malta è nata la fortuna di avere la fede. Così anche noi possiamo pen­sare che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio e possono essere utili per nuovi inizi nella nostra vita». Singolare, straordinaria cristiana lettura di ciò che, normalmente, gli uomini chia­mano semplicemente disgrazia, o colpa, ma in ogni caso identificano in un pu­ro male, come il rivoltarsi di un avverso de­stino. I marinai della nave di Paolo, in balia del Mediterraneo, alla deriva in un orizzonte sen­za approdi, maledivano probabilmente il giorno in cui erano partiti – il giorno in cui un Caso maligno li aveva arruolati in quella im­presa. Paolo invece, lo ha ricordato il Papa, e­ra certo: «Ci dovremo imbattere in un’isola». Spezzata la rotta per Roma, pure non dubi­tava che anche quel naufragio fosse disegno di Dio.


Il fondo della sventura, la nave sfa­sciata dalle onda e l’equipaggio miserabil­mente approdato sugli scogli: eppure Paolo era convinto che non fosse la fine, ma un al­tro inizio. (Non è quasi mai così, fra gli uomi­ni. Di fronte a una dura sconfitta molti si i­steriliscono nella rabbia. I più si rassegnano, amari. Qualcuno si ribella fino a voler mori­re. Non è cosa del mondo, questo modo di guardare a un naufragio: come al germoglia­re di un seme selvatico, non seminato, e che tuttavia spunta in un giardino). Già almeno una volta Benedetto XVI ha usa­to questa espressione, naufragio. «Senza un morire – ha scritto nel 'Gesù di Nazaret' – senza il naufragio di ciò che è solo nostro, non c’è comunione con Dio, non c’è redenzione». Dicendoci che il nostro progetto, anche il mi­gliore, non è necessariamente quello di Dio, che strappò le vele alla nave di Paolo, a Mal­ta. Dicendo che il fallimento accettato nella conversione può essere fertile di vita nuova. Che non ci salviamo da noi, ma veniamo sal­vati da Cristo. Che sguardo 'altro', e che altra prospettiva, mentre ancora i titoli dei giornali stanano e inseguono accaniti vicende di preti colpevo­li – quasi soddisfatti che anche gli uomini di Dio siano a volte miserabili come gli altri. «Il Papa ha pianto», ha detto un ex bambino vio­lato a Malta. Lo ha detto meravigliato e com­mosso; perché ha visto in faccia al Papa vero dolore. Eppure, insieme, una assoluta, ferrea certezza di un bene, tuttavia, perfino di quel male più grande.


Marina Corradi
Da Avvenire

12/04/2010

Tutti in piazza: noi stiamo con il Papa!

papa che firma.jpg

Allora, finalmente, pare che fra poco si andrà tutti in piazza San Pietro per dire al Papa che siamo con lui: secondo Repubblica, dovrebbe essere il prossimo 16 maggio.

ERA ORA! CI VOLEVA TANTO?

Quando hanno impedito al Papa di andare a parlare alla Sapienza, non ci abbiamo pensato due volte, iL Card. Ruini ha invitato tutti pubblicamente – è bastata una frase! – e la domenica dopo eravamo tutti all’Angelus, a pregare con Benedetto XVI. Adesso ci si è pensato pure troppo. SVEGLIA!!!!!! E cominciamo a mettere i puntini sulle i.

Sono cresciuta fra preti e suore. In parrocchia, in comunità, io e la mia famiglia, che è numerosa: fosse un fenomeno tanto diffuso, almeno statisticamente, in 46 anni, avrei dovuto sentirne parlare. Ma a me non è mai capitato neppure di sentirlo come storia lontana. Invece adesso fra i luoghi comuni c’è pure quello del prete pedofilo: è diventato anche un crimine da telefilm (ieri, su Criminal Minds, per esempio). Ma come si permettono?

