IL POPOLO DI CL AGLI “ESERCIZI”


Ancora un altro post sugli esercizi. E non sarà l’ultimo.

Alcune immagini mi sono rimaste particolarmente impresse.
Già venerdì sera il “popolo di CL” entrava composto e in silenzio nei saloni. Quattordicimila posti a sedere per salone. Saloni strapieni.
Quel silenzio “parlava”. Diceva cos’è un popolo. Dice cosa significa avere coscienza di un destino comune. Un cammino comune. Nel ripensarci, vorrei mostrare quella scena al mio parroco, che non ha mai visto entrare in parrocchia compostamente e attentamente non dico ventisei persone, ma almeno cinque o sei. Lì ce ne erano oltre ventiseimila, un numero “piccolo” rispetto ai veri numeri (veramente difficili da stimare) di Comunione e Liberazione (non tutti possono permettersi di andare a Rimini per tre giorni, anche se due di questi tre sono festivi).
Un risultato del genere – decine di migliaia di persone in silenzio, in ordine – è impossibile da ottenere, se non con la violenza di uno Stalin o di un Hitler. C’è dunque qualcosa in CL che muove le persone stimolando la loro libertà. Sarebbe impossibile muovere tanta gente con una violenza hitleriana senza che nessuno ci faccia mai caso.
Coloro che deprecano il movimento (come il mio parroco), avrebbero dovuto vedere quella scena venerdì sera. E rifletterci onestamente. Basta un minimo di onestà per far crollare tutte le etichette anticielline distribuite dai soliti sfigati che del protestare e del detestare hanno fatto una ragione di vita.
Mi ritrovo a meravigliarmi anch’io. Dopo anni di presenze agli esercizi, ancora resto a bocca aperta nel vedere quel popolo e nel riflettere su quanto grande sia ciò che lo tiene unito. Probabilmente non sono l’unico.
Ventisei puzzoni di un centro sociale fanno una micromanifestazione di protesta? Prima pagina sui TG, o almeno una citazione in cronaca. Ventiseimila adulti, liberi, coscienti, fanno un discreto sacrificio (di tempo e denaro e fatica) per andare a degli “esercizi spirituali” di CL? Silenzio stampa totale.
Silenzio totale perché se qualcuno ne parlasse su un quotidiano a tiratura nazionale, dovrà pur dire perché tanta gente si raduna lì, dovrà pur tentare di abbozzare una spiegazione su come mai gli esercizi siano così importanti da far dire “ne vale la pena” di fronte ai sacrifici fatti per andarvi. Dovrà pur intervistare chi tiene gli esercizi. Il quale potrebbe dirti in poche parole qualcosa che se lo trascrivi nel “pezzo” mandato alla redazione, o te lo cestinano subito o te lo pubblicano per errore ma il giorno dopo ti trasferiscono a fare il galoppino dell’ultimo dei corrispondenti della rubrica Giardinaggio. Non c’è bisogno di essere “giornali di sinistra” per fare certe cose.
Un’altra immagine mi torna in mente. Quella lunghissima, interminabile fila di sacerdoti per la distribuzione dell’Eucarestia. Per amministrare la Comunione a 25-26mila persone in pochi minuti (lo spazio di non più di tre canti) ci vuole un esercito di preti. Bene: l’esercito c’era. Una delle “divisioni del Papa” era lì.
Che santo spettacolo! In quella fila di sacerdoti che si sparpagliavano per tutti gli angoli e incroci del salone, riconoscevo talvolta qualcuno dei miei amici della San Carlo (li chiamo amici anche se non si ricordano di me: come fai a ricordarti di uno con cui hai parlato una sola volta? ma io prego per loro ogni giorno e li chiamo “amici” perché li considero tali, perché quel poco che hanno potuto fare per me lo trovo preziosissimo – si può diventare benefattori anche con una sola parola).
Un esercito di sacerdoti, di tutte le età e di tutti i generi. Si va dal congolese in missione in Russia all’anziano e affaticato monzese. Si va dal parroco basso e attempato e pelato al giovane alto come un armadio. C’è il romano, c’è il marchigiano, c’è uno dei milanesi… Tutti con la loro pisside zeppa di ostie.
Per la comunione, una fila ordinata. Per l’ingresso e l’uscita dai saloni, la percentuale di aspiranti furbi è veramente irrisoria. Il servizio d’ordine fa le cose per bene. E’ facile il compito del servizio d’ordine con un popolo siffatto.

