SE GLI ATEI SONO QUESTI…

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“La notizia cattiva è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Questa scritta campeggerà su due autobus del servizio di trasporto pubblico genovese. L’iniziativa, ideata e finanziata dall’Unione Atei e Agnostici Razionalisti, ricalca i precedenti analoghi di Inghilterra, USA e Spagna. Molti esponenti del mondo ecclesiastico hanno fatto buon viso a cattivo gioco definendo addirittura il messaggio “controproducente” in quanto, sebbene con intenti negazionisti, parla comunque di Dio. Una reazione assai più pacata di quella emersa da alcuni rappresentati politici o del mondo culturale. Ma si tratta davvero di una provocazione efficace? A giudizio del professor Stefano Zecchi sembrerebbe proprio di no.

Pare che anche in Italia, a Genova, vedremo circolare i cosiddetti “bus atei” che recano la scritta pubblicitaria ideata dall’UAAR. Qual è la sua opinione in proposito?

La trovo innanzitutto una pubblicità estremamente di cattivo gusto. In sostanza rappresenta un plateale errore nel tentativo di presentare con serietà le proprie convinzioni. Dev’esserci sempre una forma, uno stile nel riferire quelle che si considerano verità, falsità o anche semplici opinioni. In questo caso lo stile è stato totalmente tradito.

In secondo luogo trovo che l’iniziativa sia tragicamente banale. Non è possibile pensare che sia una pubblicità a convincere le persone nel prendere una decisione su una delle questioni, se non la questione, principali dell’esistenza umana. Il problema dell’esistenza di Dio accompagna l’uomo da sempre. Davvero ci si può affidare a una pubblicità su un autobus per risolverlo? Non si può trattare un argomento così importante e delicato come se fosse analogo alla scelta di un dopobarba o di un detersivo. Quando poi ho sentito Piergiorgio Odifreddi commentare l’iniziativa in televisione asserendo che questo messaggio pubblicitario può favorire l’aumento della razionalità degli italiani mi è davvero venuto da ridere.

Che limiti deve avere, se deve averne, la libertà di espressione?

La decenza. Questo tipo di espressione che vorrebbe manifestare il fondamento del pensiero ateo, la distanza della cultura laica da quella religiosa, è affidato a un tipo di messaggio senza dignità, che credo rischi di sortire l’effetto opposto.

Sono convinto che qualunque papa vorrebbe avere come suo massimo interlocutore o oppositore uno così imbecille da voler affidare la propria idea di razionalità a un messaggio promozionale. La banalità di questa trovata consiste soprattutto nel fatto che non pone un problema, non pone una questione, non pone in realtà nulla di quello che potrebbe essere con maggior dignità proposto come problematica circa la verità sull’esistenza di Dio.

Non è un po’ troppo presuntuoso affermare “non esiste Dio”?

Una sintesi come quella contenuta nella frase “non esiste Dio” non è certo nuova, appartiene alla nostra civiltà e si può anche raggiungere dopo una seria riflessione, come alcune nostre correnti filosofiche hanno mostrato.

Ribadisco: il vero scandalo, l’imperdonabile scivolone è farne una specie di messaggio promozionale. È la dimostrazione di come il laicismo occidentale, e non soltanto quello italiano, ha raggiunto il suo livello più basso e degradato dal punto di vista culturale, della sua incapacità a esprimere un concetto. È  quindi un laicismo che ricorre a questi mezzi pubblicitari  i quali sono sintomo di una povertà di argomentazioni e di una grande miseria speculativa.

Il passaggio che sta compiendo il laicismo è questo: dalle grandi ideologie della storia al messaggio promozionale.

Alcuni esponenti ecclesiastici si sono pronunciati in merito a questa iniziativa definendola addirittura controproducente rispetto alle intenzioni con le quali è stata imbastita. Anche lei è di questo parere?

Certo, come dicevo, una simile opposizione sarebbe l’ideale per qualsiasi papa della storia. Da un lato parla di Dio, l’oggetto che dovrebbe dimenticare, ma che sembra comunque presente, dall’altro è impressionante vedere ridotta la storia del nostro pensiero, anche di quello che ha espresso, con dovizia di ragionamenti e serie problematiche, una visione non legata alla presenza di Dio. Se questo è l’esito della nostra cultura millenaria c’è davvero da deprimersi. Soprattutto gli intellettuali non credenti dovrebbero deprimersi prendendo atto che la loro posizione esistenziale sia rappresentata in maniera così becera.

