01/05/2010

Ave Maria, splendore del mattino

rosa-rosa.jpgNel mondo moderno che va alla deriva, il Cristianesimo ha un’ancora di salvezza: Maria. Nei secoli dove la Chiesa si trovava immersa dalle tenebre dell’eresia, una Stella luminosa ha sempre indicato la via da seguire: Maria.

Quando l’uomo moderno ha iniziato a percorrere le illusorie vie del piacere e della ricchezza, immerso nella delusione, sente una mano materna che lo sorregge: è Maria.

Se l’umanità sembra rifiutare Dio, c’è una mamma che non sopporta vedere i suoi figli incamminati alla perdizione: è Maria.

Prova personalmente il conforto, il coraggio, la serenità che soltanto Lei ti può dare: Maria.

Non sai più pregare? Guarda quel viso stupendo della Madre del Cielo: ti sorride, ti da sicurezza; è Lei, Maria.

Sei al limite della disperazione? Ripeti quell’espressione che certamente la tua mamma terrena ti avrà insegnato nei tuoi primi anni di vita: Ave Maria …

Non hai più fiducia in niente e nessuno? Provaci, non costa niente, e chiedi aiuto a Lei; è Maria …

In tutto il mese di Maggio, affidati a Lei, non dubitare, è una mamma che non delude mai; è Maria.

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con Te,
Tu sei benedetta tra le donne
E benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte,
amen.


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11/04/2010

La Domenica della Misericordia

 

gesu-confido-in-te.jpg

Gesù disse a Suor Faustina: "Desidero che la Festa della Misericordia sia un rifugio e un riparo per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicineranno alla sorgente della mia Misericordia. L'anima che si accosta alla confessione (entro 8 giorni prima o dopo la "domenica della Misericordia") ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Diario 699). "Figlia mia, dì che la Festa della mia Misericordia è uscita dalle mie viscere a conforto del mondo intero" (Diario 1517).
Gesù desidera che questa festa sia celebrata la prima domenica dopo Pasqua. Gesù ha fatto una grande promessa per chi riceve il sacramento della Confessione e della Comunione in tal giorno: il perdono totale dei nostri peccati e la remissione delle pene! Si tratta di un'indulgenza plenaria, come quella ricevuta nel Battesimo.

Il Sacramento della Confessione
"Figlia mia, quando ti accosti alla santa Confessione, a questa sorgente della mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il mio Sangue ed Acqua che uscirono dal mio Cuore e nobilitano la tua anima. Ogni volta che vai alla santa Confessione immergiti tutta nella mia Misericordia con grande fiducia, in modo che Io possa versare sulla tua anima l'abbondanza delle mie grazie. Quando vai alla Confessione, sappi che
Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro al sacerdote, ma sono Io
che opero nell'anima. Lì la miseria dell'anima si incontra col Dio della Misericordia. Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia. Se la loro fiducia sarà grande, la mia generosità non avrà limiti. I rivoli della mia grazia inondano le anime umili. I superbi sono sempre nell'indigenza e nella miseria, poiché la mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili" (Diario 1602).
"Dì alle anime dove debbono cercare le consolazioni, cioè nel tribunale della Misericordia. Lì avvengono i più grandi miracoli che si ripetono continuamente. Per ottenere questo miracolo non occorre fare pellegrinaggi in terre lontane né celebrare solenni riti esteriori, ma basta mettersi con fede ai piedi di un mio rappresentante e confessargli la propria miseria ed il miracolo della Divina Misericordia si manifesterà in tutta la sua pienezza. Anche se un'anima fosse come un cadavere in decomposizione ed umanamente non ci fosse alcuna possibilità di resurrezione e tutto fosse perduto, non sarebbe così per Dio: un miracolo della Divina Misericordia risusciterà quest'anima in tutta la sua pienezza. Oh! Infelici coloro che non approfittano di questo miracolo della Divina Misericordia! Lo invocherete invano, quando sarà troppo tardi!" (Diario 1448).