Grazie al blog dell’amico Ciellino

IL POPOLO DI CL AGLI “ESERCIZI”ultima modifica: 2009-04-29T15:56:46+02:00da ritina5
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18 pensieri su “IL POPOLO DI CL AGLI “ESERCIZI”

  1. Carissimo OrsoB, questo è un post pubblicato da Ciellino, e rispecchia completamente il mio pensiero; per capire bene bisogna esserci… è l’aria che si respira e i volti che si vedono il volto più bello e buono di CL. Buona festa anche a te, e, mi raccomando, inizia alla grande il mese della Madonna!

  2. LA RISURREZIONE… DEI GIOVANI

    Siddartha…giovane protagonista di un noto racconto di Hermann Hesse come molti giovani del suo tempo aveva imparato a fare bene tre cose…”aspettare, digiunare e pensare”.
    Oggi se guardiamo alle nuove generazioni ci rendiamo conto di quanta acqua sia passata sotto i ponti e di quanto ci siamo allontanati dal fermento spirituale che animava la cultura di allora… dal momento che i nostri giovani non sanno più aspettare… perché vogliono tutto e subito, non sanno più digiunare… perchè non sanno rinunciare a nulla ed aihmé…
    non sanno neppure più pensare.
    Daltra parte altre tre cose hanno imparato a fare meravigliosamente…”bere, fumare e chiacchierare”.
    Quando li vedo bearsi in quei templi dello squallore che sono i bar, i pub, le discoteche… il mio cuore si spezza in due…una parte piange lacrime di sangue nel vederli ridotti in quello stato, in balìa del nemico del genere umano che con le catene di quei vizi li tiene sotto il suo calcagno… l’altra parte si riempie di furore contro di loro e contro i colpevoli di questi infanticidi… i loro genitori.
    Da qualche decennio la situazione è precipitata…da quando la donna ha alzato la testa pretendendo pari diritti ed opportunità…da quando l’uomo ha ceduto lo scettro del comando.
    La situazione è precipitata…da quando le mani forti del padre hanno mollato le briglie lasciando che i propri figli, nella loro esuberanza, andassero a cozzare contro ogni ostacolo…massacrandosi.
    La situazione è precipitata… da quando il benessere ha invaso le nostre vite sovvertendo l’ordine dei valori…in terza, quarta fila onestà, rettitudine, serietà, impegno, sacrificio…sul palcoscenico del mondo… vanità, divertimento, desiderio di ricchezze.
    La situazione è precipitata da quando l’uomo… ha ripudiato l’amore di Dio.
    Nella biografia di santa Teresa di Lisieux la giovane narra che il padre una volta redarguì aspramente una zia per averle fatto un complimento…non voleva che nell’anima della bambina s’insinuasse il demone della vanità che ingrassa e insuperbisce pericolosamente il nostro io.
    Quanto gigante è invece l’io dei nostri giovani… quanto lo abbiamo nutrito con la spazzatura di questo mondo…facendoli crescere nell’agio…liberando loro il cammino da ogni difficoltà…elogiandoli ogni volta che si piegavano alla nostra volontà, dandoci così tante soddisfazioni…tanto che ora credono di sapere tutto ma non sanno nulla…credono di valere chissà quanto ma non valgono nulla…si credono il cuore pulsante della vita ed invece sono morti e sepolti.
    Alle mamme che vanno tanto fiere dei propri figli preoccupandosi che vadano ben vestiti per far bella figura, che prendano bei voti a scuola per potersene vantare, che si facciano una buona posizione sociale per essere invidiate…alle mamme che sono convinte di aver messo al mondo modelli di bellezza e di virtù… ricordo che bellezza e virtù hanno tutt’altra residenza… e non ce n’è traccia nei pupazzi che hanno creato e plasmato con tanta abnegazione.
    I padri del deserto sull’argomento erano piuttosto chiari…”se darete ai porci e ai figli tutto quello che chiedono avrete buoni porci e cattivi figli”.
    Giorno dopo giorno hanno trasformato nelle loro anime la luce in tenebre, hanno mutato la verità in menzogna ed oggi ritroviamo i nostri giovani ad affollare quella categoria che nella sacra scrittura viene considerata la più infima…non gli empi che sono pessimi e ostinati… non i peccatori come me che sono miserabili e depravati…ma gli stolti che sono l’incarnazione del nulla… e per cui non è stato concepito neppure un aggettivo.
    Quanto vorrei che il Signore mi concedesse un quarto d’ora in una stanza sigillata con questi genitori…per dirgliene quattro e dargliene di santa ragione fino a sbollire tutta la rabbia del cielo… questi animali privi d’ogni sensibilità che hanno stuprato l’ordine morale delle loro creature.
    Gente irresponsabile che ha chiamato alla vita anime innocenti per scaraventarle in questo immondezzaio… senza curarsi neppure di trovare per loro la sola via d’uscita possibile…quella che ci offre la fede.
    Ma Dio non li ha abbandonati…anche per questa generazione sventurata ha lasciato trapelare nella notte oscura del nostro tempo un raggio di luce… che li guidi sulla via della salvezza.
    Dice Gesù…”se chi vuol seguirmi non odia il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita, non potrà essere mio discepolo”.
    Ecco ora io vi porgo il bandolo dell’intricata matassa del nostro vivere… che vi permetterà di riprendere il filo del discorso fra le vostre anime e la verità…vi mostro il primo scalino per risalire dall’inferno e tornare a vedere il sole: odiare i vostri padri e le vostre madri.
    Cominciate da qui…sono loro i vostri peggiori nemici…sono loro che vi hanno spinto verso il precipizio… sono loro che in “buona fede” mettono in mano il coltello al boia, sono loro gli alleati di Satana.
    Odiateli con tutta la forza del vostro disprezzo…odiateli come io odio mia moglie e i miei figli ogni volta che si mettono fra me e il regno dei cieli…odiateli perché si sono posti come una nube nera fra voi e il vostro Padre celeste… il solo che vi ama…impedendovi di vedere la sua verità e di sentire il suo amore.
    Odiateli come Francesco d’Assisi odiò suo padre… rinnegando le sue ricchezze… e fecondando con il suo odio il più alto atto d’amore che si potesse fare nei suoi riguardi.
    Odiateli per dare loro l’ultima opportunità di salvezza…perché attraverso quel terremoto interiore dell’abbandono da parte vostra… aprano anche loro gli occhi ed il cuore… all’amore di Dio.