Che vantaggio potrebbe avere una società totalmente atea? Saprebbe davvero godersi la vita?

Non c’è nessunissimo vantaggio. A spingere verso questo tipo di ateismo da pubblicità non c’è un vero fondamento intellettuale se non l’ipotesi o l’idea che una vita condotta senza il problema morale di Dio porterebbe a dei vantaggi. Vantaggi che sarebbero però solamente personali, esclusivamente limitati all’obiettivo di condurre una vita epicurea, senza di fondo porsi il problema dei vantaggi sociali, dei mali del mondo.

È poi da chiarire una cosa: in questa concezione Dio viene concepito solo come censore morale dei nostri comportamenti. Ma sarebbe davvero possibile “godersi la vita” senza l’idea di Dio? Le leggi e gli obblighi sociali rimarrebbero comunque. E se il godere la vita viene concepito come l’infrangere le regole non riesco a capire per quale motivo un credente non possa spassarsela, anzi.

Stefano Zecchi – Il Sussidiario

SE GLI ATEI SONO QUESTI…ultima modifica: 2009-01-15T14:00:37+01:00da ritina5
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26 pensieri su “SE GLI ATEI SONO QUESTI…

  1. Sempre articoli eccezionali.
    E’ stata una lettura beata, magnifica.
    Grande Zecchi, argomenti forti contro un pensiero debole, senza il bisogno di “pubblicizzare Dio”.
    Ciò definisce l’entità culturale di questi figuri.

    Ritina…un abbraccio.

  2. Teo, hai scritto fin qui cinque o sei interventi, e al di là degli abbracci con Ritina, la quale si sdilinquisce ad ogni complimento ma si sottrae – sempre, sistematicamente e senza eccezioni – ad ogni confronto con opinioni contrarie, non sei mai veramente entrato nel merito e ti sei limitato a qualificare me o gli atei (mezza tacca, figuri, stupidi e demenziali, odiatori e frustrati ecc.). Potrai anche avere ragione ma finché non li argomenti (e finché trascuri le obiezioni ad essi) questi giudizi assomigliano più a un semplice insulto, molto più dello stesso slogan che tanto critichi.

    Ritina dice che Zecchi ha una mente aperta ed è una persona colta e civile, implicitamente affermando la chiusura mentale, incultura e l’inciviltà degli altri (non so sei io sono compreso nel novero). Ecco la differenza: io naturalmente posso provare ad argomentare il mio giudizio negativo su ciò che dice Zecchi, ma lo faccio andando a spulciare ciò che effettivamente dice, non dando per scontato un giudizio sulla sua persona.

    Le regole del dialogo, che tu stesso invochi, questo impongono: ascoltare (leggere) attentamente ciò che l’interlocutore afferma, e poi replicare nel merito delle sue affermazioni. Nel post precedente io ho provato a farlo, al di là delle prese in giro che erano ironiche e accessorie alla discussione. Rilancio la sfida a te e a Ritina: io per esempio ho un’opinione esattamente opposta alla tua sull’intervista di Zecchi, la quale mi sembra piuttosto inconsistente. Se volete posso provare a spiegare il perché, però voi dovete tentare a prendere sul serio le mie obiezioni e a non eluderle. Io con voi (e con chiunque altro) lo faccio: altrimenti sarebbe facile liquidare sempre le opinioni altrui come idiozie indegne di essere discusse.
    Il punto chiave è proprio questo: lo slogan della UAAR è l’oggetto di discussione, quindi la discussione stessa non può partire dal presupposto che si tratta di una cosa blasfema o idiota e che chi non la pensa così è stupido o incolto. Mi sembra del tutto ovvio, no? Altrimenti dov’è il confronto di opinioni?

    Senza rancore.

  3. Esiste o non esite , il punto è che vorrei che le cose andassero meglio. L’elettrone è particela o onda? E’ nato prima l’uovo o la gallina? Siamo lì..; il punto è che dobbiamo mangiare e capire e armonizzarci,,….il resto…che si chiami Dio o in altro modo…

  4. > “Esiste o non esite , il punto è che vorrei che le cose andassero meglio”.