La Santa Comunione
"Io desidero unirmi con le anime umane; la mia delizia è unirmi con le anime. Sappi,
figlia mia, che quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani
piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all'anima, ma le anime non mi prestano
nemmeno attenzione, mi lasciano solo e si occupano d'altro. Oh, quanto è triste per Me
che le anime non conoscano l'Amore! " (Diario 1385).
"Quanto mi addolora che le anime si uniscano così poco a Me nella santa Comunione!
Attendo le anime ed esse sono indifferenti verso di Me. Le amo con tanta tenerezza e
sincerità ed esse non si fidano di Me! Voglio colmarle di grazie, ma esse non vogliono
riceverle. Trattano con Me come una cosa inerte, eppure ho un Cuore pieno di
Misericordia e d'amore".
"Scrivi questo per le anime dei religiosi: che è una delizia per Me entrare nei loro cuori
con la santa Comunione" (Diario 1638).
"Vedi, ho lasciato il trono del Cielo per unirmi a te. Quello che vedi ora è appena un
lembo e la tua anima già sviene per amore, allora come si sbalordirà il tuo cuore quando
mi vedrai in tutta la mia gloria? Ma voglio dirti che la vita eterna deve cominciare già su
questa terra per mezzo della santa Comunione. Ogni santa Comunione ti rende più
idonea a trattare familiarmente con Dio per tutta l'eternità" (Diario 1810).

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25/03/2010

Maria, quella giovane, bellissima ragazza

annunziata.jpgOgnuno di noi ha il suo proprio nome, così come quella giovane ragazza si chiamava Maria; ella era in rapporto con altre persone che avevano ognuna il proprio nome; una di queste si chiamava Giuseppe. È entrato nella nostra vita un angelo; in qualche modo, attraverso un suo messaggero (la compagnia), Dio ci ha detto: «Saluto la tua vita, il Signore è con te. La tua vita sarà piena di grazia, di positività». È normale rispondere «Cosa vuol dire?», così come Maria «si domandava che senso avesse un tale saluto». Ma la stessa voce, lo stesso avvenimento ci dice, chiamandoci ancora per nome: «Non temere, perché Dio ti ha scelto. Concepirai: la tua vita darà frutto». È la promessa di una fecondità che non ha fine, che non si consuma con il tempo. Anche a questo punto la nostra risposta è simile a quella di Maria: «Ma io non sono capace e mi guardo bene dal pretendere di essere qualcosa di più degli altri». Identica la risposta del messaggero: «È lo Spirito del Signore che scenderà su di te, è l’ombra della potenza dell’Altissimo che penetrerà il tuo tempo e gli spazi del tuo vivere. Per questo quello che nascerà da te (la pulizia della casa e la fatica del lavoro, lo studio e il tempo tutto della vita... ) sarà santo, sarà secondo la verità che non muore, sarà secondo il Mistero. Guarda Elisabetta, nella sua vecchiaia ha concepito... ». Quante volte abbiamo dovuto ammirare Dio nella testimonianza di persone di cui non ci saremmo neppure accorti, di cui tutti dicevano «È sterile»! Nulla è impossibile a Dio. Ti sembra che tutto sia vuoto? Nulla è impossibile a Dio. Allora il punto è ripetere, come Maria: «Eccomi, avvenga di me quello che hai detto».
(Luigi Giussani: “L’angelo del Signore portò l'annuncio a Maria”, CL Litterae Communionis, 1991, n. 5)

Da tracce.it

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18/03/2010

Quella «gioia del concreto» sempre attuale

di Marta dell'Asta
17/03/2010 - Cinquant'anni fa nasceva la rivista "La Nuova Europa". Per l'anniversario, il nuovo numero ospita un inedito del grande intellettuale russo. Che affronta l'educazione e la paragona ad «un passeggiare insieme con una meta comune»: conoscere la realtà
pavel florenskij.jpg

