07/05/2010
Un regno soddisfatto della sua unità, che non significa assolutamente nulla…
Vi propongo un chiarissimo articolo di Renato Farina, tratto da Sussidiarionet. Mi ha colpito molto la commemorazione della partenza dei garibaldini a Quarto, molto pittoresco , ma non vuol dire niente. Accetto invece la profondità e la responsabilità cui chiede l’articolo di Farina. Non accetto la passività dei miti da rievocare che hanno bisogno di menzogna per sopravvivere puliti.
Domanda: per quale motivo il Regno delle due sicilie, governato da un sovrano almeno altrettanto legittimo come Vittorio Emanuele, uno stato nato nel 1130, mantenutosi intatto per 730 anni, con una sua storia, i suoi costumi, la sua moneta, molto piu’ ricco e moderno del Regno di Sardegna, aveva bisogno di essere invaso con una conquista militare del piemonte, in nome di un’ideale massonico, liberale e anticattolico, in nome dell’Unità d’Italia? Hanno detto che sono venuti in soccorso di un popolo che gemeva sotto l’assolutismo, non è vero! E’ vero il contrario.
Perchè la nostra nazione odierna, fatto positivo che ha superato la sua genesi negativa rimane invece tenacemente legata, per mezzo delle sue istituzioni, ad un passato ormai preistorico e non vuole calarsi nella realtà odierna? Perchè fare del Risorgimento ancora l’ideologia base di tutti i valori, quando oggi sappiamo con assoluta certezza quello che fù: una colonizzazione.
La verità è che l’Unità d’Italia nasce in Piemonte con l’espropriazione dei beni della Chiesa e dallo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, con votazioni annullate, con plebisciti farsa, con una invasione di uno Stato Sovrano (e non dispotico) e successivamente con una dura occupazione, con il saccheggio di tutte le ricchezze dell’occupato e con una guerra civile che viene repressa duramente.
Tutte le insurrezioni che faranno cadere mano a mano tutti i Regni d’Italia, vengono pilotate da gente venuta dall’esterno, a cominciare con gli Stati confinanti piu’ vicini.A tal proposito c’è un’ampia documentazione e si sà chi le organizzò, ci sono prove inconfutabili che dimostrano che l’Unità d’italia è la giustificazione nobile di una ben piu’ bieco proposito, l’annessione, l’espropriazione lo svilimento di una cultura da parte di chi pensava di avere una superiorità intellettuale, illuminata. .
Non si cambierà neanche la bandiera, resterà quella della Repubblica Cisalpina, voluta da Napoleone. . Di che natura fù quella volontà di Unità ce lo dimostrano le reticenze e le menzogne di oggi. Fù una unità anticattolica e per questo la si vuole che sia lo spirito dell’odierno Stato Unitario, il principio ispiratore dev’essere quell’idea liberale e protestante.
In che modo le istituzioni legittimano l’invasione del Regno delle Due Sicilie, non l’ho capito, e non l’ho capito perchè nessuno lo dice, e non si puo’ dire perchè crollerebbe tutto quello che si è costruito sul nulla, sulla menzogna.
Come farebbero quegli impostori che si cibano di queste menzogne e per far quadrare le loro ideologie che nutrono il popolo di odio, riempiendolo di falsi desideri, di giustizialismo, e di ogni genere di sciocchezze. Dovrebbero accettare di ripartire da cio’ che dice Renato Farina? mai! Dovrebbero dire che tutto è da ricostruire la democrazia, bene prezioso, su altri presupposti, ma che loro da sempre combattono. Dovrebbero dire ed accettare che la liberazione dell’uomo non si fà così.
da Sussidiarionet : “150 ANNI/ Con buona pace di Cavour, è il Papa che unisce l’Italia. Parola di Dostoevskij ” (di Renato Farina)
La domanda è semplice. Perché la Chiesa, in particolare la Chiesa italiana (anche se i puristi direbbero “la Chiesa che è in Italia”) adesso è la più forte sostenitrice dell’unità di questo Paese, quando a suo tempo la visse come un sopruso? È impazzita? Ha cambiato la sua essenza e il suo giudizio? Lo fa per convenienza? O per che altro?
C’è una risposta che discende dall’amore per il popolo, per la sua ricchezza. Provo ad analizzare.