    E’ proprio questo il punto. Tutti lo vorremmo, per noi stessi e per il mondo. Lo vogliamo così tanto che ci siamo inventati ogni sorta di divinità. Ma ciò dimostra che abbiamo una domanda, non una risposta. Per lo meno, non una risposta univoca. Non c’è bisogno di scomodare e di banalizzare Godel per asserire la necessità di un apriori esterno al sistema, ma al massimo si tratta di una necessità sociologica o esistenziale. Tanto è vero che, per come la poni tu, la questione se Dio esista o no è come quella dell’uovo e della gallina: cioè irrisolvibile e tutto sommato irrilevante. Direi che Dio si merita un’attenzione maggiore, sia che si voglia negarne sia che si voglia affermarne l’esistenza.

  5. Ma insomma, perché una persona può dire che DIO C’E’ ed un’altra NON può dire che DIO NON C’E’????????
    SU QUALI BASI RAZIONALI E RAGIONEVOLI?????

    Ecco una frase che mi piace molto e che spiega molto!
    Dio non esiste, ma il Vaticano sì. E ci costa 4 miliardi di Euro ogni anno
    Ed è chiaro che per molte persone DIO DEVE ESISTERE per GIUSTIFICARE tutto l’indotto ECONOMICO che le religioni si CREANO per mantenere il POTERE.

    Ovviamente chi crede in DIO è LIBERISSIMO DI FARLO, liberissimo di DIRLO e anche di esserne orgoglioso.

    PERCHE’ UN ATEO NON PUO’ FARE ALTRETTANTO?????
    Mi sono scocciata di essere trattata diversamente e occorre finirla con questo spirito confessionalista che ha infettato la politica italiana.

  6. Adel.
    Chi è che ti tratta diversamente?
    Mannaggia, se li acchiappo!

    Possono scherzare anche i musoni cattolici?
    No Guido, non dicevo a te.

    Guiduccio.
    Cosa vai insegnando sulle argomentazioni, se sul mio blog l’unica argomentazione che hai fornito era:
    “ma nè scrivi di cazzate!”
    Ritenta.
    Comunque, adesso non ho tempo, ma vediamo di parlarne in seguito.
    Intanto parlami dell’opinione di Zecchi, mi interessa sul serio la tua arrampicata.

  7. @ teo

    nella mia cerchia di amici nessuno mi tratta diversamente, ma di fatto sono i politicanti che vanno a braccetto con l’alto clero che discriminano e lanciano invettive e anatemi contro chi non si allinea al pensiero unico di stampo religioso e non, contro chi ritiene di non credere in un dio, contro chi lo afferma senza acredine. Vedi, sarai contento…hanno bloccato l’ateobus.
    http://www.uaar.it/news/2009/01/16/bloccati-gli-ateibus-genovesi-vietato-dire-che-dio-non-esiste/

    Non è discriminazione questa? E guarda un po’ chi c’è di mezzo?
    http://genova.repubblica.it/dettaglio/Ateo-bus-la-Curia-da-la-linea-all-Amt/1575848
    Cordiali e laici saluti
    Adel

  8. @Guido, e amici tutti,
    “Direi che Dio si merita un’attenzione maggiore, sia che si voglia negarne sia che si voglia affermarne l’esistenza.” Ecco perchè lo spot tramviario mi fa ridere; con te abbiamo discusso di questo argomento in altri post di qualche tempo addietro e, naturalmente, ognuno ha tenuto la sua posizione e il suo pensiero. Zecchi lo reputo aperto e intelligente perchè non chiude definitivamente almeno la possibilità dell’esistenza di un Mistero che noi, per comodità linguistica, chiamiamo Dio. Se questi promotori pubblicitari si definiscono atei devono quantomeno argomentare con mezzi più confacenti all’oggetto di discussione e non con stupide scritte poste sul culo di un bus. Tutto qui. Comunque hanno sortito l’effetto contrario al loro scopo; chi era che diceva “parlate pure male di me, purchè ne parlate”? non ricordo neanche se la citazione sia giusta…
    Fra tanti commenti discordanti mi chiedo una cosa; ma che specie di Dio c’è nei nostri pensieri, come (e se) lo immaginiamo? Il Dio che conosco io non assomiglia ne a un giudice impietoso ne a un castigatore di costumi ne tantomeno a un’Entità vendicativa. Il mio Dio è un Padre che ama i Suoi figli con tenerezza infinita, che non mi aspetta al varco per castigarmi ma per accogliermi e perdonarmi. Tutto l’universo grida che Egli c’è, ma tocca a noi aprire occhi, mente e cuore per accorgercene. Questa è libertà dell’uomo, nessuno lo puo’ fare al suo posto.