Recentemente uno storico della Chiesa russa ha detto che le cruente persecuzioni che si abbatterono sulla Chiesa ortodossa dopo il 1917, spesso per mano degli stessi «fedeli» di un tempo, furono in modo trasparente una «crisi», ossia un «giudizio» che la realtà storica s’incaricò di dare sui peccati dei cristiani russi, sulla decadenza interiore di una fede ridotta a consuetudine e a rito.
Ma tutto ciò che di vero permaneva in quel corpo ecclesiale depresso, che era radicato nella santità della Chiesa non è andato perduto, ha trovato le vie per agire e manifestarsi, e per dare frutti utili alla rinascita. Uno di questi frutti è senz’altro un pensiero filosofico cristiano capace di una profondità di giudizio sull’uomo e sulla storia quale raramente si è dato in altre culture. Il fermento cristiano era talmente connaturato alla cultura russa nel suo complesso, che ha lasciato dei riverberi sorprendenti anche nelle sue manifestazioni più «laiche», là dove era perso ogni legame esteriore con il cristianesimo. È da questo brodo di cultura che sono stati generati fenomeni come il dissenso, il samizdat, e un’autocoscienza umana e civile che ha saputo formulare un giudizio sostanziale sulla tragedia della rivoluzione, la natura del totalitarismo, la responsabilità umana, i lager, andando ben al di là della pura denuncia.
È a questo immenso serbatoio di esperienza e di pensiero che la rivista La Nuova Europa, nata esattamente 50 anni fa col nome Russia cristiana ieri e oggi, ha sempre attinto e continua ad attingere materiale di pubblicazione. Di fronte alle sfide del presente, così come nel passato, la cultura russa offre un criterio di lettura che si conferma sempre aderente al reale, anche se è stato formulato un secolo fa.
Un piccolo gioiello di questa perenne “attualità” si trova in un breve articolo (Lezione e lectio, uscito sul nuovo numero de La Nuova Europa; per informazioni: tel. 035.294021), scritto da padre Florenskij esattamente cent’anni fa come introduzione alle dispense delle sue lezioni. Qui l’autore espone il suo originale metodo didattico, dietro al quale s’individuano criteri educativi molto interessanti. Queste poche pagine sono state citate da molti come un testo importante, ma erano ancora inedite in italiano.
Con la sua abituale precisione, prima di tutto Florenskij specifica quello che la lezione non è: «La lezione non è un tragitto in tram che va avanti su binari prefissati e ti porta alla meta per la via più breve». Neppure consiste «nel tirar fuori dai depositi di un’erudizione astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate». Invece di trasmettere una verità già confezionata, la lezione vuole essere «un passeggiare insieme con una meta comune», dove docente e discente ricercano e riflettono insieme in un rapporto vivo e personale. Perciò per Florenskij «fare lezione» significa mettere in moto l’organismo vivo della conoscenza; è un vero «atto creativo» che necessita di un rapporto dialogico. Diversamente, non resterebbe che affidarsi al libro di testo, un materiale già fissato e conchiuso, più perfetto forse, ma inerte.
Tuttavia, guai se in questo cammino il docente si lascia tentare dalla presunzione di «sapere già tutto»: secondo Florenskij la verità, compresa quella scientifica, va concepita in modo aperto, non come un dogma ma come un processo inarrestabile, animato da un’energia viva che si misura solo con l’infinito. E dunque ciò che il maestro deve comunicare è innanzitutto il proprio gusto della ricerca della verità, deve offrire un metodo di lavoro e innescare un fermento intellettuale. Il processo educativo è per questo «un’iniziazione» vera e propria.
Da ultimo, l’oggetto della nostra ricerca non può mai essere una verità astratta e generale che si riduce inevitabilmente a uno schema, ma s’identifica con il concreto; nell’entusiasmo per il dettaglio Florenskij esprime davvero se stesso: «Quanto alla fermentazione della psiche, essa consiste nel gusto per il concreto acquisito per contagio; consiste nella scienza di saper accogliere con venerazione il concreto, nella contemplazione amorosa del concreto. Del resto, il concreto è l’oggetto stesso della ricerca scientifica diretta, nel senso di fonte prima, che si tratti di una pietra, di una pianta o piuttosto di un simbolo religioso, un monumento letterario».
La gioia del concreto di cui Florenskij parla è assieme la gioia dell’educare e dell’apprendere. È il realismo cristiano, capace di dare la pace senza estinguere la sete.

