48 ore, meno 2

IL FATTO – Siamo in Gran Bretagna. Jayden Capewell è nato dopo sole 21 settimane e cinque giorni di gravidanza. Male, per lui. Infatti le procedure ospedaliere stabiliscono che sotto le ventidue settimane non si è uomini, si è feti. E come tali non si ha diritto alle cure che consentirebbero, forse, di sopravvivere. Non importa quanto la madre Sarah abbia supplicato, l’applicazione delle linee guida è stata inflessibile, e Jayden, dopo due ore, è morto.
Neanche il funerale, le hanno permesso di fare. “Non ha i diritti di un essere umano, è solo un feto”.
Quarantotto ore, e quei diritti li avrebbe avuti. Ma un regolamento è un regolamento, e neanche le lacrime di una madre lo possono cambiare.

ALCUNE CONSIDERAZIONI – Qualche volta sento dire che noi cristiani avremmo la vita semplice di chi obbedisce come una pecora. Chi dice questo è evidente che ha capito poco, molto poco di cos’è il cristianesimo. Essere cristiano vuol dire non potersi mai nascondere dietro una legge, un libro, un regolamento. Vuol dire condividere la passione di ogni uomo; non potere accettare che qualcuno ci dica di chi avere pietà, chi salvare, o quantomeno tentare di salvare, e chi no.

E questo è scomodo, estremamente scomodo, perchè vuol dire agire, non stare mai tranquilli, perché ogni cosa è giocata sulla nostra libertà. Il male molto spesso è banale, perchè vive di particolari e ideologia: burocrati che decidono se puoi vivere o morire. Leggono dei fogli e decidono se tu sei un uomo, o no; se sei troppo giovane, troppo vecchio, troppo malato, troppo diverso allora mi dispiace, non hai diritti, ci disturbi, possiamo fare di te quello che vogliamo.

Ti guardano crepare, anche se magari in fondo al cuore (che sempre è cuore di uomo) un dubbio sorge. Ma cedere a quel dubbio vorrebbe dire mettere in pericolo quella costruzione faticosamente messa in piedi; vorrebbe dire ammettere che quel “feto” che hai abortito o lasciato morire, quel malato a cui togli i mezzi per vivere è un essere umano. Vorrebbe dire guardarsi in faccia e riconoscersi per quello che si è.

Ed è terribile guardarsi in faccia per chi non conosce, non ammette il perdono.

Berlicche socio di  SamizdatOnLine

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48 ore, meno 2ultima modifica: 2009-09-17T20:11:00+02:00da ritina5
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