  9. adel, questo l’ho scritto sul sito che mi hai indicato:

    teo scrive: (Nota: il tuo commento è in attesa di essere approvato)

    17 Gennaio 2009 alle 1:10
    mi sembra più che giusto
    in effetti è un bene per i laici e per la decenza.

    voglio dire, è un passo indietro per la ragione, uno scempio intellettuale e una violenza sociale, verso la sfera privata in cui vorreste relegare la fede.
    Ora nemmeno il sentimento privato volete?
    Riflettete, se vi va.
    Cos’è, un nuovo passo avanti?
    No, è un passo indietro, ideologicamente pericoloso e che richiama certe “politiche”.

  10. @ teo

    allora io propongo di far chiudere Radio maria, che è davvero un’insulto alla dignità delle persone che NON hanno bisogno di credere in un dio, che vivono la propria vita seguendo principi etico-morali che prescindono dal soprannaturale e che si comportano per questo con il massimo rispetto verso le altre persone. Ma una cosa è certa, occorre finirla con il rispetto unilaterale: io non ho alcun rispetto con un Fanzaga che offende e calunnia tutti coloro che si dichiarano atei.
    La fede e la non fede DEVONO restare fatti privati, ma io mi ribello quando IN NOME DI UNA FEDE ( che è solo religiosa) si accampano DIRITTI e si ottengono PRIVILEGI a scapito di molti altri cittadini. LA QUESTIONE è PURAMENTE POLITICA!

  11. @ teo
    dubito di aver scritto “ma né scrivi” con l’accento, ma hai ragione, solo che quel tuo post era un tale coacervo di castronerie (sempre secondo la mia fallibilissima opinone, ça va sans dire) che avrei avuto bisogno di un pomeriggio per replicare a tutte, e in verità mi ero ripromesso di farlo, ma poi mi sono semplicemente dimenticato. Però converrai chelì non era nemmeno iniziata na discussione, mentre qui tu continui ad eludere le obiezioni (anche ritina dice sempre che non ha tempo, chissà com’è). Comunque proverò ad arrampicarmi, vediamo se riesci a starmi dietro. 🙂

  12. Adel, restiamo sull’argomento.
    Il post parla del “manifesto laico”, la pubblicità sull’autobus.
    Ora non possiamo parlare di politica, delle implicazioni religiose (che peraltro sono naturali) in una società o in una comunità.
    O meglio, lo possiamo fare, però dobbiamo dichiarare aperto un tipo di discussione, perchè non c’entra niente con questo.
    Sempre il solito vizio dei laicisti, fare giri immensi, magari parlare di crociate e inquisizione.
    Se sono atei, perchè parlano di Diocon una fede maggior dei credenti? E’ un controsenso.
    Se sono agnostici invece, dovrebbero considerare il significato del termine, che non esclude l’esistenza di Dio.
    E quella associazione a cazzeggiare di cui mi hai fornito il link, è unione atei e “agnostici” razionalisti.
    Ma vuoi vedere che il razionalismo ci porta ad escludere scientificamente l’esistenza di Dio?
    Può una persona razionale addurre una cosa del genere?

    Guido, non ho capito la tua obiezione sul “nè”, me la puoi spiegare?
    Per il resto Guido, io non ti inseguo, anzi, non ti considero più di quello che sei, un troll.
    Dimentichi ceh il blog è di Ritina, non tuo.
    Ed io sono amico di Ritina e mi interessano i suoi post, per questo sono qui.
    Il resto è aria fritta.
    Mi dispiace.
    Qualora io sia interessato a discutere, non mancherò.
    Correggi, cosi passi il tempo.