Vogliamo veramente combattere la pedofilia? Allora, cominciamo a fare nomi e cognomi di quelli che vanno con le minorenni che battono i marciapiedi, quelle dall’est, ma anche le giovanissime africane. Che sono, quelli, benefattori? Oppure: avanti, facciamo una bella indagine fra le agenzie da viaggio, e vediamo chi va in Thailandia, e a fare cosa. Vediamo di fare qualche bella inchiesta sul turismo sessuale – d’altra parte, non ci sarà mica solo il turismo procreativo, no? – e però voglio pubblicati nomi, cognomi e professioni, accanto alle foto di chi va in cerca di minori. E poi voglio un’indagine nelle discoteche: quanti anni hanno le cubiste? E ancora: andiamo a leggere i libri di Mario Mieli,  intellettuale di riferimento del mondo omosessuale, c’è un circolo a Roma che lo ricorda, e anche wikipedia riferisce che “Nel processo politico di ristrutturazione della società (…) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia” . INSOMMA, COSA SI VUOLE VERAMENTE ABBATTERE:  LA PEDOFILIA O LA CHIESA?

Io non mi faccio fare lezioni sulla moralità della Chiesa da chi pensa che l’aborto sia un diritto e dai Mario Mieli di turno.

C’è la fila di gente che vuole mandare i propri figli nelle scuole cattoliche (e qui ho esperienza personale diretta), specie se la propria famiglia è disastrata, valanghe di persone spingono i propri figli ad andare in parrocchia, durante la settimana e anche durante le vacanze. Anche non credenti. Sfido chiunque a dire che preferisce sapere i propri figli adolescenti in vacanza in campeggi o villaggi turistici qualsiasi, o a spasso per il mondo, rispetto che frequentare una qualsiasi comunità cattolica. SFIDO CHIUNQUE, ripeto. Ma venitemelo a dire in faccia, please. E poi rispondete: tutti incoscienti ad affidare i propri figli a dei pedofili incalliti?

Date le premesse di cui sopra, entriamo nel merito delle denunce. Si accusa Benedetto XVI di aver coperto pedofili. E si sta cercando di arrivare anche a Papa Giovanni Paolo II: calunnia,calunnia, qualcosa rimane! Nessuno nega il fatto che ci siano stati fatti gravissimi, di pedofilia, per colpa di qualche prete. E probabilmente in diversi casi si è intervenuti tardi, e male, e tutto questo è gravissimo, e non deve succedere!!!! La Chiesa ha chiesto scusa e preso i suoi provvedimenti da tempo, e Ratzinger è stato fra i più decisi (chi altro l’ha fatto, scusate?)  Ma da qui a dire che la pedofilia è diffusa nella Chiesa, e soprattutto da qui ad accusare il Papa, questo Papa,  di aver coperto dei crimini, ce ne passa!!!!!! Per quel che riguarda le accuse specifiche, quelle vergognose fatte dal New York Times, basta leggere Avvenire – MA BISOGNA LEGGERLO!!!! – per vedere che ad ognuna è stato risposto puntualmente, ribaltando i fatti. L’ultima, per esempio, è quella della lettera firmata da Ratzinger nel 1985, accusato di aver aspettato due anni prima di sospendere dal sacerdozio Padre Stephen Miller Kiesle: un prete colpevole di abusi sessuali già condannato dallo stato della California, prima della sua richiesta di spretarsi. Mi pare abbastanza evidente che, dopo una condanna di un tribunale civile, il Vaticano non avesse niente da nascondere, lo scandalo c’era già stato! L’attesa di due anni per la riduzione allo stato laicale era dovuta alle nuove regole di Woityla, per le quali, di prassi, non si prendevano in considerazione le domande di spretarsi, prima dei 40 anni, una prassi che cercava di rimediare al lassismo post-sessantottino. Al momento della domanda, il prete suddetto aveva 38 anni: al compimento dei 40 è stato ridotto allo stato laicale, e nel frattempo non aveva compiuto nessun altro crimine.

Per sapere le notizie nel dettaglio, comunque, leggete avvenire, i siti di Massimo Introvigne (che spiega l’ennesima bufala) e Sandro Magister. LEGGETELI!

Non praevalebunt. Lo sappiamo. E la folla di pellegrini di questi giorni alla Sindone è lì a dimostrarcelo. Ma visto che lo stillicidio di documenti ignobili continuerà, è bene cominciare  protestare tutti ad alta voce: non si permettano! Giù le mani dal Papa!