  3. Madonna Santa, David, sei tremendo! Io non mi fermo all’analisi dei tempi; fatta senza misericordia, ma confido nella Misericordia del Padre. Quella che ci ha portato Gesù Cristo. Le prediche moraleggianti non hanno mai convertito nessuno; solo l’amore e uno sguardo misericordioso puo’ cambiare una persona. Uno ama se si sente amato. Il Signore ha detto che spetta a Lui il giudizio, perchè solo Lui conosce il cuore dell’uomo, e la vera realtà delle cose. Carissimo David, mi fai ricordare Savonarola… Ciao, buona settimana!

  4. cara Graziella ti rispondo con una poesia di Nelly Sachs…

    Se i profeti irrompessero
    per le porte della notte,
    lo zodiaco dei dèmoni
    come orrida ghirlanda
    intorno al capo,
    soppesando con le spalle i misteri
    dei cieli cadenti e risorgenti,
    per quelli che da tempo lasciarono l’orrore.

    Se i profeti irrompessero
    per le porte della notte,
    accendendo di una luce d’oro
    le vie stellari impresse nelle loro mani,
    per quelli che da tempo affondarono nel sonno.

    Se i profeti irrompessero
    per le porte della notte,
    incidendo ferite di parole
    nei campi della consuetudine,
    riportando qualcosa di remoto
    per chi da tempo la sera
    ha smesso di aspettare.

    Se i profeti irrompessero
    per le porte della notte
    e cercassero un orecchio come patria.
    Orecchio degli uomini
    ostruito d’ortica
    sapresti ascoltare?

    Se la voce dei profeti soffiasse
    nei flauti-ossa dei bambini uccisi,
    espirasse l’aria bruciata da grida di martirio,
    se costruisse un ponte
    con gli spenti sospiri dei vecchi.
    Orecchio degli uomini
    attento alle piccolezze,
    sapresti ascoltare?

    Se i profeti entrassero
    sulle ali turbinose dell’eternità
    se ti lacerassero l’udito con le parole.