  13. Credo che tu, nonostante abbia un blog, non abbia ben capito lo spirito della rete. A parte il fatto, che io trovo piuttosto divertente, che questo blog è di fatto animato da me (altrimenti di solito va deserto e si risolve in una rassegna stampa piuttosto prevedibile: Tempi, Sussidiario, Foglio e poco altro), il blog non è nemmeno tuo. E il fatto che tu e Ritina siate amici e che vi scambiate pubblicamente complimenti, baci e abbracci è del tutto irrilevante e non ti dà maggiori diritti. Se Ritina vuole uno spazio privato in cui scambiarsi opinioni identiche, liberissima di farlo: finché ci sono i commenti pubblici, io dico la mia. E dico la mia a che su ciò che dici tu, che ti piaccia o no. Se confondi il dissenso con la provocazione, non so che farci: io, tanto per mettere i puntini sulle i, in questo blog non ho mai insultato nessuno e questo dovrebbe bastare. Nel caso specifico ho addotto le mie argomentazioni nel merito, quindi l’accusa di essere un troll è gratuita e da rinviare al mittente.

  14. Dunque, siamointeressati a discutere?Vediamo.
    Come ho detto, i miei argomenti li avevo già addotti, quindi non mi resta che ripeterli:

    1) è indimostrabile (e falso, aggiungo io) che ateismo significhi frustrazione e tantomeno odio; 2) è falsa la tesi secondo cui l’universale diffusione del senso religioso provi qualcosa: anche il furto, lo stupro e la menzogna sono universalmente diffusi, e allora? Non esiste civiltà senza violenza, questo dimostra il valore della violenza?
    3) per quanto minoranza, gli atei sono sempre esistiti in tutte le epoche e in tutte le culture, quindi anche l’ateismo andrebbe considerato come una possibilità conaturata all’essere umano;
    4) quella della “sensibilità” urtata è la più insostenibile e ricattatoria delle argomentazioni. Le sensibilità dovrebbero avere pari diritti, quindi non si capisce perché quella dei cattolici dovrebbe valere più di quella degli atei. Una società liberale è fatta apposta perché ognuno possa esprimersi liberamente: certo ai cattolici darà fastidio il Gay Pride, ma nessuno pensa che magari agli atei dà altrettanto fastidio la processione del Te Deum. Finché nessuno dei due viene deliberatamente offeso in modo diretto, entrambi dovranno armarsi di santa pazienza e sopportare la libera espressione altrui. Un conto è bestemmiare la Madonna o dire che tutti i cattolici sono pedofili, un conto è asserire la non-esistenza di Dio. Solo una mente che non concepisce la libertà di pensiero può percepire quest’ultima cosa come un’offesa.

    A queste obiezioni non ho ancora sentito una risposta convincente. Cioè: non ho proprio sentito nessuna risposta.

  15. Guido, ma sei geloso??? Io sono una coccolona e lo sarei anche con te se non fossi così spinoso!;-p Scherzi a parte, casa mia è aperta a chiunque, soprattutto a chi dissente dalle mie opinioni, purchè ci sia il rispetto reciproco anche se volano parole grosse si sorvola. Tento di fare lo stesso col mio povero blog; è una semplice rassegna stampa perchè di solito è delle cose che accadono che si discute, di quello che ci interessa. Le cose intime e personali si dicono a quattr’occhi e non sul web. Questa è una discussione pubblica e mi piace che chiunque possa dire la sua liberamente, perciò non metto la moderazione e si accettano anche commenti anonimi, anche se gradirei almeno un nick. Mi diverto quando volano le scintille perchè, quando “scappano i buoi” si è più sinceri e viene fuori ciò che realmente si pensa. Grazie Guido per “l’animazione” di questo spazio; senza di te dovrei chiudere…ma c’è di peggio; blog in cui non si puo’ neanche accedere o deserti come il Sahara.
    Chiedo scusa se qualche volta non rispondo (sono una persona educata e mi spiace sembrare, a volte, inospitale) ma davvero non ho molto tempo, ho impegni gravosi che non sto a dire. Il blog è per passare qualche momento in piacevole discussione, come tra amici anche se solo virtuali. Mi piacerebbe scriverli da me, i post, ma ci vuole tempo (che non ho) perciò posto notizie che più o meno rispecchiano il mio sentire. Se sono noiosa me ne dolgo e vi invito caldamente a non perdere tempo in questo misero spazio; il tempo è prezioso, non lo sprecate. Io continuerò finchè ne ho voglia e – visto che non me lo ha ordinato il medico di fare un blog – finchè mi diverte, poi tanti saluti e chi s’è visto s’è visto! Buona Domenica!

