EVVAI, STEFANO!

Borgonovo, il calciatore ammalato che dà lezioni di vita

Borgonovo, il calciatore ammalato che dà lezioni di vita

L’intervista all’ex giocatore colpito dalla Sla ha riaperto il dibattito. Nessuno ha accertato un legame diretto tra il calcio e il morbo di Gehrig: ma se il gioco non c’entra, che cosa ha determinato questa straordinaria sequenza di casi?

05 settembre, 2008

di MASSIMO CORCIONE

Le immagini di Stefano Borgonovo, soprattutto le parole pronunciate nell’intervista rilasciata a SKY Sport 24 sono un inno alla vita, alla speranza di allungarla il più possibile, almeno fino a quando non sarà stata fatta chiarezza sul perché di questa malattia che colpisce i calciatori più di tutti gli altri uomini, fino a quando la scienza non sarà riuscita a trovare un rimedio al morbo di Gehrig. L’elenco delle vittime, in Italia, è già troppo lungo, nessuno ha accertato un legame diretto con l’attività di questi atleti che in campo erano autentiche esplosioni di forza fisica. Come Borgonovo, centravanti anche della Nazionale, un ex ragazzo che tutti i suoi compagni oggi ricordano come esempio: di lealtà, di amicizia. Tanto leale, Stefano Borgonovo, da dirsi sicuro che il calcio non c’entra con le ultime pagine della sua storia. Lo dice, quasi lo grida attraverso un sintetizzatore vocale che trasforma in suono le lettere fissate su un computer dalle pupille ancora vivacissime. Più o meno le stesse parole di Gianluca Signorini, il capitano del Genoa che per primo mise in piazza la propria disgrazia.

Ma se il calcio non c’entra, che cosa ha determinato questa straordinaria sequenza di casi di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, la paralisi progressiva di tutti i muscoli? Neppure il procuratore Guariniello, il crociato che da anni studia la parte più brutta dello sport più bello del mondo, sa dare risposta. Qualcuno sussurra la parola che nessuno vorrebbe pronunciare: doping. Se doping è stato, lo è stato in maniera inconsapevole. Non c’è mai stata nessuna adesione da parte degli atleti, che passivamente subivano pratiche diventate familiari fin dagli anni delle giovanili. Chiunque abbia mai frequentato uno spogliatoio negli anni settanta non può non ricordare la scena di calciatori sul lettino dopo l’allenamento con l’ago di una flebo nel braccio: non venivano iniettati solo acqua e zucchero. I medici, quei medici, non erano stregoni, ma professionisti (e tifosi) che provavano a dare un aiuto per recuperare energie che sembravano non bastare mai. Eppure ancora nessuno scienziato è in grado di stabilire un nesso diretto tra quelle cure spesso improvvisate e questa malattia degenerativa. Solo sospetti che solo la ricerca può trasformare in certezza o classificare definitivamente come bufale.

Ecco perché le parole di Borgonovo sono state anche un atto di coraggio: solo conoscendo un dramma si può tentare di evitarne ulteriori repliche. Le ha consegnate a Massimo Mauro, un altro ex calciatore, uno che ha fatto la stessa trafila, dall’oratorio ai grandi stadi. Oggi con Gianluca Vialli anima una fondazione che si propone l’obiettivo più ambizioso: aiutare  gli altri a non soffrire. Assecondando la speranza, alimentandola con i fondi raccolti, ma anche attraverso la testimonianza diretta di chi ha conosciuto la malattia. “Quasi quasi, 5 minuti in campo me li farei anch’io”, ha detto Borgonovo chiudendo l’intervista. Avete visto uno con una voglia di vivere più grande?
MASSIMO CORCIONE
SKY Sport

EVVAI, STEFANO!ultima modifica: 2008-09-06T00:59:26+02:00da ritina5
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