    Se i profeti si levassero
    nella notte degli uomini
    come amanti in cerca del cuore dell’amato,
    notte degli uomini
    avresti un cuore da donare?

  5. Un bel post. Immagino che sia, a suo modo, un bello spettacolo vedere tanta gente così unita. Resta sempre il solito problema del “bisogna esserci per capire”, che sottrae il discorso a qualsiasi possibilità di verifica razionale (con la stessa, medesima, identica logica io potrei fare l’apologia dell’eroina – o della mia fede in Maometto, o di qualsiasi altra cosa a caso – dicendo che si tratta di un’esperienza salvifica, umanamente splendida, e potrei rispondere alle tue obiezioni dicendo che “se non provi non puoi capire”).

    C’è poi un’altra cosa che fa riflettere: è vero, fa più notizia uno sparuto gruppo di protesta (che sia puzzone o meno è un dettaglio irrilevante) che un esercito di ciellini in preghiera. Ma il fatto che i giornali siano portatori di una cultura laica (o laicista, se ti piace di più l’aggettivo) non basta a spiegare questa “omissione informativa”; non credo che il motivo sia che non si vuole dare spazio alle “ragioni” di questa preghiera, ma piuttosto che queste ragioni non sono tali. Non sono cioé razionali, ossia razionalmente analizzabili e discutibili. Tutto il discorso giussaniano sulla “ragionevolezza” del senso religioso è un debole tentativo di rivendicare una razionalità che esso non può avere. Quindi la preghiera di ventiseimila ciellini non fa notizia anche perché è del tutto (espressione abusata ma in questo caso del tutto appropriata) auto-referenziale: lo in modo così evidente che gli esercizi sono, fondamentalmente, un’auto-celebrazione, un contarsi (quanto autocompiacimento -comprensibile, del resto- nell’essere ben ventiseimila…), un’affermazione tautologica della propria identità. Che gli esercizi siano tutto ciò (e, per estensione, un po’ tutta l’esperienza di CL) è confermato, a mio parere, dal fatto che essi non son mai “per” qualcosa “esterno” al gruppo che vi partecipa: non sono mai, per esempio, tre giorni di preghiera per l’Abruzzo terremotato (eppure a rigor di logica cristiana la fede dovrebbe potere di più che mille protezioni civili) o per la pace nel mondo (anche se so che questo tema non va troppo di moda in CL) o per qualsiasi altra cosa. Ma non sono nemmeno l’occasione per una riflessione franca sulla propria fede: lo studio teologico è qualcosa che in CL manca assolutamente – et pour cause: l’esperienza ciellina è sostanzialemente emotiva. Il movimento è il luogo in cui mi sento felice, il resto è secondario. Poco importa, per esempio, affrontare le aporie della dottrinia cattolica e le incongruenze logiche della fede: esse sono sottaciute, non prese neanche in considerazione, tanto è l’esperienza di soddisfazione esistenziale quella che conta. Ma, come ho detto tante volte, la soddisfazione esistenziale testimonia l’efficacia di un’esperienza, non certo la sua verità.

  6. Guido, ci sei stato qualche volta agli Esercizi di CL, o al Meeting? Se non ci sei mai stato vuol dire che parli per sentito dire e non per esperienza diretta. Io ci sono stata per tanti anni, perciò posso assicurare che è proprio come descritta nel post. Ma tu parli così perchè sei invidioso… Di quell’invidia buona che assomiglia tanto al desiderio!;-))))))))) Ti saluto, carissimo, buona settimana!

  7. Impressionante, è come parlare a un muro. Io critico proprio il metodo del “se non vedi, non puoi capire” e tu cosa rispondi? “Se non vedi, non puoi capire, parli per sentito dire”. Incredibile.

    Con te ragionare è un’impresa disperata, ma ci provo. Primo, agli esercizi ci sono stato molte volte non solo a Rimini (credo di averti già detto in più di un’occasione che ho avuto modo di conoscere personalmente e di interloquire con don Giussani, don Pontiggia, Cesana, Vittadini e compagnia cantante). Secondo, è un brutto il vizio quello di controbattere a delle argomentazioni attaccando l’interlocutore (dandogli dell’invidioso, in questo caso).