  16. Infine: l’intervista di Zecchi. A me sembra inconsistente perché si esaurisce in una critica allo stile di comunicazione. Alcune considerazioni in ordine sparso:

    1. Che non si possa discutere della esistenza di Dio a colpi di slogan pubblicitari, mi pare ovvio e credo che sia ovvio anche per quelli dell’UAAR. Quindi gli strali di Zecchi non colgono il bersaglio: lo scopo non era, evidentemente, dimostrare l’inesistenza di Dio con uno slogan, ma lanciare una provocazione e dare visibilità all’UAAR. Mi sembra un obiettivo del tutto legittimo.

    2. Condivido che sia piuttosto triste doversi piegare al linguaggio pubblicitario per ottenere visibilità, ma trovo del tutto fuori luogo i richiami alla decenza e al buon gusto e tantomeno (vedi sopra, punto 4) alla “sensibilità religiosa” altrui. E comunque la Chiesa utilizza – ma con i soldi dei contribuenti – lo stesso tipo di linguaggio a slogan per i suoi, di interessi.

    3. Mi pare contraddittorio sminuire lo slogan dell’UAAR come un’uscita banale e insignificante e al contempo fare fuoco e fiamme gridando alla sensibilità ferita dei cattolici. della due l’una.

    4. Zecchi sarebbe “open minded” perché ammette la possibilità dell’esistenza di un Dio. Sono d’accordissimo. Sono pronto a riconoscere la stessa apertura mentale a quei credenti che, allo stesso modo, non chiudano le porte alla possibilità che invece non ci sia nessun Dio invece di stracciarsi le vesti quando qualcuno afferma questa ipotesi.

    5. Il punto essenziale è che l’esistenza di Dio è un problema aperto. Lo è per il fatto stesso che qualcuno ne nega l’esistenza. Se non si accetta ciò come punto di partenza è normale che tutto venga declassato a “offesa”, oppure che ogni discussione sia troncata sul nascere bollando l’interlocutore come cieco e sordo (della serie: “hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non odono”).

    6. Da questo punto di vista: spettacolare la domanda secondo cui affermare “non esiste Dio” sarebbe presuntuoso. Bah!

    7. Zecchi dallo slogan inferisce un po’ troppo arbitrariamente alcune premesse: può darsi che la concezione dietro allo slogan sia quella di un Dio censore morale, ma non è detto. E’ un’opinione di Zecchi, sulla base della quale lui poi spara il suo giudizio. Io penso più prosaicamente che l’obiettivo sia il clero e la sua pretesa di essere censore morale e sociale in nome di un incarico speciale datogli da Dio. Adel ha giustamente sottolineato questo aspetto. Guarda caso i preti sono riusciti a bloccare la pubblicità: questo a casa mia si chiama ledere la libertà di espressione.

    8. Trovo assolutamente risibile l’obiezione di Zecchi e di tanti altri secondo cui sarebbe contraddittorio parlare di Dio, fosse anche per negarlo. L’idea di fondo è che ciò implicherebbe ammetterne l’esistenza: ridicolo.

    9. Uno slogan è uno slogan, deve per forza semplificare. Tutti i critici, a cominiciare da Zecchi, si sono attaccati proprio a questo per squalificarlo e stigmatizzare la banalizzazione operata dal pensiero razionalista. Ma, se non capisco male il senso della critica, ciò significa che in realtà il filone di pensiero che nega l’esistenza di Dio ha una sua dignità filosofica e scientifica. Io credo l’obiettivo dell’UAAR non fosse quello di dimostrare “scientificamente” l’inesistenza di Dio, ma di attirare l’attenzione su questo filone di pensiero che nel dibattito pubblico non ha grande spazio.