Da Stranocristiano

11/04/2010

Cade aereo vicino a Katyn Muore il presidente polacco

giovanni_paolo_II_stadio.jpgIl corpo di Kaczynski ritrovato presso il luogo in cui si è schiantato il Tupolev-154 su cui viaggiava insieme ad altre 96 persone. Nessuno dei passeggeri e dei membri dell'equipaggio è sopravvissuto allo schianto: tra di loro la moglie di Kaczynski, il governatore della Banca centrale e il capo delle forze armate polacche. Sono state ritrovate anche le due scatole nere.
(da Avvenire)
Preghiamo per la Polonia, nel giorno della Divina Misericordia; invochiamo San Stanislao di Cracovia, martire della Polonia - oggi se ne celebra la festa - e Giovanni Paolo II, che interceda per la Sua amatissima Patria, martire nei secoli.

25/03/2010

Siamo tutti Arshed

Persecuzione_cristianiR375_22set08.jpgSiamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro. Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata alla polizia per denunciare il fatto, è stata stuprata dagli agenti stessi, davanti ai suoi tre figli piccoli dai 7 ai 12 anni. Questo è il trattamento che il Pakistan sta riservando alle minoranze religiose. Ditelo ai Pakistani che qui sono venuti a vivere, a lavorare, rispettati e accolti, con tanto di moschee. Ditelo che siamo tutti Arshed. E soprattutto ditevelo piano, per strada, mentre andate a fare il vostro dovere, lavoro, scuola, occupazioni: “io sono Arshed, io sono Arshed e i suoi tre figli.” Ora si facciano le azioni diplomatiche per aiutare i tanti cristiani che laggiù stanno subendo da tempo violenze e soprusi. Si muovano i ministri, i funzionari, i diplomatici. Ma specialmente si muova il nostro mastodonte cuore, il nostro sorriso radicale, l’anima verticale. Siamo tutti Arshed, “io sono Arshed”.
dr - ClanDestino


Leggi anche:

PERSECUZIONI/ Arshad Masih bruciato vivo: quando dire Cristo costa la vita

 

 

08/03/2010

NIGERIA Il massacro dei cristiani per la conquista delle terre

L'attacco nella notte, in cinquecento uccisi a colpi di machete. Dopo gli scontri di gennaio, una nuova strage fra gruppi etnici. Tra instabilità politica e vendetta, chi vive là ci racconta «la sete di potere dei musulmani del Nord...»

nigeria.jpgdi Alessandra Stoppa


Sono arrivati in piena notte correndo e sparando, al grido di «Allah Akbar», per svegliare la gente e farla uscire dalle case. Poi hanno massacrato donne, ragazzi, bambini a colpi di machete, mentre cercavano di fuggire. Ne hanno uccisi cinquecento. All’alba le strade erano coperte di cadaveri. Le case bruciate. L’attacco musulmano ai villaggi cristiani alle porte della città nigeriana di Jos, nello Stato del Plateau, si è consumato nella notte tra domenica e lunedì. Bande di Hausa e Fulani, etnie del Nord del Paese a maggioranza islamica, sono scese dalle montagne e hanno fatto una carneficina. Soprattutto a Dogo Na Hawa, villaggio abitato dalla tribù cristiana dei Berom.
«Questa tragedia ci ha colti tutti di sorpresa. Dopo gli scontri di gennaio, la situazione sembrava si fosse stabilizzata». Suor Caterina Dolci, missionaria bergamasca in Nigeria da ventisei anni, vive vicino a Jalingo, a otto ore dai luoghi dell’attacco. Ma Jos è la sua seconda casa: là vivono tanti amici e le sue consorelle del Bambin Gesù. «Ora la gente è impaurita e vive nell’allerta. Per la prima volta l’attacco è stato sferrato di notte e sono arrivati addirittura dal Bauchi, un altro Stato, nel nord-est della Nigeria. Gli aggressori sono musulmani del Nord che vogliono conquistare la zona di Jos, prevalentemente cristiana. È un tentativo continuo, a volte subdolo, che perseguono comprando e sottraendo anche i terreni».
L’attacco a Jos irrompe in un momento di instabilità politica. Il presidente federale in carica, Umaru Musa Yar’Adua, è gravemente malato e, dal 9 febbraio, è stato sostituito nelle sue funzioni dal vice presidente, il cristiano Jonathan Goodluck. «I giornali esteri, anche italiani, riconducono l’attacco a questa situazione delicata, ma invece non c’entra», spiega Maria Rita Sala, che lavora per Avsi a Lagos.
A poche ore dal massacro, l’arcivescovo di Abuja, monsignor Jhon Olorunfemi Onaiyekan, parla di un conflitto etnico, «tra pastori e agricoltori: cioè tra Fulani , che sono tutti musulmani, e Berom, tutti cristiani. Le vittime sono povera gente che non ha niente a che fare con tutto questo e non ha alcuna colpa». Le ragioni degli scontri di gennaio, come di quest’ultimo massacro, «sono determinate dalla sete di potere dei gruppi musulmani del Nord, in particolare dei Fulani», ribadisce Maria Rita: «Ogni occasione è buona per cercare di affermarsi, a danno dei cristiani».
Infine, i vescovi locali si sono detti «rattristati», perché il governo, che avrebbe il compito di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, «sembra non avere la capacità di farlo: è debole». Eppure, dopo i fatti violenti di gennaio, Goodluck, insieme ai capi musulmani moderati e con l’aiuto dell’arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Ayau Kaigamaha, ha creato una commissione proprio per cercare di favorire un percorso di riconciliazione. «Ora con questa strage», conclude suor Caterina, «la gente è ripiombata nella paura e nella rabbia. I villaggi cercano di difendersi e aiutarsi a vicenda, come possono».