    Nel secondo caso, oltre ad essere falsa, la considerazione sulla presunta invidia è irrilevante: le mi argomentazioni sono giuste o sbagliate a prescindere dal mio stato d’animo. Elementare, Watson. (E comunque, quanta presunzione nell’imputare agli altri una cosa tanto intima come un sentimento: e poi chi sarebbe quello che non ha esperienza diretta di quello che dice?).

    Ma il punto chiave è il primo: io, benchè abbia avuto esperienza diretta, critico proprio il criterio per cui sia necessario partecipare (seguire) per poter giudicare. Posso sbagliare, ma offro un’argomentazione: con la stessa, medesima, identica logica io potrei fare l’apologia della mia fede di Testimone di Geova (esempio a caso) dicendo che si tratta di un’esperienza salvifica, umanamente splendida, e potrei rispondere alle tue obiezioni dicendo che “se non provi non puoi capire”. (E di sicuro le riunioni dei Testimoni di Geova non sono meno partecipate e ordinate di quelle di CL!)
    Ho anche aggiunto che il “sentirsi felici”, secondo me, non è necessariamente il criterio fondamentale per giudicare un movimento di persone (anche i protestanti, i fondamentalisti musulmani, gli hippie si sentono felici nelle loro rispettive comunità. come la mettiamo?).

    Ebbene: alla prima obiezione, mi rispondi che posso parlare solo per esperienza diretta (proprio quello che io contesto!), alla seconda mi dai dell’invidioso (della vostra felicità, immagino). Ma che modo di ragionare è??

  8. Caro Guido. In primis “l’invidia”, di cui ti facevo oggetto, era solo una frase scherzosa, di quelle che si rivolgono a persone amiche, anche se solo online, per rendere meno seriosa la discussione; infatti ho messo la faccina, ma forse ti è sfuggita…
    Di ragione, ragionevolezza, razionalità, ecc., ne abbiamo gia discusso, appurando che abbiamo posizioni opposte. Bene, per capire una cosa, per coglierne il senso vero, bisogna guardarla o da molto vicino o da molto lontano. Perciò, se vuoi capire CL e la Chiesa, o devi farne parte appieno oppure guardare da molto lontano, come un extraterrestre che mira la terra. Dalla via di mezzo non vi è chiara e obiettiva osservazione; ti frega la lente del pregiudizio. Fai uno sforzo; immedesimati in ET, l’extraterrestre.^-^

  9. E dagli! Non c’è una volta che tu prenda in considerazione seriamente il tuo contraddittorio, e anche questa volta invece di rispondere alle obiezioni ci giri attorno. Ci mancava la lezioncina sull’esatta distanza necessaria a cogliere il “senso vero” (nientemeno) delle cose: se sbagli di qualche metro vedi tutto sfocato e “ti frega la lente del pregiudizio” (cosa che naturalmente a te non succede mai, vero?). Peccato che sia un solenne non-sense. Per la cronaca, stando al tuo indefinito metro di giudizio, io ho un punto di vista privilegiatissimo, essendo stato un tempo eccezionalmente vicino ed oggi significativamente lontano da CL, quindi è probabile che ne capisca molto più te.

    Ma ovviamente non è questo il punto. Io non ho la tua pretesa di conoscere il “senso vero” delle cose e di insegnare agli altri il modo con cui coglierlo. Mi limito a mettere sul tavolo qualche piccola e circostanziata osservazione illudendomi che tu (o qualcun’altro qui) possa raccoglierla e metterla in discussione. Mi piacerebbe tanto che qualcuno mi dicesse “su questo sbagli per questa e quest’altra ragione”: ma temo che sia una pia illusione.