  17. Questo lo posto ora perché prima non me l’ha preso. L’intervista di Zecchi. A me sembra inconsistente perché si esaurisce in una critica allo stile di comunicazione. Alcune considerazioni in ordine sparso:

    1. Che non si possa discutere della esistenza di Dio a colpi di slogan pubblicitari, mi pare ovvio e credo che sia ovvio anche per quelli dell’UAAR. Quindi gli strali di Zecchi non colgono il bersaglio: lo scopo non era, evidentemente, dimostrare l’inesistenza di Dio con uno slogan, ma lanciare una provocazione e dare visibilità all’UAAR. Mi sembra un obiettivo del tutto legittimo.

    2. Condivido che sia piuttosto triste doversi piegare al linguaggio pubblicitario per ottenere visibilità, ma trovo del tutto fuori luogo i richiami alla decenza e al buon gusto e tantomeno (vedi sopra, punto 4) alla “sensibilità religiosa” altrui. E comunque la Chiesa utilizza – ma con i soldi dei contribuenti – lo stesso tipo di linguaggio a slogan per i suoi, di interessi.

    3. Mi pare contraddittorio sminuire lo slogan dell’UAAR come un’uscita banale e insignificante e al contempo fare fuoco e fiamme gridando alla sensibilità ferita dei cattolici.

    4. Zecchi sarebbe “open minded” perché ammette la possibilità dell’esistenza di un Dio. Sono d’accordissimo. Sono pronto a riconoscere la stessa apertura mentale a quei credenti che, allo stesso modo, non chiudano le porte alla possibilità che invece non ci sia nessun Dio invece di stracciarsi le vesti quando qualcuno afferma questa ipotesi.

    5. Il punto essenziale è che l’esistenza di Dio è un problema aperto. Lo è per il fatto stesso che qualcuno ne nega l’esistenza. Se non si accetta ciò come punto di partenza è ovvio che tutto venga declassato a “offesa”, oppure che ogni discussione sia troncata sul nascere bollando l’interlocutore come cieco e sordo (della serie: “hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non odono”).

    6. Da questo punto di vista, spettacolare la domanda secondo cui affermare “non esiste Dio” sarebbe presuntuoso. Bah!

    7. Zecchi dallo slogan inferisce un po’ troppo arbitrariamente alcune premesse: può darsi che la concezione dietro allo slogan sia quella di un Dio censore morale, ma non è detto. E’ un’opinione di Zecchi, sulla base della quale lui poi spara il suo giudizio. Io penso più prosaicamente che l’obiettivo sia il clero e la sua pretesa di essere censore morale e sociale in nome di un incarico speciale datogli da Dio. Adel ha giustamente sottolineato questo aspetto. Guarda caso i preti sono riusciti a bloccare la pubblicità: questo a casa mia si chiama leedere la libertà di espressione.

    8. Trovo assolutamente risibile l’obiezione di Zecchi e di tanti altri secondo cui sarebbe contraddittorio parlare di Dio, fosse anche per negarlo. L’idea di fondo è che ciò implicherebbe ammetterne l’esistenza: ridicolo.

    9. Uno slogan è uno slogan, deve per forza semplificare. Tutti i critici, a cominiciare da Zecchi, si sono attaccati proprio a questo per squalificarlo e stigmatizzare la banalizzazione operata dal pensiero razionalista. Ma, se non capisco male il senso della critica, ciò significa che in realtà il filone di pensiero che nega l’esistenza di Dio ha una sua dignità filosofica e scientifica. Io credo l’obiettivo dell’UAAR non fosse quello di dimostrare “scientificamente” l’inesistenza di Dio, ma di attirare l’attenzione su questo filone di pensiero che nel dibattito pubblico non ha grande spazio.

  18. @ guido
    Grazie per le tue analisi molto puntuali.

    L’obiettivo dell’Uaar è quello di ottenere pari opportunità rispetto a chi , continuamente, è presente sui mass media, rispetto a chi può asserire tutto quello che vuole, anche offendere gli atei senza avere indugi.
    Il blocco degli ateobus dimostra, ancora una volta, che tale pari opportunità NON esiste per i non religiosi.

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