L’unità d’Italia fu cercata certo in nome – da parte di molti, anche da intellettuali cattolici – dell’amore per il suo destino, perché non fosse più in balia dello straniero. Ma la mossa politica e ideologica fu a partire da un disegno illuministico e massonico, tale per cui il popolo in grande maggioranza cattolico andava emancipato dal suo attaccamento a ciò che ostacolava un nuovo ordine, comandato da interessi finanziari di sottomissione della povera gente, e per strappare Dio dalla vita pubblica consegnandolo ad una sfera privata, senza peso nel costruire la società. E ostacolo a questo era il papato. Una chiesa fatta di carne, di iniziativa sociale costruita al di fuori del controllo dei poteri forti. I libri cosiddetti revisionisti ricordano come furono incarcerati vescovi e sacerdoti solo perché non agitarono il turibolo al nuovo Dio che era lo Stato. Il Papa fu fatto prigioniero in casa sua. I beni della Chiesa erano in realtà i beni del popolo. Furono confiscati e rivenduti, impoverendo in particolare il nostro Sud, da cui fu drenato il risparmio intero della Sicilia e del mezzogiorno. Il modello era quello napoleonico. Lo Stato come fonte di ogni diritto. La Chiesa invece, essendo contro il liberalismo che arricchiva i lupi, stava a favore della libertà.
Estremizzo, ovvio. Ma va detto. C’era Dio in prigione, come si faceva a stare dalla parte del suo aguzzino?
(Grazie all'amico Vietato Parlare)
Continua”un regno soddisfatto della sua unità, che non significa assolutamente nulla…
00:18 Scritto da: ritina5 in Storia | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: storia, unità d'italia, garibaldi, chiesa cattolica, massoneria | OKNOtizie |
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11/09/2008
PER NON DIMENTICARE

È troppo facile dimenticare. L'11 settembre 2001 è un ricordo sbiadito, una memoria residua, una rievocazione appannata. Dov'è finito il «siamo tutti americani» del giorno dopo? Non c’è: è sparito così in fretta da non lasciare più spazio nemmeno alla retorica.
Ci saranno due fasci di luce a simboleggiare le torri gemelle e poco altro. Ci sarà una cerimonia poco globale, perché il mondo non si sente più parte di questa storia. La montagna di speciali tv e di dibattici politici internazionali, si è già esaurita. Neppure la campagna elettorale per le presidenziali americane tocca l'argomento, se non per la tangente. Il ricordo non è più collettivo, ma personale.
Sette anni sono pochi per ridurre solo a una data il momento che ha cambiato la storia, eppure non c'è un altro fatto che sia diventato passato con la stessa velocità. Sembra che l'Occidente abbia un pudore tutto suo ad alimentare la memoria e a piangere i suoi morti: qualcosa che assomiglia alla paura di dare fastidio all'islam e alla vergogna per essersi sentiti tutti colpiti al cuore.
Abbiamo visto due aerei schiantarsi su New York, abbiamo contato tremila vittime, abbiamo visto cadere le persone in cerca di scampo dalle fiamme del World Trade Center, abbiamo pulito la polvere che ricopriva ground zero. Ci siamo promessi che nulla sarebbe stato come prima, che nessuno avrebbe considerato quello un attacco solo all'America.
E ora? Ricordare l'11 settembre non è più chic. La rimozione è un gioco perverso perché appiattisce le emozioni. Le lacrime, il terrore, la certezza che tutti noi, in quei giorni, potevamo essere vittime della vigliaccheria terroristica non ci sono più, masticati e digeriti dalla rielaborazione buonista e autolesionista dell'11 settembre. Abbiamo dimenticato che c'è stata una dichiarazione di guerra globale e a dichiararla non è stato l'Occidente.
Tutto quello che è successo dopo ha scavalcato quella tragedia: la guerra in Irak, reputata sbagliata e illegittima a scoppio ritardato, ha alimentato il sentimento antiamericano che è cresciuto in Europa e persino in una parte degli Stati Uniti; le centinaia di notizie sul carcere di Guantanamo hanno portato nell'oblio i morti innocenti nell'attentato alle torri gemelle per dare dignità solo alle storie dei reclusi in tuta arancione.
La paura di giustificare la reazione considerata sproporzionata ha fatto prendere le distanze: l'Europa ha progressivamente abbandonato il sentimento di vicinanza con l’America e ha cominciato a fare dei distinguo. Siamo passati dal «siamo stati colpiti», al «sono stati colpiti». Siamo passati dall'attacco alla civiltà occidentale, all'attacco agli Stati Uniti, quindi all'impero, quindi a Bush, quindi al cattivo. Ci manca solo che qualcuno dica che hanno fatto bene, quelli di Al Qaida.
Certo, perché dimentichiamo che la campagna del terrorismo islamico ha colpito anche in Spagna, in Turchia, in Inghilterra, in Marocco e in tutti i paesi arabi che non si vogliono piegare all'islam radicale. Questo in sette anni è stato cancellato, incredibilmente spodestato dal senso di colpa per tutto quello che l'11 settembre ha provocato. Nessuno sente più la puzza della morte provocata dai kamikaze di Al Qaida e invece aumentano quelli che sentono puzza di qualcosa di strano attorno agli attentati.
11:17 Scritto da: ritina5 in Storia | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala
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