  10. Io credo che ci sia una sufficiente dose di umiltà nel gregge che ogni anno fa gli esercizi spirituali assoggettandosi al tour de force fatto di trasferimenti in pullman, lunghe camminate, accettazione di un posto che non scegli, in un qualunque settore, sempre diverso, della fiera, per sentire, essenzialmente, parlare di Cristo, corroborando la fede in Lui e scoprendo (secondo il carisma peculiare di CL) ogni sfaccettatura della dimensione comunitaria. Umiltà, dicevo, che è una vera virtù quando sa stare in equilibrio tra i suoi due eccessi (la superbia, da una parte e la sciatteria dall’altra). Umile è chi ammette che tra le persone che lo guidano ci sia chi sa dare una risposta adeguata anche a problemi che esistenzialmente non mi toccano (sono state citate aporie dottrinali e incongruenze logiche, ad esempio), perchè il cristianesimo non è una dottrina nè un teorema, ma una persona presente, hic et nunc, nel mistico raduno delle persone che in Cristo hanno fede.
    Umile è anche chi si mette a lavorare pur non avendo piena consapevolezza dell’obbiettivo da raggiungere, perchè non possiamo essere tutti un Marchionne, o un Montezemolo, o un Draghi, o, in ambito ecclesiale, uno Scola, o un Biffi, o un Martini o un Levada… ma possiamo riconoscere loro (ciascuno nel suo campo), l’autorevolezza amorevole dei veri discepoli del Maestro.
    La pecora felice è quella che sa che il suo pastore non l’abbandona, e la porta nei verdi pascoli dove può trovare quel che le serve e le basta. E’ un atto di umiltà lasciarsi guidare, ma è una grande responsabilità per chi guida.
    La cosa più sciocca che può fare una pecora è puntare i piedi e non seguire chi ha a cuore il suo destino. Resta sola, e non passa molto che diventa preda dei lupi rapaci.
    Per quel che so, chi guida il movimento non ha obbiettivo più grande che la fedeltà a Cristo, e quel suo dirsi presente nel luogo “ubi duo vel tres congregati fuerint”.
    Tutto il resto passa. Ed è per questo che non vale la pena lasciarsi scappare il piatto forte della fede, solo perchè non riusciamo a cogliere piccoli dettagli di contorno.
    “La stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, la debolezza di Dio è più forte degli uomini”
    Fede e ragione nella creatura non potranno mai essere così grandi da poter contenere la grandezza di Dio. Almeno non tutta. Quanto basta, però a rendergli gloria, sì.

    Scusate. Passavo di qui, e da buon navigatore me ne vado e non tornerò.
    Siate felici.

  11. Rispetto molto quello che dice Roberto e trovo che sia molto bello. Preciso solo che non ho messo in dubbio l’umiltà dei partecipanti a una tre giorni di preghiera (è una cosa che non mi sentirei comunque di giudicare), anzi ho detto senza ironia che il senso di ordine e di partecipazione è senz’altro un bello spettacolo. Noto solo che ogni tanto lo spettacolo diventa auto-contemplazione e, in qualche modo, auto-celebrazione più che mistico raduno.

    Detto questo, i miei dubbi erano altri e nemmeno Roberto vi risponde. Due questioni, tra sé legate: primo, che metodologicamente è un non-senso il “se non sei dentro non puoi capire”. Lo stesso Giussani dice che la soluzione non è fare mille esperienze di vita, ma è proprio questa la conseguenza della sua pedagogia del “vieni e seguimi”. Chi decide di seguire lo fa solo ed esclusivamente in virtù di un carisma (parola che in CL non a caso ricorre quasi ossessivamente) – e come è noto non c’è spazio per nessuna ragione/ragionevolezza in una scelta del genere: tanto è vero che essa non può essere giustificata/spiegata razionalmente (cioè non ammette di essere messa in discussione su un piano di ragione, cioè di vero/falso) ma solo con un “vieni e vedrai”. E’ in fondo la riedizione del vecchio “credo ut intelligam”: un circolo vizioso logico che non si spezza e che, banalmente, ripropone l’eterno e irrisolvibile dilemma tra fede e ragione.
    Il secondo punto è strettamente connesso al primo: è ovvio infatti che, se il metro di giudizio di un’esperienza religiosa è quello della soddisfazione personale (chiamamola felicità, senso di appartenenza o come vogliamo), non c’è nessuna obiezione razionale che io posso opporre all’esperienza A o B. Ma non c’è nemmeno una base sulla quale l’esperienza A o B possa dirsi “più vera” dell’esperienza X, Y o Z. Una curiosa deriva relativistica per chi si sente alfiere del “pensiero forte”, almeno così a me pare.

