ANCORA DI PADRE ALDO TRENTO

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Il santo di settembre

A dire il vero sarebbero tanti i santi di questo mese. Santi incontrati al Meeting di Rimini, santi che ogni giorno mi riempiono di e-mail, una più bella dell’altra, e santi che stanno morendo nella clinica “Casa Divina Provvidenza S. Riccardo Pampuri”.
E chi sono questi santi? Sono le centinaia di persone, di tutte le età che dopo l’incontro di Rimini mi “assediano” con il loro grido di verità, di bellezza, di amore, di felicità. Persone desiderose, bramose di saperne di più rispetto al centuplo. Padre ma è vero che quanto è accaduto a lei è possibile anche per me? Padre è vero che la depressione è una grazia? E come accettarla così? Dove trovare un uomo con questa libertà di vivere, di amare? Padre ho paura del sacrificio, del dolore…come ha fatto lei a sopportare tutti questi anni di sofferenza psichica e morale? Ma è possibile amare e come coniugare l’amore con il dolore? Ma che bella la verginità se poi accade quanto è accaduto a lei! Dove ha trovato l’energia per obbedire a Giussani? Come ha fatto a dargli credito? Padre ci parli dell’umanità di questo uomo che ha saputo condurlo per mano in un modo così umano che sbalordisce e nello stesso tempo sentiamo che se non fosse così non varrebbe la pena credere in Cristo.
Le e-mail di questi giorni sono tutte un tentativo di rispondere a queste domande. C’è un vuoto affettivo, una paura d’amare e un’assenza di padri impressionante. Come non ricordare le code di ragazzi, ragazze, adulti che hanno fatto impazzire Miriam, la hostess, per poter sentirsi dire che ciò che il cuore desidera è vero e può incontrare una risposta adeguata?
Perfino mi correvano dietro con il loro dramma anche quando andavo al bagno. No, non è spento il cuore dell’uomo, il cuore del santo. Solamente, mi domando, dove siamo noi adulti? Sentiamo che il grido dell’uomo è sempre potente ed è un grido che ha bisogno non di telefonate,di consigli, ma di una compagnia? Vorrei mandarvi le e-mail che ricevo perché potessimo rendercene conto. I santi sono quelli che gridano, che vivono irrequieti, senza patria, mendicanti dell’Infinito.
Tornando a casa ho rivisto tutti i miei figli ed è stata una festa. Ma ho rivisto in particolare il piccolo Victor di un anno. Se non ve lo ricordate vi rimando la foto… però così come è ora.
Sono rimasto sconvolto appena l’ho visto. Gemeva, geme in continuazione…mmm, ah, ah, ah…e tende le braccia stringendo forte le manine a forma di pugno. La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore si è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio. Cos’è successo? D’improvviso, attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa, quell’acqua che avvolgeva il suo piccolissimo cervello. Una immagine impressionante, dolorosissima. E’ come guardare un pallone da calcio bucato. Non bastasse questo, l’altro giorno gli è scappato l’occhio sinistro, rimanendo una cavità vuota che spurga di tutto. Abbiamo dovuto mettergli una garza. Lo guardo e non posso non andare con la mente al testo di Isaia, lì dove il profeta parla del servo sofferente, di Gesù, senza apparenza senza nessuna bellezza, distrutto fisicamente, gemente per l’atrocità del dolore. Victor il mio bambino non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo. Il mondo ha paura di lui, sente ribrezzo, non sopporta vedere questo piccolo ridotto ad un mostro. Il mondo dice: perché non lo lasciate morire? Ma voi siete inumani, non è giusto, etc…Io lo guardo, piango, soffro perché Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme, che chiede un po’ di amore. Lo bacio, lo bacio sempre…i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte…non più testa ormai sgonfiata con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù. Le domande mie sono tante e tutte rivolte a Gesù e così pure le domande di chi ha il cuore di Cristo per vederlo, perché senza questo cuore posseduto da Cristo uno non ce la fa. Chiedo a Gesù di aiutarmi perché questa piccola ostia bianca, ridotta ad un “mostro”, così lo definirebbero quanti in Italia vogliono che Eluana muoia, cambi il cuore, lasciando a Gesù di possederlo, tenga desto in me quella drammaticità toccata con mano in Rimini. Mentre scrivo sento i suoi gemiti continui, come un sibilo che ti rompe il cuore…e non mi resta che inginocchiarmi davanti a Lui, Gesù che sta morendo sulla croce. Però Gesù aveva il Padre, la mamma ai suoi piedi, questo Gesù ha solo me, noi poveri uomini e per di più non ha mai conosciuto il sorriso, né il pianto…ma solo un gemito che dura dalla nascita fino ad ora. Il suo corpicino deformato non ha più niente di sano, gli manca solo che si spappoli l’occhio sinistro poi tutto è consumato. Amici, quanto dolore nel mondo e noi? Noi siamo grati a Gesù per quanto ci dà? Per me Rimini ha voluto dire la percezione che Gesù da quel momento in avanti mi avrebbe chiesto ancor di più sia come capacità di soffrire, sia come capacità di fare compagnia. E ne ho avuto subito l’esperienza appena tornato in cui da subito, lontano da quel frastuono umano, mi sono trovato alle prese con la vita quotidiana.

Aiutatemi con la vostra preghiera perché a chi molto è stato dato, molto gli è chiesto. Sono grato a Gesù perché non mi lascia tranquillo un secondo e così la vita diventa supplica.

Con affetto , P. Aldo Trento

Nota Bene: Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a coloro che hanno deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio… se la uccidiamo saremmo tutti più poveri e disgraziati.

Grazie ad Alfredo Tràdigo

ANCORA DI PADRE ALDO TRENTOultima modifica: 2008-09-12T21:18:31+02:00da ritina5
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