Da Tracce

23/02/2010

LA FEDE NEGATA

India, i cristiani protestano
E gli indù bruciano le chiese


Indiabambiniconcandela150x150.jpgUn ritratto blasfemo di Gesù su alcuni testi scolastici in Punjab è stato ritirato dopo la protesta dei cristiani. Da qui la rivolta degli estremisti indù e la caccia al cristiano.

In India, si va estenden­do e rafforzando la pro­testa dei cristiani per la diffusione di un ritratto bla­sfemo di Cristo, pubblicato su un testo scolastico. In u­na città, le autorità hanno imposto il coprifuoco per e­vitare che si moltiplichino gli atti di violenza degli ultimi giorni. Nello Stato nord-occidenta­le del Punjab, il ritratto bla­sfemo è stato esposto per le vie della città di Jalandhar e qui cristiani hanno prote­stato in modo pacifico con le autorità civili, chiedendo- ne la rimozione. Sabato, nel­la città di Batala, sempre in Punjab, regione tra le più progredite del Paese e patria della comunità religiosa dei Sikh, la situazione è invece degenerata: alcuni giovani cristiani hanno cercato di ri­muovere i manifesti in un mercato ma sono stati af­frontati da coetanei indù.

Ne è nata una rissa che si è mol­tiplicata in episodi di violen­za per tutta la città quando e­sponenti di Bajrang Dal e Shiv Sena, movimenti del­l’induismo radicale e xe­nofobo, sono scesi in strada armati e hanno incitato alla violenza contro i cristiani. Due chiese protestanti del Nord India e un centro del-­l’Esercito della Salvezza sono stati attaccati e incendiati, i pastori aggrediti e le loro ca­se saccheggiate. Alcuni cri­stiani accusati di essere coin­volti nella violenza sono sta­ti fermati dalla polizia, men­tre nessun estremista indù è stato arrestato. continua...

Un appello per un intervento internazionale in Iraq

Un appello per un intervento internazionale a Mosul, in Iraq, è stato lanciato dai vescovi cristiani della cittadina, teatro nei giorni scorsi di violenze contro i cristiani, in una lettera rivolta al governo locale: «Il governo locale e centrale è incapace di proteggerci. Se la situazione non cambia, i cristiani andranno via dall'Iraq».[....]Mons. Sako: Il governo non ci protegge. "Il governo locale e centrale è incapace di proteggerci". Se la situazione non cambia, "i cristiani andranno via dall'Iraq". Così l'arcivescovo caldeo di Kirkuk, Louis Sako, a margine di un convegno tenutosi oggi presso la Comunità di Sant'Egidio, commenta l'appello dei vescovi di Mossul per l'intervento di una commissione internazionale a difesa dei cristiani residenti in Iraq. [...]  Dal 2003 "sono stati 825 i cristiani uccisi" in Iraq.

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