    Concludo osservando che la metafora delle pecore e del gregge è, per l’appunto, una metafora, e per di più funzionale a chi ricopre il ruolo di pastore. Pur perfettamente consapevole dei miei limiti umani, dalla mia mortalità, del bisogno dell’amore e dell’aiuto degli altri, nonchè del fatto che al mondo c’è molta gente più brava, buona e intelligente di me, rifiuto di immedesmarmi in un ovino da pascolare. Pensarsi come pecora non credo sia un atto particolarmente umile. Per me l’autorevolezza delle persone si misura dalla loro statura morale e dalla capacità di dare risposte razionali alle domande: e forse è per questo che faccio molta fatica a far coincidere autorevolezza con autorità. Sottolineo risposte razionali, non parlo dalla capacità di soddisfare i miei bisogni emotivi: del carisma non so che farmene e trovo che sia la qualità perfetta di chi affabula le menti deboli.

  12. Grazie Roberto per le tue parole,
    nella mia vita ho avuto molteplici esperienze , con alti e bassi , con il rifugio nella razionalità assoluta(o presunta razionalità) ,le parole che i miei amici di cl mi donavano erano per me sopra ogni fantasia , finchè non ho provato l’esperienza degli esercizi , che come ogni esperienza deve essere vissuta , come collaudare senza avere l’oggetto del collaudo tra le mani, un abbraccio al popolo di cl , Simone

  13. “Vieni e vedi”, così come la metafora del gregge, non le ha inventate CL, ma Cristo stesso.
    A è più vera di B solo se in A c’è Cristo, che è la Verità.
    E in questo hai ragione Guido, questa non è una risposta razionale, ma una risposta esistenziale (non istintiva nè emotiva, pertanto).
    Se uno vuole soddisfatte logica e razionalità per dare una risposta ai suoi dubbi esistenziali deve sapere che avrà necessariamente risposte parziali, come parziali sono tali discipline rispetto all’uomo nella sua globalità.
    Anche le comunità non sono perfette, e guai al ciellino che idolatra la comunità al posto dell’Unico che merita l’adorazione dell’uomo. La comunità ha come unico obbiettivo quello di essere Segno di un Altro. Se ci riesce (attraverso i meccanismi insondabili ed ineffabili dello Spirito) ha esaurito il suo compito. Ma è ingeneroso attribuire irrazionalità ad un metodo che è di Cristo stesso, il quale sapeva benissimo cosa c’era nella Bibbia, ma a chi lo seguiva dava se stesso, non un foglietto della messa, o un trattato di apologetica, e nemmeno un’enciclica.
    Vedi, Guido, quando un matematico prende un 8, lo sdraia su un fianco, e chiama questa cosa “infinito”, che cosa fa? Riconduce a finitezza mediante un’astrazione qualcosa che non potrebbe entrare in nessuna mente umana, se la si considerasse per ciò che essa veramente è. E parliamo di un semplice infinito, qualcosa a cui supponiamo di arrivare mettendo una cifra dietro ad un altra in un numero, o un punto vicino ad un altro su una retta (o quel che si vuole), pur di arrivare abbastanza in là.
    Come è possibile supporre che tutto il senso dell’ esistenza possa stare racchiuso nella mente umana, quando la cosa più ragionevole che può pensare della propria razionalità è proprio che al mondo ci sono una infinità di cose che la superano?
    La salvezza non è una categoria filosofica, e non può essere una dottrina filosofica quella che salva l’uomo. Chi salva l’uomo è colui che l’ha creato, e il modo e i tempi li ha scelti Lui.
    Se a te non garba che ciò avvenga all’interno di una esperienza comunitaria come quella di CL, cerca altro. Sicuramente se cerchi con il cuore sincero, troverai. L’ha detto Cristo stesso. L’umiltà, il silenzio, il gregge, gli esercizi, le ventiseimila persone in coda, come le centinaia di milgiaia altrove, ecc. sono un semplice tramite, che, con la loro intrinseca bellezza a volte sono capaci di comunicare ciò che le persone hanno dentro nell’adeguarsi a quello stile.
    Pensare che si faccia tutto ciò per autocelebrazione è veramente guardare il dito che indica la luna. Ricordati che per avere il silenzio di ventiseimila adulti occorrono ventiseimila libertà che obbediscono simultaneamente ad un ordine condiviso e fatto proprio.
    Mi sembra il minimo che qualcuno lo possa notare con una certa enfasi, come nel post che ha dato origine a tutto ciò

    PS Avevo scritto che non sarei tornato più…
    Non sono bugiardo, è che fuori c’era mare mosso, e ho tardato un attimo a partire… 😉

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