Fonte

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07/12/2009

Regína sine labe originále concépta

In onore della Santa Vergine Immacolata un antico canto popolare che difficilmente si sente cantare nelle nostre chiese ai giorni nostri, troppo antiquato; ma a me piace, ha il sapore dell'aria tersa, dei camini accessi, delle vecchie donne col velo in testa, con il libro delle preghiere in mano, dei fiori di campo e di profumo d'incenso.


http://www.donbosco-torino.it/image/3-image/3-La%20Vergine%20Immacolata.gif


Immacolata Vegine bella,

di nostra vita Tu sei la stella.

Tra le tempeste deh! guida il cuore

di chi T'invoca, Madre d'amore.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

 

Tu che nel cielo siedi Regina,

a noi pietosa lo sguardo inchina.

Pel divin Figlio che stringi al petto

deh! non privarci del tuo affetto.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

 

La tua preghiera e' onnipotente,

o dolce Mamma tutta clemente.

A Gesu' buono deh' Tu ci guida,

accogli il cuore che in Te confida.

 

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

Siam peccatori, ma figli tuoi,

Immacolata, prega per noi.

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30/11/2009

Avvento: Egli è quì!

http://marcocobianchi.files.wordpress.com/2009/10/benedetto_xvi_onu1.jpg

Cari fratelli e sorelle,

con questa celebrazione vespertina entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento. Nella lettura biblica che abbiamo appena ascoltato, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento.

Riflettiamo brevemente sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.

Il significato dell’espressione “avvento” comprende quindi anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?

Altro elemento fondamentale dell’Avvento è l’attesa, attesa che è nello stesso tempo speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, come occasione favorevole per la nostra salvezza. Gesù ha illustrato questa realtà misteriosa in molte parabole: nel racconto dei servi invitati ad attendere il ritorno del padrone; nella parabola delle vergini che aspettano lo sposo; o in quelle della semina e della mietitura. L’uomo, nella sua vita, è in costante attesa: quando è bambino vuole crescere, da adulto tende alla realizzazione e al successo, avanzando nell’età, aspira al meritato riposo. Ma arriva il tempo in cui egli scopre di aver sperato troppo poco se, al di là della professione o della posizione sociale, non gli rimane nient’altro da sperare. La speranza segna il cammino dell’umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita, ci accompagna e un giorno asciugherà anche le nostre lacrime. Un giorno, non lontano, tutto troverà il suo compimento nel Regno di Dio, Regno di giustizia e di pace.

Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. Cari fratelli e sorelle, viviamo intensamente il presente dove già ci raggiungono i doni del Signore, viviamolo proiettati verso il futuro, un futuro carico di speranza. L’Avvento cristiano diviene in questo modo occasione per ridestare in noi il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme. Venendo tra noi, ci ha recato e continua ad offrirci il dono del suo amore e della sua salvezza. Presente tra noi, ci parla in molteplici modi: nella Sacra Scrittura, nell’anno liturgico, nei santi, negli eventi della vita quotidiana, in tutta la creazione, che cambia aspetto a seconda che dietro di essa ci sia Lui o che sia offuscata dalla nebbia di un’incerta origine e di un incerto futuro. A nostra volta, noi possiamo rivolgergli la parola, presentargli le sofferenze che ci affliggono, l’impazienza, le domande che ci sgorgano dal cuore. Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso.

Cari amici, l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa. Amen!

http://www.tracce.it/default.asp?id=352&id_n=13372

01/11/2009

Il bel Di' che compie Omne Festo!

http://www.bologna.chiesacattolica.it/12porte/puntate/2007/2007_10_25/14.jpg

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Beati voi... una promessa di felicità! Auguri a tutti!

10:20 Scritto da: ritina5 in SANTI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: chiesa, fede, santi, martiri | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

19/10/2009

La rivincita dei santi

 

In anticipo sulla festa del primo novembre, girano sui nostri giornali parecchi articoli e notizie che riguardano i santi. Un giorno è la presentazione della mostra di Palazzo Venezia a Roma “Il potere e la grazia”, dedicata alla storia della santità in Europa. Un altro è la segnalazione che il presidente Obama ha scritto un messaggio per la canonizzazione di padre Damiano de Veuster, missionario morto tra i lebbrosi di dell’isola hawaiana di Molokai. Un altro ancora sono i resoconti dell’ultima commedia di Dario Fo, che ha per protagonista sant’Ambrogio. Si tratta, ovviamente di cose molto diverse tra loro. Ma con qualche elemento in comune.

Il primo è forse implicito, ma è chiaro. Sembra proprio che nei momenti di crisi e confusione sorga prepotente il bisogno di guardare a qualcuno che nelle crisi della sua vita sia rimasto in piedi e che dalle confusioni della sua esistenza non sia stato travolto. Il santo, infatti è un uomo. Come noi. Che però, a differenza di quanto troppo spesso ci capita, ha vissuto la propria vita, comprese le difficoltà, in pienezza.

Ma qui comincia il problema: perché lui, o lei, ha potuto vivere così? Non basta l’eroismo - di cui pure tanti santi sono testimoni quasi al limite dell’incredibile -, non bastano la generosità, l’intelligenza, la bontà - che molti santi avevano in dosi massicce -. Bisogna risalire al fondamento di tutto questo. Anche perché, altrimenti, saremmo portati a concludere sconsolati che noi non ci arriveremo mai e la stessa santità sarebbe solo un fastidioso richiamo ad una meta irraggiungibile.

Una volta un giornalista, stupefatto per l’eroica dedizione con cui le sue suore assistevano i più miseri di Calcutta, e lo facevano con una inspiegabile letizia, chiese a Madre Teresa in forza di cosa esse si comportassero così. Rispose: «Lo fanno per Gesù». Una risposta secca, senza possibilità di interpretazioni ambigue. Una risposta che spiazza.

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Grazie a Il Sussidiario

11:34 Scritto da: ritina5 in Colognesi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: santi, fede, cultura, racconti, storia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

07/10/2009

Beata Vergine Maria del Rosario

 

Il Santo Rosario, la preghiera più diffusa che la tradizione popolare ci abbia consegnato, ha consacrato nei secoli l’aspetto più umile della vita della Madonna. Recitandolo, è come se la figura di Maria si imponesse nel suo aspetto più semplice e più nascosto. Ma nel proporvi di vivere il Rosario con una riscossa particolare della coscienza di quello che è la Madonna nella vita dell’uomo e del mondo, sono soprattutto guidato dall’impressione più forte che ho avuto nel viaggio in Terra Santa. La cosa che più mi ha stupito e mi ha come reso immobile nello spirito - immobile nel senso dello stupore - è stato quando ho visto la piccola, restante casa-grotta in cui viveva la Madonna e ho letto una targa di nessun conto su cui era scritto: Verbum caro hic factum est - Il Verbo si è fatto carne qui -. Sono rimasto come pietrificato dall’evidenza improvvisa del metodo di Dio, che ha preso il niente, proprio il niente.
(
Luigi Giussani, Il Santo Rosario, Tracce, 2001, n.5)

13:42 Scritto da: ritina5 in feste | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: chiesa, fede, santi, martiri, feste, vergine maria, preghiere | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

21/09/2009

AI NOSTRI SOLDATI MORTI

http://www.asca.it/upload/copertina/afghanistan18.jpg


Preghiera del Paracadutista

Eterno, Immenso Dio che creasti gli infiniti spazi e ne misurasti le misteriose profondità, guarda benigno a noi, Paracadutisti d'Italia, che nell' adempimento del dovere balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nelle vastità dei cieli.

Manda l' Arcangelo S.Michele a nostro custode; guida e proteggi l'ardimentoso volo. Come nebbia al Sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici. Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.

La nostra giovane vita è tua o Signore! Se è scritto che cadiamo, sia! Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.

Benedici, o Signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell'alba e nel tramonto, sempre la nostra vita! E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.

Così sia.

12:41 Scritto da: ritina5 in preghiere | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: chiesa, fede, santi, martiri, pace, guerra | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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